Tag: Bruno Caccia

Sostituto procuratore generale a Torino, Bruno Caccia gode notevole stima fra i colleghi, fra i meno giovani, soprattutto. Gli avversari gli riconoscono una naturale disposizione alla lotta.

Nato a Torino il 16 Novembre 1917, fa studi classici e consegue la laurea in giurisprudenza con una tesi in diritto civile: «La lesione nei contratti». È il 1939, due anni dopo entra in magistratura, come sostituto procuratore.

L’istruttoria sul sequestro Sossi e, di conseguenza, sulle attività delle Brigate Rosse, gli viene affidata il 9 Maggio 1974.

È ermetico, non rilascia dichiarazioni, con i giornalisti ingaggia gare di velocità sotto i portici di Palazzo Ducale. «Correte, correte, tanto non vi dirò niente».

La mafia lo assassina mentre passeggia col cane sotto casa, in via Sommacampagna, ai piedi della collina torinese. È la sera di Domenica 26 Giugno 1983.

  • 25 Luglio 1975

    Bruno Caccia deposita la requisitoria per le attività delle Brigate Rosse.

    Bruno Caccia è il rappresentante della pubblica accusa.

    Nelle 332 pagine illustra le richieste di rinvio a giudizio per 32 imputati: Curcio, Franceschini, Ferrari, Buonavita, Bassi, Bertolazzi, Gallinari, Lazagna, Levati, Carnelutti, Micaletto, Galeotto, Leonetti, Sabatino, Muraca, Raffaele, Savino, Legoratto, Zaini, Carletti, Bolazzi, Peusch, Borgna, Caldi, Costa, Sartoretti, Rabozzi, De Ponti, Ognibene, Lintrani, Paroli, Morlacchi.

    Insieme alle certezze, il pubblico ministero esprime numerosi dubbi, considera la situazione «non matura» per altre 28 persone e, per costoro, richiede supplementi d’istruttoria. Gli interrogativi riguardano il gruppo del collettivo politico «La comune» di Lodi, tornato in evidenza, sottolineano glil inquirenti, con l’arresto di Maraschi, il gruppo redazionale di «Controinformazione»; stralciate anche le posizioni degli avvocati Di Giovanni e Stasi.

    «Dichiara non doversi procedere nei confronti di Cagol Margherita in Curcio perché i reati a lei ascritti sono estinti per la morte dell’imputata».

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  • 9 Ottobre 1974

    Enrico Levati e Giambattista Lazagna vengono arrestati, insieme a molti compagni della zona di Borgomanero. (altro…)

  • 27 Maggio 1974

    A Firenze viene arrestato il brigatista Paolo Maurizio Ferrari.

    Nel pomeriggio del 27 Maggio 1974, a Firenze, finisce nelle mani della polizia Paolo Maurizio Ferrari. Da anni conduce vita clandestina, è indiziato per i sequestri di Bruno Labate, sindacalista CISNAL, di Ettore Amerio, dirigente della FIAT e, naturalmente, di Mario Sossi; sulle spalle ha una serie di ordini e mandati di cattura. Un arresto casuale, affermano gli inquirenti. Ma, si dice in questura a Torino, per dare una mano alla fortuna sarebbero occorsi 25 milioni.

    Così il P.M. Caccia ricostruisce l’arresto:

    «Intorno alle 18, personale della questura di Firenze si ricava nella abitazione di tale Resi Rossella, che ospitava Odorizzi Lucia. Nella abitazione si trovava un uomo il quale, constatata la presenza degli agenti, prima di qualunque scambio di parole, si dava alla fuga attraverso alle scale e a un giardino, scavalcava un muretto e tentava di fuggire su una motocicletta; ma veniva arrestato ugualmente dagli agenti. Egli rifiutava di dare le proprie generalità, ma attraverso le impronte digitali veniva identificato in Paolo Maurizio Ferrari».

    Addosso al giovane gli agenti trovano un mazzo di chiavi. Parcheggiata sotto l’appartamento al Campo di Marte c’è una 128, la macchina usata dal Ferrari. Ha la targa falsa, in una tasca della portiera ci sono una patente intestata ad Aldo Vieri, con la foto del giovane, e una fotocopia del «comunicato n. 8» delle bierre sul sequestro Sossi. 

    Viene portato a Torino e interrogato dai magistrati Caccia e Caselli. 

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    27 Maggio 1974
    Paolo Maurizio Ferrari nella foto segnaletica scattata in questura e al momento dell’arresto.
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  • 17 Dicembre 1973 (?)

    Giovanna Legoratto e il marito Antonio Savino vengono arrestati alla FIAT Mirafiori. (altro…)