Tag: Mara Cagol

  • 17 Febbraio 1975

    Mara Cagol e Tonino Loris Paroli fanno gli ultimi sopralluoghi per l’evasione di Renato Curcio.

    I preparativi riguardano soprattutto il controllo degli orari di apertura e chiusura di un passaggio a livello che si dovrà attraversare durante la fuga. Sono rimasti in macchina per un’ora, parcheggiati lungo un viottolo di campagna, senza parlare, in sottofondo le canzoni di Bob Dylan suonate da un registratore portatile, mentre i pensieri di Pippo scorrazzavano dai compagni in galera alla famiglia abbandonata, fino alla paura di non rivedere più nessuno.

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  • 7 Settembre 1974

    Si riunisce il direttivo delle Brigate Rosse in un appartamento di Parma.

    Sabato 7 settembre nella base parmense Alberto Franceschini e Renato Curcio vengono raggiunti da Moretti (assente la Cagol, rimasta a Torino), e il vertice diventa una resa dei conti dello scontro interno divampato durante il sequestro Sossi: il “politico” Franceschini vuole che il “militarista” Moretti esca dall’esecutivo BR per il bene dell’organizzazione; a sorpresa, un autocritico e remissivo Moretti si dice d’accordo.

    Al termine della riunione, Curcio informa Franceschini del suo appuntamento con Girotto, l’indomani a Pinerolo, e gli chiede di accompagnarlo.

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  • 25 Aprile 1971

    Alberto Franceschini, Renato Curcio e Mara Cagol partecipano alla Festa di Liberazione sulle montagne della Val di Sesia.

    Partecipano alla grande festa partigiana che si svolgeva ogni anno proprio sull’aia del casolare dove, durante la guerra di Liberazione, era insediato il comando della Brigata Garibaldi: un pranzo con 100- 150 persone, gli ex partigiani della Brigata Garibaldi comandata da Francesco Moranino.

    Su quelle montagne e in quel casolare si addestrano a sparare i brigatisti, il casolare era isolato ma abbastanza vicino a un paese, Borgosesia, dove erano tutti comunisti e i brigatisti godevano di una cintura di protezione, tanto che durante un’esercitazione con armi da fuoco, Mara Cagol ferì per sbaglio Franceschini e un compagno partigiano lo accompagnò presso il medico condotto del paese, il quale lo curò senza chiedere alcuna spiegazione.

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