Tag: Sit Siemens

  • 10 Novembre 1975

    10 Novembre 1975

    A Torino viene arrestato Umberto Farioli.

    Farioli era stato indicato come brigatista già dal 1972. Ennesima cattura casuale, si dice. Con le manette finiscono anche i coniugi che lo ospitavano: Vittorio Ravinale, 27 anni, impiegato tecnico, e Anna Maria Pavia, ventiquattrenne, che lavora in un ufficio immobiliare. Secondo l’accusa sarebbero «irregolari», legati comunque all’organizzazione. L’arresto è fatto dagli uomini dell’antiterrorismo e dell’ufficio politico.

    Farioli era ricercato perché si era sottratto agli obblighi di soggiorno. Il suo nome compare varie volte nella “requisitoria” definitiva nei processi Feltrinelli-Brigate Rosse del pubblico ministero Viola. Nel 1972 era accusato di detenzione d’arma e di «essersi procurato pubblicazioni di carattere riservato relative all’addestramento individuale al combattimento e all’uso delle armi, pubblicazioni di cui l’autorità competente aveva vietato la vendita». La polizia lo aveva individuato in seguito alle indagini per la morte di Feltrinelli e alla scoperta dei covi milanesi.

    Dal documento del giudice:

    «Accertamenti svolti in Via Boiardo 33 facevano apprendere intanto che era stato notato più volte, nel cortile interno, un furgone Fiat 1100 di proprietà di Umberto Farioli. Dal furgoncino, testimoni avevano visto scaricare spesso il materiale. Si apprendeva inoltre che Farioli conduceva vita irregolare e che da circa tre mesi non si recava al lavoro presso la Sit-Siemens ove era impiegato come disegnatore.

    […]

    Altro materiale interessante veniva sequestrato nella scrivania in uso al Farioli allo stabilimento Sit-Siemens di piazza Zavattari, fra cui schizzi di revolver, fotografie di persone sospettate di appartenere alle Brigate Rosse, riprese individualmente o in gruppo».

    Secondo gli inquirenti, aveva trasformato in officina per la costruzione di armi e munizioni un magazzino in Via D’Adda 27. Il 2 Maggio, quando la polizia fece irruzione nella base di Via Boiardo, per un caso Farioli come altri compagni, era sfuggito alla cattura.

    Articolo de La Stampa sull’arresto di Umberto Farioli
    […] Lunedì 10 novembre gli agenti hanno arrestato un gruppo di tre giovani, Umberto Farioli, 31 anni, di Cesano Boscone, ma da tempo clandestino; Vittorio Ravinale, 27 anni, impiegato tecnico, e la moglie Anna Maria Pavia, 24 anni, impiegata in un ufficio immobiliare di via Marenco 26. I tre abitavano insieme in via Barletta 135, facevano parte di una «cellula clandestina» delle Br. Nella loro abitazione era stato trovato numeroso materiale di propaganda dell’«organizzazione» e macchine per falsificare documenti. Umberto Farioli era noto alla polizia dal 1972 quando militava nei gruppi che agivano a Milano. Già accusato di detenzione d’arma e finito in carcere il 10 maggio 1972 era stato interrogato più volte e poi messo in libertà provvisoria. Da quel momento si erano perse le tracce. Evidentemente il brigatista era in Piemonte a riorganizzare i «nuclei operativi» delle Br, ormai disastrati dai numerosi ritrovamenti importanti e forse stava per attuare nuovi clamorosi piani di sequestro per poter dare nuova linfa alla « organizzazione ». Le Br avevano subito infatti l’ultimo grosso sbandamento nel conflitto a fuoco con i carabinieri alla cascina nei pressi di Acqui (rapimento Gancia). I militi avevano allora liberato l’industriale e la moglie di Renato Curcio, Margherita Cagol, aveva perso la vita. Gli agenti dell’antiterrorismo erano da tempo sulle tracce di Umberto Farioli. Più volte ne avevano perso i contatti, ma erano sempre riusciti a riagganciarlo. Nel pomeriggio del 10 novembre il suo arresto mentre stava per salire su una «Citroen DS», davanti al numero 53 di corso Siracusa. L’uomo aveva in tasca una «Beretta» cal. 9 e un revolver a 5 colpi cal. 6,35. Al momento della cattura l’uomo non dice altro che il proprio nome: «Farioli» e chiude il pugno alzando il braccio nel solito saluto. Si cerca la sua abitazione, la base, e si riesce a rintracciarla in via Barletta 135. Nell’alloggio vi sono altri due ì brigatisti. Sono spaventati: «Non fateci del male» dicono agli agenti. La perquisizione dà frutti insperati. La base è fra quelle «importanti». Il materiale trovato fa pensare che i brigatisti stessero per attuare un nuovo rapimento. Lo confermerebbero gli oggetti ritrovati che servono per l’allestimento di una cella. Una lampada rossa e una bianca (simili a quelle delle carceri-cubo usate per i sequestri Amerio e Sossi), materassini e recipienti di plastica per la pulizia personale dei prigionieri, uno sgabello e una macchina ciclostile con tubi d’inchiostro per stampare gli eventuali messaggi. Ma il ritrovamento di un taccuino con appunti per una rapimento è fra le cose più importanti. Dentro al libretto viene trovata una piantina della tenuta «La Mandria» e di complessi percorsi per giungervi. Gli appunti sembrano i risultati di numerosi appostamenti. Fanno anche riferimento a via Marenco dove ha sede il palazzo della Sai-Ifi. Ad un capoverso: «Tenuta La Mandria», l’attento compilatore ha scritto: «Impossibile qui. Vi sono guardie armate e cani». Evidentemente sono stati fatti pedinamenti a persone che frequentano la tenuta di Venaria e che hanno frequenti contatti all’interno del palazzo Sai-Ifi di via Marenco. Il taccuino e tutto l’altro materiale è stato messo dalla polizia a disposizione del magistrato inquirente, che ieri ha interrogato in carcere i tre brigatisti. Su quanto è stato detto si mantiene il più rigoroso riserbo. L’attenzione del magistrato si è posta su un foglio che ha in testa e in calce la sigla «ST». Pare che il significato sia «operazione Stalin» e si riferisce a un preciso sequestro. Gli appunti raccontano della visita di Re Gustavo di Svezia a Torino, allora ospite dell’avvocato Giovanni Agnelli alla tenuta La Mandria. Si pensa che proprio in quell’occasione il «commando» dei brigatisti abbia pedinato l’auto del presidente della Fiat e sia giunto alla conclusione che non si poteva attuare un sequestro in quel luogo, scrivendo poi l’appunto «impossibile». La donna arrestata in via Barletta 135, Anna Maria Pavia, lavorava in un ufficio immobiliare di via Marenco 26, a pochi passi dal palazzo Sai-Ifi. Sembra che fosse possibile per la donna osservare il passaggio delle auto nella zona e fare una dettagliata descrizione delle persone che andavano e venivano nel palazzo Sai. Pare che il sequestro dovesse attuarsi verso la fine di dicembre, sotto Natale. Doveva servire per trovare nuovo denaro al fine di permettere al Curcio l’inizio di nuove «battaglie». Il giudice Caselli nella sentenza di rinvio a giudizio sui Brigatisti Rossi dice: « Commetterebbe un grave errore chi sopravvalutasse il ruolo del Curcio, quasi identificando le Br e le loro sorti con questo importante ma pur singolo militante: le Br non sono un uomo ma una organizzazione articolata e complessa, ed è questa una realtà di cui potrebbe essere rischioso non tenere conto». I nuclei indipendenti ed efficienti quali quello dei tre arrestati che si proponevano il più grosso sequestro nella lunga serie di rapimenti lo confermerebbero. In un comunicato diffuso ieri sera, le Brigate Rosse annunciano che « il compagno Umberto Farioli è gravemente ammalato ed ha un bisogno assoluto di cure ed assistenza specialistiche ». « Nel caso che al compagno Farioli non venisse garantito il rispetto del suo diritto alla vita — prosegue il foglio ciclostilato con la stella a cinque punte — riterremo diretto responsabile il g. i. Giancarlo Caselli, e la nostra organizzazione saprà agire di conseguenza». Le Brigate Rosse, inoltre, dichiarano « che i compagni Vittorio Ravinale e Anna Maria Pavia non sono assolutamente legati alla nostra organizzazione e tanto meno sono componenti delle Forze Irregolari».

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    10 Novembre 1975

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  • 18 Giugno 1975

    I carabinieri del Nucleo Operativo Antiterrorismo scoprono la base delle BR di Baranzate di Bollate (Milano). (altro…)

  • 20 Aprile 1974

    Vengono trovati volantini delle Brigate Rosse a Torino, Firenze e Milano. (altro…)

  • 16 Gennaio 1974

    A Milano le Brigate Rosse incendiano l’auto di Valentino Spataro, dirigente Sit-Siemens. (altro…)

  • 7 Dicembre 1973

    A Milano le Brigate Rosse incendiano l’auto di Ferrari, dirigente Sit-Siemens.

    Verrà rivendicato con un comunicato il 22 Gennaio 1974:

    Nei giorni 7/12/1973 e 16/1/1974 due nuclei delle Brigate Rosse hanno incendiato e distrutto le auto dei dirigenti della Sit-Siemens Ferrari e Spataro. A tutti è ben noto il loro comportamento antioperaio e le loro continue provocazioni durante le lotte.

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  • 5 Giugno 1973

    Giacomo Cattaneo viene rilasciato dopo quasi un anno di carcerazione preventiva. (altro…)

  • Novembre 1971

    Mario Moretti si licenzia dalla Sit-Siemens. (altro…)

  • 17 Settembre 1970

    Prime azioni di Guerriglia Urbana delle Brigate Rosse.

    Franceschini e Mara Cagol, utilizzando bidoni di benzina e ordigni incendiari, danno alle fiamme la serranda del box-auto del capo del personale della Sit-Siemens Giuseppe Leoni, in via Moretto da Brescia.

    L’attentato viene “firmato” con la sigla BR e col simbolo dell’organizzazione, una stella a cinque punte.

    Benché lavori ancora alla Sit-Siemens, Moretti è del tutto estraneo alla primissima azione delle BR, delle quali non fa parte: dopo avere lasciato il CPM accusando Simioni di inconcludenza, sembra essersi ritirato a vita privata.

    Ricorda Franceschini:

    «Non solo io, ma anche Margherita Cagol e altri
    di noi, sospettavamo che il dissidio tra Moretti e Simioni fosse stato una messinscena collegata alla rete clandestina che Simioni stava costruendo allo scopo di infiltrare le organizzazioni dell’estrema
    sinistra per egemonizzarle inducendole a praticare la sua linea militarista del terrorismo selettivo.»

    Nel Cpm prima e in Sinistra proletaria poi, Simioni aveva tessuto la sua rete per il passaggio alla clandestinità in gran segreto – lo stesso Curcio ne sapeva ben poco. Era capitato più volte che Simioni si scontrasse “pubblicamente” con qualcuno della sua rete clandestina proprio per buttare fumo negli occhi a noi. Il fatto certo è che dalla primavera del 1970 e per un anno circa Moretti sparisce dalla circolazione, non lo si vede più a nessuna manifestazione politica, non c’è quando nasce “Sinistra proletaria”, e non c’è neanche al convegno di Pecorile dove si decide la fondazione delle BR e il passaggio alla propaganda armata».

    La stessa notte si registra un altro episodio. L’ingegner Giorgio Villa, dirigente centrale della Sit-Siemens trova, infilato sotto il tergicristallo dell’auto sportiva parcheggiata in via Vittorio Pisani, un foglio quadrettato:

    «Ingegner Villa, quanto durerà la Ferrarina? Fino a quando noi decideremo che è ora di finirla con i teppisti.»

    Brigate Rosse

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    Da “La notte della Repubblica: la nascita delle Brigate Rosse”

  • 29 Settembre 1969

    Mario Moretti si sposa con Amelia Cochetti, maestra d’asilo, nella comune di Piazza Stuparich.

    Avranno un figlio, Marcello Massimo.

    Mario Moretti abbandonerà comunque la famiglia a causa della scelta della clandestinità che arriva tra l’estate e l’autunno del 1970, quando con un gruppetto di compagni della Sit-Siemens e del collettivo dà vita a quello che sarà il nucleo storico delle Brigate Rosse.

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