La legge del Drago è un romanzo di Lorenzo Visconti pubblicato da Amazon Publishing nel 2017.
Lorenzo Visconti è lo pseudonimo che Paolo Roversi (scrittore, sceneggiatore e saggista di Bukowski) ha scelto per pubblicare con Amazon Publishing e anche per dare il nome al protagonista della sua saga: infatti è il primo romanzo della serie “Dragon”, ovvero i noir polizieschi ambientati a Milano che hanno lui come protagonista.
Troviamo Lorenzo Visconti detto il Drago poliziotto della polizia di Milano incastrato per un delitto che non ha commesso, che esce di prigione dopo otto mesi in attesa del processo. Per tirare avanti riscuote i debiti di uno strozzino e aiuta la sua collega/ amante Lara a fare luce su uno strano suicidio di una ragazza. Ovviamente senza trascurare l’indagine che lo ha condotto in carcere, dove speculatori senza scrupoli sopravvissuti a Tangentopoli costruiscono un grattacielo nel centro di Milano.
Il personaggio è molto interessante, anche se simile a molti visti finora (come il vicequestore Rocco Schiavone di Antonio Manzini): un poliziotto non così integerrimo, violento, politicamente scorretto e lontano dall’ideale del difensore dell’ordine e della giustizia (e quindi in qualche modo più vicino alla realtà che ci circonda) a cui siamo abituati. Quasi un antieroe, se non fosse per la sua sete di giustizia e verità e di onestà in una Milano nebbiosa e disonesta fino al midollo dove speculatori senza scrupoli, politici corrotti e mafie di vario tipo si spartiscono la torta della speculazione edilizia e lo smaltimento dei rifiuti.
Anche la trama è ben bilanciata e si regge perfettamente: le descrizioni sono minimali e scarne ma molto ben inserite all’interno della narrazione, che ha peraltro un buon ritmo e ci porta velocemente a mangiare una pagina dopo l’altra.
Sembra che non ci sia nulla di negativo, eppure il mio voto è bassissimo. Perché? Purtroppo parliamo del finale. Quindi il commento negativo lo mettiamo nello spoiler, così non vi rovino il piacere della lettura. Vi basti pensare che il finale è il più maschilista, sessista e patriarcale finale che mi sia capitato di leggere; un finale che trasforma un libro da 8 in un libro da 3.


Marta è una ragazza che lavora in un piccolo albergo di Milano vicino alla Stazione Centrale. Un albergo noioso e ormai fatiscente, lontano dai fasti del passato. La noia scompare all’improvviso quando un giapponese di mezza età, Akira Watanabe, arriva all’albergo e viene trovato morto la mattina successiva. Una serie di eventi sempre più strani e inquietanti sconvolgeranno la vita di Marta e dei suoi colleghi.
Nella pancia del mostro è un romanzo che ha tutte le premesse per essere un romanzo interessante. Si svolge su due trame distinte che si avvicinano sempre di più verso il finale: in una Davide Villari è internato in un OPG e vive la realtà distorta di questi luoghi infernali creati dalle istituzioni; dall’altro Domenico e Giulia, due persone distinte con un passato in comune legato da Dax, un misterioso personaggio che ha cambiato le loro vite e che si è suicidato lanciandosi in un fiume al confine della Svizzera.
Il romanzo si svolge su due piani temporali diversi, uno nel 1989 e l’altro nel 2016; in entrambi la protagonista è Clotilde, ragazza corsa nipote di una delle famiglie più influenti della penisola della Revellata.
Sono molto selettivo sui thriller, i gialli e i misteri. Ne ho letti tantissimi ed è uno dei generi che preferisco.