Tag: albert camus

  • Citazioni di Albert Camus: “Provavano quindi la profonda…

    Citazioni di Albert Camus: “Provavano quindi la profonda…

    “Provavano quindi la profonda sofferenza di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati, che è vivere con una memoria che non serve a nulla.”

    Albert Camus, La peste

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  • Citazioni di Albert Camus: “Stavolta era la definitiva sconfitta…

    Citazioni di Albert Camus: “Stavolta era la definitiva sconfitta…

    “Stavolta era la definitiva sconfitta, quella che termina le guerre e della stessa pace fa una pena senza guarigione.”

    Albert Camus, La peste

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  • Citazioni di Albert Camus: “Negavano tranquillamente, contro ogni evidenza…

    Citazioni di Albert Camus: “Negavano tranquillamente, contro ogni evidenza…

    “Negavano tranquillamente, contro ogni evidenza, che noi avessimo mai conosciuto un mondo insensato, in cui l’uccisione d’un uomo era quotidiana al pari di quella delle mosche, negavano quella barbarie ben definita, quel calcolato delirio, quell’imprigionamento che portava con sé una terribile libertà nei riguardi di tutto quanto non fosse il presente, quell’odore di morte che instupidiva tutti quelli che non uccideva, negavano insomma che noi eravamo stati un popolo stordito, di cui tutti i giorni una parte, stipata nella bocca d’un forno, evaporava in fumi grassi, mentre l’altra, carica delle catene dell’impotenza e della paura, aspettava il suo turno.”

    Albert Camus, La peste

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  • Recensione di Lo straniero di Albert Camus su Aforismi di un pazzo

    Recensione di Lo straniero di Albert Camus su Aforismi di un pazzo

    Lo straniero è un romanzo di Albert Camus pubblicato da Bompiani nel 1947. Questa edizione è del 2000.

    Informazioni su ‘Lo straniero’
    Titolo: Lo straniero
    Autore: Albert Camus
    ISBN: 9788845247460
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2000-12-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 176
    Goodreads
    Anobii

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    Meursault è impiegato in un’azienda ad Algeri, anche se è di origine francese. Affronta la vita con indifferenza, e nemmeno la morte della madre all’inizio della narrazione sembra scuoterlo. Va alla casa di riposo dove la madre era ricoverata ma non vuole vederne la salma, come se non gli importasse. Beve e fuma durante la veglia, e il giorno dopo il funerale incontra una ragazza (sua ex collega di ufficio) comincia con lei una relazione, che non sembra però dargli nessuna emozione se non la voglia di fare sesso con lei. Conosce anche il suo vicino di casa, Raimondo Syntes, che dice di fare il magazziniere e invece è uno sfruttatore di donne, che un giorno lo invita al mare da un amico. Qui Meursault si trova ad uccidere un arabo in maniera totalmente indifferente, senza sapere nemmeno bene il perché. Affronterà un processo, e le sue colpe saranno più la sua indifferenza e la sua mancanza di morale che l’omicidio in sé.

    E’ il primo romanzo di Camus, ma viene inserito nei migliori 100 libri dalla rivista Le Monde. Il romanzo è ben scritto e piacevole, il personaggio è interessante e coinvolgente; nonostante la sua mancanza di morale comune (e come doveva sembrare immorale un personaggio del genere negli anni Cinquanta, soprattutto in Italia) ci si trova a simpatizzare con lui. L’unica pecca una trama non proprio coinvolgente: tra questo e “La peste” altro suo capolavoro, il secondo è ancora un gradino sopra.

    Citazioni da “Lo straniero”

    “Al principio della detenzione, comunque, la cosa più dura è stata che avevo dei pensieri di uomo libero”.

    “Non sapevo, prima, fino a qual punto i giorni possono essere lunghi e corti allo stesso tempo. Lunghi a vivere, senza dubbio, ma talmente distesi che finiscono per traboccare gli uni sugli altri”.

    “Nell’oscurità della mia prigione semovente ho ritrovato a uno a uno, come dal fondo della mia stanchezza, tutti i rumori familiari di una città che amavo e di una certa ora in cui avveniva di sentirmi contento. Il grido dei giornalai nell’aria già calma, gli ultimi uccelli nel piazzale, il richiamo dei venditori di sandwiches, il lamento dei tram nelle svolte delle vie alte, quella sonorità del cielo prima che la notte si appesantisca sul porto, tutto questo ricomponeva per me un itinerario da cieco, che conoscevo bene prima di entrare in prigione. Sì, era quella l’ora in cui, tanto tempo fa, mi sentivo contento. Quello che mi aspettava, allora, era sempre un sonno leggero e senza sogni. Eppure qualcosa era cambiato perché con l’attesa dell’indomani era la mia cella che ritrovavo. Come se le vie familiari tracciate nei cieli d’estate potessero condurre tanto alle prigioni che ai sonni innocenti”.

    “Non c’è idea cui non si finisca per far l’abitudine”.

    “Davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora. Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio”.

  • Recensione di La peste di Albert Camus

    Recensione di La peste di Albert Camus

    La peste è un romanzo di Albert Camus e pubblicato da Bompiani nella sua trentaduesima edizione nel 2000 (la prima edizione italiana è del 1948).

    Informazioni su ‘La peste’
    Titolo: La peste
    Autore: Albert Camus
    ISBN: 9788845247408
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2000-12-06
    Formato: Paperback
    Pagine: 245
    Goodreads
    Anobii

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    La pesteIn un momento imprecisato degli anni Quaranta (“in un giorno d’Aprile del 194…“, come recita l’incipit del romanzo), nella città algerina di Orono (all’epoca dei fatti ancora controllata dai Francesi), cominciano a morire i ratti, che escono all’improvviso dalle fogne e si fanno trovare nelle case e nelle strade a migliaia. Orono è una cittadina come tante, un p0′ noiosa nonostante la bellezza del mare su cui si affaccia; i suoi abitanti sono persone normali, con i loro pregi e i loro difetti. Ma i ratti morti sono solo le prime avvisaglie di quello che si sta abbattendo sulla città. Improvvisamente arriva la peste e la città si trova isolata dal resto del mondo da un cordone sanitario. La peste arriva e cambia tutto. Le vite dei protagonisti, i loro rapporti sociali, la considerazione che hanno di se stessi e del loro rapporto con la morte e la sofferenza; sperando che la peste li risparmi, e in alcuni casi adoperandosi a combatterla.

    Citazioni da “La peste”

    “Questa città senza pittoresco, senza vegetazione e senz’anima finisce col sembrare riposante, e ci si addormenta”.

    “Provavano quindi la profonda sofferenza di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati, che è vivere con una memoria che non serve a nulla”.

    “Al principio dei flagelli e quando sono terminati, si fa sempre un po’ di retorica. Nel primo caso l’abitudine non è ancora perduta, e nel secondo è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio”.

    “Nessuno ride, all’infuori degli ubriachi, […] e questi ridono troppo”.

    “Se l’ordine del mondo è regolato dalla morte, forse val meglio per Dio che non si creda in lui e che si lotti con tutte le nostre forze contro la morte, senza levare gli occhi verso il cielo dove lui tace”.

    “La peste aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore infatti, richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi”.

    “Ci sono ore, in questa città, che non sento se non la mia rivolta”.

    “Un Purgatorio, c’era; ma di certo vi erano epoche in cui questo Purgatorio non doveva essere troppo sperato, c’erano epoche in cui non si poteva parlare di peccato veniale. Ogni peccato era mortale e ogni indifferenza delittuosa. Era tutto o non era nulla”.

    “Io so di scienza certa (tutto so della vita, lei lo vede bene) che ciascuno la porta in sé, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo ne è immune”.

    “La liberazione, avvicinandosi, aveva un volto in cui si mescolavano lacrime e risa”.

    “Forse […] non si può giungere che ad approssimazioni della santità; in tal caso, bisognerebbe accontentarsi di un satanismo modesto e caritatevole”.

    “Stavolta era la definitiva sconfitta, quella che termina le guerre e della stessa pace fa una pena senza guarigione”.

    “Come doveva essere duro vivere soltanto con quello che si sa e si ricorda, e privi di quello che si spera”.

    “Per il momento egli voleva fare come tutti coloro che avevano l’aria di credere, intorno a lui, che la peste può venire e andarsene senza che il cuore dell’uomo ne sia modificato”.

    “Negavano tranquillamente, contro ogni evidenza, che noi avessimo mai conosciuto un mondo insensato, in cui l’uccisione d’un uomo era quotidiana al pari di quella delle mosche, negavano quella barbarie ben definita, quel calcolato delirio, quell’imprigionamento che portava con sé una terribile libertà nei riguardi di tutto quanto non fosse il presente, quell’odore di morte che instupidiva tutti quelli che non uccideva, negavano insomma che noi eravamo stati un popolo stordito, di cui tutti i giorni una parte, stipata nella bocca d’un forno, evaporava in fumi grassi, mentre l’altra, carica delle catene dell’impotenza e della paura, aspettava il suo turno”.

    “Forse era più crudele pensare a un uomo colpevole che a un uomo morto”.

    “Il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce che forse verrebbe giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice”.