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  • Nostri amici da Frolix 8

    Nostri amici da Frolix 8

    Nostri amici da Frolix 8 è un romanzo distopico di Philip K. Dick pubblicato nel 1970, e uno dei lavori meno famosi di uno dei più grandi scrittori di fantascienza mai esistiti.

    Informazioni su ‘Nostri amici da Frolix 8 ‘
    Titolo: Nostri amici da Frolix 8
    Autore: Philip K. Dick
    ISBN: 9788834711835
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci Editore
    Data di pubblicazione: 2006-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 294
    Goodreads
    Anobii

    nostri amici da frolix 8Il mondo è governato da due mutazioni, gli Uomini Nuovi con un cervello modificato e super-intelligenti e gli Insoliti con capacità paranormali come telepatia, telecinesi e preveggenza. Per gli Uomini Nuovi, gli uomini come noi, non c’è possibilità di scalata sociale né benessere. Lo Stato è poliziesco e repressivo, i concorsi per l’assegnazione dei posti pubblici sono pilotati e truccati. Gli unici che cercano di ribellarsi sono gli Uomini Nascosti, che stampano volantini in attesa del ritorno del loro leader, Thors Provoni, fuggito anni prima su un astronave per cercare nello spazio degli esseri in grado di liberarli.

    Un libro che come il più famoso 1984 di George Orwell è ancora attualissimo e interessante; che descrive un mondo che è si di fantascienza, ma non così lontano dal nostro, dove la classe politica rimane pressoché identica  a se stessa e dove la polizia è schierata violenta alla difesa del sistema.

    Un libro da non perdere, se vi piace la fantascienza, ben più piacevole del più famoso Ubik. Con un finale da brivido, anche quello spaventosamente illuminante. Sembra quasi di sentire Fabrizio De Andrè in “Nella mia ora di libertà”:

    Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d’obbedienza
    Fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza
    Però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni
    Da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni

    Citazioni da “Nostri amici da Frolix 8”

    “Prima il governo degli Insoliti, poi quello degli Uomini Nuovi… Se veramente si sono accordati fra di loro per mettere in piedi questo sistema, pensò, in modo da poter controllare il funzionamento degli esami per il personale, allora costituirebbero sul serio, come ha detto il barista, una struttura di potere capace di perpetuarsi da sola; ma il nostro intero sistema politico si basa sull’ostilità reciproca dei due gruppi… E’ una verità basilare della nostra esistenza… Insieme all’altra verità indiscussa che grazie alla loro superiorità quelli meritano di governare e sanno farlo con saggezza”

    “Mai guardare negli occhi un falco o un’aquila. Perché non potrai mai dimenticare l’odio che ti trasmettono… E il bisogno insaziabile, appassionato, di essere liberi, e il bisogno di volare”

  • Ubik

    Ubik

    Ubik è un romanzo di Philip K. Dick pubblicato in Italia da Fanucci nel 1999.

    Informazioni su ‘Ubik’
    Titolo: Ubik
    Autore: Philip K. Dick
    ISBN: 9788498000832
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2004-11-10
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 288
    Goodreads
    Anobii

    Ubik | Philip K. DickNell’ennesimo futuro creato dallo scrittore americano, lo spionaggio industriale è diventato la regola, tanto che ormai si attua attraverso l’utilizzo di poteri psichicici: telecinetici e telepati cercano di scoprire i nuovi prodotti delle aziende, a loro volta sotto contratto con aziende di “talenti” che li arruolano e li pagano per esercitare le loro capacità.

    E ovviamente le aziende, per proteggersi da questi attacchi, cercano di difendersi attraverso gli anti-talenti, esseri in grado di neutralizzare i poteri paranormali. Una delle più importanti agenzie di anti-talento è gestista da Glen Runciter, ed è per lui che lavora un esperto tecnico privo di poteri psi, Joe Chip. La moglie di Runciter, Elia, è morta ma sospesa in quella che viene chiamata semi-vita in un “moratorium” svizzero.

    Arruolati in una missione sulla luna, Joe Chip, Glen Runciter e una squadra di inerziali rigorosamente scelta vengono attirati in una trappola, presumibilmente da Ray Hollis per toglierli di mezzo.

    Glen Runciter muore, ma Joe Chip e gli inerziali riescono a tornare sulla Terra, ma i loro guai non finiscono: uno alla volta i membri della squadra muoiono, Joe Chip cerca di salvarsi in una sorta di corsa contro il tempo, aiutato dagli improbabili messaggi lasciati da Glen Runciter e da un misterioso prodotto chiamato “Ubik”, una bomboletta in grado di arrestare il misterioso processo di invecchiamento rapido di cui sembrano essere vittime i membri della squadra…

    Sebbene sia considerato uno dei migliori romanzi di Dick, a me è sembrato troppo complesso e troppo poco verosimile. Gli avvenimenti si rincorrono in una spirale sempre più veloce e insensata verso l’inutile, incredibile (nel senso di non-credibile) metafisica conclusione.

  • Recensione di Deus Irae di Philip K. Dick e Roger Zelazny

    Recensione di Deus Irae di Philip K. Dick e Roger Zelazny

    Deus Irae è un romanzo scritto da Philip K. Dick e Roger Zelazny pubblicato da Fanucci nel 2001.

    Informazioni su ‘Deus irae’
    Titolo: Deus irae
    Autore: Philip K. Dick e Roger Zelazny
    ISBN: 9788834708309
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2001-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 250
    Goodreads
    Anobii

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    deus iraeE’ finita la Terza Guerra Mondiale, una guerra fatta di Armi di Distruzione di Massa, lasciando la Terra a pezzi. Rimangono poche comunicazioni tra una comunità e l’altra, comunità perlopiù composte da semi-uomini deformati dalle radiazioni. La religione Cristiana è in decadenza, messa in ombra dal nuovo culto del Deus Irae, il Dio dell’Ira.

    Il Dio dell’Ira, come per i Cristiani, è Carlton Lufteufel, eletto a divinità per aver ordinato, da presidente, di distruggere il mondo con le armi atomiche.

    In questo mondo Tibor McMasters, un inc (incompleto) fa l’affrescatore per la locale chiesa dei Servi dell’Ira dipingendo con arti meccanici non avendo braccia e gambe in seguito alle radiazioni; gli viene commissionato l’incarico di eseguire un affresco che raffiguri il Dio dell’Ira: lo mandano nel mondo che rimane a cercarne una raffigurazione.

    Tibor non sa, ma si ritroverà a prendere da modello Carlton Lufteufel in carne ed ossa, ancora vivo e impazzito.

    Un libro piacevole, ma privo delle illuminazioni del resto della produzione di Dick.
    I personaggi, ad eccezione forse del protagonista, sono delineati grossolanamente, e il tema della ricerca è affrontato in maniera troppo banale per essere stato scritto dal dio della fantascienza.

    Citazioni da “Deus irae”

    “Ho viaggiato molto, ho visto il mondo, sia prima che dopo. Ho vissuto i giorni della distruzione. Ho visto le città morire, le campagne avvizzire. Ho visto il pallore abbattersi sulla terra. C’era ancora una certa bellezza, a quei tempi, sai. Le città erano frenetiche e sudice, ma in certi momenti, di solito all’arrivo e alla partenza, quando le guardavi di notte, tutte illuminate, da un aereo, in un cielo sereno… per quell’istante potevi quasi evocare una visione di Sant’Agostino. Urbi et orbi, forse, per quell’istante. E quando ti allontanavi dalle città, in una bella giornata, c’era tanto verde e tanto marrone, spruzzati di tutti gli altri colori, acque che scorrevano limpide, aria dolce… Ma poi venne quel giorno. L’ira discese. Peccato, colpa e punizione? Le psicosi maniacali delle entità che chiamavamo stati, istituzioni, sistemi… le potenze, i troni, le dominazioni… le cose che continuamente si mescolano all’umanità e dall’umanità emergono? La nostra tenebra, esteriorizzata e visibile? Comunque fosse, era stato raggiunto il punto critico. Discese l’ira. Il bene, il male, la bellezza, la tenebra, la città, la campagna… Il mondo intero, tutto si rispecchiò per un istante sulla spada levata.”

    “Siamo viandanti stranieri, qui, infelici e stanchi, e aspiriamo a ritornare alla nostra terra”

    “E’ questo che siamo diventati dopo la guerra, si disse. I nostri orizzonti si sono ristretti: la nostra visione del mondo è rimpicciolita. Siamo come vecchie signore, che raspano nella polvere con le dita deformate dai reumatismi”