Tag: Germano Maccari

  • 9 Maggio 1978

    Aldo Moro viene ucciso, e il suo cadavere viene fatto ritrovare nel baule di una Renault 4 rossa in Via Caetani, a Roma.

    Intorno alle sei e mezzo sette del mattino, ad Aldo Moro vengono riconsegnati i vestiti, spruzzati di acqua e della sabbia di Ostia per depistare le indagini. Non gli viene detto che va a morire. Aldo Moro va a salutare tutti i suoi carcerieri, anche quelli che non ha mai visto. Viene bendato, chiuso in una gerla di vimini e condotto nel garage, dov’è parcheggiata la Renault rossa.

    Anna Laura Braghetti ricorda:

    «Era molto presto, forse le sei e mezzo, le sette. Casualmente quella mattina, proprio in quel momento uscì una signora della casa. Io ero fuori dal box e, poichè la serranda non era completamente chiusa, lei vide la parte posteriore della Renault. Nel garage c’era già Aldo Moro e anche chi lo avrebbe ucciso… La signora si allontanò quasi subito… Insegnava fuori Roma… I colpi furono sparati con il silenziatore, e di lì a breve la macchina uscì da Via Montalcini».

    «Ricordo che avevo il cuore in gola. Nel box della donna c’erano due macchine… Per prendere la sua ne doveva spostare una e andava molto di fretta. Da dove si trovava, la signora poteva vedere benissimo il fascione della Renault, un particolare inconfondibile… Mi prese il panico, non sapevo cosa fare: infine, mi offrii di aiutarla. Lei mi rispose gentilmente che non era necessario, che doveva far presto. Fece molto rumore. Io ero agitatissima. Dentro al box con Moro c’erano già Moretti e il “quarto uomo”… Prospero Gallinari era rimasto a casa».

    A sparare a Moro è stato Mario Moretti.

    «Non avrei permesso che lo facesse un altro. Era una prova terribile, uno si porta addosso la cicatrice per tutta la vita… Eravamo nel box dell’auto di Lauretta. Con Moro. Era buio. Controlliamo che dalle scale non stia scendendo nessuno. Il colpi sono di due armi, tutti con il silenziatore…»

    Valerio Morucci incontra Bruno Seghetti intorno alle sette del mattino. Poco dopo, a bordo di una Simca verde, i due brigatisti si affiancano alla Renault 4 rossa che sta trasportando il cadavere di Aldo Moro. Il luogo prescelto per il contatto è l’isola Tiberina. Da lì le due auto procedono insieme fino a Via Caetani, con la Simca in testa a fare da battistrada, una strada attigua a via delle Botteghe Oscure e a pochi passi da Piazza del Gesù. La Renault rossa viene parcheggiata al posto di un’altra auto che stava tenendo il posto, e che se ne va al momento opportuno.

    La scelta cade su Morucci all’ultimo momento, prima era stata presa in considerazione Adriana Faranda.

    Sulla Renault 4 viaggiano Mario Moretti e Germano Maccari, sulla Simca oltre a Valerio Morucci viaggia Bruno Seghetti.

    Alle 11 Valerio Morucci e Adriana Faranda si incontrano alla Piramide davanti alla stazione della metropolitana. Durante tutta l’operazione Adriana resta in ascolto alle radio della polizia. Solo quando passa abbastanza tempo senza che si sappia nulla si reca al luogo dell’incontro.

    Poi si recano insieme alla Stazione Termini, un luogo pieno di gente, per chiamare il professor Tritto, per annunciargli dove era stato lasciato il cadavere di Moro.

    Ci arrivano poco dopo mezzogiorno. Era sempre Valerio a telefonare per conto delle Brigate Rosse.

    Trascrizione della telefonata di Valerio Morucci al professor Tritto

    «È il professor Tritto?»
    «Chi parla?»
    «Il dottor Nicolai.»
    «Chi, Nicolai?»
    «È lei il professor Franco Tritto?»
    «Sì, ma voglio sapere chi parla.»
    «Brigate rosse, ha capito.»
    «Sì.»
    «Adempiamo alle ultime volontà del presidente comunicando alla famiglia dove potrà trovare il corpo dell’onorevole Aldo Moro. Mi sente?»
    «Che devo fare? Se può ripetere…»
    «Non posso ripetere. Guardi. Allora, lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell’onorevole Moro in Via Caetani. Via Caetani. Lì c’è una Renault 4 rossa. I primi numeri di targa sono N5…»
    «Devo telefonare?»
    «No, dovrebbe andare personalmente.»
    «Non posso…»
    «Non può? Dovrebbe per forza.»
    «Per cortesia, no, mi dispiace…»
    «Se lei telefona, verrebbe meno all’adempimento delle richieste che ci aveva fatto espressamente il presidente.»
    «Parli con mio padre, la prego.»
    «Va bene.»
    «Pronto…»
    «Guardi, lei dovrebbe andare dalla famiglia dell’onorevole Moro, oppure mandare suo figlio, comunque telefonare. Basta che lo sappiano. Il messaggio ce l’ha già suo figlio.»
    «Non posso andare io?»
    «Certamente, purché lo faccia con urgenza, perché la volontà, l’ultima volontà dell’onorevole è questa, cioè di comunicare alla famiglia, perché la famiglia doveva riavere il suo corpo… Va bene? Arrivederci.»
    «Va bene».

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