Categoria: Radici

Insieme delle recensioni dei libri che ho letto e che sono tuttora presenti nella mia libreria virtuale. Perch

  • Novecento

    Novecento

    Novecento è un romanzo di Alessandro Baricco pubblicato da Feltrinelli nel 1994.

    Informazioni su ‘Novecento’
    Titolo: Novecento
    Autore: Alessandro Baricco
    ISBN: 9788807813023
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 1994-10-13
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 64
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    novecentoQuando si legge un libro di quaranta pagine in venti minuti solitamente lo si considera un racconto breve. Quasi mai lascia il segno.

    Ma se quello stesso racconto è stato trasposto sul grande schermo da Tornatore per farne un film di 165 minuti, forse c’è qualcosa di anomalo.

    Il protagonista della via di mezzo tra “una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce” è Danny Boodman T.D. Lemon Novecento: abbandonato dopo pochi giorni dalla nascita sul transatlantico Virginian, viene adottato da un macchinista che gli farà da padre fino alla morte, quando Novecento ha 8 anni. Da quel momento comincia a suonare il pianoforte, senza che nessuno gliel’abbia mai insegnato, e diventa talmente bravo da diventare famoso anche sulla terraferma.

    Ma Danny Boodman T.D. Lemon Novecento ha un segreto: suona le emozioni delle persone che salgono sul Virginian, le fa sue, le rielabora, le vive, senza avere il bisogno di scendere mai dalla nave per costruirsi una vita…

    Citazioni da “Novecento”

    Suonavamo perché l’Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio. E suonavamo il ragtime, perché è la musica su cui Dio balla, quando nessuno lo vede

    A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno li attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sera, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, ok, verso le sei, facciamo le sei meno un quarto, d’accordo, allora buona notte, notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. E’ una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ne esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio.

    Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu/Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi/ Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e che quella tastiera è infinita/ Se quella tastiera è infinita, allora/ Su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Tu sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio/ Cristo, ma le vedevi le strade?/ Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una/ A scegliere una donna/ Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire/ Tutto quel mondo/ Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce/ E quanto ce n’è/ Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla?

  • Il lato umano

    Il lato umano

    Il lato umano è un libro con le citazioni più famose di Albert Einstein, raccolte e pubblicate da Einaudi in Italia in questa edizione del 2005.

    Informazioni su ‘Il lato umano’
    Titolo: Il lato umano
    Autore: Albert Einstein
    ISBN: 9788806041922
    Genere: Biografia
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 1997-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 114
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    il lato umanoUn libro che si intitola “Il lato umano” e sembra essere stato scritto da Albert Einstein? Incuriosisce, anzi, a dire la verità è quasi irresistibile.
    Einstein è una figura affascinante, un archetipo del genio dell’uomo moderno. E leggere della sua vita nei giorni in cui la relatività ristretta è stata scoperta inesatta è conturbante.

    Il libro non è stato scritto da Albert Einstein, e questa è la prima delusione. Sono solo pagine di diario, stralci di lettere e articoli contestualizzati da Helen Dukas e Banesh Hoffman.

    La seconda delusione è che non ha nè capo nè coda, va cronologicamente a sbalzi, non ha un filo logico. Le citazioni non sono nemmeno divise per argomenti, vengono lanciate nella mischia con tre righe di spiegazione.

    E pretenderebbero di svelare il lato umano di Einstein.

    Citazioni da “Il lato umano”

    “Il nazionalismo è una malattia infantile: è il morbillo della razza umana”

    “Non inorgoglitevi per i pochi grandi uomini che nel corso dei secoli sono nati nella vostra terra – il merito non è vostro. Pensate piuttosto al modo in cui li avete trattati durante la loro vita e come avete seguito i loro insegnamenti”

    “E’ veramente un enigma per me che cosa induce la gente a prendere il proprio lavoro con tanta maledetta serietà. Per chi? Per se stessi? Tutti quanti dobbiamo ben presto andarcene. Per i contemporanei? Per i posteri? No, rimane sempre un enigma”

    “Gli animi più alti e più nobili sono sempre e necessariamente soli, e che perciò possono respirare la purezza della propria atmosfera”

  • Factotum

    Factotum

    Factotum è un romanzo di Charles Bukowski pubblicato da TEA in questa edizione nel 2008.

    Informazioni su ‘Factotum’
    Titolo: Factotum
    Autore: Charles Bukowski
    ISBN: 9788850215751
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: TEA
    Data di pubblicazione: 2008-09-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 156
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    factotumBukowski è sempre irrecensibile. Forse per questo ha avuto così poco successo, all’inizio. Nessuno sapeva bene come fare.
    Paragonato spesso ad Henry Miller, soprattutto con questo romanzo, Bukowski assimila quello che può dal maestro (quando i protagonisti delle sue storie stanno leggendo stanno sempre leggendo Miller), e lo estremizza.

    Factotum parla fondamentalmente dei lavori svolti da Hank Chinaski in un periodo indefinito della sua vita. Di come li prendesse, lavori che nessuno voleva, mal retribuiti e sempre essendo sfruttati, e di come li perdesse dopo qualche giorno, sempre troppo ubriaco o disilluso per tenerseli.
    E come in molti libri di Bukowski non ha un finale, la storia finisce per troncamento. Ovviamente con una frase breve, sconvolgente, imbarazzante.

    Citazioni da “Factotum”

    “Per ogni Giovanna d’Arco c’è un Hitler appollaiato all’altra estremità dell’altalena”

    “Certo, non ero molto ambizioso, ma doveva esserci un posto per la gente priva di ambizione, un posto un po’ migliore di quello che gli si riservava di solito, voglio dire. Come cazzo si poteva pensare che fosse divertente svegliarsi alle sei e mezzo con la suoneria, saltar giù dal letto, vestirsi, ingoiare qualcosa di malavoglia, cacare, pisciare, spazzolarsi denti e capelli e buttarsi nel traffico per arrivare in un posto dove essenzialmente si facevano un sacco di soldi per qualcun altro e essere anche grati a chi ti dava la possibilità di farlo?”

    “L’inferno ribolle di risate”

    “La vita mi faceva sempre orrore,. Ero terrorizzato da quello che bisognava fare solo per mangiare, dormire e mettersi addosso qualche straccio. Così restavo a letto a bere. Quando bevi, il mondo è sempre la fuori che ti aspetta, ma per un pò almeno non ti prende alla gola”

  • Gli occhi del drago

    Gli occhi del drago

    Gli occhi del drago è un romanzo di Stephen King pubblicato da Sperling & Kupfer nel 1993.

    Informazioni su ‘Gli occhi del drago’
    Titolo: Gli occhi del drago
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788878243095
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 1993-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 380
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    Gli occhi del drago | Stephen KingScritto nel 1984 da un giovane King, è uno dei suoi libri più atipici. Dedicato a sua figlia Naomi (che da il nome anche a uno dei personaggi) è lei la causa della peculiarità di questo libro. Non avendo l’età sufficiente per leggere i libri del padre, scrive questa storia che sta a metà tra il fantasy e la fiaba.
    Leggere un incipit di King che comincia con “C’era una volta” è sempre sconvolgente…

    Nel regno di Delain, il vecchio Re Roland cerca di governare il paese come meglio può. Non è un grande re, ma non è nemmeno un re folle. Ha un mago di corte che lo consiglia di nome Flagg, un essere malvagio che cerca di portare alla distruzione il regno pacifico e florido del re che sta servendo. Re Roland ha due figli: Peter, bello, intelligente e giusto, destinato ad essere un grande re; e Thomas, molto più simile al padre, insicuro e geloso del fratello maggiore.
    Il male incombe, Flagg trama per far precipitare Delain nell’anarchia e sembra riuscirci, uccidendo re Roland e facendo ricadere la colpa dell’assassinio su Peter…

    Se siete appassionati di King e della saga della Torre Nera non vi saranno sfuggite le analogie… Secondo King, infatti, il regno di Delain si trova nell’Entro-Mondo dell’universo dell’Ultimo Cavaliere. Lo stesso obelisco dove Peter verrà rinchiuso è un obelisco di centro metri posto all’interno di una piazza. Il re si chiama Roland. E il mago Flagg? Stesso nome dell’Uomo che Cammina ne l’Ombra dello Scorpione, è sempre lui: Walter O’Dim, Randall Flagg, la nemesi del Pistolero.

    Citazioni da “Gli occhi del drago”

    “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”

    “Una delle caratteristiche più belle di una storia è come vola il tempo quando non accade niente di significativo. Il tempo reale non è mai così, e probabilmente è un bene”

  • Recensione di Deus Irae di Philip K. Dick e Roger Zelazny

    Recensione di Deus Irae di Philip K. Dick e Roger Zelazny

    Deus Irae è un romanzo scritto da Philip K. Dick e Roger Zelazny pubblicato da Fanucci nel 2001.

    Informazioni su ‘Deus irae’
    Titolo: Deus irae
    Autore: Philip K. Dick e Roger Zelazny
    ISBN: 9788834708309
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2001-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 250
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    deus iraeE’ finita la Terza Guerra Mondiale, una guerra fatta di Armi di Distruzione di Massa, lasciando la Terra a pezzi. Rimangono poche comunicazioni tra una comunità e l’altra, comunità perlopiù composte da semi-uomini deformati dalle radiazioni. La religione Cristiana è in decadenza, messa in ombra dal nuovo culto del Deus Irae, il Dio dell’Ira.

    Il Dio dell’Ira, come per i Cristiani, è Carlton Lufteufel, eletto a divinità per aver ordinato, da presidente, di distruggere il mondo con le armi atomiche.

    In questo mondo Tibor McMasters, un inc (incompleto) fa l’affrescatore per la locale chiesa dei Servi dell’Ira dipingendo con arti meccanici non avendo braccia e gambe in seguito alle radiazioni; gli viene commissionato l’incarico di eseguire un affresco che raffiguri il Dio dell’Ira: lo mandano nel mondo che rimane a cercarne una raffigurazione.

    Tibor non sa, ma si ritroverà a prendere da modello Carlton Lufteufel in carne ed ossa, ancora vivo e impazzito.

    Un libro piacevole, ma privo delle illuminazioni del resto della produzione di Dick.
    I personaggi, ad eccezione forse del protagonista, sono delineati grossolanamente, e il tema della ricerca è affrontato in maniera troppo banale per essere stato scritto dal dio della fantascienza.

    Citazioni da “Deus irae”

    “Ho viaggiato molto, ho visto il mondo, sia prima che dopo. Ho vissuto i giorni della distruzione. Ho visto le città morire, le campagne avvizzire. Ho visto il pallore abbattersi sulla terra. C’era ancora una certa bellezza, a quei tempi, sai. Le città erano frenetiche e sudice, ma in certi momenti, di solito all’arrivo e alla partenza, quando le guardavi di notte, tutte illuminate, da un aereo, in un cielo sereno… per quell’istante potevi quasi evocare una visione di Sant’Agostino. Urbi et orbi, forse, per quell’istante. E quando ti allontanavi dalle città, in una bella giornata, c’era tanto verde e tanto marrone, spruzzati di tutti gli altri colori, acque che scorrevano limpide, aria dolce… Ma poi venne quel giorno. L’ira discese. Peccato, colpa e punizione? Le psicosi maniacali delle entità che chiamavamo stati, istituzioni, sistemi… le potenze, i troni, le dominazioni… le cose che continuamente si mescolano all’umanità e dall’umanità emergono? La nostra tenebra, esteriorizzata e visibile? Comunque fosse, era stato raggiunto il punto critico. Discese l’ira. Il bene, il male, la bellezza, la tenebra, la città, la campagna… Il mondo intero, tutto si rispecchiò per un istante sulla spada levata.”

    “Siamo viandanti stranieri, qui, infelici e stanchi, e aspiriamo a ritornare alla nostra terra”

    “E’ questo che siamo diventati dopo la guerra, si disse. I nostri orizzonti si sono ristretti: la nostra visione del mondo è rimpicciolita. Siamo come vecchie signore, che raspano nella polvere con le dita deformate dai reumatismi”