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  • La tua vita è bella pancione!

    La tua vita è bella pancione!

    “La tua vita è bella pancione” è uno spezzone tratto dal film ambientalista “Il pianeta verde” di Coline Serreau del 1996, con Coline Serreau, Vincent Lindon, Marion Cotillard e Claire Keim.

     “Scusi, siamo davvero desolati!”
    “Coglione!”
    “Siamo veramente desolati!”
    “Coglione! Razza di coglione, non puoi fare attenzione? Ma dove credi di essere? Sai guidare o no, imbecille?!”
    “Mi scusi, sono desolato!”
    “Coglione!”
    “Stavo parlando e…”
    “Ah, certo, lui parlava!”
    “Le ho appena sfiorato il retrovisore…”
    “Sei un coglione!”
    “E’ tutto a posto, non si è rovinato…”
    “Dove hai imparato a guidare, brutto idiota?!?!”
    “Davvero, io le chiedo scusa… La prego di scusarmi…”
    “Cogliooooone!”
    “E’ una cosa terribile quello che le è successo!”
    “Che cosa?”
    “Ho detto che è davvero terribile quello che le è successo! Sulla Terra 4 persone su 5 crepano di fame. Gente che vive nelle cantine per le bombe. Quelli che muoiono di cancro e di AIDS negli ospedali. Quelle che vengono violentate da 25 corpi insieme, per far capire loro bene chi è il padrone. E ci sei tu. Tu a cui è successa una cosa terribile. Ti hanno toccato il retrovisore.”
    “Ma ma ma ma… Signore… Adesso si calmi, signore…”
    “Ci sono gli alberi sopra di te, con le foglie che si muovono. Li hai mai guardati, gli alberi? C’è tua moglie che è bella e perde la giovinezza cucinando funghi alla crema mentre tu la crocifiggi. L’hai mai guardata una volta tua moglie? Ci sono i tuoi bambini con la pelle liscia. Hai mai ringraziato qualcuno per la loro pelle liscia? E le vacche, che ti regalano latte e formaggio tutti i giorni. Hai mai detto grazie alle vacche?”
    “Lei è pazzo, signore…”
    “La tua vita è bella, pancione… E’ bella, bella, bella da morire… Guardala, pancione… Ma c’è un problema. Che noi abbiamo toccato il tuo retrovisore, pancione… E’ terribile… Terribile!”

  • Mangiatori di merda

    Mangiatori di merda

    “Mangiatori di Merda” è uno spezzone tratto dal film ambientalista “Il pianeta verde” di Coline Serreau del 1996, con Coline Serreau, Vincent Lindon, Marion Cotillard e Claire Keim.

    Un presentatore televisivo e un aspirante politico parlano di creare un nuovo lavoro: “Il mangiatore di merda”.

    E’ un lavoro che non serve a nulla (e i disoccupati ci hanno già “fatto la bocca”), ma migliora le statistiche sulla disoccupazione; non costa molto e viene pagato dalle “briciole”.

    Da un bel film ambientalista che verrà presto proiettato dalla Rete Antinocività Bresciana durante la Rassegna Cinematografica Antinociva 2013 presso la sede della R.A.B. di Via Saleri, 19 a Sant’Eufemia, Brescia.

    A: Anche i disoccupati?
    B: Soprattutto! Non è richiesta alcuna qualifica, si può assumere in massa, si elimina la disoccupazione, si avranno statistiche favolose!
    A: Ma, e cos’è?
    B: Mangiatori di merda!
    A: Mangiatori di merda?!?!?
    B: Si!
    A: Mangiatori di merda… E’ vero, la materia prima è gratuita!
    B: E può farlo chiunque!
    A: E’ vero!
    B: E i disoccupati ci sono già abituati… Ma il problema è… A cosa serve?
    A: A niente.
    B: E allora?
    A: A chi importa che serva a qualcosa se migliora le statistiche?
    B: Come?
    A: A chi importa se serve a qualcosa se migliora le statistiche!
    B: Si, è vero.
    A: Una bella campagna per valorizzare l’immagine del mangiatore di merda, io ho delle azioni di un’ottima agenzia. Loro mangiano la merda, in cambio gli si da qualche briciola, le briciole non costano care, sono i soldi delle loro imposte. E tutto continua come prima!
    B: E’ perfetto!
    A: Con tutti gli aiuti sociali che ricevono non vorranno anche chiedere un lavoro che serva a qualcosa! L’arroganza ha un limite!
    B: Si!!! L’altro giorno ad un meeting un tizio mi ha detto: “Se si demolissero gli edifici brutti e si ripulisse il pianeta, ci sarebbe lavoro per tutti per 500 anni!”. Se ne rende conto?
    A: E chi è questo pazzo?!?! Cos’è che non gli sta bene?!?!? Dove si andrà a finire così?!?!? Eh?!?! Perché non cambiare tutta la società, già che ci siamo!!!
    B: Siii!!! Già che ci siamo!!! E fra l’altro se servisse a qualcosa saremmo i primi ad essere presi di mira…
    A: Non ne parliamo nemmeno!!!
    B: Per carità!!! No no no non si cambia niente!!! Mangiatori di merda: è perfetto!!!
    A: Mangiatori di merda!!! Avanti disoccupati: al lavoro!!!
    B: Al lavoro!!!

  • La vera prigione

    La vera prigione

    Gli eroi più grandi sono quelli che nessuno conosce. Quelli che non vengono ricordati dai media o dai post su Facebook.

    Gli eroi più grandi sono quelli che si sacrificano per il bene comune, che sacrificano il loro tempo, le loro risorse, le loro energie. La loro vita.

    Ken Saro-Wiwa era un poeta. Uno scrittore. Un produttore televisivo. Era nato a Bori, in Nigeria, nel 1941. Aveva una vita tranquilla, soddisfacente. Realizzata. Era celebre nel suo paese, aveva fatto lavori importanti nella pubblica amministrazione (autorità portuale e pubblica istruzione). Che altro voleva di più?

    Ken Saro-Wiwa voleva che le popolazioni del Delta del Niger (in particolare l’etnia Ogoni, che rappresenta la maggioranza in quel territorio) potessero far prosperare le loro colture di sussistenza, che potessero far sopravvivere il loro delicato ecosistema. Voleva che le perdite di petrolio delle multinazionali non distruggessero la sua terra, la terra dove era nato, che amava. Non voleva l’ambiente distrutto per miseri soldi.

    Nel 1990, appena uscito dal carcere per una detenzione di alcuni mesi per cui non è stato celebrato nessun processo, guida il Moviment for the Survival of the Ogoni People (MOSOP) ad una manifestazione con oltre 300.000 persone.

    Nel Maggio del 1994 viene arrestato una seconda e una terza volta, con l’accusa di omicidio, insieme ad altri 8 attivisti del MOSOP. Non passa anni in carcere come il Nelson Mandela dell’apartheid. Non scrive “Le mie prigioni” come Silvio Pellico. Ken Saro-Wiwa viene impiccato, il 10 Novembre 1995. Non negli anni ’50, 17 anni fa. Non da una dittatura fascista, militarista e violenta, ma da un governo “democratico” appoggiato dagli Stati Uniti, quelli della Libertà Infinita. Insieme a lui vengono impiccati gli altri 8 attivisti.

    Sul patibolo, prima di morire, dice:

    “Il Signore accolga la mia anima, ma la lotta continua”

    L’anno dopo, nel 1996, l’avvocato del Center for Constitutional Rights di New York, Jenny Green, avvia una causa contro la multinazionale del petrolio Shell, per dimostrare un loro coinvolgimento nell’esecuzione dello scrittore nigeriano.
    Il processo comincia nel Maggio 2009. La Shell patteggia immediatamente, accettando di pagare un risarcimento da 15 milioni e mezzo di dollari. Per aiutare il processo di riconciliazione, dicono, mica perché sono colpevoli.

    Ken Saro-Wiwa è un simbolo, oltre che un eroe e un grande artista.

    Il simbolo della lotta delle popolazioni contro lo strapotere delle multinazionali. Il simbolo della difesa dell’ambiente, della salute, della sopravvivenza di molti contro il guadagno economico e lo sfruttamento di pochi.

    Ken Saro-Wiwa, la sua vita e soprattutto la sua morte ci possono insegnare molto. Ci possono insegnare a capire qual’è la vera prigione. Può insegnarci a liberarci.

    Non i mass-media. Per loro quelli del Delta del Niger si chiamano pirati. Non partigiani.

    Se difendiamo l’ambiente in cui viviamo con le nostre energie e la nostra rabbia contro gli interessi particolari… Siamo tutti Saro-Wiwa. Come la Rete Antinocività Bresciana.

    “La vera prigione”
    Ken Saro-Wiwa

    Non è il tetto che perde
    Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
    Nella umida, misera cella.
    Non è il rumore metallico della chiave
    Mentre il secondino ti chiude dentro.
    Non sono le meschine razioni
    Insufficienti per uomo o bestia
    Neanche il nulla del giorno
    Che sprofonda nel vuoto della notte
    Non è
    Non è
    Non è.
    Sono le bugie che ti hanno martellato
    Le orecchie per un’intera generazione
    È il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
    Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
    In cambio di un misero pasto al giorno.
    Il magistrato che scrive sul suo libro
    La punizione, lei lo sa, è ingiusta
    La decrepitezza morale
    L’inettitudine mentale
    Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
    La vigliaccheria travestita da obbedienza
    In agguato nelle nostre anime denigrate
    È la paura di calzoni inumiditi
    Non osiamo eliminare la nostra urina
    È questo
    È questo
    È questo
    Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
    In una cupa prigione.

     


    A sangue freddo
    Il teatro degli orrori

  • Ecoparade: arrivano i barbari!

    Ecoparade: La folla
    Ecoparade: prime conquiste
    Ecoparade: Il terrore dei barbari
    Ecoparade: Il disgusto

    E’ passata più di una settimana da quando abbiamo camminato a ritmo di musica per le strade di Brescia. Siamo partiti dall’Alfa Acciai, miniera inesauribile di Diossina, per dire no alla merda nell’aria che respiriamo, per cercare di affermare con forza che i vostri soldi non valgono i nostri tumori. Che i vostri guadagni sono sulla nostra pelle, che quegli euro andrebbero divisi tra tutti, che voi non potete arricchirvi sul nostro futuro e sul futuro dei nostri figli. C’era tanta gente, all’Ecoparade.

    Perlopiù giovani, che hanno deciso di non farsi i cazzi loro camminando per il centro o andando a fare shopping nei vostri centri commerciali; ma c’erano anche famiglie: madri, padri che portavano i figli a spalle, preoccupati per il loro domani; c’erano anziani, che hanno vissuto e combattuto tante guerre e tante battaglie, e ora si sentono derubati di tutto quello che hanno fatto per lasciare un segno.

    Abbiamo ballato per chilometri, abbiamo dimostrato che c’è una parte di Brescia che non è indifferente, che è interessata, che non si sente rappresentata e che non vuole assistere senza fare nulla alla distruzione dell’ambiente in cui vive,sacrificato ad un inutile e sterile dio denaro.

    E’ stato fantastico vedere i manifestanti prendere possesso dell’aiuola sparti-traffico di piazzale Arnaldo, scacciando per una volta quegli idioti che ostentano (o vogliono ostentare, che è ancora peggio) la loro ricchezza, il loro status sociale.

    E’ stato fantastico procedere per Corso Magenta (non mi era mai successo durante tutti i miei anni di manifestazioni) mentre un ritmo reggaeton scandiva i miei passi. Perchè siamo barbari, ma per una volta non ci sono stati scontri, non ci sono stati problemi.

    E’ stato fantastico vedere così tante persone, capire che non sono solo, capire che, seppure con prudenza, in fondo c’è ancora qualche speranza.

    E’ stato invece tragico vedere i vostri volti divertiti, come se fossimo un circo, invece che persone che stanno urlando la loro disperazione anche per voi.

    E’ stato tragico assistere alla vostra preoccupazione, voi cittadini e voi “forze dell’ordine”, che potessimo rovinarvi la vostra triste notte bianca.

    E’ stato tragico vedere i vostri volti alla finestra, terrorizzati come se davvero fossimo un’orda barbarica di invasione, oppure schifati come se fossimo un branco di insetti che hanno avuto il coraggio di uscire alla luce del sole.

    Ma non ci fermerete, bastardi.

    I barbari stanno arrivando, la marea sale, e non siamo più piccole tribù disorganizzate che potete schiacciare a vostro piacimento. Siamo l’orda barbarica che metterà a ferro e fuoco le vostre convinzioni più radicate che distruggeranno il vostro Impero di menzogne e falsità, il vostro sistema di potere, cemento e amianto. E se pensate che possano fermarci ricordate la storia: anche Attila ha saccheggiato Roma, una Roma ben più forte dei vostri politici da giornaletto sporco e le vostre forze armate sadiche e impaurite.

    Arrivano i barbari!!!