Recensione di Dentro l’acqua, il secondo romanzo di Paula Hawkins pubblicato in Italia da Piemme nel 2017.
La ragazza del treno è stato un capolavoro assoluto, e il secondo romanzo di Paula Hawkins andava letto per forza.
Tutta la vicenda di questo romanzo è ambientata nella campagna inglese nel paesino di Beckford, tagliato dall’omonimo fiume. E il paese e il fiume sono storicamente legati, perché nel fiume, in una particolare ansa, durante i secoli molte donne hanno trovato la morte; prima le streghe, che venivano sottoposte ad un pericoloso riti iniziatico, poi le donne che nessuno voleva che ci si sono suicidate.
Quando a morire apparentemente per suicidio è Nel Abbott però qualche dubbio sorge: Nel stava scrivendo un libro sulla storia delle donne morte nel fiume, e molti in paese sono preoccupati che vicende torbide come il letto fangoso del fiume tornino a galla.
A indagare sulla vicenda sono la sorella Julia, la figlia Lena e il poliziotto Sean che cercano la verità per motivi tutti diversi.
Dentro l’acqua non è all’altezza de La ragazza del treno: manca quella perfezione e quella quadratura che hanno reso il suo primo romanzo un capolavoro assoluto.
Ciò non toglie che il romanzo sia molto piacevole da leggere: la scelta della struttura narrativa con ogni capitolo dedicato al punto di vista di un personaggio all’inizio è un po’ confusionaria, ma arrivati a padroneggiare le diverse personalità la narrazione scorre veloce e senza intoppi.
La scrittura è ottima e c’è da segnalare una cosa interessante: al centro della vicenda compaiono nuovamente le donne con maltrattamenti, violenze e femminismo; di questi temi non ce n’è ancora abbastanza nella letteratura del ventunesimo secolo.
Citazioni da “Dentro l’acqua”
“Mi sfugge ciò che vorrei trattenere, invece quello che voglio dimenticare riaffiora di continuo”
