Tag: Pavia

  • 10 Novembre 1976

    A Pavia viene arrestato Antonio Savino e viene scoperto un covo brigatista. (altro…)

  • 24 Dicembre 1975

    Viene arrestato nel covo di Via Scarenzio 6 a Pavia il brigatista Fabrizio Pelli.

    Alla vigilia di Natale 1975 le BR subiscono un nuovo colpo. Accade alla periferia di Pavia, ed è l’ennesimo episodio gravido di ambiguità.

    In via Scarenzio 6, nel tardo pomeriggio di mercoledì 24, il continuo fragore dello sciacquone del bagno ininterrottamente in funzione nell’appartamento attiguo induce la condomina Mariarosa Piccinini – preoccupata per un possibile malore del vicino (che non risponde al campanello), o di un guasto che provochi allagamenti – a chiamare il 113.

    I Vigili del fuoco, accompagnati da una volante della polizia, salgono sul balcone dell’appartamento, forzano la persiana chiusa, raggiungono il bagno e chiudono la maniglia dello sciacquone che effettivamente era stato lasciato aperto; ma basta un’occhiata intorno per capire che si tratta di un covo brigatista: in bella mostra ci sono armi e munizioni, targhe false, timbri per contraffare documenti, volantini BR, una radio rice-trasmittente, e banconote per 4 milioni.

    Ne viene subito informata la Questura, e sul posto arriva il dirigente dell’Ufficio politico Michele Cera, mentre da Milano arriva il responsabile dell’antiterrorismo Vito Plantone.

    L’appartamento risulta abitato da una giovane coppia, che lo ha affittato da pochi mesi, e da un terzo individuo. La polizia organizza un appostamento intorno all’edificio, e alle ore 22.30 viene tratto in arresto l’uomo della coppia, che ha una falsa patente intestata Maurizio Bianchi, ma in realtà viene subito identificato come il brigatista latitante Fabrizio Pelli.

    La sua partner, e il terzo uomo, non si fanno vivi e si sottraggono alla cattura. La donna viene identificata in Susanna Ronconi; i giornali scrivono che il terzo uomo potrebbe essere Renato Curcio, mentre la polizia accerterà che si tratta di Corrado Alunni; secondo altre fonti, il terzo uomo sarebbe stato Mario Moretti.

    Forte è il sospetto che la scoperta del covo di Pavia sia stata provocata con l’espediente dello sciacquone del bagno lasciato aperto – è la stessa tecnica che verrà utilizzata per provocare la scoperta della base BR di via Gradoli 96, a Roma, il 18 aprile 1978, durante il sequestro Moro.

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  • 9 Luglio 1974

    Silvano Girotto si incontra a Pavia con Enrico Levati e Giambattista Lazagna.

    Girotto arriva alla stazione di Pavia con otto minuti di ritardo. Secondo il suo racconto il giovane alto, capelli lunghi e bruni, baffi, gli dice: «Così tu saresti quello che su “Candido” dicono che è il mio capo?». «E quale gregario sei, tu?» ribatte pronto “Fratello Sinone”.

    Il colloquio si svolgerà in un appartamento usato da Levati negli anni dell’università. Vi prenderà parte Giambattista Lazagna, anch’egli interessato alle esperienze sud-americane dell’interlocutore.

    Spiega Levati:

    «Per l’incontro avevo adottato le regole di clandestinità sia perché lo aveva chiesto Girotto, sia perché farmi trovare con lui, dopo che gli articoli di “Candido” lo indicavano come capo delle BR sarebbe stato pericoloso. A me interessava l’esperienza cilena del Girotto, come a Lazagna. Ma io e Lazagna glielo abbiamo detto che noi non avevamo nulla a che fare con le BR».

    Alle nove arriva Lazagna. L’avvocato regala all’amico e a Girotto una copia del suo libro Carcere, repressione e lotta di classe, ancora fresco di stampa. Ha poi inizio un lungo colloquio del quale non esiste un resoconto esatto, perché in quell’occasione, spiega l’ex-frate, «per ragioni di prudenza non avevo con me il registratore». Il Cile, la Bolivia e naturalmente, le brigate sono i temi della conversazione. È soprattutto l’agente provocatore a tenere su il tono della serata: parla molto, con disinvoltura, gli altri di tanto in tanto interloquiscono.

    Girotto:

    «Dissi che volevo aderire alle Brigate Rosse ma non come pedina cieca, non come uomo mitra. Per non rischiare che non vi fossero ulteriori contatti con esponenti delle BR tendevo ad assumere un atteggiamento vicino alla linea che Lazagna e Levati sembravano rappresentare».

    Aggiunge, con modestia:

    «Lazagna osservò che ero un grosso personaggio, che pertanto non potevo far parte della semplice base ma dovevo anzi essere subito ammesso nel centro. Finalmente disse a Levati che andava bene: “Mettilo in contatto”. Lazagna sembrava un esaminatore, un uomo in autorità, un filtro qualificato, con l’incarico di dare al Levati il nulla osta per procedere. Ritenni ciò anche in base alle mie esperienze sudamericane».

    Piuttosto deluso, invece, si dichiara Lazagna. Quando se ne va, confida a Levati:

    «Mi pare uno spaccone, un personaggio da fiera».

    Spiegherà poi:

    «Quello di Pavia è stato un incontro occasionale. Ero carico di interessi verso tutti coloro che potessero informarmi sulla situazione sudamericana. Su Girotto c’erano elementi vaghi su giornali di destra e, un mese prima, a Bergamo, mi avevano fatto leggere un volantino del Fronte della gioventù su cui erano stampati un elenco dei brigatisti rossi: come capi eravamo indicati io e lui».

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  • 25 Maggio 1971

    Una bomba scoppia nello stabilimento «Necchi» di Pavia.
    Due chili di dinamite sono scoperti nella fabbrica «Rossari e Verzi» di Trecate, in provincia di Novara. (altro…)