L’Italia affonda, e questo non è una novità. Nemmeno paragonarla al Titanic lo è, per la verità. Non mi illudo di essere originale, ma il paragone (con il film di James Cameron, più che con la storia vera) calza davvero a pennello. Perché quest’Italia, che dal dopoguerra doveva essere questa enorme economia inaffondabile, basata sulla cultura, il turismo e la grande inventiva e imprenditoria dei nostri progenitori, ha qualche falla di cui nessuno sembrava essersi accorto. Finché l’iceberg di questa crisi finanziaria (sono l’unico che vede in questa crisi la Crisi con la “C” maiuscola? Quella che definisce che il Capitalismo e il Neoliberismo hanno davvero i giorni contati?) non è entrata in collisione con il transatlantico Italia. E l’Italia ha scoperto che le camere stagne che avrebbero dovuto salvarla (leggi Imprese, Stato, Politica, Servizi Sociali, Economia) non hanno tenuto e continuano ad imbarcare acqua. Inesorabilmente, fino alla rottura finale.
Tag: alcide de gasperi
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15 Aprile 1978
Viene trovato il Comunicato n°6 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro.
Il comunicato viene nuovamente annunciato per mezzo di una telefonata alla redazione de “La Repubblica”, e ritrovato in un cestino dei rifiuti in Via dell’Annunciata a Milano.
Le Brigate Rosse annunciano che «l’interrogatorio al prigioniero è terminato». Segue una sbalorditiva precisazione: «Non ci sono segreti che riguardano la DC… che siano sconosciuti ai proletari… Quali misteri ci possono essere del regime DC da De Gasperi a Moro che i proletari non abbiano già conosciuto e pagato con il loro sangue?… Non ci sono quindi clamorose rivelazioni da fare» – ma si tratta di una colossale menzogna: come emergerà molti anni dopo, Moro ha addirittura rivelato ai brigatisti l’esistenza della struttura paramilitare segreta “Stay Behind”, organizzata in Italia dalla Nato in funzione anticomunista. Come consapevoli della enormità dell’affermazione menzognera appena fatta, le Br nel prosieguo del comunicato si affrettano a rassicurare: «Comunque… tutto sarà reso noto al popolo… Le informazioni in nostro possesso verranno diffuse attraverso la stampa e i mezzi di divulgazione clandestini delle Organizzazioni Combattenti, e soprattutto verranno utilizzate per proseguire con altre battaglie il processo al regime e allo Stato». E un’altra menzogna plateale, perché niente di quanto è emerso dagli interrogatori di Moro e dai suoi scritti – ammissioni e rivelazioni gravi e anche gravissime – verrà reso pubblico dalle Br morettiane: come se, formalmente intenzionato a decapitare la DC e a destabilizzare lo Stato, il capo brigatista Moretti fosse in realtà impegnato a preservare l’una e l’altro con l’omertà. Del resto, il vero obiettivo del capo brigatista traspare dalle ultime parole del sesto comunicato: «Aldo Moro è colpevole e viene pertanto condannato a morte».
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18 Marzo 1978
Comunicato n°1 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro
La polizia perquisisce lo stabile di Via Gradoli 96, dove vive Mario MorettiIl comunicato viene trovato a Roma verso il mezzogiorno di Sabato, due giorni dopo il rapimento, sul tetto di un apparecchio per fototessere in un sottopassaggio in Largo Argentina da un giornalista del Messaggero, che era stato avvisato telefonicamente.
Il comunicato viene trovato in cinque copie in una busta arancione di formato commerciale, insieme ad una polaroid che ritrae Aldo Moro in maniche di camicia, seduto sotto una bandiera delle Brigate Rosse.
L’accusa che viene rivolta a Moro è di essere responsabile «dei programmi controrivoluzionari della borghesia imperialista».
Lo stesso sabato 18 marzo, di primo mattino, gli agenti del commissariato Flaminio Nuovo si recano in via Gradoli 96 per perquisire l’edificio: ispezionano tutti gli appartamenti, salvo l’interno 11, quello abitato dal capo brigatista Moretti (sotto la falsa identità di Mario Borghi) perché nessuno risponde al campanello.
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Testi
- Sergio Flamigni, La sfinge delle Brigate Rosse. Delitti, segreti e bugie del capo terrorista Mario Moretti.
- Gianluca Garelli e Augusto Cherchi, 55 Giorni Aldo Moro – Voci e carte dalla prigione
