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  • Recensione di La legge del Drago di Lorenzo Visconti

    Recensione di La legge del Drago di Lorenzo Visconti

    La legge del Drago è un romanzo di Lorenzo Visconti pubblicato da Amazon Publishing nel 2017.

    Informazioni su ‘La legge del Drago’
    Titolo: La legge del Drago
    Autore: Lorenzo Visconti
    ISBN: 9781542045148
    Genere: Noir
    Casa Editrice: Amazon Publishing
    Data di pubblicazione: 2017-05-16
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 222
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    La legge del dragoLorenzo Visconti è lo pseudonimo che Paolo Roversi (scrittore, sceneggiatore e saggista di Bukowski) ha scelto per pubblicare con Amazon Publishing e anche per dare il nome al protagonista della sua saga: infatti è il primo romanzo della serie “Dragon”, ovvero i noir polizieschi ambientati a Milano che hanno lui come protagonista.

    Troviamo Lorenzo Visconti detto il Drago poliziotto della polizia di Milano incastrato per un delitto che non ha commesso, che esce di prigione dopo otto mesi in attesa del processo. Per tirare avanti riscuote i debiti di uno strozzino e aiuta la sua collega/ amante Lara a fare luce su uno strano suicidio di una ragazza. Ovviamente senza trascurare l’indagine che lo ha condotto in carcere, dove speculatori senza scrupoli sopravvissuti a Tangentopoli costruiscono un grattacielo nel centro di Milano.

    Il personaggio è molto interessante, anche se simile a molti visti finora (come il vicequestore Rocco Schiavone di Antonio Manzini): un poliziotto non così integerrimo, violento, politicamente scorretto e lontano dall’ideale del difensore dell’ordine e della giustizia (e quindi in qualche modo più vicino alla realtà che ci circonda) a cui siamo abituati. Quasi un antieroe, se non fosse per la sua sete di giustizia e verità e di onestà in una Milano nebbiosa e disonesta fino al midollo dove speculatori senza scrupoli, politici corrotti e mafie di vario tipo si spartiscono la torta della speculazione edilizia e lo smaltimento dei rifiuti.

    Anche la trama è ben bilanciata e si regge perfettamente: le descrizioni sono minimali e scarne ma molto ben inserite all’interno della narrazione, che ha peraltro un buon ritmo e ci porta velocemente a mangiare una pagina dopo l’altra.

    Sembra che non ci sia nulla di negativo, eppure il mio voto è bassissimo. Perché? Purtroppo parliamo del finale. Quindi il commento negativo lo mettiamo nello spoiler, così non vi rovino il piacere della lettura. Vi basti pensare che il finale è il più maschilista, sessista e patriarcale finale che mi sia capitato di leggere; un finale che trasforma un libro da 8 in un libro da 3.

    Se avete già letto il libro vi spiego tutto qui:
    Parliamone: non mi spaventa il poliziotto cattivo, manesco e violento, anzi. Lo vedo molto più vicino al reale. Piccoli abusi di potere, qualcosina di illegale… Davvero ci stanno. Soprattutto per un poliziotto che di fatto poliziotto non lo è più. Ma questo finale andava tagliato e andava detto all’autore che un finale così non poteva essere pubblicato.

    L’omicida della ragazzina è il suo ragazzo. Il movente è che Micol, la ragazzina, era cambiata troppo, era diventata una “puttana”. E il nostro Drago a confessare alla sua collega: “L’ha fatto per amore”. No, col cazzo. L’ha fatto perché la considerava una sua proprietà. Perché era un cazzo di sessista. Ma non è finita qui. Il nostro brillante commissario non solo non lo arresta, ma lo mette pure su un treno e gli dà i soldi per rifarsi una vita.

    Qualcuno dirà che è perché il protagonista è un antieroe. Ma il protagonista non è un antieroe. È un poliziotto che fa il delinquente, ma che comunque persegue ideali di giustizia e di onestà. E lasciare andare un uomo che uccide la sua donna sembra essere una benedizione al comportamento, che sempre più spesso compare in maniera molto simile anche sulla cronaca nera dei nostri quotidiani.