Tag: Arnaldo Bardella

  • 13 Dicembre 1974

    Le Brigate Rosse chiamano l’ANSA per informare l’agenzia del comunicato in merito alle azioni dell’11 Dicembre.

    Il mattino del 13 Dicembre, con due telefonate all’ANSA, le bierre informano di aver lasciato un comunicato nelle cabine telefoniche di Via Frejus e di Corso Toscana. Nelle buste bianche, commerciali, con il documento c’è la foto di Arnaldo Bardella.

    Fra l’altro il testo dice:

    Gli elenchi completi degli iscritti e parecchio materiale interessante è stato sequestrato. I viscidi personaggi presenti hanno ricevuto il trattamento che si meritano: la gogna proletaria e l’intimazione di abbandonare al più presto il loro sudicio lavoro al servizio di questa centrale sindacale antioperaia. Compagni, al Sida abbiamo gridato più e più volte la nostra sentenza di morte durante i cortei interni che spazzavano la fabbrica dai crumiri.

    […]

    Il Sida si propone i seguenti obiettivi: creare confusione e disorientamento nella classe operaia; dare spazio alle manovre di divisione sindacale; propagandare ed organizzare il crumiraggio; organizzare lo spionaggio in fabbrica

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  • 11 Dicembre 1974

    A Torino le Brigate Rosse compiono due azioni contro il Sida alla FIAT, il “sindacato giallo”.

    Assalti quasi contemporanei alle sedi di Rivalta e di Mirafiori.

    Ore 16:45: crepuscolo, nebbia leggera sulla campagna. Nell’ufficio del sindacato autonomo dell’automobile, in Via Fossano 11 a Rivalta, nella «cintura» si trovano l’impiegato Arnaldo Bardella, 34 anni, l’assistente sociale Ermelinda Gallo, 19 anni, e un iscritto, Vittorio Mantovan, 41 anni. Si apre la porta, appaiono una giovane donna e due uomini, con le pistole in pugno. Mantovan, che sta uscendo, se li trova di fronte: «Mi hanno dato una spinta. “State attenti”, ho detto. E quelli, come risposta, mi hanno puntato contro una pistola. Si sono diretti verso la seconda stanza domandando: “Dov’è il biondino? Ah! Eccolo”». Alludono a Bardella, che è chiaro di capelli. Al trambusto l’uomo si è affacciato alla porta: i tre si infilano con calma i passamontagna. Si avvicinano a Bardella, gli premono le canne delle pistole allo stomaco, gli cacciano in bocca una pallina da ping pong e gli sigillano le labbra con cerotti chirurgici. Poi uno lega al prigioniero le mani dietro la schiena con una lunga catena da bicicletta e gli appende al collo un cartello: «Brigate Rosse, nessun compromesso con il progetto neocorporativo imperialista della FIAT. Costruire il potere proletario armato». L’uomo è costretto a sedere su una sedia con le spalle al muro, sul quale la ragazza, che sembra comandare il nucleo, ha tracciato la scritta «Brigate Rosse». Bardella è fotografato col cartello e con la pistola puntata alla tempia. Mentre scatta il flash, le minacce: «Faremo la pelle a te e alla tua famiglia, se non smetti di lavorare qui». Ancora minuti di paura durante i quali la ragazza sceglie, in cassetti e schedari, numerosi documenti. Intimato ai tre di non muoversi per almeno dieci minuti, i brigatisti se ne vanno.

    Un quarto d’ora più tardi tre uomini, volti nascosti da sciarpe e passamontagna e armati, irrompono nella sede di Via Nichelino, a Mirafiori. All’interno c’è solo Pasquale Carpentieri, 40 anni, rappresentante sindacale. Gli viene puntata la pistola, è spinto nel retro, costretto a sedersi sul pavimento; gli legano mani e piedi dietro la schiena, quindi gli appendono un cartello al collo: «Costruire ovunque il potere armato proletario. Costruire nuclei armati clandestini». Gli cospargono la testa con colla e lo fotografano. Un guerrigliero scrive poi slogan sui muri, un altro appostato dietro la porta, blocca tre attivisti arrivati per dare il cambio al collega. Prima di spingerli nel retro e incatenarli, i brigatisti li apostrofano: «Siamo delle Brigate Rosse, voi siete servi del padrone. Vi intimiamo di chiudere la lega entro un mese».

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