Tag: polizia

  • Citazioni di Juri Di Molfetta: “C’è sempre qualcosa che ti appartiene…”

    Citazioni di Juri Di Molfetta: “C’è sempre qualcosa che ti appartiene…”

    “C’è sempre qualcosa che ti appartiene, di cui hai bisogno, e degli uomini in divisa che ti impediscono di raggiungerlo difendendo gli interessi di altri che se la vogliono tenere per sé. Cosa cambia se si tratta di un fratello o della terra su cui vivi? Noi e quei ragazzi con le maschere antigas veniamo da mondi diversi e usiamo parole diverse, ma diciamo la stessa cosa, se ci pensi: voglio ciò che mi spetta.”

    Juri Di Molfetta, Oggi tocca a me

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  • Le case dei poliziotti

    Le case dei poliziotti

    la casa dei poliziotti

    Il vantaggio dei poliziotti è di avere una casa.
    Altrimenti qualche domanda in più se la farebbero. O forse no. Chi può dirlo.
    Quel poliziotto, che schiaccia con il tacco del suo anfibio rinforzato la testa di una manifestante, ce l’ha una casa?
    Io spero di no.
    Dopo essersi tolto il casco che lo nasconde da denunce e da processi per abuso di potere, dopo aver riposto ordinatamete la sua divisa antisommossa sulla gruccia nell’armadietto, dopo aver pulito lo scudo in plexiglass dalla polvere delle bombe carta, dopo aver lavato il manganello dal sangue… Cosa fa quel poliziotto?

    Torna a casa? Ha una famiglia?

    Io spero di no, anche se non ne sono tanto sicuro. Altrimenti avrebbe più rispetto e più vergogna nel colpire quei manifestanti che scendono in piazza per difendere i loro diritti.

    Lo immagino che sale le scale, questo poliziotto. Apre la porta di casa, tutta pulita mentre la moglie lo aspetta con ansia. Come possono quelle labbra baciarla, quando erano distorte in un ghigno di rabbia? Mentre fanno sesso, come possono essere le stesse mani che toccano lei e che allo stesso tempo manganellano il manifestante?

    Io non ci credo, che certi poliziotti abbiano una famiglia. Non possono esistere esseri umani così stupidi da riuscire ad amare tali esseri disumani. Non è semplicemente possibile.

    Anche se…

    Il 16 Aprile 1975 a Milano moriva Claudio Varalli. La pallottola che l’ha ucciso non era una pallottola di Stato, ma quella di un neofascista, Antonio Braggion.
    Claudio stava tornando da una corteo per il diritto alla casa. Per sensibilizzare l’opinione pubblica. Come se adesso ce ne fosse bisogno. In 38 anni lo stiamo ancora chiedendo, il diritto alla casa. Pare che nessuno ascolti. Pare che finisca sempre a manganellate.

    Il vantaggio dei poliziotti è di avere una casa.
    Altrimenti qualche domanda in più se la farebbero. O forse no. Chi può dirlo.

    Diritto al tetto e non avere un tetto. Diritto al tetto e non avere un tetto. Diritto a un tetto e non averlo…

    Diritto al tetto
    Ministri

  • L’impunità della polizia italiana (40 anni dopo)

    L’impunità della polizia italiana (40 anni dopo)

    Impunità della polizia

    Il 23 Gennaio 1973 il Movimento Studentesco, un organizzazione extraparlamentare di sinistra, proclama lo sciopero generale studentesco. In serata è prevista un’assemblea all’Università Bocconi a Milano, solitamente di libero accesso a chiunque (senza mai presentare peraltro alcun problema di sicurezza). Per questa, in particolare, il “magnifico” rettore Giordano Dell’Amore concede l’accesso soltanto agli studenti che seguono li i corsi, presentando il libretto universitario. Chiama la polizia per far rispettare il divieto.

    Le “forze dell’ordine” circondano la Bocconi con un centinaio di agenti del III reparto Celere al comando di Tommaso Paolella, Cardella (entrambi vice-questori) e di Addante (tenente). Dopo aver allontanato i primi “abusivi” cominciano le prime contestazioni, che si trasformano presto in alcuni scontri tra polizia da una parte e studenti e operai dall’altra. Mentre i manifestanti si allontanano la polizia comincia a sparare. Ad altezza uomo. Comincia il caos. Rimane sull’asfalto l’operaio Roberto Piacentini, ferito alla schiena. Alle spalle, mentre stava scappando. Rimane sull’asfalto lo studente ventunenne Roberto Franceschi, ferito alla testa. Alle spalle, mentre stava scappando.

    Piacentini viene ricoverato al Policlinico e dimesso. Franceschi muore.

    La questura non ammette responsabilità. La prima versione dell’accaduto è stata che lo studente era stato colpito da un sasso lanciato da giovani contestatori. Ai giorni nostri li chiamerebbero anarco-insurrezzionalisti. O anarco-cosi, per gli intimi. Ovviamente nessuno ci crede. Allora nasce una seconda versione, che parla di agente in preda a raptus, dichiarando che l’agente della Polizia di Stato Gianni Gallo avrebbe sparato in stato di semi-incoscienza.

    Sarò stata fatta giustizia?

    Agatino Puglisi e Gianni Gallo (l’agente un stato di semi-incoscienza), imputati per omicidio preterintenzionale assolti per non aver commesso il fatto.
    Sergio Cusani e Roberto Piacentini (ferito alla schiena durante gli scontri), imputati di oltraggio a pubblico ufficiale e lesioni a danno del tentente Addante assolti per insufficienza di prove e amnistia.
    Gaetano Savarese e Agatino Puglisi, imputati per falso, condannati ad un anno e sei mesi di reclusione per aver sostituito i proiettili nei caricatori e falsificato il verbale relativo al sequestro delle armi.

    Il secondo processo penale, nei confronti del vicequestore Tommaso Paolella imputato di omicidio volontario, si concluse con l’assoluzione per insufficienza di prove. La Corte d’Assise d’Appello, decise l’assoluzione per non aver commesso il fatto.

    Come sempre nessun colpevole. Un’altra vittima di Stato.

    Come a Genova. Come Carlo. La stessa pietra. La stessa polizia. Le stesse sentenze. Lo stesso colpevole, nessuno.

    Sono passati 40 anni, e non è cambiato un cazzo.