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  • Recensione di The game di Alessandro Baricco

    Recensione di The game di Alessandro Baricco

    The game è un saggio di Alessandro Baricco pubblicato da Einaudi nel 2018.

    Informazioni su ‘The game’
    Titolo: The game
    Autore: Alessandro Baricco
    ISBN: 9788806235550
    Genere: Saggio
    Casa Editrice: Einaudi Stile Libero
    Data di pubblicazione: 2018-10-02
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 324
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    The GameThe game è idealmente il seguito del saggio di Alessandro Baricco del 2006, ed è un libro che parla di internet e dei social network.

    Baricco pone l’inizio del mutamento della nostra civiltà nel rapporto tra uomo, tastiera e schermo in contrapposizione a quello precedente, figlio della civiltà medioevale: uomo, spada e cavallo. È da questo nuovo rapporto che nasce la civiltà di internet, quella che dal calciobalilla si evolve nel flipper e poi nel videogioco.

    Baricco ricostruisce in modo piacevole e accattivante la storia di internet a partire dagli albori fino ai giorni nostri… Anzi, cerca anche di dare una visione di quello che sarà il game di domani, in funzione di quello che è successo fino ad oggi.

    The game è un saggio molto interessante e veramente molto ricco di spunti di riflessione. Alla fine non si può essere soltanto i luddisti del “io non ho i social network perché sono il Male”, né degli zombie che non si fanno domande su come strumenti potenti hanno modificato drasticamente il nostro modo di vivere.

    Solo un paio di perplessità: The Game è un nome veramente brutto per definire il mondo di internet e dei social network, anche se è chiaro e logico il perché Baricco lo ha scelto in funzione delle sue argomentazioni; e poi l’autore è spesso troppo saccente, la sua ironia spesso finisce nell’autocelebrazione… Ma è sicuramente un libro da leggere.

    Perché porsi delle domande sui social network e su internet è l’unico modo per capire dove stiamo andando. E come.

    Citazioni da The Game di Alessandro Baricco

    “Non si capisce nulla della rivoluzione digitale se non si ricorda che i nonni di quelli che iniziarono avevano combattuto una guerra un cui milioni di uomini erano morti per difendere la fissità di un confine o nel tentativo di spostarlo di qualche chilometro, alle volte di qualche centinaio di metri. Pochi anni dopo, l’isolamento cieco delle élite, l’immobilismo culturale dei popoli e il ristagno piombato delle informazioni avevano portato i loro padri a vivere in un un mondo in cui si poteva fare Auschwitz senza che nessuno lo sapesse, e sganciare una bomba atomica senza che la riflessione sull’opportunità di farlo riguardasse più di una manciata di persone. Loro stessi, crescendo, erano andati a scuola, ogni mattina, in un mondo diviso in due da una cortina di ferro e inchiodato a sé stesso dal pericolo di un apocalisse nucleare, peraltro gestita in stanze inaccessibili da un’élite blindata nel suo isolamento di casta. Tutto questo non accadeva in un mondo ancora calato nella barbarie di una pre-civilizzazione, ma, al contrario, in un angolo di mondo, l’Occidente, in cui una civiltà apparentemente sublime tramandava da secoli l’arte di coltivare ideali e valori altissimi: la tragedia era che tutto quel disastro non sembrava tanto il risultato imprevisto di un passaggio a vuoto di quella civiltà, quanto il prodotto coerente e inevitabile dei suoi principî, della sua razionalità, del suo modo di stare al mondo.”

    “Era il paradossale patrimonio che una civiltà apparentemente raffinatissima stava per passare ai suoi eredi: il privilegio di una fine tragica.”

    “Il modo migliore per disfarsi di un sacerdote è mettere tutti in grado di compiere miracoli.”

    “Molte persone provano a cambiare la natura degli umani, ma è davvero una perdita di tempo. Non puoi cambiare la natura degli umani; quello che puoi fare è cambiare gli strumenti che usano, cambiare le tecniche. Allora, cambierai la civiltà.”

    “La distinzione tra profeti e coglioni è diventata visibile solo a occhi molto freddi e allenati.”

    “L’individualismo è sempre, per definizione, una postura contro: è sedimento di una ribellione, ha la pretesa di generare un’anomalia, rifiuta di camminare nel gregge e cammina in solitudine in controsenso. Ma quando milioni di persone si mettono a camminare in controsenso, qual è il senso giusto della strada?”

    “Senza il riverbero di un qualche infinito, qualsiasi realtà suona un po’ sorda.”

  • Recensione di L’armata dei sonnambuli di Wu Ming

    Recensione di L’armata dei sonnambuli di Wu Ming

    L’armata dei sonnambuli è un romanzo pubblicato da Einaudi del collettivo Wu Ming nel 2014, il secondo del cosiddetto “Trittico Atlantico”, tre romanzi ambientati negli ultimi 30 anni del XVIII secolo su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico (il primo era Manituana, del 2007).

    Informazioni su ‘L’armata dei sonnambuli’
    Titolo: L’armata dei sonnambuli
    Autore: Wu Ming
    ISBN: 9788806214135
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi Stile Libero
    Data di pubblicazione: 2014-04-08
    Formato: Paperback
    Pagine: 796
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    L'armata dei sonnambuliTutta la vicenda si svolge dal 21 Gennaio 1973 al 21 Gennaio 1975 a Parigi, nel periodo cioè che va dalla decapitazione di Luigi XVI e che verrà chiamato poi Regime del Terrore.

    Come al solito non è una narrazione prettamente storica quella di Wu Ming: i protagonisti sono personaggi perlopiù sconosciuti: Orpheé D’Amblanc, un medico mesmerizzatore; Marie Noziere, sarta e giacobina del quartiere di Sant’Antonio e il figlio Bastien e del poliziotto di quartiere Treignac; dell’attore bolognese emigrato in Francia Leo Modonnet.
    Sullo sfondo delle vicende personali di questi protagonisti ordinari il trasformarsi della vittoria del popolo della Rivoluzione Francese nel Regime del Terrore che sfocerà poi nella Restaurazione e nella salita al potere di Napoleone Bonaparte.

    Nell’appendice poi il capolavoro: i documenti da cui hanno tratto ispirazione gli autori per i loro personaggi; personaggi reali, romanzati, che dimostrano l’incredibile lavoro di ricerca del collettivo.

    Una domanda sorge spontanea: le scuole italiane non potrebbero usarli nell’insegnamento della storia? Da “Q” a “L’armata dei sonnambuli” la storia non è mai stata così facile da imparare. E tremendamente interessante. Oltre che essere la storia dei vinti, e non dei vincitori.

  • La vita oscena

    La vita oscena

    La vita oscena è un romanzo di Aldo Nove pubblicato da Einaudi nel 2010.

    Informazioni su ‘La vita oscena’
    Titolo: La vita oscena
    Autore: Aldo Nove
    ISBN: 9788806200015
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi Stile Libero
    Data di pubblicazione: 2010-11-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 111
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    la vita oscenaE’ la storia di un ragazzo che da adolescente perde entrambi i genitori; il padre muore di ictus, la madre di tumore, poco tempo dopo. Da adolescente resta sdraiato a letto per giorni, fissando il vuoto in balia di alcol e psicofarmaci. Finché la casa non brucia, e il protagonista si ritrova solo e sempre più depresso. L’unica soluzione sembra essere comprare una quantità enorme di cocaina con gli ultimi soldi rimasti e calarsi in una spirale sempre più profonda di sesso fatto di rapporti etero, gay, orge, dominazione, umiliazione…

    Detto così sembra un qualcosa di Chuck Palahniuk. Di Henry Miller. Qualcosa di grottesco e di sensazionalista. Invece La vita oscena è un’analisi lucida della vita depressa e opprimente dei nostri giorni, sostenuta da droghe, alcol e sesso per trovare un modo o una ragione per andare avanti.

    Quando ho scoperto che la trama è una biografia, che tutto quello è veramente successo, un pò sono rabbrividito. Quando ho scoperto che non solo è una biografia, ma un’autobiografia, sono rimasto a bocca aperta. Perché il personaggio è si credibile, ma riesce ad essere spersonalizzato, un personaggio simbolo, un personaggio in cui tutti (speriamo in misura minore) possiamo riconoscerci, almeno in quei cupi e terribili momenti in cui sembra che nulla abbia più senso.
    Ed essere distaccati tanto da rendere un simbolo il protagonista della propria autobiografia, un personaggio che ha davvero vissuto quelle esperienze deve essere una delle imprese più difficili nella carriera di uno scrittore.

    La vita oscena è la descrizione lucida della discesa nell’abisso. Dell’odore putrido del fango. Anche le descrizioni dei rapporti sessuali sono privi di gioia. Privi di godimento. Sono solo uno scivolare sempre più in basso, una ricerca sistematica dell’autodistruzione. Qualcuno ha spesso giudicato quella parte del libro come volgare. Io ho provato solo compassione e una pena infinita per quest’uomo che si incammina con entusiasmo verso la fine. Verso l’annientamento.

    Citazioni da “La vita oscena”

    “Nella vita quotidiana abbiamo tutti bisogno di cose. Ero piccolo ma già sapevo che riempirsi di cose è un modo che usiamo per sentirci il più lontano possibile dal nulla. Per questo le case si riempiono di elettrodomestici e di lampadari dalle forme più strane da cambiare il più possibile insieme ai divani e alle poltrone e a tutto il resto.
    Bisogna smuovere tutto, cambiare tappezzeria.
    Perché la morte è quando tutto resta fermo.”

    “Quello che avevo perso era proprio il senso del ritmo del tempo, il suo silenzio e le sue attese o, meglio, quel tacito consenso a farsi formare come statue d’argilla o frutti, da una mano, una mano di chi, la mano di un artefice, in balia del niente, posto che niente volesse dire qualcosa, con l’acqua alla gola ma sentendone i benefici effetti, nuotando per non annegare anche se è segnato che alla fine anneghi lo stesso, ma lo struggimento è tutto nell’annegare il più tardi possibile, con orologi dappertutto che determinano il tempo della gara a senso unico, attraverso gli anni, con l’approvazione dei semestri, degli anni scolastici, dei nove mesi di gravidanza, degli scatti di carriera, ovunque intorno a me trovavo tempo alla baionetta pronto a scattare in avanti all’arma bianca a ferire anche soltanto il pensiero di una requie, pensavo come tutto allora stesse dilagando nel tempo.”

    “E’ così facile avere un obiettivo nella vita.
    Goderne appieno.
    Basta privarsene.
    Sono pochi, pochissimi i nostri scopi e i nostri desideri.
    Sempre quelli.
    Fino alla nausea.
    La proibizione li santifica.”

    “Mi interessava la poesia.
    Perché potevo leggerla per una pagina e chiudere il libro senza dovermi chiedere come sarebbe andata a finire. Perché era a frammenti, come la mia vita. Perché sapeva raccontarmela in modo aspro, senza la compassione che si da a chi non sta bene. Aprendone squarci improvvisi.
    Perché cercava la verità e non il successo.
    Perché la vera poesia è crudele… Perché la vera poesia fa male.”

    “L’inferno si conclude in sé, in sé ha le sue risorse inesauribili e continua a discendere verso il suo fondo opposto al cielo.”