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Classe 1917, piemontese, laureato in Lettere, iscritto al PCI, Dotti durante la Resistenza era stato commissario politico di una brigata Garibaldi in Val di Susa.

Dopo la Liberazione aveva lavorato a “l’Unità” piemontese come Luigi Cavallo, quindi era stato uno stretto collaboratore del leader comunista Celeste Negarville e capo dell’ufficio quadri della federazione torinese del PCI.

Nel 1952 si era recato per alcuni mesi a Praga: secondo quanto racconterà Edgardo Sogno, in fuga perché sospettato di avere partecipato all’uccisione del dirigente della Fiat Erio Codecà (ma la circostanza del coinvolgimento di Dotti nell’omicidio è priva di qualunque riscontro).

Muore l’11 Ottobre 1971 a Milano.

Nel periodo in cui Moretti trasloca con moglie e figlio in via delle Ande diventando vicino di casa di Roberto Dotti, lo stesso Dotti -attraverso Simioni, che conosce bene e da tempo – entra in contatto con Mara Cagol (moglie di Curcio).

Simioni le disse che le schede biografiche degli arruolati nella struttura clandestina (che lui chiamava “Zie rosse”), schede che Mara aveva il compito di raccogliere, le doveva consegnare a Dotti.

In pratica le presentò Dotti come uomo della massima fiducia, che ci poteva aiutare nei momenti più difficili, e che custodiva l’archivio della struttura clandestina.