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  • Il cavaliere inesistente

    Il cavaliere inesistente

    Il cavaliere inesistente è un romanzo di Italo Calvino del 1959, pubblicato in questa edizione da Mondadori nel 2000. É il terzo romanzo della cosiddetta serie “I nostri antenati”, che comprende “Il visconte dimezzato” e “Il barone rampante”.

    Informazioni su ‘Il cavaliere inesistente’
    Titolo: Il cavaliere inesistente
    Autore: Italo Calvino
    ISBN: 9788804370864
    Genere: Fantastico
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 2000-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 126
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    Il cavaliere inesistenteSiamo nel periodo di Carlomagno, e i Paladini Francesi stanno facendo la guerra ai Saraceni infedeli. Tra le fila dell’esercito c’è un cavaliere particolare: si chiama Agilulfo, e non esiste. Quando Carlomagno passa in rassegna le truppe, infatti, Agilulfo non è altro che un’armatura bianca e splendente ma vuota. Sembra muoversi e combattere solo per forza di volontà. A questo cavaliere sembra ispirarsi Rambaldo, appena giunto nell’esercito con gli ideali cavallereschi pesantemente ridimensionati da una guerra che è più burocratica che fatta di passione, onore e slanci coraggiosi. Rambaldo che si innamora di Bradamante, donna cavaliere dell’esercito franco che dopo aver amato ogni cavaliere dell’esercito cerca l’amore impossibile proprio del cavaliere che non esiste, Agilulfo.

    Perché il cavaliere inesistente è l’emblema della perfezione: mai nulla fuori posto, mai un graffio nell’armatura, sempre perfetto nell’esecuzione dei compiti quotidiani di un paladino, compresi quelli più noiosi come seguire la distribuzione del cibo. D’altra parte manca di tutto ciò che rende la vita vivibile: amore, passione, riposo, cibo… Agilulfo è l’uomo robot, perfettamente burocrate, ligio al dovere ma privo di passione e di slancio.

    Calvino, nella sua genialità gli affianca uno scudiero che gli fa da contrappasso: Gurdulù è un ragazzo che segue l’istinto in tutto senza avere intelletto: è capace di identificarsi con una rana, con un albero, fa confusione mentre mangia la zuppa (credendo che sia la zuppa a doversi mangiare lui), ma gode di tutte le passioni che il suo padrone non può godere, come il cibo o il sesso delle cortigiane.

  • Le città invisibili

    Le città invisibili

    Le città invisibili è un romanzo scritto da Italo Calvino e pubblicato in questa edizione da Arnaldo Mondadori nel 1993. La prima edizione è del 1940.

    Informazioni su ‘Le città invisibili’
    Titolo: Le città invisibili
    Autore: Italo Calvino
    ISBN: 9788804425540
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 1993-10-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 164
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    Il romanzo ha una trama semplicissima: Marco Polo e Kublai Khan sono a colloquio, e il grande imperatore chiede al viaggiatore genovese di descrivere le città del suo impero. Allora Marco Polo descrive città fantastiche e variopinte, città che il Khan non ha mai visto e di cui magari nemmeno crede l’esistenza. Tutto qui.

    Citazioni da “Le città invisibili”

    “E’ il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina”

    “Forse l’impero, pensò Kublai, non è altro che uno zodiaco di fantasmi della mente.
    – Il giorno in cui conoscerò tutti gli emblemi, – chiese a Marco, – riuscirò a possedere il mio impero, finalmente?
    E il Veneziano: – Sire, non lo credere: quel giorno sarai tu stesso emblema tra gli emblemi”

    “Il passato del viaggiatore cambia a seconda dell’itinerario compiuto”

    “I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi”

    “Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà”

    “Talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro. Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l’accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei”

    “E’ delle città come dei sogni: tutto l’inimmaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra”

    “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”

    “Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano”

    “La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare”

    “Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio”

    “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”

  • Il tempo che vorrei

    Il tempo che vorrei

    Il tempo che vorrei è il quinto romanzo di Fabio Volo, pubblicato nel 2009 da Arnoldo Mondadori Editore.

    Informazioni su ‘Il tempo che vorrei’
    Titolo: Il tempo che vorrei
    Autore: Fabio Volo
    ISBN: 9788804592389
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori Editore
    Data di pubblicazione: 2009-11-24
    Formato: Paperback
    Pagine: 300
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    Il tempo che vorreiLorenzo è un ragazzo che viene da una famiglia povera; abituato ad abbassare la testa (come spesso gli ha insegnato il padre) per continuare a lavorare, riesce a riscattare la sua condizione e a diventare un pubblicitario di successo, aiutato da Roberto, una sorta di artista che lo inizia alla poesia e alla musica.Nonostante la sua vita abbia avuto un moderato successo, non riesce a migliorare il rapporto con il padre, a cui non riesce a dire anche solo un semplice “ti voglio bene”, e nemmeno quello con la sua ex-convivente, che sta per sposarsi.

    Un libro scorrevole e leggero, molto meglio di quelli che seguiranno, anche se molto lontano dall’unico vero grande romanzo di Volo, a mio avviso (Un giorno in più).

    Si riconoscono i tratti autobiografici di Fabio Volo, come l’abbandono della scuola dopo la terza media, il suo incontro con lo scrittore Silvano Agosti, e il suo riscatto in un moderato successo.

    Citazioni da “Il tempo che vorrei”

    “Mio padre è figlio di una generazione che ha ricevuto insegnamenti chiari ed essenziali: sposarsi, fare figli, lavorare per la famiglia. Non c’erano argomenti diversi su cui interrogarsi, solo ruoli prestabiliti. E’ come se si fosse sposato e avesse fatto un figlio senza mai desiderarlo veramente. Sono figlio di un uomo che è stato chiamato dalla vita alle armi, per combattere una guerra privata: non per salvare un paese ma per salvare la sua famiglia. Una guerra fatta non per vincere, ma per pareggiare i conti, per sopravvivere. Per tirare avanti”

    “Nulla è più duraturo di una cosa provvisoria”

    “Non sono contrario alle droghe, ma all’incapacità di vivere senza”

  • Le prime luci del mattino

    Le prime luci del mattino

    Le prime luci del mattino è il sesto romanzo di Fabio Volo, pubblicato da Mondadori nel 2011.

    Informazioni su ‘Le prime luci del mattino’
    Titolo: Le prime luci del mattino
    Autore: Fabio Volo
    ISBN: 9788804613893
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 2011-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 238
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    Le prime luci del mattinoMi è stato presentato come un grande racconto erotico, ma devo dire che l’esito è decisamente deludente.

    Una donna sposata, Elena, stretta in una vita che la rende infelice e che l’ha costretta a rinunciare al suo vero io a forza di rinunce e compromessi, si avventura in una relazione extraconiugale che rivoluzionerà la sua vita.

    La trama non è sicuramente originale, ma il risultato è decisamente pessimo.
    Certo, non è sicuramente facile: la protagonista è una donna, Elena, e quindi difficile da descrivere non solo per le sensazioni e le emozioni che prova ma anche e soprattutto per il piacere e la sessualità.

     

    Citazioni da “Le prime luci del mattino”

    “Quando non riesci ad ottenere quello che vuoi, finisci per amare ciò che puoi”

    “Ci vuole molta energia per inventarsi un presente quando il futuro sembra più una minaccia che una speranza”

    “Mi ci sono voluti anni per imparare a riconoscere il valore di un incontro nel momento stesso in cui lo vivo e non da ciò che accade il giorno dopo”

    “Mi chiedo se ci sia più peccato nel seguire quello che sento o nell’ipocrisia di vivere ciò che non sono”

    “La mano con cui scrivo è la stessa con cui mi do piacere. Scrivere è diventato quasi come toccarmi”

  • L’anello intorno al sole

    L’anello intorno al sole

    L’anello intorno al sole è un romanzo di fantascienza scritto da Clifford Simak nel 1952.

    Informazioni su ‘L’anello intorno al sole’
    Titolo: L’anello intorno al sole
    Autore: Clifford D. Simak
    ISBN: A000107915
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 2008-06-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 360
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    l'anello intorno al soleUno scrittore di provincia, Jay Vickers, viene incaricato da un’associazione governativa di indagare sulla comparsa sul mercato di numerosi prodotti che stanno mandando in rovina l’economia mondiale, come lamette che non perdono mai il filo, lampadine eterne o accendini senza ricarica. Ma è quando viene messa in vendita l’automobile eterna ad un prezzo ridicolo, che il governo si preoccupa seriamente e non sa più che pesci pigliare…

    Una storia ben scritta e molto originale per il genere di fantascienza; come molti libri di Simak c’è molta poca tecnologia futuristica e molta più analisi sociologica e psicologica nella trama del romanzo. Le atmosfere, soprattutto nella realtà parallela che si troverà ad esplorare il protagonista, sono bucoliche e rilassate come non ci si aspetterebbe di trovare in una storia che parla di androidi e replicanti.

    Citazioni da “L’anello intorno al sole”

    “La gaiezza non bastava più, il cinismo si era esaurito, la disinvoltura non era mai stata altro che una difesa temporanea. Perciò adesso la gente cer-cava la droga della finzione, e ciascuno si identificava con un’altra vita e con un altro tempo e  un altro luogo… al cinema o alla televisione o nel movimento Finzionista. Ed erano quelli che erano più forti, quelli che non cercavano un sollievo nella violenza o nella droga vera. Perché, fino a quando eri qualcun altro, non avevi bisogno di essere te stesso. Ed era spaventosamente difficile, e sconvolgente, essere se stesso.”

    “Il mondo che hanno costruito, […] non è molto bello, sa. È stato costruito con troppo sangue e troppa infelicità, e troppe ossa mescolate nella calce. Nel corso di tutta la sua storia non c’è quasi stato un anno in cui non vi sia stata, in qualche angolo della Terra, la violenza… ma cosa dico, un anno? Un mese, un giorno. E non parlo della violenza del singolo, non parlo della violenza che è propria delle cose di ogni giorno, parlo di quella organizzata, ufficiale.
    Ed era vero, si disse Vickers. E davanti agli occhi della sua mente sfilavano visioni di eserciti in assetto di battaglia, di poliziotti infagottati e armati come misteriosi abitanti di altri mondi, di sangue sparso nelle strade, di scontri e lotte e sangue, sangue senza fine”.

    “La gente finalmente sapeva. Era stato detto a tutti… che esistevano quelli che Crawford aveva chiamati i mutanti.
    E tutti odiavano i mutanti. Evidentemente, coloro che avevano parlato avevano parlato bene. Ma non c’era molto da stupirsi, in fondo. Era logico che la gente odiasse i mutanti. Li odiavano, perché l’esistenza dei mutanti faceva di loro degli umani di seconda classe, perché erano degli uomini di Neanderthal invasi all’improvviso da un popolo strano che andava in giro armato di arco e di frecce.”

    “Dietro a tutto, dietro la facciata della civiltà, il presente stava in agguato nella caverna, per impedire l’avvento del futuro”.

    “Una catena interminabile di mondi, uno dietro l’altro. Un anello intorno al sole”

    “Persino lì, nel cuore della nazione, tra le fattorie e i piccoli villaggi e nei ristoranti sui bordi della strada, ribolliva l’odio. E questo, si disse, dava la misura della cultura edificata sulla Terra… Una cultura fondata sull’odio e su un orgoglio terribile e sul sospetto verso tutti coloro che non parlavano la stessa lingua, non mangiavano lo stesso cibo o non si vestivano allo stesso modo. Era una cultura meccanica e sghemba di macchine sferraglianti, un mondo tecnologico che poteva fornire comodità animalesche, ma non la giustizia umana e neppure la sicurezza. Era una cultura che aveva lavorato i metalli, manipolato l’atomo, domato le sostanze chimiche, e aveva costruito utensili e strumenti complicati e pericolosi. Aveva concentrato la propria attenzione sugli aspetti tecnologici, ignorando quelli sociologici, e così un uomo poteva premere un bottone e distruggere una città lontana senza neppure conoscere la vita e le abitudini e i pensieri e le speranze e le convinzioni delle persone che aveva ucciso.
    Sotto la superficie lucida si poteva udire il rombo minaccioso delle macchine, e gli ingranaggi e i pignoni, la cinghia di trasmissione, il generatore, senza il lievito della comprensione umana, erano le avanguardie del disastro.”

    “Ma anche se alcuni si aggrappavano ancora al sogno profumato, ve n’erano altri, quelli come George, gli «attivisti», disposti a battersi per la promessa che intuivano nella seconda terra, e ogni giorno sarebbero stati più numerosi quelli disposti a riconoscere la promessa e a lavorare per realizzarla.
    Avrebbero diffuso la buona novella e sarebbero fuggiti davanti alla polizia al suono delle sirene, e si sarebbero nascosti nelle cantine buie, per uscirne di nuovo quando la polizia se ne fosse andata.”

    “-Fanno sul serio, Ann-
    -Ma sono umani, Jay. Come noi-
    -Non come noi- disse Vickers.-Sono soltanto umani. Questo è il loro guaio. Essere umani, oggi, non è sufficiente-“