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  • Recensione di Nero di Daniele Scalese

    Recensione di Nero di Daniele Scalese

    Recensione di Nero, un romanzo di Daniele Scalese pubblicato da Eremon Edizioni nel 2017.

    Informazioni su ‘Nero’
    Titolo: Nero
    Autore: Daniele Scalese
    ISBN: 9788889713754
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Eremon Edizioni
    Data di pubblicazione: 2017-05-01
    Lingua: Italiano
    Formato: eBook
    Pagine: 172
    Goodreads
    Anobii
    Questo romanzo mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    NeroNero è un romanzo ambizioso. Racconta di Lorenzo, un personaggio come tanti che vive in una qualsiasi metropoli italiana e si sente ingabbiato tra un lavoro subordinato in cui deve sempre essere sottomesso e una storia con una donna che non sa se ama ma che ormai è diventata routine.

    Dopo essere stato licenziato alla sua prima “ribellione” lavorativa, Lorenzo imbocca la via dell’autodistruzione: comincia a prostituirsi e scivola lentamente in un “microcosmo torbido e amorale; un microcosmo denso di sesso, denaro e nessuna possibilità di salvezza, al cui interno tutti scopriranno di essere colpevoli”.

    È un romanzo ambizioso perché promette di raccontare una storia senza filtri, senza pregiudizi e senza morale, ambientata in una metropoli che è archetipo della metropoli moderna e allo stesso ambientata in una mente che si è persa e che scivola sempre più a fondo nella sua perdizione.

    Quello che mi è rimasto è un romanzo che non ha soddisfatto le attese.

    Il romanzo è scritto in maniera corretta e anche con un ottimo stile (anche se alcuni dialoghi forse andavano rivisti, come il primo monologo di Loredana decisamente troppo forbito confrontato con il resto dei dialoghi e della narrazione), ma quello che manca è una costruzione più attenta e rivista.

    Le descrizioni degli amplessi sono troppo morbidi, soprattutto per un romanzo che racconta di perdizione e amoralità: chiamare “cazzo” il pene e “fica” la vulva avrebbe decisamente migliorato la fruizione del lettore e aumentato la sensazione di qualcosa di sporco e amorale. Magari è solo una mia opinione personale (frutto perlopiù dell’amore che provo per le opere di Henry Miller), ma raccontare di un uomo amorale in maniera corretta e morale sembra un controsenso.

    I personaggi sono abbastanza credibili e ben costruiti, ma la narrazione a volte sembra forzata e poco realistica.

    Mi sono sembrati molto interessanti i dialoghi tra il protagonista Lorenzo e il suo “Io Nero”; la sensazione è che questi dialoghi avrebbero dovuto essere più approfonditi e centrali all’interno della narrazione, invece che esserne un contorno.

    Anche nel contenuto il sessismo che traspare avrebbe potuto essere evitato, o reso più grottesco in modo da prenderne le distanze.

    L’autore di Nero, Daniele Scalese

    Nato a Taranto nel 1988, Daniele Scalese si forma tra Lecce e Milano tra università e testi di Pessoa, David Foster Wallace e Hunter Scott Thompson.

    Collabora con alcune riviste cinematografiche, scrive racconti per un magazine e frequenta una scuola di scrittura creativa.

    Apprezza i film di Tarantino, Polanski, Lynch e Park Chan-Wook.
    Quando si sente triste, guarda Birdman.

  • Nexus

    Nexus

    Nexus di Henry Miller è la conclusione perfetta della Crocifissione in Rosa. Pubblicato da Mondadori nel 1979 il libro è stato però pubblicato in lingua originale nel 1960.

    Informazioni su ‘Nexus’
    Titolo: Nexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN: 9780802151780
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 1994-01-13
    Formato: Paperback
    Pagine: 316
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    nexusFortemente autobiografico, è il racconto degli ultimi mesi di Henry Miller a New York prima di partire per Parigi insieme a June (Mona nel testo).

    Si avverte nell’autore la necessità di un mondo diverso, che sia altro dalla meccanica e capitalistica New York nel periodo della Grande Depressione; un mondo fatto di arte, di crescita, di felicità. Di vita. Una vita a cui non si sente destinato, dubitando sempre più delle sue capacità di scrittore, sempre più ossessionato e spaventato dalle difficoltà economiche in cui versa e dei più variegati modi in cui la moglie riesce a farli tirare avanti.

    Meno meccanico e cupo di Plexus, è la teorizzazione filosofica dell’arte di Miller. Poco sesso, poche divagazioni. Tanta vita, tanto da imparare.

    E se siete aspiranti scrittori, le quasi 2000 pagine della Crocifissione in Rosa, vi faranno prudere le punte delle dita. Come se non poteste fare altro che scrivere.

    Miller può piacere o non piacere, ma io ascolterei quello che dice di lui uno dei più grandi scrittori del Novecento:

    “La mia opinione è che sia il solo scrittore in prosa che abbia immaginazione e valore, apparso negli ultimi anni tra i popoli di lingua inglese. Anche se si potrebbe obiettare che la mia sia una valutazione eccessiva, bisognerebbe ammettere che Miller è uno scrittore fuori dell’ordinario, a cui val la pena di rivolgersi più a lungo che con un semplice sguardo; dopotutto essendo come scrittore completamente negativo, non costruttivo e amorale, una specie di semplice Jonah, uno che accetta passivamente il male, una sorta di Walt Whitman tra i cadaveri.”

    Chi potrebbe mai essere a dire una cosa del genere? George Orwell. Che di immaginazione e valore, direi che se ne intendeva.

    Citazioni da Nexus

    “Non è poi così terribile passare tutta la vita in prigione… Quando si ha una mente attiva. Quel che è terribile, è fare di se stesso un prigioniero”

    “Essere liberi dai legami dell’amore, bruciare come una candela, sciogliersi nell’amore, sciogliersi per amore… Che beatitudine! E’ possibile a creature come noi, che siamo deboli, orgogliosi, vanitosi, invadenti, invidiosi, gelosi, testardi, permalosi? Evidentemente, no. Per noi la corsa affannosa… Nel vuoto della mente. Per noi, la condanna, un’interminabile condanna. Credendo di avere bisogno di amore, smettiamo di dare amore, cessiamo di essere amore”

    “Se c’è una suprema differenza tra i vivi e i morti, è che i morti hanno smesso di stupirsi”

    “La giustizia sarà servita. Per un milione di uomini scannati come cani, un solo mostro desolato viene messo a morte umanamente”

    “Forse bisogna passare a guado fiumi di merda per trovare un seme di realtà”

    “Nel mondo dell’uomo, la bellezza è legata alla sofferenza e la sofferenza alla salvezza. In natura ciò non accade”

    “Il modo in cui un libro comincia è il modo in cui l’autore cammina o parla, il modo in cui guarda alla vita, il modo in cui prende coraggio o nasconde le sue paure. Alcuni incominciano vedendo ben chiara la fine, altri incominciano alla cieca, ogni riga una silenziosa speranza di arrivare alla riga seguente”

    “Rividi in ogni fase e momento della sua penosa debolezza il povero disgraziato ch’ero stato, il mascalzone, addirittura, che aveva tentato così vanamente e ignominiosamente di proteggere il suo miserabile piccolo cuore. Vidi che il cuore non era mai stato spezzato, come immaginavo, ma che, paralizzato dalla paura, si era ristretto fino quasi a scomparire. Vidi che le dolorose ferite che mi avevano stremato, erano state provocate dallo sforzo insensato di impedire che quel cuore rattrappito si spezzasse. Il cuore in se stesso non era mai stato toccato; si era atrofizzato per il disuso”

    “Le idee si sbriciolano, come vecchie mura. Il mondo si raggrinzisce, come la pelle di una noce, e gli uomini sono premuti uno contro l’altro, come sacchi bagnati, rugiadosi di paura. Quando i profeti si estinguono, le pietre devono parlare.”

    “Ci siamo arresi alla disperazione. L’estasi ha lasciato il posto all’ubriachezza. Un uomo inebriato dalla vita ha visioni, non vede serpenti”

    “Per noi dell’Occidente, la parola Genio ha in sé qualcosa di mostruoso. Genio, o colui che non si adatta; genio, colui che viene schiaffeggiato; genio, colui che è perseguitato o tormentato; genio, colui che muore per la strada, in esilio o sul patibolo”

    “L’inverno della vita, come qualcuno avrebbe dovuto dire, incomincia con la nascita. Gli anni più duri sono dall’uno al novanta. Poi, va tutto liscio”

  • Plexus

    Plexus

    Plexus è un romanzo di Henry Miller, pubblicato da Longanesi nel 1956 e secondo volume di The Rosy Crucifixion.

    Informazioni su ‘Plexus’
    Titolo: Plexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN:9788807881732
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2013-05-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 608
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    Anobii

    plexusMentre è appena uscito Sexus, Lawrence Durell, critico e amico da sempre di Miller, gli scrive una lunga lettera in cui esprime il suo orrrore nel leggere quello che, a mio avviso, è il capolavoro dello scrittore Statiunitense. Sexus, appunto.

    Devo confessarti d’esserne rimasto amaramente deluso, nonostante il fatto che esso contenga alcune delle pagine più belle che tu abbia scritto fino ad adesso.

    Forse questa dura critica al primo volume della Crocifissione Rosea (che Miller avrebbe voluto raccolti in un unico volume da quasi 2000 pagine), altera la scrittura e lo stile di questo secondo “Plexus”.

    Manca quella passione, quella voglia di vivere, quell’allegria disinteressata grati solo di essere vivi che si trova in Sexus. La narrazione zoppica, le situazioni sono banali e ripetitive, sono solo delle scuse per intermezzare le grandi pagine di analisi che Miller scrive sulla vita e sull’umanità.

    Manca equilibrio, tra la filosofia appassionata di un uomo ai margini per scelta e una vita piatta e monotona, dentro gli schemi, grigia come il calcestruzzo di Brooklyn che fa da sfondo alla storia.

    Manca quella vita straordinaria che giustifica la sua straordinaria visione della vita. Mancano gli amplessi e le situazioni incredibili di Sexus.

    Ma forse non è solo per seguire i consigli di Durell che lo accusava di volgarità morale; forse è solo che la sua vita si era incastrata, fermata, sospesa. Forse non è una revisione della sua forza, ma una descrizione di un periodo nero, che lo porterà ad attraversare l’oceano e a stabilirsi a Parigi, dove finalmente si consacrerà uno dei più grandi e innovativi scrittori del Novecento.

    Non storcete il naso. Senza Miller non ci sarebbe stata la Beat Generation. O Bukowski. E tante vite, senza leggerlo, si sarebbero spente in penombra invece di accendersi ed illuminare a loro volta il loro mondo intorno.

    Citazioni da “Plexus”

    “E’ facile andare a lavorare tutti i giorni. Il difficile è restare liberi”

    “Strano, non c’è oscurità e paralisi se non nello spirito dell’uomo. Un po’ troppa luce, un po’ troppa energia (quaggiù) e non si è più adatti a vivere nella società umana. Compenso del visionario è il manicomio o la croce.”

    “Sapeva che il male era più profondo. Nel suo giudizio semplice e ingenuo, concluse che l’unico modo per cambiare i fatti stava nel cambiare scena.”

    “Per lui, il sole è spento da molto tempo. Lui è il desperado della sua razza, maledetto da se stesso e assolto da se stesso. Rifare il mondo? Piuttosto lo trascinerebbe in fondo all’abisso.”

    “Siamo noi che manteniamo in vita questi libri che minacciano continuamente di ricadere nell’oblio. Come bestie da preda, stiamo all’agguato degli istanti di realtà che non soltanto eguaglieranno quelle stravaganze letterarie, ma le confermeranno e corroboreranno. Diveniamo simili a cavatappi, storpi, guerci, balbettanti nel vano sforzo di adattare il nostro mondo al mondo esistente. In noi l’angelo dorme d’un sonno leggero, pronto, al più lieve fremito, ad assumere il comando. Soltanto le veglie solitarie ci ridanno le forze. Soltanto quando siamo crudelmente separati comunichiamo veramente gli uni con gli altri.”

    “Mangiare è delizioso, ma essere mangiato è una festa che supera ogni descrizione. Forse è un’altra, più stravagante forma di unione col mondo esteriore. Una specie di comunione a rovescio.”

    “Una cosa mi sembra sommamente palese, ed è che la condanna e la distruzione, che figurano tanto spiccatamente in tutte le profezie, vengono dalla conoscenza certa che l’elemento storico o cosmico nella vita dell’uomo è soltanto transitorio. Il veggente sa come, perché e dove abbiamo smarrito la strada. Sa pure che non c’è molto da fare per quanto riguarda la grande massa dell’umanità. La storia deve seguire il suo corso, diciamo. E’ vero, ma perché? Perché la storia è il mito, il vero mito, della caduta dell’uomo reso manifesto nel tempo. La discesa dell’uomo nel dominio illusorio della materia deve continuare finché non rimanga più altro da fare se non risalire alla superficie della realtà”

    “L’evoluzione non spiega nulla. Eravamo tutti insieme, sin dall’inizio del tempo, e resteremo insieme sino all’eternità. Le stelle e le costellazioni vanno alla deriva, i continenti vanno alla deriva, l’uomo va alla deriva coi suoi compagni dei tempi di prima del diluvio: l’armadillo, l’uccello dodo, il dinosauro, la machairodus, il cavallo nano della Mongolia superiore. Tutto, nel cosmo, va alla deriva verso un punto che va alla deriva nello spazio. E Dio onnipotente va probabilmente alla deriva anche Lui, insieme con la sua creazione.”

    “Dietro al nostro desiderio profondamente radicato di sfuggire al peso della fatica, c’è la nostalgia del Paradiso. Per l’uomo di oggi, il paradiso significa non soltanto liberazione dal peccato ma anche liberazione dal lavoro, infatti il lavoro è diventato odioso e degradante. Quando l’uomo mangiò il frutto della conoscenza voleva trovare una scorciatoia per arrivare alla Divinità. Tentò di derubare il Creatore del divino segreto, che per lui significava il potere. Quale ne fu il risultato? Il peccato, la malattia, la morte. Guerra eterna, eterna inquietudine. Del poco che sappiamo, ce ne serviamo per la nostra propria distruzione. Non sappiamo sfuggire alla tirannia dei comodi mostri creati da noi. Ci illudiamo di credere che, per mezzo loro, un giorno godremo ozio e beatitudine, ma a dir la verità, non facciamo altro che cercare maggior lavoro per noi, maggiore angoscia, più inimicizie, più malattia, più morte. Con le nostre ingegnose invenzioni e scoperte, trasformiamo progressivamente la faccia della terra: fino al momento in cui l’avremo ridotta irriconoscibile nella sua laidezza.”

    “Parlate dell’ingiustizia e ne restate freddi, solo un saggio ne è capace”

    “L’uomo giusto è duro, spietato, disumano. L’uomo giusto metterà fuoco al mondo, lo distruggerà con le proprie mani, se può, piuttosto che di veder perpetuare l’ingiustizia. John Brown era di quella specie di uomini. La storia lo ha dimenticato. Uomini meno grandi sono venuti alla ribalta, hanno sommerso il mondo, l’hanno gettato nel terrore e per cose che non si avvicinano sia pur vagamente a quella che noi chiamiamo giustizia. Gli si dia ancora un po’ di tempo, e l’uomo bianco distruggerà se stesso distruggendo il pernicioso mondo da lui creato. Non possiede rimedi ai mali che ha imposto al mondo. Nulla. E’ vuoto, disilluso, senza un filo di speranza. Sospira la propria miseranda fine.”

    “Non è l’età che ci da saggezza. E nemmeno l’esperienza, come la gente finge di credere. E’ la prontezza spirituale”

    “Noi dobbiamo essere santi senza santità. Dobbiamo essere interi: completi. Essere santo significa questo. Qualunque altra forma di santità è falsa, è una trappola e un’illusione…”

    “Mi sento come disceso dal monte Sinai col paracadute. Tutto intorno a me stanno i miei fratelli, l’umanità, come dicono, che cammina ancora a quattro gambe.”

    “Avere il proprio mondo e vivere in esso, non significa necessariamente essere ciechi per ciò che si chiama il mondo reale. Se uno scrittore non conoscesse il mondo di tutti i giorni, se non ci fosse immerso tanto da ribellarcisi, non avrebbe ciò che tu chiami il suo mondo. Un artista porta tutti i mondi in sé.”

    “Io sono di quelli il cui scopo non è di insegnare una lezione al mondo ma di spiegare che la scuola è finita.”

    “La sofferenza è inutile. Però bisogna soffrire prima di rendersene conto”

  • Sexus

    Sexus

    Se è vero che Henry Miller o lo ami o lo odi, questo è ancora più vero per Sexus, l’estremizzazione della sua scrittura.

    Informazioni su ‘Sexus’
    Titolo: Sexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN: 9788807880049
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2013-02-20
    Formato: Paperback
    Pagine: 544
    Goodreads
    Anobii

    sexusPubblicato nel 1949 da Longanesi, è il racconto autobiografico della sua vita a New York prima di trasferirsi a Parigi. Primo dei tre libri che andranno a comporre la triologia della Crocifissione in Rosa, che Miller avrebbe voluto raccolti in un solo romanzo (gli altri due sono Plexus, del 1952 e Nexus del 1960), questo racconto autobiografico è la perfetta rappresentazione della poetica dello scrittore statiunitense: racconti banali di vita quotidiana, descrizioni dettagliate di rapporti sessuali e… Illuminazioni di vita.

    Henry è sposato con Maude, una donna tranquilla e noiosa, dalla quale ha una bambina. Si innamora però di Mara (che poi verso la fine del libro cambierà nome in Mona), una taxi girl (una compagna di ballo nelle sale da ballo newyorkesi) passionale e misteriosa. Intorno a loro ruotano i personaggi più disparati, amici di Henry e icone di una New York che cerca di riprendersi dalla Grande Guerra.

    Tutto qui, la trama non si sviluppa in nessun altro modo. Quello che è incredibile di questo libro non è quello che succede, ma Henry stesso. La sua visione del mondo, i suoi pensieri, le sue considerazioni… Su tutto: amore, amicizia, sesso, arte…

    Citazioni da “Sexus”

    “Arrendersi nel modo più assoluto e incondizionato alla donna che si ama significa spezzare ogni legame tranne il desiderio di non perderla, ed è quello il legame più terribile di ogni altro.”

    “Per trent’anni, ormai, ho portato la croce di ferro di una schiavitù ignominiosa, servendo ma non credendo, lavorando ma non ritirando la paga, riposando ma non conoscendo pace. Perché dovrei credere che tutto cambierà a un tratto, soltanto perché avrò lei, soltanto amando ed essendo amato?”

    “Scrivere, meditai, deve essere un atto privo di volontà. La parola, come una corrente profonda dell’oceano, deve emergere alla superficie per un proprio impulso. Un bambino non ha alcuna necessità di scrivere, è innocente. L’uomo scrive per liberarsi del veleno che ha accumulato con il suo modo falso di vivere. Cerca di riconquistare la propria innocenza, eppure (scrivendo) riesce soltanto a inoculare nel mondo il virus della sua delusione. Nessuno metterebbe una sola parola sulla carta se avesse il coraggio di vivere ciò in cui crede.”

    “Volevo liberare l’immaginazione di tutti gli uomini contemporaneamente perché, senza l’appoggio del mondo intero, senza un mondo immaginosamente unificato, la libertà dell’immaginazione diviene un vizio.”

    “Parole, frasi, idee, non importa quanto sottili o ingegnose, i voli più folli della poesia, i sogni più profondi, le visioni più allucinanti, non sono altro che rozzi geroglifici cesellati nella sofferenza e nel dolore per commemorare un evento non comunicabile.”

    “Ogni giorno massacriamo i nostri impulsi più belli”

    “Le lacrime sono più facili a sopportarsi della gioia. La gioia è distruttiva: fa sentire gli altri a disagio.”

    “Essere felice significa impazzire in un mondo di malinconici spettri.”

    “La gente ne ha avuto abbastanza di intrecci e di personaggi. Gli intrecci e i personaggi non fanno la vita.”

    “Avere una donna, avere qualsiasi cosa, in effetti, non significa nulla; conta soltanto vivere con una persona, o vivere con quanto si possiede.”

    “Amare o essere amati non è un reato. È davvero criminoso, invece, far credere a una persona, si tratti di un lui o di una lei, che è la sola di cui ci si possa mai innamorare.”

    “Sagome andavano e venivano davanti alle finestre, vestite in tutti i modi. Si stavano accingendo a rientrare in casa per prepararsi all’insignificante monotonia del domani. Uno su centomila avrebbe potuto sottrarsi alla condanna generale; in quanto agli altri, sarebbe stato un atto di misericordia se qualcuno fosse venuto nella notte a tagliar loro la gola mentre dormivano. Credere che quelle misere vittime avessero in sé la capacità di creare un mondo nuovo era pura follia.”

    “Nonostante tutte le prove esteriori che dimostrano come siamo strettamente uniti, interdipendenti, socievoli, di buon umore, disposti ad aiutarci a vicenda, comprensivi, quasi fraterni, siamo un popolo solitario, un gregge morboso e impazzito che si precipita qua e là con fanatica frenesia, cercando di dimenticare che non siamo come crediamo di essere, e cioè non realmente uniti, non realmente devoti gli uni agli altri, non realmente capaci di ascoltare, non un bel niente, in realtà, ma soltanto numeri spostati qua e là da una mano invisibile per un calcolo che non ci riguarda.”

    “Nessuno può sentirsi meglio dell’uomo che si lascia ingannare completamente. Essere intelligenti può costituire un vantaggio; ma essere completamente fiduciosi, creduloni fino all’idiozia, arrendersi senza riserve, è una delle gioie supreme della vita.”

    “Si basava sull’ipotesi che ognuno fosse in cuor suo un bastardo figlio di puttana, perfido, insensibile, egoista, una realtà dimostrata dal numero miracolosamente limitato di delitti che venivano a conoscenza del pubblico nei tribunali. Se tutti fossero stati spiati, pedinati, seguiti, sorvegliati, controinterrogati, inchiodati alla verità, costretti a confessare, be’ allora, secondo il suo sincero parere, ci saremmo trovati tutti in carcere.”

    “A me sembra che, il più delle volte, chi si trova ai posti d’onore risulti essere tra i meno meritevoli. I meritevoli, spesso, occupano i posti in ultima fila, o per modestia, o per rispetto di se stessi.”

    “Tutto, ormai, è organizzato in modo che le cose ti vengano offerte su un vassoio; devi sapere soltanto come fare le piccole fesserie passabilmente bene; ti iscrivi a un sindacato, lavori il meno possibile, e vai in pensione una volta arrivato al limite d’eta. Possedendo tendenze estetiche, non riusciresti a sobbarcarti alla stupida routine, un anno dopo l’altro; l’arte ti rende irrequieto, insoddisfatto. Il nostro sistema industriale non può consentire che questo accada… e pertanto ti offrono piccoli surrogati tranquillanti, per farti dimenticare che sei un essere umano. Ben presto l’arte non esisterà più affatto, ve lo dico io; bisognerà pagare la gente perché entri in un museo o ascolti un concerto. Non dico che le cose continueranno in questo modo in eterno; no, proprio quando saranno riusciti appieno nel loro scopo, quando tutto scorrerà liscio come un fischio, nessuno protesterà più, e nessuno sarà irrequieto o insoddisfatto, l’intera struttura si sfascerà. L’uomo non è stato creato per essere una macchina. Il lato buffo di tutti questi sistemi di governo utopistici è che continuano a promettere di liberare l’uomo… ma anzitutto cercano di farlo funzionare come un orologio caricato per otto giorni. Chiedono all’individuo di diventare schiavo per rendere possibile la libertà del genere umano.”

    ” Non credo che ci occorrano altri diritti… credo che ci occorrano idee più vaste.”

    “Bisogna fingere che tutto abbia un senso; bisogna lasciar credere alla gente che si sa quel che si fa. Ma nessuno sa quello che fa! Non è che ogni mattina ci alziamo e pensiamo a quanto stiamo facendo. Nossignore! Ci alziamo nella nebbia e trasciniamo i passi in una buia galleria con l’emicrania da sbornia.”

    “Ovunque si levavano le tetre, monotone mura; dietro ad esse abitavano famiglie la cui intera esistenza era imperniata intorno a un impiego. Schiavi industriosi, pazienti, ambiziosi, il cui unico scopo era l’emancipazione. E nel frattempo sopportavano tutto; ignari dei disagi, immuni alle brutture. Piccole anime eroiche la cui stessa ossessione di liberarsi dalla schiavitù del lavoro serviva soltanto a ingrandire lo squallore e l’infelicità della loro vita.”

    “È completamente mia, quasi come una schiava, ma io non la possiedo. Sono io ad essere posseduto.”

    “Adolescente, diciamo. Storie! Questo è il germe della futura vita, il seme che nascondiamo, che seppelliamo profondamente in noi, che reprimiamo e soffochiamo e facciamo tutto il possibile per distruggere mentre passiamo da un’esperienza all’altra e palpitiamo e ci dibattiamo, smarrendo in ultimo la strada.”

    “L’uomo eternamente turbato dai problemi dell’umanità, o non ha problemi suoi o si è rifiutato di affrontarli.”

    ” Lo Stato, la nazione, le nazioni unite del mondo, altro non erano che un grande aggregato di individui i quali ripetevano gli errori dei loro padri. Venivano afferrati dalla ruota sin dalla nascita e continuavano a girare con essa fino alla morte… e questa macina tentavano di nobilitarla chiamandola «vita».”

    “Gli uomini i quali erano più nella vita, i quali stavano modellando la vita, ed erano la vita stessa, mangiassero poco, dormissero poco, possedessero poco o niente. Non si facevano illusioni sul dovere, o sulla perpetuazione della specie, o sulla conservazione dello Stato. Si interessavano alla verità, e soltanto alla verità.”

    “Lo scopo della disciplina è quello di promuovere la libertà. Ma la libertà conduce all’infinità, e l’infinità è terrificante.”

    “Gli uomini convinti che il lavoro e l’intelligenza riusciranno a compiere ogni cosa, saranno sempre delusi dalla piega degli eventi stravagante e imprevista.”

    “È curioso che un corpo, per quanto familiare possa essere alla vista e al tatto, diventa eloquentemente misterioso non appena sentiamo che chi ne è il proprietario è divenuto elusivo o evasivo.”

    “Nessuna donna sa fottere selvaggiamente quanto l’isterica che ha reso frigida la propria mente.”

    “L’uomo che riconosce con se stesso di essere un vile, ha fatto un passo avanti nel dominare la propria paura; ma l’uomo che lo riconosce francamente con tutti, che chiede di riconoscere in lui la viltà e di tenerne conto quando si ha a che fare con lui, è sulla strada per divenire un eroe.”

    “Il possesso non significa niente se non ci si sa concedere”

    “Anche la voce, quella voce così potente, così annientatrice, così completamente personale… Anche quella ha un suo modo di svanire, di perdersi tra tutte le altre voci. Ma il corpo continua a vivere, e gli occhi, e le dita degli occhi, ricordano.”

    “Per alcuni momenti senza tempo ci eravamo trovati sulla porta del Paradiso; poi venimmo trascinati avanti e lo stellato fulgore andò in pezzi. Come lingue di lampi svanì in mille direzioni diverse.”

    “Proprio quando i tuoi impulsi sono stati lucidati, sono passati alla manicure e hanno avuto un vestito su misura, ti mettono in mano un fucile e con sei lezioni tu dovresti imparare l’arte di conficcare la baionetta in un sacco di grano. È sconcertante, a dir poco. E in mancanza di panico, di guerra, di rivoluzione, continui a salire da una posizione vantaggiosa di pompinaro all’altra, finché non diventi la Gran Minchia in persona e non ti fai saltare le cervella.”

    “Sono prigioniero nella casa dell’amore mal posto. Sono August Angst che si fa crescere una malinconica barba. Sono un fuco la cui sola funzione è quella di iniettare spermatozoi nella sputacchiera dell’angoscia. Sparo orgasmi con zigomatica furia. Mordo la barba che copre la bocca di lei come muschio. Mastico grossi pezzi della mia malinconia e li sputo come lische.”

    “La conoscenza dissociata dall’azione conduce alla sterilità”

    “Sull’ultima trincea, incomincia a penetrare nei nostri spessi crani l’idea che facciamo tutti parte della stessa carne.”

    “Ad ogni cima conquistata, nuovi e più sconcertanti pericoli ci minacciano. Il vigliacco rimane spesso sepolto sotto quello stesso muro contro il quale si è rannicchiato in preda alla paura e all’angoscia. La più bella cotta di maglia può essere penetrata da un’abile stoccata. Le più grandi flotte finiscono con l’affondare; le linee Maginot vengono sempre aggirate. Il cavallo di Troia aspetta sempre di essere trascinato fuori. Dove si trova la sicurezza? Quale protezione si può inventare che non sia già stata escogitata? È un’impresa disperata pensare alla sicurezza; non ne esiste alcuna.”

    “Siamo tutti colpevoli di un grande delitto, il delitto di non vivere appieno la vita; ma siamo anche, tutti, potenzialmente liberi. Possiamo smettere di pensare a ciò che non siamo riusciti a compiere e fare tutto ciò che è in nostro potere. Che cosa possano essere i poteri esistenti in noi, nessuno ha realmente osato immaginarlo. Che siano infiniti ce ne renderemo conto il giorno in cui ammetteremo con noi stessi che l’immaginazione è tutto. L’immaginazione è la voce dell’audacia. Se esiste qualcosa di divino in Dio, si tratta di questo. Egli ha osato immaginare ogni cosa.”

    “Se potessimo ancora credere in Dio, faremmo di lui un Dio della vendetta; affideremmo a lui, con tutto il cuore, il compito di fare piazza pulita. È troppo tardi perché possiamo pretendere di rimediare al disastro; ci siamo dentro fino al collo. Non vogliamo un nuovo mondo… vogliamo la fine del disastro che abbiamo combinato. A sedici anni si può credere in un mondo nuovo… si può credere a tutto, in effetti… ma a venti si è condannati, e lo si sa. A vent’anni si è bene imbrigliati, e il massimo in cui si possa sperare è di cavarsela con le gambe e le braccia intatte. Non è una questione di speranza che si dilegua… la speranza è un indizio pernicioso: significa impotenza. Anche il coraggio non serve: tutti possono trovare il coraggio… di fare la cosa sbagliata.”

    “A me sembra che gli artisti, gli scienziati, i filosofi, siano come lenti da molare; è tutto un gran prepararsi per qualcosa che non accade mai. Un giorno le lenti saranno perfette, e allora vedremo tutti con chiarezza, vedremo che mondo sbalorditivo, meraviglioso, bellissimo è il nostro. Ma nel frattempo siamo senza occhiali, per così dire; annaspiamo qua e là come idioti miopi e ammiccanti. Non vediamo quel che abbiamo sotto il naso perché siamo così intenti a vedere le stelle, o quel che si trova al di là delle stelle. Stiamo cercando di vedere con la mente, ma la mente vede soltanto ciò che le si dice di vedere. La mente non può spalancare gli occhi e guardare soltanto per il piacere di guardare.”

    “Il sesso è una delle nove ragioni della reincarnazione. Le altre otto sono prive di importanza”

    “Fuori, nel mondo, la gente non se la passava affatto meglio. La sola differenza tra loro e me stava nel fatto che essi andavano a procurarsi ciò di cui avevano bisogno; per ottenerlo sudavano, si ingannavano a vicenda, si battevano con le unghie e con i denti. Io non avevo problemi di questo genere. Il mio unico problema era come vivere con me stesso un giorno dopo l’altro.”