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Brigate Rosse
Home›L'alba dei funerali di uno Stato›Brigate Rosse›18 Giugno 1975

18 Giugno 1975

By zorba
18 Giugno 1975
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I carabinieri del Nucleo Operativo Antiterrorismo scoprono la base delle BR di Baranzate di Bollate (Milano).

Arrivano al covo su segnalazione della Questura e arrestano i brigatisti Pierluigi Zuffada e Attilio Casaletti.

Le ricerche sono cominciate una settimana prima, per caso. Felicita Segalini, proprietaria di un minialloggio a Milano in via Felicita Morandi 19, affittato a una giovane traduttrice della Sit-Siemens, Giuseppina Pacchetti, per settimane ha cercato di mettersi in contatto con l’inquilina per accordarsi su alcuni lavori da fare in casa. Decide quindi di recarsi allo stabilimento, ma quando le chiamano Giuseppina Pacchetti, si accorge che è un’altra persona. La donna, allora, avverte la polizia, la casa viene aperta: oltre ai mobili, c’è soltanto una macchina per scrivere e una ricevuta che conduce a un appartamento in via Chieti 11, preso in affitto da un giovane che ha dato il nome di Adriano Covi. Anche costui esiste, è un dipendente della Sit-Siemens, della casa non sa niente. Gli inquirenti hanno ormai pochi dubbi: si tratta di un’ennesima base rossa. Le tracce, seguite, sembra, anche nello stabilimento, portano all’appartamento al primo piano di via Monte Bisbino. Sono le 2:30 quando una ventina fra agenti e funzionari circondano lo stabile. Indossano giubbotti antiproiettile. Dalle notizie avute, la polizia pensa che nella casa possa esserci Curcio. Al primo piano salgono i brigadieri Antonio Piacente, Giordano Fainelli, Sergio Bazzecca, e il dott. Vito Plantone, capo dell’antiterrorismo per la Lombardia. È il commissario a suonare due volte il campanello, senza ottenere risposta. Alla terza scampanellata, più lunga, dall’interno si ode una voce d’uomo. «Polizia». Un attimo dopo, due colpi di pistola vengono sparati attraverso la porta: un proiettile sfiora il sopracciglio di Bezzecca, l’altro raggiunge al braccio Piacente. La polizia risponde al fuoco. All’interno due giovani tentano la fuga dalla finestra, ma appena si affacciano per vedere se la strada delle grondaie è libera, il brigadiere Roberto Albertazzi spara in aria una raffica di mitra. La resa: a braccia alzate i brigatisti escono dalla porta. «Siamo disarmati e potete entrare. Ci consideriamo prigionieri politici».

L’appartamento-covo di Baranzate era stato comprato da Corrado Alunni nel 1973, sotto il falso nome di Luigi Crotta, e era frequentato anche da Paola Besuschio (partner di Moretti) e da altri brigatisti non identificati.

Nella base c’è di tutto. Documenti, schedari con centinaia di nomi di politici e finanzieri, macchine per scrivere, ciclostile.

Il dottor Piantone dichiara: «Sono stati trovati tutti i comunicati stampati dai brigatisti dall’inizio delle loro azioni terroristiche, fino a quello diffuso per la morte di Margherita Cagol».

Casaletti e Zuffada vengono riconosciuti fra gli assalitori del carcere di Casale Monferrato per far evadere Curcio.

[su_tabs active=”4″][su_tab title=”Audio”]nessun audio presente[/su_tab] [su_tab title=”Immagini”]nessun immagine presente[/su_tab] [su_tab title=”Video”]nessun video presente[/su_tab] [su_tab title=”Fonti”]

  • Sergio Flamigni, La sfinge delle Brigate Rosse. Delitti, segreti e bugie del capo terrorista Mario Moretti.
  • Vincenzo Tessandori. BR Imputazione: banda armata. Cronaca e documenti delle Brigate Rosse.

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TagsAdriano CoviAntonio PiacenteAttilio CasalettiBaranzate di BollateCorrado AlunniFelicita SegaliniGiordano FainelliGiuseppina PacchettiLuigi CrottaMargherita Cagolmario morettimilanoNucleo Operativo AntiterrorismoPaola BesuschioPierluigi Zuffadarenato curcioRoberto AlbertazziSergio BazzeccaSit SiemensVito Plantone
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