Tag: Margherita Cagol

«Se il potere riesce, con “brillanti operazioni”, a colpire qualche nostro militante, non riuscirà a neutralizzare la forza politica della nostra proposta strategica: la lotta armata per il comunismo».

Nata a Sardagna, in provincia di Trento, l’8 Aprile del 1945. Dei suoi trent’anni ne aveva trascorsi una ventina in famiglia, a Trento. Educazione borghese, studi umanistici, un amore profondo per la musica, soprattutto per la chitarra classica.

I suoi interessi, allora, erano limitati a un serio impegno nel movimento “Mani Tese” a favore degli indios del Mato Grosso.

Poi l’iscrizione alla facoltà di sociologia, fatta anche per non allontanarsi troppo da casa e non pesare così sul bilancio familiare.

Studi diligenti, arriva alla laurea con una tesi sul movimento operaio tedesco: «Qualificazione della forza lavoro nelle fasi dello sviluppo capitalistico». Era l’Agosto del 1969. Saluta la commissione a pugno chiuso.

Due giorni dopo la discussione della tesi, si sposa con Renato Curcio nel santuario di San Romedio, in Val di Non.

Quando viene uccisa la sua morte sarà alla base di un dibattito violento all’interno del movimento femminista.

In un documento, scritto nel carcere di Volterra, dal titolo “Le nuove streghe”, la morte di Mara è accomunata a quella di Annamaria Mantini, nappista, uccisa a Roma dalla polizia:

Stupirsi per il ruolo che queste due compagne avevano nell’organizzazione della lotta armata è semplicemente stupirsi che due donne siano arrivate a fare ciò che molti compagni non osano neppure pensare.

  • 1 Novembre 1969

    Convegno di Chiavari del CPM

    Il convegno dura dall’1 al 5 Novembre 1969; partecipano circa settanta persone provenienti da relatà diversissime.

    Partecipano Renato Curcio, Margherita Cagol, Giorgio Semeria, Giovanni Mulinaris, Corrado Simioni, Duccio Berio, Giorgio Semeria, Franco Troiano, Arialdo Lintrami, Orietta Tunesi, Renato Ferro, Gaio Di Silvestro, Lucia Martini, Antonio Saporiti, Raffaello De Mori, Roberto Iussi, Mario Angelini, Marco Bazzani, Marisa Lupo, Jean Muggia, Lea Melandri, Luciana Negro, Giuseppe Sartori, Tiziana Maiolo, Mario Casati, Fabrizio Pelli, Angela Minella, Enrico Castellani, Daniela Torresini, Luca Balestri, Gabriella Giuliani, Innocente Salvoni, Franfoise Tuscher, Alberto Nason, Maria Zantonello, Domenico Tavoliere, Italo Saugo, Paolo Strambio De Castiglia, Adriana Redaelli, Francesco Mattioli, Carlo Rizzi.

    Il convegno si svolge nella sala Marchesani, adiacente la pensione “Stella Maris“, nel quale un gruppo di partecipanti guidati da Curcio dichiara la propria adesione ad una visione di lotta armata ed il successivo passaggio alla clandestinità.

    La pensione è gestita dalla Curia Arcivescovile, e ufficialmente il convegno viene organizzato dall’organizzazione cattolica “Gioventù Studentesca”. La sala viene concessa proprio perché richiesta con lettera formale dall’alto funzionario della CISL don Giorgio Battifora.

    Per qualcuno è la data di nascita delle BR, anche se molti lo spostano al convegno di Pecorile nell’Agosto del 1970.

    L’ipotesi di passare alla lotta armata diviene concreta. Il convegno produce il «Libretto giallo»: un documento di ventotto pagine dal titolo Lotta sociale e organizzazione nella metropoli che traccia le linee di un movimento che «esprime, in forme ancora embrionali e parziali (spontanee, appunto), una contraddizione antagonistica con il sistema generale di sfruttamento economico, politico, culturale»: la lotta dell’autonomia proletaria deve dunque diventare sociale, superando le limitate posizioni operaiste e studentiste dei gruppuscoli extraparlamentari.

    In un altro passaggio si stigmatizza il “tradimento” del PCI e della sinistra storica, precisando gli obiettivi rivoluzionari del proletariato moderno, e si fa quindi riferimento al modello di guerriglia urbana assunto dai
    Tupamaros uruguaiani.

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente

    Da “La notte della Repubblica: la nascita delle Brigate Rosse”

  • 1 Agosto 1969

    Renato Curcio e Margherita Cagol si sposano a San Remedio, in Val di Non.

    Nella foto-ricordo scattata sul sagrato il primo agosto 1969, che insieme agli sposi ritrae i pochi invitati (la famiglia Cagol e i due testimoni), lei sorride imbarazzata in un tailleur tipico dell’epoca anche nel colore carta da zucchero, mentre lui conserva uno sguardo fiero sopra due baffoni alla Stalin, ingessato com’è in una giacca blu a tre bottoni, sopra una camicia bianca e una cravatta, manco a dirlo, rossa.

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente
    nessun video presente

    Testi

  • 26 Luglio 1969

    Margherita Cagol si laurea in Sociologia a Trento.

    Si laurea con una tesi sulla Qualificazione della forza lavoro nelle fasi dello sviluppo capitalistico, in cui aveva discusso i Gründrisse di Marx, non ancora tradotti in Italia. Relatore, Francesco Alberoni.

    Conclusa la discussione, Margherita aveva salutato con il pugno chiuso, poi era tornata a casa: «Mi sono laureata, fra una settimana sposo Renato», aveva annunciato senza troppi fronzoli a una famiglia sbigottita.

    La votazione di 110 e lode le garantiva una borsa di studio per un corso biennale di sociologia all’Umanitaria di Milano.

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente
    nessun video presente

    Testi

  • Comune di Piazza Stuparich

    Comune atipica sorta a Milano nel 1969 nell’ambito del Collettivo Politico Metropolitano.

    Mario Moretti la racconta così:

    “L’idea della comune nasce un po’ per caso. Lavoriamo tutti nella zona, tutti impegnati nel sindacato e nel movimento, è pratico prendere un unico appartamento grande e abitarci insieme, potremo far politica senza diventare matti con le incombenze domestiche, e risparmieremo un sacco di soldi… Da principio eravamo in 18, di provenienza diversa: ragazzi del Movimento Studentesco o cattolici vicini alle ACLI, marxisti ortodossi, tutta la gamma dell’anarco-sindacalismo… I più, come me, erano senza partito e senza una vera ideologia, ma si sentivano bene lo stesso… Solo le camere da letto erano separate, c’erano le coppie naturalmente, ma inserite in una struttura che serviva a tutti… La comune di Piazza Stuparich diventa un punto di incontro, quasi tutti i compagni milanesi che poi hanno militato nelle Brigate Rosse ci sono passati almeno una volta, magari solo per mangiare il risotto.”

    Della comune fanno parte l’ing. Gaio Di Silvestro (leader del movimento dei tecnici Sit-Siemens) e sua moglie Maria Zantonello, Piero Zorzoli con Lucia Martini, Antonio Saporiti, Maria Lanzone.

    La frequentano assiduamente altri dipendenti della Sit-Siemens come Corrado Alunni, Ivano Prati e Pierluigi Zuffada.

    Saltuariamente Corrado Simioni, Vanni Mulinaris, Renato Curcio e sua moglie Mara Cagol, Alberto Franceschini, Franco Troiano e Orietta Tunesi.

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente
    nessun video presente