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  • A viso aperto – Recensione

    A viso aperto – Recensione

    A viso aperto è un libro che raccoglie le interviste del giornalista Mario Scialoja a uno dei fondatori delle Brigate Rosse, Renato Curcio, tutte realizzate in carcere e pubblicato da Mondadori nel 1993.

    Informazioni su ‘A viso aperto’
    Titolo: A viso aperto
    Autore: Renato Curcio e Mario Scialoja
    ISBN: 9788804367031
    Genere: Intervista, Biografia
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1993-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 228
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    a viso apertoRenato Curcio è un sociologo italiano, famoso non per i suoi studi (che pure ha fatto e pubblicato, soprattutto negli ultimi anni) ma per essere stato negli anni ’70 uno dei fondatori, ideatori e capi delle Brigate Rosse, una delle organizzazioni armate di estrema sinistra nate dopo la Strage di Piazza Fontana nel 1977. Qualcuno potrebbe chiamarla organizzazione terroristica. Io personalmente no.

    Le interviste, che si sono svolte tutte in carcere, ripercorrono i punti salienti della vita di Renato Curcio fin dalla sua infanzia, per concentrarsi in particolar modo sul periodo di Trento, dove frequenta la neonata Università di Sociologia insieme a molti ideologi di svariate organizzazioni extraparlamentari di sinistra e poi sulla nascita e lo sviluppo delle Brigate Rosse lungo gli anni di Piombo, una delle epoche storiche che hanno più segnato la storia recente italiana.

     

    Citazioni da “A viso aperto”

    “Che la nostra generazione sia stata sconfitta è ormai un luogo comune. Quel che non mi è chiaro è chi, in realtà, abbia poi vinto la partita”.

    “Non ci si batte, come noi abbiamo fatto, pensando di essere per forza sconfitti. Oggi direi che esisteva per me una via di mezzo. Sintetizzando le cose con una formula elementare, posso dire che quella società in cui vivevamo non mi andava assolutamente bene, non volevo a nessun costo accettarla, lottavo per cambiarla. E la parola “vittoria” significava la speranza di riuscire a modificare, almeno in parte, lo stato delle cose”

  • 1 Gennaio 1981

    Viene emesso il comunicato n°7 delle Brigate Rosse sul sequestro D’Urso, in merito all’omicidio Galvaligi del giorno prima.
    La magistratura romana dispone l’arresto di Mario Scialoja, giornalista dell’Espresso.

    «La lotta dei proletari prigionieri continua. Il giorno 31-12-1980, alle ore 19.15, un nucleo armato della nostra Organizzazione ha giustiziato il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi… Era il braccio destro di Dalla Chiesa da tempi molto lontani. Insieme al suo degno compare aveva organizzato l’Ufficio di coordinamento per i servizi di sicurezza nelle carceri e, in concreto, aveva realizzato e pianificato le modalità della strategia di guerra nel carcerario… Galvaligi rappresentava la continuità della linea dell’intervento dei carabinieri dentro il ministero di Grazia e giustizia e, proprio per questo, il boia D’Urso lo conosceva bene. Erano due facce della stessa medaglia. La battaglia iniziata con la cattura del boia D’Urso continua, e nel proseguimento di essa le Brigate rosse sono incondizionatamente al fianco dei Proletari in lotta».

    Lo stesso 31 dicembre la magistratura romana dispone l’arresto del giornalista de “L’Espresso” Mario Scialoja. Il provvedimento è originato da un clamoroso scoop, firmato appunto da Scialoja, che il settimanale si appresta a pubblicare: alcuni brani degli interrogatori di D’Urso, una foto a colori del magistrato prigioniero, e il testo di un’autointervista curata dalle stesse Br. Tutto materiale che Scialoja sostiene essergli stato consegnato da un anonimo brigatista attraverso il collega giornalista Giampaolo Bultrini (il provvedimento di arresto colpirà anche quest’ultimo). La magistratura accusa i due giornalisti di favoreggiamento personale e falsa testimonianza, poiché non crede alla loro versione dei fatti (il brigatista anonimo verrà poi identificato in Giovanni Senzani).

    Il brigatista Buzzati ricorda:

    «Ricordo che il Senzani fu contento quando arrestarono [i giornalisti de “L’Espresso”] Scialoja e Bultrini, in particolare per lo Scialoja… Le Br ce l’avevano con Scialoja, e spesso si erano chieste chi mai fornisse allo Scialoja stesso le numerose, particolareggiate e esatte notizie che, in tema di Br, egli andava pubblicando… [Senzani] conosceva da tempo il Bultrini, e fu questi a metterlo in contatto con Scialoja… Comunque, Senzani era risentito con Moretti perché lo aveva esposto al rischio di questi incontri con Bultrini e Scialoja, facendolo scoprire. A proposito dei rapporti Moretti-Senzani, devo dire che il primo aveva notevole autorità sul secondo: Moretti era l’unico di fronte al quale il Senzani, riconoscendone l’autorità [dì capo delle Br, ndr], si piegava – con gli altri, o aveva ragione lui, o litigava. Il questionario dell’intervista fu compilato da Scialoja, ad alcune domande non fu data risposta perché ritenute inutili; altre furono poste in ordine diverso da quel lo originario. Le risposte furono date, ufficialmente, dall’esecutivo, ma in talune è riconoscibile lo stile un po’ retorico e per metafore di Moretti»

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