Tag: George Orwell

  • Citazioni di George Orwell: “Nel combattere l’uomo…

    Citazioni di George Orwell: “Nel combattere l’uomo…

    “Nel combattere l’uomo non dobbiamo venirgli ad assomigliare. Anche quando l’avrete distrutto, non adottate i suoi vizi.”

    George Orwell, La fattoria degli animali

  • Citazioni di George Orwell: “La nostra vita è misera…”

    Citazioni di George Orwell: “La nostra vita è misera…”

    “La nostra vita è misera, faticosa e breve. Si nasce e ci vien dato quel cibo appena sufficiente per tenerci in piedi, e quelli di noi che ne sono capaci sono forzati a lavorare fino all’estremo delle loro forze; e, nello stesso istante in cui ciò che si può trarre da noi ha un termine, siamo scannati con orrenda crudeltà. Non vi è animale in Inghilterra che, dopo il primo anno di vita, sappia che cosa siano la felicità e il riposo. Non vi è animale in Inghilterra che sia libero. La vita di un animale è miseria e schiavitù: questa è la cruda verità.”

    George Orwell, La fattoria degli animali

  • La fattoria degli animali

    La fattoria degli animali

    La fattoria degli animali è un romanzo di George Orwell scritto nel 1945 e pubblicato in Italia nel 1947 da Arnoldo Mondadori Editore.

    Informazioni su ‘La fattoria degli animali’
    Titolo: La fattoria degli animali
    Autore: George Orwell
    ISBN: 9788804492528
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Oscar Mondadori
    Data di pubblicazione: 2011-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 125
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    la fattoria degli animaliUna fattoria inglese all’improvviso, si trova ad essere governata dagli animali dopo che il padrone è stato scacciato dopo l’ennesimo sopruso. Alla testa della Rivoluzione ci sono i maiali, gli animali più intelligenti, ma tutti sembrano poter vivere in pace e nell’uguaglianza. Ma non sarà così a lungo.

    Nata come una parodia del comunismo stalinista, dal quale Orwell era stato profondamente deluso (era un comunista convinto dell’Inghilterra della prima metà del ventesimo secolo), il romanzo è un capolavoro di come l’utopia marxista decade nel totalitarismo sovietico di stampo staliniano. Gli animali dopo la Rivoluzione sono felici e tutti uguali, ma alla fine si troveranno schiavi di un sistema che continua a promuovere il potere e gli agi di una classe dirigente, fino alla magnifica perfetta, frase finale.

    Gli animali all’interno del romanzo, almeno i principali, sono perfettamente riconoscibili:

    • Vecchio Maggiore, il maiale che arringa l’assemblea degli animali alla rivoluzione, è Karl Marx e Lenin;
    • Napoleon, il maiale che scaccia il rivale Palla di Neve e che comincia il processo di schiavizzazione degli animali, è Stalin;
    • Palla di Neve, il maiale eroico e visionario che vuole una società migliore per tutti gli animali è Trotsky, scacciato dalla fattoria da Napoleon;
    • Clarinetto, il portavoce di Napoleon non è altro che il giornale di partito Pravda;
    • Gondrano, il cavallo instacabile lavoratore, è Stachanov;
    • Benjamin, l’asino cinico, rappresenta lo stesso Orwell, o forse gli intellettuali russi che nonostante fossero ostili allo Stalinismo non si sono mai ribellati;
    • Mollie, la cavalla vanitosa che fugge dalla fattoria per rifugiarsi a Willingdon, è l’aristocrazia russa che si rifugia a Parigi;
    • Mosè, il corvo che parla agli animali del paradiso del Monte Zuccherocandido che li aspetta dopo la morte, è la Chiesa Ortodossa Russa;
    • I cani, che rappresentano lo squadrismo e la polizia segreta;
    • Le pecore, le masse facilmente manipolabili che hanno smesso di pensare (o non hanno mai cominciato) e che si accontentano della semplicità degli slogan di partito per essere felici;

    Citazioni da “La fattoria degli animali”

    “La nostra vita è misera, faticosa e breve. Si nasce e ci vien dato quel cibo appena sufficiente per tenerci in piedi, e quelli di noi che ne sono capaci sono forzati a lavorare fino all’estremo delle loro forze; e, nello stesso istante in cui ciò che si può trarre da noi ha un termine, siamo scannati con orrenda crudeltà. Non vi è animale in Inghilterra che, dopo il primo anno di vita, sappia che cosa siano la felicità e il riposo. Non vi è animale in Inghilterra che sia libero. La vita di un animale è miseria e schiavitù: questa è la cruda verità.”

    “Nel combattere l’uomo non dobbiamo venirgli ad assomigliare. Anche quando l’avrete distrutto, non adottate i suoi vizi.”

    “Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni sono più uguali di altri.”

    “Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere tra i due.”

  • Quale violenza?

    Quale violenza?

    Quale violenza?

    Quale violenza?

    Sabato a Brescia è sceso in Piazza l’orgoglio della dissidenza.
    Un migliaio di persone di Brescia sono scese nella loro piazza per mostrare che non tutte le piazze acclamano Silvio Berlusconi. Non tutte le piazze d’Italia lo vogliono imperatore d’Italia, non tutti gli elettori. Che lui non ha governato in nome del popolo, ma in nome di una massa informe, disinformata e senza cultura che ha creduto alle favole della nonna. Per nostalgia. Per paura. Per ignoranza. Per un fascismo morbido.

    Quale violenza?

    Quella di un manifestante del Popolo della Libertà che percuoteva sulla testa una ragazza che avrebbe potuto essere sua nipote con l’asta di plastica della sua bandiera “Berlusconi Presidente”? O quella di manifestanti che alzando le braccia mimando le manette urlano “In galera, in galera”?

    Quale violenza?

    Quella di un uomo che da anni dimostra all’Italia che “La legge non è uguale per tutti” che scende in piazza per fare un comizio per violentare un potere dello Stato (che peraltro sta governando insieme al governo dell’opposizione)? O quella di cittadini di qualsiasi provenienza politica, sociale e culturale che scendono a difendere la loro Costituzione, quell’insieme di parole che degli eroi hanno scritto con il sangue di una guerra civile?

    Quale violenza?

    Quella di un pugno in faccia ad un manifestante PdL? O quella di un governo ventennale egoista, becero e cieco, che ha causato la disperazione della “Legge Giovanardi”, della “Bossi-Fini”, delle folli privatizzazioni a favore dei suoi amichetti?

    Quale violenza?

    Ci si deve riappropriare delle parole. La violenza non è un pugno. Non sono le urla di una parte di popolo arrabbiato la violenza. La violenza è l’ignoranza, la povertà. Il razzismo è violenza. L’intolleranza è violenza. Violenza è l’indifferenza.

    Vedere i programmi televisivi di questi giorni su quello che è successo Sabato mi porta alla mente “Sbatti il mostro in prima pagina“, con un impressionante Gian Maria Volonté.
    Alla montatura che la stampa e i mass-media sono in grado di produrre per perseguire fini politici. Altro che la magistratura.

    Sentire Vendola dire “Brunetta non troverà mai SEL tra i violenti” non significa nulla. Doveva dire che quella piazza a cui anche parte del suo partito ha partecipato non è stata violenta.
    Sentire Brunetta che da dei teppisti a una piazza che non è riuscito a vedere perché la piazza stessa l’ha rifiutato (se n’è dovuto andare facendo finta di nulla scortato da un plotone di carabinieri) è totalmente folle.
    Vedere Formigoni salutare la folla che lo insulta come se non sentisse e rispondere ai giornalisti “Sto salutando il popolo della libertà” ha un solo senso: se fai finta che non sia successo qualcosa che nuoce alla facciata del tuo partito (e le televisioni e i giornali sono in larghissima parte a disposizione del capo dello stesso) allora non esiste.

    La non-violenza è intelligenza e consapevolezza. Il non rispondere alle provocazioni di militanti venuti ad occupare una piazza che non gli apparteneva (quanti erano di Brescia tra le bandiere azzurre pagate dai rimborsi elettorali di tutti), sorpresi che per una volta la polizia non li abbia difesi per partito preso.

    L’intelligenza è scegliere cosa pensare, indipendentemente da quello che il leader maximo di un’ideologia che ci affascina ci inculca in testa.

    La consapevolezza è che non siamo liberi di scegliere in questo Paese. Se le informazioni vengono perlopiù da un’unica fonte, e quella fonte è di proprietà della persona che dobbiamo o non dobbiamo scegliere, allora dobbiamo informarci in maniera diversa.
    Perché in fondo la violenza fa paura. Preferiamo le tre scimmie nonvedononsentononparlo, alla consapevolezza.

    E’ che dobbiamo ammettere questo: per il dolore, lo sconvolgimento emotivo, la rabbia, la disperazione, e la necessità di un cambiamento, anche la verità è violenza.
    Altrimenti siamo tanti piccoli burattini nell’Eurasia di George Orwell.

    “Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.”

    George Orwell
    1984

  • “Quel fascismo non si ripeterà mai più”

    “Quel fascismo non si ripeterà mai più”

    Quel fascismo non si ripeterà mai più
    E’ così che Pasolini chiude il suo articolo “Fascista” sulla dittatura di Mussolini in Italia.
    Fa male pensare che certe persone se ne sono andate e non possono assistere a questa fantastica Repubblica Italiana nelle mani di Berlusconi… Mi sarebbe sempre piaciuto sentire i commenti di alcuni grandi letterati e artisti… Ma mi bastano forse quelli di Montanelli, un uomo fortemente di destra, che diceva che Berlusconi era un’esperienza necessaria per questo paese, per non ripetere gli stessi errori due volte. Che brutto scoprire che aveva torto.
    Tornando all’articolo di Pasolini… Definiva i fascisti “personaggi assolutamente archeologici […] che non troverebbero assolutamente spazio e credibilità nel mondo moderno“. Aveva ragione? In un certo senso si e in un altro no. I personaggi che rievocano un regime dittatoriale ci sono ancora, e purtroppo hanno anche trovato credibilità. Il portatore nano di democrazia è solo la punta dell’iceberg.
    Pasolini poi amplia l’argomento, parlando dei mass-media. Altro che Nostradamus. Pasolini (ma anche Orwell) sono profeti senza paragoni. Il fascismo si è incarnato nella televisione (e chi le possiede?) causando un appiattimeno (quello che l’autore di “Scritti corsari” chiama “Omologazione“) e un annullamento dell’individualità, diventando una dittatura. Cos’è una dittatura? Un regime dispotico, spesso esercitato con l’utilizzo della forza e delle armi. Non sembrerebbe il nostro caso. Noi abbiamo libertà di scelta, possiamo accendere e spegnere, cambiare canale… Sarebbe una questione di utilizzo, quindi, di utilizzo e coinvolgimento. Quindi non è una dittatura. Se il problema fosse solo Mediaset non ci sarebbero problemi. La dittatura invece è ovunque: giornali, radio, televisione, informazione in generale… Questa è dittatura. Ci è tolta ogni possibilità di scelta. Non abbiamo scelta e nonostante questo continuiamo a sentirci liberi. Una libertà fittizia, costruita ad arte solo per illuderci.
    Mi sono chiesto spesso come fosse possibile che il fascismo si fosse instaurato in Italia, e come Mussolini avesse potuto fare quello che ha fatto. Ora lo so. So che non c’è possibilità di scelta. C’è solo la possibilità di combattere, violentemente o meno, contro questo regime dei mass-media. Credevo di non vedere più il fascismo in Italia. Mi sbagliavo, come Pasolini. Ha ragione Mario Monicelli, intervistato da “raiperunanotte“: gli italiani sono sempre gli stessi, quando qualcuno gli dice “Risolvo io, lasciami lavorare, faccio tutto io“, sono sempre ben disposti a lasciarsi comandare a bacchetta. Poi se il personaggio in questione fallisce si può sempre impiccarlo a testa in giù. Il fascismo cambia forma, si evolve con i tempi, ma rimane stabile dove è sempre stato, nei corridoi del potere, in attesa della condizione propizia. E non illudiamoci che finisca alle prossime elezioni. I sostenitori del Dorian Gray italiano ci sono ancora (i veri prodotti dell’omologazione culturale di Pasolini)… E anche se non venisse eletto, il regime non sarebbe sconfitto. Perchè il regime è l’informazione di parte. Che sarebbe ancora e comunque nelle sue mani. Il fascismo si ripeterà ancora. I partigiani del ‘45 sono vecchi e non combattono più. Stiamo arruolando nuovi elementi per la Resistenza. Accorrete numerosi…

    Il partigiano John
    Africa Unite

  • Il grande fratello

    Il grande fratello

    Il Grande Fratello è finito da qualche settimana. Ho provato a guardarlo, e non lo comprendo. Non riesco a capire se quelli all’interno della “Casa” sono completamente psicopatici, o sono io l’unico giovane normale in Italia. Veramente, non ci riesco. Mi fanno crescere una rabbia dentro quei ragazzi che riuscirei a uccidere. Il grande fratello avrebbe reso Blanka di Street Fighter quell’essere tutto verde e rotolante molto più in fretta delle ore e ore di video di violenza che gli hanno propinato. Sono quelli i giovani? Siamo quelli? Alla fine mi sono risposto, un pò. Quelli sono estremi, sono attori che fanno finta di essere persone normali. Ma la conclusione successiva mi spaventa ancora di più. I giovani veri non sono loro. Sono quelli dall’altra parte, quelli che li guardano tutti i giorni e che la mattina ne parlano con compagni di scuola e colleghi di lavoro, che sono tristi e depressi nei mesi all’anno in cui il GF non c’è. E questo è ancora più deprimente. Riprendo in mano 1984 di George Orwell e me lo rileggo ad ogni prima puntata del Grande Fratello, giusto per non perdere di vista da dove il Grande Fratello ha avuto origine.
    Vi siete mai chiesti chi è il Grande Fratello, quello vero? Pensate ad Alessia Marcuzzi? Il regista della trasmissione? No, chicos… Il Grande Fratello è uno solo. Il dittatore dei media che ci sta lobotomizzando con le sue trasmissioni di regime. Come il profeta Orwell aveva detto, esattamente 48 anni fa. Queste elezioni premiano il centro-destra. Lo premiano perchè chi va a votare non riesce a guardarsi intorno e a capire quello che lo circonda, mentre chi non va a votare è annebbiato da decenni di televisione. E di Grande Fratello, La Talpa, l’Isola dei Famosi, la Fattoria, ecc.
    Spegniamo la Marcuzzi in tv, accendiamo Orwell in 1984. Perderemo come perde il protagonista del libro, ma non cadremo senza lottare.

    Attenzione, fratelli. L’occhio del Grande Fratello non è quello dello spettatore. E’ quello dell’Oscuro Signore di Mordor.

    Tema del Grande Fratello
    Andrea Guerra