Tag: Asinara

  • 9 Gennaio 1981

    Il PSI annuncia che il quotidiano socialista “Avanti!” pubblicherà il documento dei detenuti di Trani e Palmi come chiesto dalle Br.

    Mentre alla Camera il ministro della Giustizia giustifica la decisione di chiudere l’Asinara assunta dal governo, il Psi annuncia che il quotidiano socialista “Avanti!” pubblicherà il documento dei detenuti di Trani e Palmi come chiesto dalle Br.

    Il segretario comunista Enrico Berlinguer denuncia il cedimento dello Stato al ricatto brigatista: «Dal repentino e ostentato sgombero della sezione di massima sicurezza dell’Asinara, ai colloqui e alle riunioni tollerate e autorizzate nelle carceri di Trani e di Palmi, fino al mutismo sulla questione dell’atteggiamento della stampa: uno scempio della legalità unito alla abdicazione inaudita del governo».

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  • 26 Dicembre 1980

    Il governo Forlani conferma la già decisa chiusura dell’Asinara ma la annuncia «in tempi brevi».

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  • 15 Dicembre 1980

    Viene diffuso dalle Brigate Rosse il comunicato n°2 sul rapimento D’Urso.

    I terroristi affermano:

    «L’Asinara è il più infame dei campi speciali. È lo specchio fedele della barbarie imperialista. Esso rappresenta infatti il massimo della repressione e della disumana volontà di massacro di questo regime. Questo mostruoso luogo di tortura è il ricatto costante, la minaccia sempre presente, col quale sperano di piegare la lotta dei proletari prigionieri».

    Torna il clima del sequestro Moro. Nella totale inerzia dei servizi di sicurezza, le forze politiche sono duramente contrapposte: c’è chi ritiene che ai terroristi si debba rispondere con la fermezza rifiutando qualunque forma di trattativa (il PCI e il PLI), e chi invece sostiene la necessità “umanitaria” che lo Stato patteggi coi terroristi per salvare la vita del prigioniero e ottenerne la liberazione (il PSI e il Partito radicale).

    Stavolta la DC assume una ambigua posizione intermedia.

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  • 2 Ottobre 1979

    I brigatisti detenuti all’Asinara organizzano una feroce rivolta.

    A settembre viene arrestato Gallinari con in tasca una mappa dell’isola e dei chiari riferimenti all’evasione dei brigatisti detenuti. D conseguenza, nel carcere scatta una mastodontica perquisizione che coglie di sorpresa i brigatisti, che nel frattempo in preparazione della fuga avevano stivato armi all’interno del carcere.

    Da quel momento il clima in carcere cambia radicalmente: regime rigorosissimo, isolamento totale, nessuna
    attività in comune, silenzio assoluto degli agenti di custodia.

    La scoperta del piano di fuga dall’Asinara, seguito dal giro di vite all’interno del penitenziario, induce i brigatisti detenuti a una disperata ribellione collettiva. La rivolta scoppia il 2 ottobre, ed è particolarmente cruenta: si protrae per ore, e termina con la completa distruzione della sezione speciale di Fornelli.

    Poco dopo l’Amministrazione penitenziaria deciderà di procedere, gradualmente, alla chiusura del vecchio penitenziario devastato durante la rivolta.

    Ricorda Alfredo Bonavita:

    «Noi del gruppo storico (Curcio, Franceschini, Bonavita, Ferrari, Mantovani, Ognibene, Bassi, Bertolazzi, Basone, Parali, Isa, Lintra-mi) eravamo in una posizione di durissime critiche rispetto alla gestione dell’organizzazione nella quale prevaleva la linea militarista che veniva identificata nel Moretti. La critica divenne sempre più aspra fino ad acuirsi con il sequestro Moro e la gestione politica susseguente… Si creò un acceso dibattito nell’organizzazione tra i compagni più periferici che condividevano la linea di massa affermata dal gruppo storico, e le strutture di direzione dell’organizzazione che sostenevano una linea più militarizzata. La contraddizione più grossa esplose a Milano, dove i compagni delle Br costrinsero alle dimissioni altri compagni della direzione di colonna, probabilmente Moretti e Balzerani; li accusavano di aver falsificato la posizione dei compagni prigionieri… I compagni di Milano lamentavano anche che nella organizzazione c’era una gestione verticistica, nel senso che alcune persone avevano un potere enorme e lo gestivano senza alcuna democrazia»

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