Tag: MRPO

  • 4 Aprile 1978

    Viene fatto ritrovare il Comunicato n°4 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro.

    Il comunicato viene trovato dopo una telefonata a “La Repubblica”.

    Allegata al comunicato c’è una lettera di Aldo Moro per Benigno Zaccagnini, allora segretario della DC. Vi si legge, tra le altre cose, la frase:

    Moralmente sei tu ad essere al mio posto, dove materialmente sono io.

    Testo completo del Comunicato n°4 delle BR sul Sequestro Moro

    Il processo a Moro

    “Moro afferma nelle sue lettere che si trova in una situazione “eccezionale” privo della “consolazione” dei suoi compari, e perfettamente consapevole di cosa lo aspetti. In questo una volta tanto siamo d’accordo con lui. Che uno dei più alti dirigenti della DC si trovi sottoposto ad un processo popolare, che debba rispondere ad un Tribunale del Popolo di trent’anni di regime democristiano, che il giudizio popolare nella sua prevedibile durezza avrà certamente il suo corso, è una situazione che fino ad ora è stata “eccezionale”. Ma le cose stanno cambiando. L’attacco sferrato negli ultimi tempi dal Movimento Proletario, la Resistenza Offensiva contro le articolazioni del potere democristiano, contro le strutture e gli uomini della controrivoluzione imperialista, stanno modificando radicalmente questa situazione. Si sta attuando in tutto il paese, con l’iniziativa delle avanguardie combattenti, il PROCESSO AL REGIME che pone sotto accusa i servi degli interessi delle Multinazionali, che smaschera i loro piani anti-proletari, che è rivolto a distruggere la macchina dell’oppressione imperialista, lo Stato Imperialista delle Multinazionali. Il processo al quale è sottoposto Moro è un momento di tutto questo. Deve essere chiaro quindi che il Tribunale del Popolo non avrà né dubbi né incertezze, quanto meno secondi o “segreti” fini ma saprà giudicare Moro per quanto lui e la DC hanno fatto e stanno facendo contro il movimento proletario.
    La manovra messa in atto dalla stampa di regime, attribuendo alla nostra Organizzazione quanto Moro ha scritto di suo pugno nella lettera a Cossiga, è stata subdola quanto maldestra. Lo scritto rivela invece, con una chiarezza che sembra non gradita alla cosca democristiana, il suo punto di vista e non il nostro. Egli si rivolge agli altri democristiani (nella seconda lettera che ha chiesto di scrivere a Zaccagnini e che noi recapitiamo e rendiamo pubblica, li chiama tutti per nome), li invita ad assumersi le loro responsabilità presenti e passate (le responsabilità che essi dovranno assumersi di fronte al Movimento Rivoluzionario, e che nel corso dell’interrogatorio il prigioniero sta chiarendo, sono ben altre da quelle accennate da Moro nella sua lettera), li invita a considerare la sua posizione di prigioniero politico in relazione a quella dei combattenti comunisti prigionieri nelle carceri di regime. Questa è la sua posizione che, se non manca di realismo politico nel vedere le contraddizioni di classe oggi in Italia, e’ utile chiarire che non e’ la nostra.
    Abbiamo più volte affermato che uno dei punti fondamentali del programma della nostra Organizzazione è la liberazione di tutti i prigionieri comunisti e la distruzione dei campi di concentramento e dei lager di regime. Che su questa linea di combattimento il movimento rivoluzionano abbia già saputo misurarsi vittoriosamente e’ dimostrato dalla riconquistata libertà dei compagni sequestrati nei carceri di Casale, Treviso, Forlì, Pozzuoli, Lecce ecc. Certo perseguiremo ogni strada che porti alla liberazione dei comunisti tenuti in ostaggio dallo Stato Imperialista, ma denunciamo come manovre propagandistiche e strumentali i tentativi del regime di far credere nostro ciò che invece cerca di imporre: trattative segrete, misteriosi intermediari, mascheramento dei fatti. Per quel che ci riguarda il processo ad Aldo Moro andrà regolarmente avanti, e non saranno le mistificazioni degli specialisti della contro-guerriglia-psicologica che potranno modificare il giudizio che verrà emesso.
    Compagni, il proletariato metropolitano non ha alternative. Per uscire dalla crisi deve porsi a risolvere la questione centrale del potere. USCIRE DALLA CRISI VUOL DIRE COMUNISMO! Vuol dire: ricomposizione del lavoro manuale ed intellettuale organizzazione della produzione in funzione dei bisogni del popolo del “valore d’ uso” e non più del “valore di scambio” vale a dire dei profitti di un pugno di capitalisti e di multinazionali.
    Tutto questo oggi è storicamente possibile. Necessario e possibile!
    È possibile utilizzare l’enorme sviluppo raggiunto dalle forze produttive per liberare finalmente l’uomo dallo sfruttamento bestiale, dal lavoro salariato, dalla miseria, dalla degradazione sociale in cui lo inchioda l’imperialismo. È possibile stravolgere la crisi imperialista in rottura rivoluzionaria e questa ultima in punto di partenza di una società che costruisce ed è costruita da UOMINI SOCIALI mettendo al SUO centro l’espansione e la soddisfazione crescente dei molteplici bisogni di ciascuno e di tutti.
    L’Imperialismo delle Multinazionali è l’Imperialismo che sta percorrendo fino in fondo, ormai senza illusioni, la fase storica del suo declino, della sua putrefazione. Non ha più nulla da proporre, da offrire, neppure in termini di ideologia. La mobilitazione reazionaria delle masse in difesa di se stesso,che sta alla base della sua affannosa ricerca di consenso, non può appoggiarsi in questa fase su alcuna base economica. La controrivoluzione preventiva come soluzione per ristabilire “la governabilità delle democrazie occidentali” si smaschera ora come fine a sè. LA FORZA È LA SUA UNICA RAGIONE!
    La congiuntura attuale è caratterizzata dal passaggio dalla fase della “pace armata” a quella della “guerra”. Questo passaggio viene manifestandosi come un processo estremamente contraddittorio che contemporaneamente si identifica con la ristrutturazione dello Stato in Stato Imperialista delle Multinazionali.
    Si tratta quindi di una congiuntura estremamente importante la cui durata e specificità dipendono dal rapporto che si stabilisce tra rivoluzione e controrivoluzione: non è comunque un processo pacifico. ma, nel suo divenire, assume progressivamente la forma della GUERRA.
    Per trasformare il processo di guerra civile strisciante, ancora disperso e disorganizzato, in una offensiva generale, diretta da un disegno unitario è necessario sviluppare e unificare il MOVIMENTO Dl RESISTENZA PROLETARIO OFFENSIVO costruendo il PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.
    Movimento e Partito non vanno però confusi. Tra essi opera una relazione dialettica, ma non un rapporto di identità. Ciò vuol dire che è dalla classe che provengono le spinte, gli impulsi, le indicazioni, gli stimoli, i bisogni che l’avanguardia comunista deve raccogliere, centralizzare, sintetizzare, rendere TEORIA e ORGANIZZAZIONE STABILE e infine, riportare nella classe sotto forma di linea strategica di combattimento, programma, strutture di massa del potere proletario.
    Agire da Partito vuol dire collocare la propria iniziativa politico-militare all’interno e al punto più alto dell’offensiva proletaria, cioè sulla contraddizione principale e sul suo aspetto dominante in ciascuna congiuntura, ed essere così, di fatto, il punto di unificazione del MRPO, la sua prospettiva di potere.
    Agire da Partito vuol dire anche dare all’iniziativa armata un duplice carattere: essa deve essere rivolta a disarticolare e a rendere disfunzionale la macchina dello Stato, e nello stesso tempo deve anche proiettarsi nel movimento di massa, essere di indicazione politico-militare per orientare, mobilitare, dirigere ed organizzare il MRPO verso la GUERRA CIVILE ANTIMPERIALISTA.
    Questo ruolo di disarticolazione, di propaganda e di organizzazione, va svolto a tutti i livelli dell’oppressione statale capitalista e a tutti i livelli della composizione di classe. Non esistono quindi livelli di scontro “più alti” o “più bassi”. Esistono invece, livelli di scontro che incidono ed intaccano il progetto imperialista, ed organizzano strategicamente il proletariato oppure no.
    Organizzare il potere proletario oggi, significa individuare le linee strategiche su cui fare marciare lo scontro rivoluzionario, ed articolare ovunque a partire da questa, l’attacco armato contro i centri fondamentali politici, economici, militari dello Stato Imperialista.
    Organizzare il potere proletario oggi significa organizzare strategicamente la nuova situazione. Non bisogna spaventarsi di fronte alla ferocia del nemico e sopravvalutarne la forza e l’efficacia dei suoi strumenti di annientamento. SI PUÒ E SI DEVE VIVERE CLANDESTINAMENTE IN MEZZO AL POPOLO, perché questa è la condizione di esistenza e di sviluppo della guerra di classe rivoluzionaria nello Stato Imperialista. In questo senso parliamo di “contenuto strategico della clandestinità”, di “strumento indispensabile della lotta rivoluzionaria in questa fase” e nello stesso tempo mettiamo in guardia contro ogni altra interpretazione “difensiva” o “mitica” che sia.
    Nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole, nelle carceri e ovunque si manifesti la oppressione imperialista, ORGANIZZARE IL POTERE PROLETARIO significa: portare l’attacco alle determinazioni specifiche dello Stato Imperialista e nel contempo costruire la unità del proletariato metropolitano nel MRPO e l’unità dei comunisti nel PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE. PORTARE L’ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI.
    ESTENDERE E INTENSIFICARE L’INIZIATIVA ARMATA CONTRO I CENTRI E GLI UOMINI DELLA CONTRORIVOLUZIONE IMPERIALISTA.
    UNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.

    4/4/1978

    Per il Comunismo
    Brigate Rosse

    Lettera a Eleonora Moro, recapitata tra il 30 Marzo e il 4 Aprile

    Carissima Noretta,

    se gli uomini saranno ancora una volta buoni con me, dovrebbero pervenirti questo saluto caro e le connesse indicazioni, le quali sono date per la mia relativa tranquillità.

    Una risposta, se possibile, coprirebbe meglio l’inevitabile solitudine (almeno due righe di messaggio per giornale). Ma se questo non è possibile, io mi consolo immaginando, ricordando, ripercorrendo gl’itinerari, che ora si scoprono splendidi, della nostra vita, spesso tanto difficile, di ogni giorno. Vi abbraccio tutti e vi benedico. E pure voi fatelo per me, senza però turbarvi. La giovinezza ha il dono della fermezza e di un po’ di alternativa. Io poso gli occhi dove tu sai e vorrei che non dovesse mai finire. Naturalmente nulla alla stampa o a chiunque di quel che scrivo. Un grande abbraccio per tutti.

    Aldo

    Nella lettera a Zaccagnini Moro contesta la linea della fermezza, e invoca una qualche trattativa per «la liberazione di prigionieri di ambo le parti». Il comunicato dei brigatisti è contraddittorio: prima prende le distanze dalla richiesta di Moro alla DC («Questa è la sua posizione… è utile chiarire che non è la nostra»), poi però aggiunge che «uno dei punti fondamentali del programma della nostra organizzazione è la liberazione di tutti i prigionieri comunisti… tenuti in ostaggio dallo stato imperialista». Il resto del comunicato BR n. 4 non è privo di singolari precisazioni: dal concetto «il Tribunale del Popolo non avrà né dubbi né incertezze, quanto meno secondi o “segreti” fini, ma saprà giudicare Moro per quanto lui e la DC hanno fatto e stanno facendo contro il movimento proletario», alla sibillina frase «denunciamo come manovre propagandistiche e strumentali i tentativi del regime di far credere nostro ciò che invece tenta di imporre: trattative segrete, misteriosi intermediari, mascheramento dei fatti».

    Di questa lettera esiste anche un’altra versione, mai recapitata, che fu rinvenuta nel covo di via Montenevoso nel 1990. Il testo di questa versione (in minuta) differisce da quello recapitato solo in alcuni passaggi che verranno modificati e resi più sfumati, meno duri.

    Lettera a Benigno Zaccagnini

    Caro Zaccagnini,

    scrivo a te, intendendo rivolgermi a Piccoli, Bartolomei, Galloni, Gaspari, Fanfani, Andreotti e Cossiga, ai quali tutti vorrai leggere la lettera e con i quali vorrai assumere le responsabilità, che sono ad un tempo individuali e collettive. Parlo innanzitutto della DC alla quale si rivolgono accuse che riguardano tutti, ma che io sono chiamato a pagare con conseguenze che non è difficile immaginare. Certo nelle decisioni sono in gioco altri partiti; ma un così tremendo problema di coscienza riguarda innanzitutto la DC, la quale deve muoversi, qualunque cosa dicano, o dicano nell’immediato, gli altri. Parlo innanzitutto del Partito Comunista, il quale, pur nella opportunità di affermare esigenze di fermezza, non può dimenticare che il mio drammatico prelevamento è avvenuto mentre si andava alla Camera per la consacrazione del Governo che m’ero tanto adoperato a costruire.

    È peraltro doveroso che, nel delineare la disgraziata situazione, io ricordi la mia estrema, reiterata e motivata riluttanza ad assumere la carica di Presidente che tu mi offrivi e che ora mi strappa alla famiglia, mentre essa ha il più grande bisogno di me. Moralmente sei tu ad essere al mio posto, dove materialmente sono io. Ed infine è doveroso aggiungere, in questo momento supremo, che se la scorta non fosse stata, per ragioni amministrative, del tutto al di sotto delle esigenze della situazione, io forse non sarei qui.

    Questo è tutto il passato. Il presente è che io sono sottoposto ad un difficile processo politico del quale sono prevedibili sviluppi e conseguenze. Sono un prigioniero politico che la vostra brusca decisione di chiudere un qualsiasi discorso relativo ad altre persone parimenti detenute, pone in una situazione insostenibile. Il tempo corre veloce e non ce n’è purtroppo abbastanza. Ogni momento potrebbe essere troppo tardi.

    Si discute qui, non in astratto diritto (benché vi siano le norme sullo stato di necessità), ma sul piano dell’opportunità umana e politica, se non sia possibile dare con realismo alla mia questione l’unica soluzione positiva possibile, prospettando la liberazione di prigionieri di ambo le parti, attenuando la tensione del contesto proprio di un fenomeno politico. Tener duro può apparire più appropriato, ma una qualche concessione è non solo equa, ma anche politicamente utile. Come ho ricordato in questo modo civile si comportano moltissimi Stati. Se altri non ha il coraggio di farlo, lo faccia la DC che, nella sua sensibilità ha il pregio di indovinare come muoversi nelle situazioni più difficili. Se così non sarà, l’avrete voluto e, lo dico senza animosità, le inevitabili conseguenze ricadranno sul partito e sulle persone. Poi comincerà un altro ciclo più terribile e parimenti senza sbocco.

    Tengo a precisare di dire queste cose in piena lucidità e senza avere subito alcuna coercizione della persona; tanta lucidità almeno, quanta può averne chi è da quindici giorni in una situazione eccezionale, che non può avere nessuno che lo consoli, che sa che cosa lo aspetti. Ed in verità mi sento anche un po’ abbandonato da voi.

    De resto queste idee già espressi a Taviani per il caso Sossi ed a Gui a proposito di una contestata legge contro i rapimenti. Fatto il mio dovere d’informare e richiamare, mi raccolgo con Iddio, i miei cari e me stesso. Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po’ diverso. Ma così ci vuole davvero coraggio per pagare per tutta la DC avendo dato sempre con generosità. Che Iddio vi illumini e lo faccia presto, com’è necessario.

    Affettuosi saluti

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    4 Aprile 1978
    La lettera di Aldo Moro a Zaccagnini e il Comunicato n°4 delle Brigate Rosse
    nessun video presente
  • 29 Marzo 1978

    Viene ritrovato il Comunicato n°3 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro.

    Il comunicato viene fatto trovare grazie a telefonate contemporanee a Roma, Genova, Torino e Milano.

    Allegata al comunicato ci sono tre lettere di Aldo Moro.

    Testo completo del Comunicato n°3 delle BR sul Sequestro Moro

    “L’interrogatorio, sui contenuti del quale abbiamo già detto, prosegue con la completa collaborazione del prigioniero. Le risposte che fornisce chiariscono sempre più le linee controrivoluzionarie che le centrali imperialiste stanno attuando; delineano con chiarezza i contorni e il corpo del “nuovo” regime che, nella ristrutturazione dello Stato Imperialista delle Multinazionali si sta instaurando nel nostro paese e che ha come perno la Democrazia Cristiana. Proprio sul ruolo che le centrali imperialiste hanno assegnato alla DC, sulle strutture e gli uomini che gestiscono il progetto controrivoluzionario sulla loro interdipendenza e subordinazione agli organismi imperialisti internazionali, sui finanziamenti occulti. sui piani economici-politici-militari da attuare in Italia il prigioniero Aldo Moro ha cominciato a fornire le sue “illuminanti” risposte.
    Le informazioni che abbiamo così modo di recepire, una volta verificate verranno rese note al movimento rivoluzionario che saprà farne buon uso nel prosieguo del processo al regime che con l’iniziativa delle forze combattenti si e’ aperto in tutto il paese. Perché proprio di questo si tratta. La cattura e il processo ad Aldo Moro non è che un momento, importante e chiarificatore, della Guerra di Classe Rivoluzionaria che le forze comuniste armate hanno assunto come linea per la costruzione di una società comunista, e che indica come obbiettivo primario l’attacco allo stato imperialista e la liquidazione dell’immondo e corrotto regime democristiano.
    Aldo Moro, che oggi deve rispondere davanti ad un Tribunale del Popolo, è perfettamente consapevole di essere il più alto gerarca di questo regime, di essere il responsabile al più alto livello delle politiche anti-proletarie che l’egemonia imperialista ha imposto nel nostro paese, della repressione delle forze produttive, delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori, dell’emarginazione e miseria di intere fasce di proletariato, della disoccupazione, della controrivoluzione armata scatenata dalla DC; e sa che su tutto questo il proletariato non ha dubbi, che si e’ chiarito le idee guardando lui e il suo partito nei trent’anni in cui è al potere, e che il tribunale del Popolo saprà tenerlo in debito conto.
    Ma Moro è anche consapevole di non essere il solo, di essere, appunto, il più alto esponente del regime; chiama quindi gli altri gerarchi a dividere con lui le responsabilità, e rivolge agli stessi un appello che suona come un’esplicita chiamata di “correita’”. Ha chiesto di scrivere una lettera segreta (le manovre occulte sono la normalità per la mafia democristiana) al governo ed in particolare al capo degli sbirri Cossiga. Gli è stato concesso, ma siccome niente deve essere nascosto al popolo ed è questo il nostro costume la rendiamo pubblica.
    Compagni, in questa fase storica, a questo punto della crisi la pratica della violenza rivoluzionaria è l’unica politica che abbia la possibilità reale di affrontare e risolvere la contraddizione antagonistica che oppone proletariato metropolitano e borghesia imperialista. In questa fase la lotta di classe assume per iniziativa delle Avanguardie rivoluzionarie la forma della Guerra. Proprio questo impedisce al nemico di “normalizzare la situazione” e cioè di riportare una vittoria tattica sul movimento di lotta degli ultimi dieci anni, e sui bisogni, le aspettative, le speranze che essa ha generato. Certo siamo noi a volere la guerra! Siamo anche consapevoli del fatto che la pratica della violenza rivoluzionaria spinge il nemico ad affrontarla, lo costringe a muoversi, a vivere sul terreno della guerra anzi ci proponiamo di fare emergere, di stanare la controrivoluzione imperialista dalle pieghe della società “democratica” dove in tempi migliori se ne stava comodamente nascosta. Ma detto questo, è necessario fare chiarezza su un punto: non siamo noi a “creare” la controrivoluzione. Essa è la forma stessa che assume l’imperialismo nel suo divenire: non è un “aspetto ma la sostanza”, l’imperialismo è controrivoluzione. Fare emergere attraverso la pratica della Guerriglia questa fondamentale verità è il presupposto necessario della guerra di classe nelle metropoli.
    In questi ultimi anni abbiamo visto snodarsi i piani della controrivoluzione; abbiamo visto le maggiori città italiane poste in stato d’assedio, lo scatenarsi dei “corpi speciali” e degli apparati militari del regime contro il proletariato e la sua avanguardia; abbiamo visto le leggi speciali, i Tribunali Speciali, i campi di concentramento abbiamo visto l’attacco feroce alla classe operaia e alle sue condizioni di vita, l’opera di sabotaggio e repressione delle lotte dei berlingueriani e l’infame compito che si sono assunti per la delazione, lo spionaggio, la schedatura poliziesca nelle fabbriche. Ma abbiamo visto anche dispiegarsi il Movimento di Resistenza Proletario Offensivo (MRPO). L’iniziativa proletaria non si è fermata, anzi si è estesa ed ha assunto i contenuti e le forme della Guerra di Classe Rivoluzionaria. L’interesse del proletariato, l’antagonismo degli sfruttati verso il loro oppressore, i bisogni e la volontà di lottare per il Comunismo, vivono oggi nella capacità dimostrata del MRPO di sferrare l’attacco armato contro il nemico imperialista. Questo bisogna fare oggi. Estendere l’iniziativa armata contro centri economici-politici-militari della controrivoluzione, concentrare l’attacco sulle strutture e gli uomini che ne sono i fondamentali portatori, disarticolare a tutti i livelli i piani delle multinazionali imperialiste.
    È fondamentale pure realizzare quei salti politici e organizzativi che la guerra di classe impone, costruire la direzione del MRPO, assumersi la responsabilità di guidarlo, costruire in sostanza il Partito Comunista Combattente. Solo così è possibile avviarsi verso la vittoria strategica del proletariato. La violenza e il terrorismo dello Stato Imperialista delle Multinazionali che si abbattono quotidianamente sul proletariato dimostrano che la belva imperialista possiede sì artigli d’acciaio, ma dicono anche che è possibile colpirla a morte, che è possibile annientarla strategicamente. Come pure non incantano nessuno gli isterismi piagnucolosi di chi, intrappolato nella visione legalistica e piccolo borghese della lotta di classe, si è già arreso ed ha accettato la sconfitta finendo inesorabilmente ad essere grottesco reggi-coda di ogni manovra reazionaria. Il MRPO è ben altra cosa e il dispiegarsi della guerra di classe Rivoluzionaria lo sta dimostrando. Portare l’attacco allo Stato Imperialista delle Multinazionali. Estendere e intensificare l’iniziativa armata contro i centri e gli uomini della controrivoluzione imperialista. Unificare il Movimento Rivoluzionario costruendo il Partito Comunista Combattente.

    29/3/1978

    Per il Comunismo
    Brigate Rosse

    Lettera di Aldo Moro a Nicola Rana

    Carissimo Rana,
    Le rivolgo il più affettuoso pensiero e La ringrazio tanto per quel che ha fatto e fa a sostegno della mia famiglia e mio. Ed ecco che ancora ho bisogno di Lei in un un momento cruciale. Le accludo una lettera da far pervenire a mia moglie ed ai miei, dei quali non so nulla.

    E poi ancora una lettera sul caso politico da portare nelle proprie mani del Ministro Cossiga e con la comprensibile immediatezza. La mia idea e speranza è che questo filo, che cerco di allacciare, resti segreto il più a lungo possibile, fuori di pericolose polemiche. Ciò vuol dire che la risposta, o una prima risposta, quando verrà, non dovrebbe passare per i giornali, ma per una lettera o comunicazione a Lei pervenuta da Ministro.

    Si concorderà poi come inoltrarla.

    Presupposto di tutto è che non vi sia sorveglianza alcuna presso la Sua portineria già dalla prima volta. Il Ministro, verbalmente, dovrebbe impegnarsi a bloccare ogni sorveglianza nel corso dell’operazione. È chiaro che un incidente farebbe crollare tutto con danno incalcolabile.

    Grazie tante e i più affettuosi saluti.

    Suo Aldo Moro

    Lettera di Aldo Moro a Eleonora Moro

    Pasqua 1978

    Mia Carissima Noretta,

    desidero farti giungere nel giorno di Pasqua, a te ad a tutti, gli auguri più fervidi ed affettuosi con tanta tenerezza per la famiglia e il piccolo in particolare. Ricordami ad Anna che avrei dovuto vedere oggi. Prego Agnese di farti compagnia la notte. Io discretamente, bene alimentato ed assistito con premura.

    Vi benedico, invio tante cose care a tutti e un forte abbraccio.

    Aldo

    Lettera di Aldo Moro a Francesco Cossiga

    Caro Francesco,

    mentre t’indirizzo un caro saluto, sono indotto dalle difficili circostanze a svolgere dinanzi a te, avendo presenti le tue responsabilità (che io ovviamente rispetto) alcune lucide e realistiche considerazioni. Prescindo volutamente da ogni aspetto emotivo e mi attengo ai fatti. Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento, è fuori discussione – mi è stato detto con tutta chiarezza – che sono considerato un prigioniero politico, sottoposto, come Presidente della DC, ad un processo diretto ad accertare le mie trentennali responsabilità (processo contenuto in termini politici, ma che diventa sempre più stringente). In tali circostanze ti scrivo in modo molto riservato, perché tu e gli amici con alla testa il Presidente del Consiglio (informato ovviamente il Presidente della Repubblica) possiate riflettere opportunamente sul da farsi, per evitare guai peggiori. Pensare dunque sino in fondo, prima che si crei una situazione emotiva e irrazionale. Devo pensare che il grave addebito che mi viene fatto, si rivolge a me in quanto esponente qualificato della DC nel suo insieme nella gestione della sua linea politica. In verità siamo noi tutti del gruppo dirigente che siamo chiamati in causa ed è il nostro operato collettivo che è sotto accusa e di cui devo rispondere.

    Nelle circostanze sopra descritte entra in gioco, al di là di ogni considerazione umanitaria che pure non si può ignorare, la ragione di Stato. Soprattutto questa ragione di Stato nel mio caso significa riprendendo lo spunto accennato innanzi sulla mia attuale condizione, che io mi trovo sotto un dominio pieno e incontrollato, sottoposto ad un processo popolare che può essere opportunamente graduato, che sono in questo stato avendo tutte le conoscenze e sensibilità che derivano dalla lunga esperienza con il rischio di essere chiamato o indotto a parlare in maniera che potrebbe essere sgradevole e pericolosa in determinate situazioni.

    Inoltre la dottrina per la quale il rapimento non deve recare vantaggi, discutibile già nei casi comuni, dove il danno del rapito è estremamente probabile, non regge in circostanze politiche, dove si provocano danni sicuri e incalcolabili non solo alla persona, ma allo Stato. Il sacrificio degli innocenti in nome di un astratto principio di legalità mentre un indiscutibile stato di necessità dovrebbe indurli a salvarli, è inammissibile. Tutti gli altri stati del mondo si sono regolati in modo positivo, salvo Israele e la Germania, ma non per il caso Lorenz. E non si dica che lo Stato perde la faccia, perché non ha saputo o potuto impedire il rapimento di un’alta personalità che significa qualcosa nella vita dello Stato. Ritornando un momento indietro sul comportamento degli Stati, ricorderò gli scambi tra Breznev e Pinochet; i molteplici scambi di spie, l’espulsione dei dissidenti dal territorio sovietico.

    Capisco come un fatto di questo genere, quando si delinea, pesi, ma si deve anche guardare lucidamente al peggio che può venire. Queste sono le alterne vicende di una guerriglia, che bisogna valutare con freddezza, bloccando l’emotività e riflettendo su fatti politici.

    Penso che un preventivo passo della S. Sede (o anche di altri? di chi?) potrebbe essere utile. Converrà che tenga d’intesa con il Presidente del Consiglio riservatissimi contatti con pochi qualificati capi politici, convincendo gli eventuali riluttanti. Un atteggiamento di ostilità sarebbe un’astrattezza e un errore. Che Iddio vi illumini per il meglio, evitando che siate impantanati in un doloroso episodio, da quale potrebbero dipendere molte cose.

    I più affettuosi saluti,

    Aldo Moro

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente
    nessun video presente

    Testi