Tag: Adriana Faranda

Adriana Faranda nasce il 7 Agosto 1950. Cresce a Palermo, dietro Via Libertà. Discende da una delle famiglie più nobili della Sicilia, quella degli Joppolo-Paterniti: duchi di Sinagra, conti di Naso, baroni di Sant’Andrea e proprietari fin dal 1200 di boschi, agrumeti e terreni.

Nel 1969 si avvicina a Potere Operaio, dove conosce Luigi Rosati che sposerà nel Dicembre 1970.

Nel Febbraio 1971, i due anno una figlia, Alexandra (che diventerà poi il suo nome di battaglia). Nel 1972 lascia Luigi Rosati (che peraltro spesso la picchiava e la relegava a una vita borghese che Adriana non poteva accettare) e incontra nuovamente un ragazzo che aveva conosciuto con Potere Operaio: Valerio Morucci.

Nel Luglio 1974 Adriana rimane di nuovo in cinta, ma è il momento in cui si sta avvicinando alla lotta armata e alle Brigate Rosse: con Valerio decidono di abortire per continuare la lotta rivoluzionaria.

  • 21 Giugno 1977

    Remo Cacciafesta, preside della facoltà di Economia e Commercio, viene aggredito dalle Brigate Rosse a Roma.

    Partecipano all’azione Adriana Faranda, Maria Carla Brioschi, Barbara Balzerani e Bruno Seghetti.

    Mario Moretti è al volante dell’auto a bordo della quale le due brigatiste fuggono dopo l’attentato.

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  • 3 Giugno 1977

    Le Brigate Rosse feriscono a Roma Emilio Rossi, direttore del TG1.
    Antonio Savino evade dal carcere di Forlì.

    Adriana Faranda è nel commando e le è delegato il compito di sparare.

    Testo incompleto del volantino di rivendicazione delle BR del ferimento di Emilio Rossi

    “Compagni,

    • PORTARE L’ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI
    • DISARTICOLARE LE STRUTTURE DELLA CONTRO-GUERRIGLIA ATTIVA
    • COLPIRE GLI UOMINI E GLI STRUMENTI DELLA GUERRA PSICOLOGICA
    • COSTRUIRE L’UNITA’ DEL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO NEL PARTITO COMBATTENTEVenerdì 3 giugno 1977 alle ore 10 un nucleo armato delle Brigate Rosse ha colpito EMILIO ROSSI direttore “politico” del TG1, velinato del Ministero degli Interni e di Piazza del Gesù.
    • Ex condirettore centrale e capo della segreteria tecnica sotto il suo…

    Lo stesso giorno evade dal carcere di Forlì Antonio Savino. Era stato arrestato il 10 Novembre 1976.

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    3 Giugno 1977

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  • 13 Febbraio 1977

    A Roma Valerio Traversi, dirigente del Ministero di Grazia e Giustizia, viene ferito alle gambe dalle Brigate Rosse.

    È indicato dai brigatisti come il regista delle ristrutturazione dei penitenziari in chiave antievasioni.

    Alle ore 8,50, Valerio Traversi, dirigente superiore del Ministero di GG. GG., veniva avvicinato all’incrocio tra via Giulia e vicolo della Moretta, da una donna e un giovane. Quest’ultimo lo feriva alle gambe con numerosi colpi sparati con una pistola munita di silenziatore. Il Traversi aveva curato una inchiesta presso le carceri di Firenze e un’altra presso il carcere di Treviso, ove c’era stata un’evasione.

    Il ferimento fu deciso e attuato dal Fronte delle carceri (v. dichiarazioni Morucci); ad esso parteciparono 4 persone (2 regolari e 2 irregolari), tra cui il Bonisoli e la Brioschi;

    Adriana Faranda fa parte del gruppo operativo che realizza l’azione.

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  • 21 Aprile 1976

    Giovanni Theodoli, presidente dell’Unione Petrolifera Italiana, viene ferito dalle FAC, Formazioni Armate Combattenti.

    Delle FAC fa parte Adriana Faranda, che poi entrerà nelle Brigate Rosse. Ricorda così l’episodio:

    «Giovanni Thedoli abitava in Via Giulia. Anch’io avevo condotto l’inchiesta necessaria all’agguato e avevo annotato tutte le sue abitudini: a che ora usciva di casa, quando rientrava. Andai avanti per settimane, finché il giorno fissato partecipai all’azione: avevo il compito di fare da copertura ravvicinata sull’uomo. Armata di pistola, in caso di necessità, dovevo intervenire in aiuto del compagno incaricato di sparare. Era la primavera del 1976. […] Quella mattina Theodoli uscì presto, come d’abitudine. Salì sulla sua Mercedes e mise in moto. Dopo pochi metri gli facemmo trovare la strada sbarrata. L’auto si fermò. Valerio aprì la portiera sinistra e gli sparò alle gambe con la mitraglietta Skorpion. La stessa arma che venne usata due anni dopo in Via Fani e che in seguito ci portammo dietro quando uscimmo dalle BR. […] Io non esplosi neanche un colpo, ma era la prima volta che partecipavo a un ferimento. La prima volta che la nostra violenza aveva un obiettivo umano. Fino ad allora avevo preso parte solo a qualche rapina che era servita ad autofinanziarci. O ad attentati contro luoghi e strutture. Avevamo sempre sottovalutato l’atrocità che il minacciare qualcuno con la pistola comporta: non avevamo mai voluto considerare il rischio che qualcuno ci potesse lasciare la pelle. […] Il ferimento di Theodoli ebbe su di me un effetto sconvolgente. Qualche notte dopo lo sognai. Era su un autobus, seduto. Completamente vestito di bianco e con le gambe tutte insanguinate. In quell’incubo lui chiedeva sommessamente aiuto, ma nessuno lo soccorreva. Ci misi un po’ per superare lo choc. Mi ripetevo che la violenza era una necessità ineludibile, che per arrivare a cambiare le cose bisognava passare attraverso quella durissima esperienza e accettarla. Che noi eravamo nel giusto e che eravamo legittimati ad odiare e ad agire di conseguenza. Quindi non restava che far presto e attaccare».

    Le FAC erano un’organizzazione armata operante nel Centro Italia, con la funzione di cerniera con le Brigate Rosse.

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  • Fine Dicembre 1975

    Mario Moretti prende in affitto a Roma l’appartamento di Via Gradoli 96. (altro…)