Categoria: Music 4 your Soul

  • Un cuore esploso in Piazza Loggia

    Un cuore esploso in Piazza Loggia

    Brescia è una città strana, e il mantra che si ripete è duplice: prega e lavora, prega e lavora, prega e lavora.

    Su questo mantra si è sviluppata la cavalcata della Lega. Anche in questo periodo dove il lavoro è in calo, dove le fabbriche chiudono e i lavoratori si ritrovano per strada senza un posto dove dormire. Una città che in nome del decoro blinda la stazione per non permettere ai senza tetto di dormirci dentro nelle fredde serate d’inverno, e nello stesso nome non dà soluzioni abitative a chi non ha più una casa.

    Una città divisa tra la fede e la ragione, talmente divisa che anche i suoi idoli sono diversi secondo religione e laicità: in Piazza Loggia da una parte c’è la Lodoiga, che storicamente ascolta le proteste e le richieste dei cattolici; dall’altra i Macc de le Ure, che ascoltano invece chi religioso non è.

    Una città strana, dove chiamiamo termovalorizzatore un inceneritore che arricchisce il comune a spese della salute dei suoi cittadini, illudendoli che in cambio abbiano anche il riscaldamento gratis, quando invece d’inverno a pompare aria calda ci pensa la centrale a carbone di fronte.

    Brescia è bipolare: da una parte il Bigio, simbolo fascista, dall’altra Arnaldo, frate eretico anticlericale. Una città che calcisticamente rincorre le glorie passate di una seria A sempre più lontana, con una tifoseria anch’essa divisa: destra (o estrema destra) in curva nord, sinistra in gradinata.

    Brescia è una città divisa, con due anime forti e totalmente contrapposte: ne è l’esempio il comizio di Berlusconi a sostegno della candidatura a sindaco di Paroli l’11 Maggio 2013.

    Perché a Brescia la gente scende ancora in Piazza e storicamente ha un centro sociale e una Radio Antagonista che hanno sempre dato voce e sostegno alle proteste cittadine. Come per la manifestazione della Rete Antinocività Bresciana nel 2011 o per Basta Veleni nel 2016, perché Brescia ha un enorme problema di inquinamento, che spesso si cerca di nascondere, come polvere sotto il tappeto. Acqua con il Cromo, il PCB nelle roggie, una qualità dell’aria che detiene record negativi anche a livello europeo.

    Brescia scende in piazza ma continua ad essere anche conservatrice e cattolica: i giornali cittadini sono di proprietà della curia, questa città prega talmente tanto che ha due duomi uno accanto all’altro.

    Brescia è divisa: Piazza Vittoria, fascista, e Piazza Loggia, antifascista.
    Brescia è antifa, alle casette in Via Gatti. Brescia è borghese, nelle vasche in Corso Zanardelli.
    È divisa anche nell’alcolismo culturale che l’ha cresciuta: da una parte il Carmine, dall’altra Piazza Arnaldo.

    Brescia è divisa perché ferita. Più delle forge che spandono diossina nell’aria, più del PCB diffuso in buona parte del sottosuolo cittadino…

    Brescia è divisa perché fascista, orfana triste di un cuore esploso in Piazza Loggia il 28 Maggio 1974.

  • Ain’t no sunshine

    Ain’t no sunshine

    ain't no sunshine

    Ain’t No Sunshine è un brano scritto ed interpretato da Bill Withers, estratto come primo singolo dal suo album d’esorido Just as I Am e prodotto da Booker T. Jones.

    Partecipano Donald Dunn al basso e Al Jackson Jr. alla batteria. Il singolo fu pubblicato nel settembre 1971, e ottenne un notevole successo, giungendo alla sesta posizione della U.S. R&B ed alla terza della Billboard Hot 100.

    Nel 1971, l’allora trentunenne Bill Withers aveva intenzione di scrivere versi anche per la parte del brano in cui ripete la frase “I know” ventisei volte, ma altri musicisti lo dissuaderono e gli consigliarono di lasciare il brano così com’era.
    Ain’t No Sunshine fu originariamente pubblicata come lato B di Harlem, ma i disc jockeys considerarono Ain’t No Sunshine il brano principale del singolo, e lo fecero diventare un enorme successo. Nella classifica delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi stilata dalla rivista Rolling Stone, è la 280esima. La canzone vinse il Grammy per la miglior canzone R&B nel 1972.

    Testo di “Ain’t no sunshine”

    “Ain’t no sunshine when she’s gone
    it’s not warm when she’s away
    ain’t no sunshine when she’s gone
    and she’s always gone too long
    anytime she goes away.

    Wonder this time where she’s gone
    wonder if she’s gone to stay
    ain’t no sunshine when she’s gone
    and this house just ain’t no home
    anytime she goes away.

    And I know, I know, I know, I know, I know I know, I know, I know, I know, I know, I know I know, I know, I know, I know, I know, I know I know, I know, I know, I know, I know, I know I know, I know, I know

    Hey, I ought to leave the young thing alone
    but ain’t no sunshine when she’s gone
    ain’t no sunshine when she’s gone
    only darkness everyday
    ain’t no sunshine when she’s gone
    and this house just ain’t no home
    anytime she goes away…”.

    La canzone vanta un numero imprecisato di cover (Wikipedia ne cita più di un centinaio).

    Eccole tutte, una dopo l’altra:

  • Italia d’oro

    Italia d’oro

    italia d'oro

    Vedo Pierangelo Bertoli a quel Sanremo del 1992. Solo in mezzo al palco, seduto sulla sua sedia a rotelle su cui è confinato fin dall’età di tre anni dalla polio mentre guarda il pubblico, curioso di sapere cosa avrebbero pensato di quella esibizione. Il direttore alla sua destra fa partire l’orchestra RAI, composta per lo più da violini, alla sua sinistra il fisarmonicista. Lui impugna il ferro della sua sedia, lo stringe e chiude gli occhi.

    Racconteranno che adesso è più facile, che la giustizia si rafforzerà. Che la ragione “Servire il più forte” è un calcio in culo all’umanità

    Inspira forte, le spalle si scuotono all’indietro. Ogni presa di fiato è un passo coraggioso verso la denuncia della morte della Prima Repubblica. Il direttore artistico Adriano Aragozzini non sa come inquadrarlo, così in basso rispetto a tutto quello che lo circonda. E allora sono primi piani a non finire, a immortalare la faccia sofferente della verità.

    Mani Pulite era scattata 9 giorni prima, il 17 Febbraio, anche se ancora non si chiamava così. Antonio Di Pietro aveva chiesto ed ottenuto il mandato di cattura per Mario Chiesa, colto in flagrante mentre intascava una tangente dall’imprenditore Luca Magni.

    E’ sbalorditivo che Pierangelo Bertoli già descrivesse la situazione politica con quella chiarezza visionaria, con quella forza profetica. Mi viene in mente Pasolini, quando nell’articolo di Scritti Corsari afferma che

    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

    Sicuramente quest’uomo di Sassuolo, cantautore, dal corpo modellato dalla malattia, è un intellettuale. Uno scrittore. Un artista.

    Era la morte della prima repubblica, il requiem, il canto del cigno. E c’era tutto, la corruzione, la crisi economica, la povertà, le bombe della mafia che avrebbero stroncato Falcone e Borsellino restando impuniti.

    Sono contento che Pierangelo Bertoli sia morto, oggi. Che sia stato deluso solo per i primi due governi di Berlusconi. Perché la sua speranza era di “stare ancora tra gli uomini”, che “l’ignoranza non la spuntasse”. Che “avremmo smesso di essere complici”. E invece la soluzione che il popolo italiano, democraticamente, ha opposto a Mani Pulite, è stata di eleggere Silvio Berlusconi praticamente per vent’anni. Quanta delusione. L’Italia d’oro frutto del lavoro e cinta dall’alloro è stata stuprata più volte da questa vecchia vivandiera, come in uno strapon suicida, con il tricolore infilato in gola per non farla urlare. In modo che nessuno sentisse, che nessuno intervenisse. Che nemmeno se ne accorgesse.

    Siamo rimasti noi, a dimenticarci la profezia di Bertoli. Che parlava di bombe, di omicidi. Di stragi di Stato. E non è cambiato un cazzo, le cose sono pure peggiorate. Qui il potere detta le regole, la voce della libertà è talmente sepolta che chi alza la voce ed esprime un’opinione è un violento, come chi scende in piazza, come chi manifesta pacificamente.
    Qui continuano a parlarci di lacrime, dei risultati di una povertà che hanno causato loro e che noi dobbiamo continuare a pagare in eterno, finché abbiamo vita, per permettere loro di abbuffarsi alla tavola che poggia sulle nostre schiene, a sporcarsi di sugo impeccabili doppipetto, a rigurgitare bava come su un triclinio romano.

    Vedo Pierangelo continuare a cantare, sempre più sudato, sempre più convinto, fino alla speranza finale. Lo vedo dirci

    Sopra le strade viaggiate dai deboli la nostra guerra non si spegnerà

    Hai ragione, fratello. Qualunque cosa accada la nostra guerra continua. Che sia quella ideale di creare un mondo migliore oppure quella più immediata di continuare a sopravvivere. Non molleremo, nonostante tutto, nonostante questa Italia Nera, nonostante l’ennesima stagione di tangenti, dei boss tutti liberi, di una bomba o un proiettile di Stato scoppiato in una qualsiasi città, come 12 anni fa a Genova.

    Anche io spero di stare fra gli uomini, quando smetteremo di essere complici. Quando sconfiggeremo l’ignoranza. Quando mi sveglierò e dalla finestra vedrò le fiamme di una rivolta. Quando cambieremo davvero chi deciderà, quando saremo noi, senza più ignoranza, a decidere.

    E cammineremo per le strade come dipinti da Giuseppe Pellizza da Volpedo, e forse saremo la Quarta Repubblica e non il Quarto Stato, a cantare

    Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa… Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa…

    Fratello, quando hai smesso di cantare sul palco dell’Ariston, il pubblico sarebbe dovuto rimanere 1 secondo e mezzo in silenzio e poi esplodere in una standing ovation da 10 minuti. Ma si sa. Gli italiani non amano i grandi Italiani.

    Italia d’oro
    Pierangelo Bertoli

    Testo de “L’Italia d’oro”

    Racconteranno che adesso è più facile
    che la giustizia si rafforzerà
    che la ragione “servire il più forte”
    è un calcio in culo all’umanità
    Ditemi ora se tutto è mutevole
    se il criminale fu chi assassinò
    poi l’interesse così prepotente che conta solo chi più sterminò
    Romba il potere che detta le regole
    cade la voce della libertà
    mentre sui conti dei lupi economici
    non resta il sangue di chi pagherà
    Italia d’oro frutto del lavoro cinta dall’alloro
    trovati una scusa tu se lo puoi
    Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
    mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
    tanto non paghi mai
    Tutto si perde in un suono di missili
    mentre altri spari risuonano già
    sopra alle strade viaggiate dai deboli
    la nostra guerra non si spegnerà
    E torneranno a parlarci di lacrime dei risultati della povertà
    delle tangenti e dei boss tutti liberi
    di un’altra bomba scoppiata in città
    Spero soltanto di stare tra gli uomini
    che l’ignoranza non la spunterà
    che smetteremo di essere complici
    che cambieremo chi deciderà
    Italia d’oro frutto del lavoro cinta dall’alloro
    trovati una scusa tu se lo puoi
    Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
    mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
    tanto non paghi mai
    Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta
    dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa
    Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta
    dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa

     

  • Non siete Stato voi

    Non siete Stato voi

    Caparezza ha scritto questo pezzo da annali della musica Italiana.

    C’è questo ritmo incalzante, quasi da marcia militare, ma di un esercito rivoluzionario, che si è rotto i coglioni di farsi prendere per il culo da questo stato che ha smesso da tempo di meritarsi la lettera maiuscola.

    C’è un testo perfetto, con la ripetizione di quel “Non siete stato voi”, con un ritmo in crescendo, ogni strofa fino al ritornello.

    Quel “Non siete stato voi” che alla fine dell’ultima strofa si trasforma in “Non sono stato io”,  perché a parlare sono quei politici che cercano di discolparsi di fronte alla giustizia, quelli che “La legge è uguale quasi per tutti”.

    E allora nel ritornello c’è l’ambiguità del “Non sono stato io”, come non ammissione di colpa… Che si trasforma nel peccato ancora più grande, per un rappresentante delle istituzioni: “Non sono Stato… Io”

    Il video è stato fatto per aforismidiunpazzo.org da Linea di Confine TV.

    Testo di “Non siete Stato voi”

    Non siete Stato voi che parlate di libertà
    come si parla di una notte brava dentro
    i lupanari.
    Non siete Stato voi che
    trascinate la nazione dentro il buio
    ma vi divertite a fare i luminari.
    Non
    siete Stato voi che siete uomini di
    polso forse perché circondati da una
    manica di idioti.
    Non siete Stato voi
    che sventolate il tricolore come in
    curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
    Non
    siete Stato voi né il vostro parlamento
    di idolatri pronti a tutto per ricevere
    un’udienza.
    Non siete Stato voi che
    comprate voti con la propaganda ma
    non ne pagate mai la conseguenza.
    Non
    siete Stato voi che stringete tra le
    dita il rosario dei sondaggi sperando
    che vi rinfranchi.
    Non siete Stato
    voi che risolvete il dramma dei disoccupati
    andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
    Non
    siete Stato voi. Non siete Stato, voi.

    Non
    siete Stato voi, uomini boia con la
    divisa che ammazzate di percosse i
    detenuti.
    Non siete Stato voi con gli
    anfibi sulle facce disarmate prese
    a calci come sacchi di rifiuti.
    Non
    siete Stato voi che mandate i vostri
    figli al fronte come una carogna da
    una iena che la spolpa.
    Non siete Stato
    voi che rimboccate le bandiere sulle
    bare per addormentare ogni senso di
    colpa.
    Non siete Stato voi maledetti
    forcaioli impreparati, sempre in cerca
    di un nemico per la lotta.
    Non siete
    Stato voi che brucereste come streghe
    gli immigrati salvo venerare quello
    nella grotta.
    Non siete Stato voi col
    busto del duce sugli scrittoi e la
    costituzione sotto i piedi.
    Non siete
    Stato voi che meritereste d’essere
    estripati come la malerba dalle vostre
    sedi.
    Non siete Stato voi. Non siete
    Stato, voi.

    Non siete Stato voi che
    brindate con il sangue di chi tenta
    di far luce sulle vostre vite oscure.
    Non
    siete Stato voi che vorreste dare voce
    a quotidiani di partito muti come sepolture.
    Non
    siete Stato voi che fate leggi su misura
    come un paio di mutande a seconda dei
    genitali.
    Non siete Stato voi che trattate
    chi vi critica come un randagio a cui
    tagliare le corde vocali.
    Non siete
    Stato voi, servi, che avete noleggiato
    costumi da sovrani con soldi immeritati,
    siete
    voi confratelli di una loggia che poggia
    sul valore dei privilegiati
    come voi
    che i mafiosi li chiamate eroi e che
    il corrotto lo chiamate pio
    e ciascuno
    di voi, implicato in ogni sorta di
    reato fissa il magistrato e poi giura
    su Dio:
    “Non sono stato io”.

  • M4YS | La canzone del Maggio

    M4YS | La canzone del Maggio

    Molti non sanno che “La canzone del Maggio” di Fabrizio De Andrè pubblicata sull’album “Storia di un impiegato” non è stata la prima versione del brano.
    Ne esiste un’altra, censurata, molto più simile all’originale francese sul Maggio del ’68.
    A voi l’ardua sentenza: quale la migliore?

    Testo Censurato:

    Anche se il nostro maggio
    ha fatto a meno del vostro coraggio
    se la paura di guardare
    vi ha fatto guardare in terra
    se avete deciso in fretta
    che non era la vostra guerra
    voi non avete fermato il tempo
    gli avete fatto perdere tempo.

    E se vi siete detti
    non sta succedendo niente,
    le fabbriche riapriranno,
    arresteranno qualche studente
    convinti che fosse un gioco
    a cui avremmo giocato poco
    voi siete stato lo strumento
    per farci perdere un sacco di tempo.

    Se avete lasciato fare
    ai professionisti dei manganelli
    per liberarvi di noi canaglie
    di noi teppisti di noi ribelli
    lasciandoci in buonafede
    sanguinare sui marciapiedi
    anche se ora ve ne fregate,
    voi quella notte voi c’eravate.

    E se nei vostri quartieri
    tutto è rimasto come ieri,
    se sono rimasti a posto
    perfino i sassi nei vostri viali
    se avete preso per buone
    le “verità” dei vostri giornali
    non vi è rimasto nessun argomento
    per farci ancora perdere tempo.

    Lo conosciamo bene
    il vostro finto progresso
    il vostro comandamento
    “Ama il consumo come te stesso”
    e se voi lo avete osservato
    fino ad assolvere chi ci ha sparato
    verremo ancora alle vostre porte
    e grideremo ancora più forte
    voi non potete fermare il tempo
    gli fate solo perdere tempo.

  • M4YS | Labbra blu

    M4YS | Labbra blu

    “C’e’ un grande salto in fondo al cuore: prima deserto, adesso un’oasi.. Via i cancelli per favore, che non mi servono più. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano carro che non vuol cadere nella stupidità…”

    Una testo fantastico dei Diaframma in questo “Labbra Blu“, una vera e propria poesia già da pelle d’oca nella versione originale.
    Se poi ci mettiamo la voce da brivido di Cristina Donà, e una musica che la valorizza al massimo, avete un capolavoro perfetto.

    Da ascoltare in loop al buio, urlando a squarciagola la fine fino a che la pelle non cerca di strapparsi dalle braccia e dal fondo della schiena.

  • M4YS | Tex

    M4YS | Tex

    “Non voglio più amici… E voglio solo nemici… Non voglio più amici… E voglio solo nemici… Mi bastan le vostre bugie… Bugie… Bugie…”

  • M4YS | Where the wild roses grow

    M4YS | Where the wild roses grow

    “…On the last day I took her where the wild roses grow/ And she lay on the bank, the wind light as a thief/ And I kissed her goodbye, said, “All beauty must die”/ And lent down and planted a rose between her teeth”

  • M4YS | Viva l’Italia

    M4YS | Viva l’Italia

    ‎”Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre, l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre, l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l’Italia, l’Italia che resiste.”

  • M4YS | The limit to your love

    M4YS | The limit to your love

    ‎”Because there is no limit, There’s no limit, No limit no limit no limit, Limit to my love…”