Tag: femminismo

  • Recensione di Storie di donne straordinarie di Paolo Villaggio

    Recensione di Storie di donne straordinarie di Paolo Villaggio

    Storie di donne straordinarie è un libro di Paolo Villaggio pubblicato da Mondadori nel 2009.

    Informazioni su ‘Storie di donne straordinarie’
    Titolo: Storie di donne straordinarie
    Autore: Paolo Villaggio
    ISBN: 9788804586388
    Genere: Satira
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2009-04-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 198
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    Storie di donne straordinarieStorie di donne straordinarie prometteva davvero bene. Innanzitutto perché Paolo Villaggio oltre che a essere un attore e un comico che è entrato nella memoria collettiva del nostro paese è stato anche un pensatore lucido e atipico, criticando molto spesso il sistema capitalista e mettendone in scena una critica feroce, anche attraverso il suo personaggio più famoso: Ugo Fantozzi.

    Un secondo motivo è che è importante e fondamentale riscrivere la narrazione dei personaggi femminili della storia, che troppo spesso sono solo delle ombre degli uomini importanti che le hanno oscurate. Questo ovviamente non per demerito di questi personaggi, ma perché la storia la fanno i vincitori, e il patriarcato ha purtroppo sempre vinto negli ultimi duemila anni.

    Il risultato però è decisamente deludente. Forse è colpa delle aspettative troppo alte, ma mi è rimasto davvero poco delle donne citate e raccontate da Paolo Villaggio. Prometteva di essere un lungo viaggio attraverso la storia alla riscoperta delle figure femminili importanti: invece è stata soltanto un’occasione per fare umorismo e battute e creare situazioni divertenti che hanno almeno il pregio di non scadere (quasi) mai nel sessismo.

    Le donne presentate vanno da Eva (quella della mela) a Eva Braun, la compagna di Hitler, passando per mogli, sorelle, madri e parenti varie di personaggi storici come Mosè, San Francesco, Dante. Quasi come a dire che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna. Però sempre dietro, e sempre lodate in qualche modo perché non mettono in ombra il loro uomo.

    Paolo Villaggio, uomo di sinistra, come molti intellettuali di sinistra non riesce a lavorare abbastanza sul suo sessismo.

  • Recensione di Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort

    Recensione di Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort

    Donne che comprano fiori è un romanzo di Vanessa Montfort pubblicato da Feltrinelli nel 2017.

    Informazioni su ‘Donne che comprano fiori’
    Titolo: Donne che comprano fiori
    Autore: Vanessa Montfort
    ISBN: 9788807032448
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2017-06-15
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 384
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    Donne che comprano fioriNel quartiere più fricchettone di Madrid c’è un negozio di fiori, il Giardino dell’Angelo. A gestirlo c’è Olivia, una moderna Mary Poppins un po’ meno sobria, che pare avere il dono di dare consigli sibillini per migliorare la vita delle sue clienti e dei suoi clienti.

    Attorno a lei si muovono cinque donne che comprano fiori. O meglio, quattro che comprano fiori e una che li vende, perché viene assunta da Olivia come aiutante.

    Ogni donna ha la sua storia, ma sembra che attorno all’ulivo secolare del Giardino dell’Angelo le loro vite cambino e fioriscano come i fiori che acquistano.

    Un bellissimo romanzo, che parla di riscatto, di amore, di donne, di femminismo (anche se in modo meno diretto). Un romanzo che parla di vita, che mi ha ricordato da vicino Dieci donne di Marcela Serrano.

    Vanessa Montfort costruisce un intreccio interessante, alternando i ricordi della protagonista con il presente che sta vivendo, in viaggio in solitaria su una barca. Un continuo flashback che ci fa scoprire pian piano la protagonista e le donne che incontra sul suo nuovo bizzarro posto di lavoro.

    Una scrittura fluida e coinvolgente completano questo libro che magari non è un capolavoro, ma che ci offre diversi spunti di riflessione sul ruolo della donna nella nostra società, sull’evoluzione della sua condizione negli ultimi cinquant’anni, e sul lavoro che c’è ancora da fare.

    E a dire la verità ci da anche numerosi consigli su come migliorare le nostre esistenze, che in fondo basta davvero poco. Coraggio e sincerità, con noi stessi e con gli altri.

    Unica pecca? L’inserimento dell’autrice come personaggio all’interno del romanzo. L’ho trovato del tutto inutile e autoreferenziale.

    Citazioni da Donne che comprano fiori

    “Se c’è una cosa che ho imparato da quando te ne sei andato, è che anche l’eternità ha una data di scadenza”.

    “La malinconia è quel dolore a cui noi adulti non sappiamo sfuggire”.

    “Perciò la formula è questa. Non è 1 + 1 = 2, ma 1 x 1 = 1 al quadrato”.

    “Ci sono momenti in cui dobbiamo smetterla di fustigarci. Accettare una cosa molto più dolorosa dell’aver deluso gli altri. Ed è che sono gli altri ad aver deluso noi”.

    “Nascevamo con la bontà ipotecata. Portavamo il peso di una colpa enorme acquisita per il semplice fatto di essere nati e ce ne facevamo carico per troppo tempo sulle nostre piccole spalle”.

  • Citazioni di Margaret Atwood: “Nulla muta istantaneamente…

    Citazioni di Margaret Atwood: “Nulla muta istantaneamente…

    “Nulla muta istantaneamente: in una vasca da bagno che si riscaldi gradatamente moriresti bollito senza nemmeno accorgertene. C’erano notizie sui giornali, certi giornali, cadaveri dentro rogge o nei boschi, percossi a morte o mutilati, manomessi, così si diceva, ma si trattava di altre donne, e gli uomini che commettevano simili cose erano altri uomini. Non erano gli uomini che conoscevamo. Le storie dei giornali erano come sogni per noi, brutti sogni sognati da altri. Che cose orribili, dicevamo, e lo erano, ma erano orribili senza essere credibili. Erano troppo melodrammatiche, avevamo una dimensione che non era la dimensione della nostra vita. Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli, e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui”.

    Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella

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  • Recensione de Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood

    Recensione de Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood

    Il racconto dell’ancella è un romanzo distopico di Margaret Atwood pubbblicato da McClelland & Stewart nel 1985 (con il titolo originale “The handmaid’s tale“) e in Italia da Mondadori nel 1988.

    Informazioni su ‘Il racconto dell’ancella’
    Titolo: Il racconto dell’ancella
    Autore: Margaret Atwood
    ISBN: 9788850211326
    Genere: Distopico
    Casa Editrice: Teadue
    Data di pubblicazione: 2007-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 329
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    Il racconto dell'ancellaIl racconto dell’ancella è ambientato un mondo distopico governato da un totalitarismo religioso basato sul vecchio testamento, in cui il potere viene preso da una setta chiamata Galaad attraverso un colpo di stato militare.

    Questa forma di governo ha come caratteristica principale quella della sottomissione della donna a scopi riproduttivi, caratteristica dovuta al grave deficit delle nascite causato dall’emancipazione della donna e dall’inquinamento ambientale e chimico, oltre a malattie diffuse dagli stessi governi che causano la sterilità nell’ambito della guerra batteriologica.

    “Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!».
    Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?».
    Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei».
    Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.”

    Partendo da questa citazione biblica infatti i Comandanti, al più alto grado del potere di Galaad, giustificano la poligamia a scopi riproduttivi che diventa il perno centrale della vita del regime.

    Protagonista della vicenda è Difred, un’ancella, il cui ruolo principale era quello di procreare la discendenza di questa società in forte deficit demografico. Erano un gruppo di donne che aveva già dato prova di fertilità avendo già partorito uno o più figli sani sia durante il regime di Galaad che prima della loro ascesa al potere. Il nome della protagonista non è quello vero, infatti le ancelle prendevano patronimico del “Comandante”, ovvero il funzionario di Galaad di alto grado, a cui venivano assegnate.

    Tutto il romanzo è narrato in prima persona dalla stessa Difred, che ci racconta il suo essere una donna fertile in un mondo fortemente patriarcale (alle donne era proibito persino leggere e scrivere), un mondo fatto di sottomissione e ingiustizia che porta a galla temi cari al femminismo del tempo ma ancora molto attuali (nei movimenti dell’epoca erano diffusissime le frasi “Nolite te bastardes carborundorum” e “Ci sono domande?“, entrambe frasi presenti in questo romanzo).

    Il romanzo, pur essendo abbastanza lento nella narrazione, è scritto molto bene e in modo molto scorrevole. La società creata da Margaret Atwood è perfettamente credibile, soprattutto alla luce di una anche minima conoscenza dei problemi del sessismo che hanno attraversato la società occidentale negli ultimi quarant’anni e ai quali molto spesso non siamo stati in grado di dare risposte e soluzioni.
    Unica pecca forse quella di non aver approfondito molto la costruzione vera e propria della società di Galaad, nemmeno attraverso l’espediente narrativo del prologo, ambientato in una conferenza di duecento anni dopo in cui si parla proprio della testimonianza de “Il racconto dell’ancella”.

    Citazioni da “Il racconto dell’ancella”

    “Fraternizzare significa comportarsi da fratelli. Me l’ha detto Luke. Diceva che non c’era una parola equivalente che significasse comportarsi da sorelle. Avrebbe dovuto essere sororizzare, diceva lui”.

    “Nulla muta istantaneamente: in una vasca da bagno che si riscaldi gradatamente moriresti bollito senza nemmeno accorgertene. C’erano notizie sui giornali, certi giornali, cadaveri dentro rogge o nei boschi, percossi a morte o mutilati, manomessi, così si diceva, ma si trattava di altre donne, e gli uomini che commettevano simili cose erano altri uomini. Non erano gli uomini che conoscevamo. Le storie dei giornali erano come sogni per noi, brutti sogni sognati da altri. Che cose orribili, dicevamo, e lo erano, ma erano orribili senza essere credibili. Erano troppo melodrammatiche, avevamo una dimensione che non era la dimensione della nostra vita. Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli, e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui”.

    “Qualunque cosa sia, aiutami a superarla, per favore. Ma forse questa non è opera Tua; non credo nemmeno per un secondo che quello che vedo qui sia frutto della Tua volontà. Ho abbastanza pane quotidiano, quindi non perderò tempo a parlarne. Il problema è mandarlo giù senza soffocare. Ora veniamo alla remissione dei peccati. Non importa che mi perdoni subito, ci sono cose più importanti. Per esempio, mantieni gli altri al sicuro, se sono al sicuro. Non farli soffrire troppo. Se devono morire, che sia una morte rapida. Potresti anche offrire loro un Paradiso. Per il Paradiso abbiamo bisogno di te. L’Inferno ce lo possiamo fare da soli”.

    “È davvero stupefacente constatare a quante cose ci si può abituare, se c’è un compenso”.