Tag: insonnia

  • Citazioni di Chuck Palahniuk: “È così che va con l’insonnia…

    Citazioni di Chuck Palahniuk: “È così che va con l’insonnia…

    “È così che va con l’insonnia. Tutto è così lontano, una copia di una copia di una copia. L’insonnia ti distanzia da ogni cosa, tu non puoi toccare niente e niente può toccare te”

    Chuck Palahniuk, Fight Club

  • Soffitti bianchi

    Soffitti bianchi

    soffitti bianchi

    La sveglia suona, mi avvisa che devo andare a lavorare. Ormai non serve a svegliarmi. E’ solo l’avviso che è ora di alzarsi dal letto. Che anche per stanotte ho fallito. Resto con gli occhi sbarrati a fissare soffitti bianchi. Non mi rivelano niente. Cerco un disegno, un senso, qualcosa. Non c’è nulla. Solo il bianco.

    Il bianco è nullità e fissità. Per questo è lo specchio perfetto dell’insonne. L’insonne è una nullità perché anche le azioni più basilari della sua esistenza diventano ostacoli insormontabili. L’insonne è fissità perché i soffitti bianchi gli restano negli occhi. Anche quando si alza dal letto. Mentre guida per andare a lavoro. Mentre lavora. Mentre si ubriaca per illudersi che la prossima notte andrà meglio. Gli occhi fissi guardano un mondo che non esiste. Un mondo che si sviluppa in quei soffitti bianchi, come la tela vergine di un’artista.

    L’insonne fuma marijuana, perché spesso i neurologi, sotto banco, te la consigliano. Prima dei Tavor, prima dei Lorazepam, degli Zolpidem, dei Flunox, dei Rozerem. Perché nonostante quello che dice Giovanardi una canna è molto meglio di un farmaco ipnotico di cui poi non potrai più fare a meno. Che ti impedisce di guidare, di lavorare, di pensare. E’ strano ed assurdo come la soluzione all’insonnia abbia le stesse limitazioni della malattia che dovrebbe curare. Ma la ganja apre la mente, e io ho bisogno di chiuderla. L’erba dipinge soffitti bianchi di colori cangianti e psichedelici, non del nero del sonno di Morfeo.

    L’insonnia nervosa ha sempre una causa psicologica. Rimorsi e sensi di colpa perlopiù. Per questo non ha via di scampo. Si consiglia terapia psicologica a lungo termine. Che tendenzialmente non posso permettermi. Allora si scelgono psicologi a buon mercato. Come il fondo di una bottiglia. Quello costa meno settimanalmente, e spesso funziona. Molti medici lo negano, perché l’alcol produce sonnolenza a breve termine. Significa che ti sdrai nel letto, lotti per una mezz’ora contro il mondo che all’improvviso ha deciso di essere un oceano in burrasca, e poi stramazzi in qualcosa di molto simile ad un elettroencefalogramma piatto. Senza sogni, e questa è la vera benedizione. Poi è vero. Dopo 3-4 ore ti svegli nel letto con gli occhi sbarrati a fissare soffitti bianchi. Ma qualsiasi coglione insonne può dirvi che 3-4 ore sono meglio di nulla. Che 4 ore a fissare il bianco del soffitto sono meglio di 8. O di una vita intera.

    I soffitti bianchi dipingono sempre la stessa scena, quella che ha scatenato i tuoi sensi di colpa. Da la nausea. Diventa un’onda d’odio dalla quale non si può più uscire. Odio per se stessi. E’ come il giorno della marmotta di Bill Murray. Con la differenza che rivivi ogni notte i momenti peggiori della tua vita. Quelli più bassi. Quelli dove sei stato peggiore. I soffitti bianchi sono il Nulla della Storia Infinita conditi dalla sensazione che è stata tutta perfettamente colpa tua. Come se avessi distrutto Fantasia e poi te ne lamentassi.

    Ti sdrai in un letto che sa di sesso sapendo che probabilmente è l’ultima volta che sentirai quell’odore. Ti sdrai in un letto sfatto che puzza di adrenalina, paranoia e terrore. Perché ogni notte che ti sdrai su quelle lenzuola, ogni notte che passa, ogni notte che ci provi, sai perfettamente che non dormirai. Il cuore comincia a pompare in un ritmo sincopato e fuori tempo. Il respiro si fa profondo e veloce, come quello del passeggero di un aereo nella traiettoria vorticosa che ti porterà a schiantarti a terra. Il torace si alza e si abbassa, comincio a sudare miasmi di paura. E gli occhi si fissano su quei soffitti bianchi. Dove non riesci a sognare, ma il tuo cervello mette in scena incubi sempre peggiori. Ogni notte; sempre peggio.

    L’insonne odia i soffitti bianchi. Ma non può evitarli. Sei nel letto da ore e non dormi? O ti alzi e fai altro, o provi a sdraiarti e speri di dormire qualche ora. Qualche minuto. Non bisogna credere a chi dice che non dorme da settimane. Si dorme sempre qualcosa. E’ solo che si ha la sensazione che la notte sia ininterrotta e interminabile perché gli occhi si chiudono, il cervello molla per incapacità e non si riesce a scivolare nel sonno REM. Quello che permette al tuo cervello di resettarsi e di ricominciare la mattina dopo.

    La sveglia suona sempre nel momento in cui credi di esserti addormentato. Capita a tutti. Solo che all’insonne non si mente. Se l’ultima volta che hai guardato la sveglia sono le 5:45 e la sveglia suona alle 6:15, allora è ufficiale: la sveglia ha suonato nel momento in cui tu ti sei addormentato e non hai dormito un cazzo. Solo che non cambia le cose, il non dormire. Devi comunque alzarti. Lavorare 12 ore guidando per 400 km e poi tornare a casa. E scegliere il nuovo rimedio alternativo che ti permetterà di chiudere gli occhi e svegliarti riposato al suono della sveglia. E ogni rimedio è quello sbagliato. I soffitti bianchi sono li ad attenderti. Perché i soffitti bianchi sono pazienti.

    Non si riesce a pensare se non si dorme. Non si è lucidi. Quello che ti è successo durante la giornata resta a galleggiare dietro ai tuoi occhi. Le persone normali lo assorbono. Lo incasellano dormendo. Diventa ricordo. Per me, insonne, sono tutti momenti presenti messi in fila davanti agli occhi. Hai talmente tante cose a cui pensare che non pensi a un cazzo. I pensieri rimangono cartelli pubblicitari impazziti che ti aggrediscono le sinapsi urlando “guarda me, guarda me!”, uno sull’altro, uno contro l’altro finché impazzisci e urli di lasciarti stare.

    L’insonnia che dura in maniera massiccia per settimane porta le allucinazioni sonore: sono tra le cose peggiori che mi siano mai capitate. Sentire suoni che non esistono, persone che ti chiamano o clacson che ti suonano possono condurti alla follia. Se poi lo sai che sono solo allucinazioni cerchi di fartene una ragione: non che aiuti a stare meglio, ma ci sono più probabilità di non impazzire.

    E visto che la colpa è solo ed esclusivamente mia, le cose peggiorano. Perché in fondo so che me lo merito. Perché l’insonnia è tortura, dolore, sofferenza e terrore. Tutte cose che hanno a che fare non con il perdono, ma con l’espiazione. Il fatto è che non è vero. Le colpe si pagano e si redimono con chi il torto l’ha subito. Non con i soffitti bianchi. Ai soffitti bianchi non frega un cazzo della tua espiazione. Ai soffitti bianchi non gliene frega un cazzo di niente. Restano solo delle strutture che ti proteggono dalla pioggia, sono una parte di quella che chiami casa. Se ne fottono delle tue motivazioni, dei tuoi problemi, dell’odore del sesso. I soffitti bianchi sono indifferenti come l’insonnia.

    E allora mi alzo dal letto, tanto la sveglia suona tra meno di un’ora, ormai. E ho capito una cosa, dopo la mia esperienza con l’insonnia: quando i soffitti bianchi non ti lasciano, è meglio alzarsi. Il bianco di una pagina, o della pagina di un editor web, aiutano a sopravvivere molto più di quello del soffitto. Il cattolicesimo l’aveva capito secoli fa: confessati. Confessa la tua colpa. E’ mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. Non mi resta che stare qui, senza pregare un dio in cui non credo, ad ammetterlo in continuazione. Sperando che di dormire. Sperando di rivivere. Sperando di espiare. Sperando di diventare una persona migliore. Mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.

    Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin!

    Suona la sveglia. Torno in camera a spegnerla. Buongiorno.

    Insomnia
    Kaos One

  • Prima degli esami

    Prima degli esami

    Quando sento ai tg che parlano di Esami di Maturità provo un sentimento di invidia.

    Saranno gli anni che passano (e dalla mia Maturità ne sono già passati otto), sarà la mancanza di stimoli che questa quotidianità mi fornisce.

    Quegli impegni di studio che sembravano stressanti adesso mi fanno ridere.

    Eppure non era un periodo facile. Soffrivo di insonnia da quasi un anno, e l’insonnia è una gran brutta bestia. Il sistema scolastico italiano faceva schifo (faceva schifo già allora, con il tempo non può che essere peggiorato) e combinato al dormire da due ore a notte (quando andava bene) al non dormire per giorni e giorni (quando andava male) mi spingeva poco a scuola. Bruciavo in continuazione, mentre i miei compagni sviluppavano problemi di trigonometria io ero da Iaio (bar del Carmine che adesso ha chiuso, perchè sono sempre i migliori quelli che se ne vanno) a bere birra e a leggere Bukowski e Baudelaire, a commentare le notizie del giorno con la Manu, a giocare improponibili partite a scacchi con universitari già sulla via dell’abbandono. Era un periodo strano: difficile per molti versi, eppure un sacco stimolante. Quella era la mia scuola, se la maturità l’avessero fatta su quello sarei uscito con la lode. Invece a Giugno e a Luglio mi hanno esaminato su una scuola che odiavo, che non insegnava nulla né a me né ai miei compagni. Sono partiti da una pagella assurda (media del 7 e mezzo con un 2 in matematica, un 3 in fisica e un 5 in astronomia), hanno cercato di bocciarmi per insegnarmi che le regole di un sistema vanno accettate, non evitate. Alla fine ho vinto io: un onesto 61, che non mi rendeva giustizia ma che andava benissimo per quello che avevo fatto.

    E i miei compagni di classe, che a distanza di qualche anno non ricordano nulla di cultura generale, che sono usciti con 100, con 100 e lode, con 87, con 75.

    Io, che con il mio 61 discuto di politica con cognizione di causa, conosco la storia, la filosofia, la letteratura italiana, francese, inglese e latina, agli occhi del sistema sono un fallito, un ignorante. Ma loro non sanno che ad averla vinta sono stati i libri che ho letto mentre loro insegnavano annoiati, senza passione.

    La scuola italiana statale fa schifo perchè i professori che dovrebbero educarti sono dei falliti che avrebbero voluto fare altro. Matematici che sognavano di dimostrare l’ipotesi di Riehman costretti ad insegnare le disequazioni di secondo grando a un branco di figli di papà annoiati; scrittori falliti finiti a spiegare le poesie di Cesare Pavese come se fossero delle cavie su un tavolo operatorio asettico, senza passione, senza amore, senza alcuna conseguenza.

    La scuola italiana fa schifo perchè fa passare la passione di insegnare agli insegnanti.

    La scuola italiana fa schifo, perchè il Settembre dopo la maturità nessuno si ricorda più nulla di quello che avrebbe dovuto apprendere.

    La scuola italiana fa schifo perchè non ti insegna a vivere.

    Io vi invidio, maturandi. Ma solo se in qualche modo siete riusciti ad imparare a vivere, se leggete i libri che vi fanno crescere e non “Il Piacere” di D’Annunzio. Se non perdete ore ad imparare a memoria quello che c’è scritto sui libri di testo, ma capite che tutto quello che state facendo vi servirà, un giorno, per capire quello che vi accade e quello che vi circonda.

    Se invece siete quei figli di papà annoiati che a Settembre saranno promossi ad automi allora fottetevi: preferisco i miei clienti impazziti e il mio stress quotidiano alle vostre vite da reality show.

    Notte prima degli esami
    Antonello Venditti

  • Notturno #2

    Aforismi di un pazzo | Notturno #2

    La luce sembra essere sempre troppo lontana per noi. Notte. Anche di giorno, quando la luce ci fa male, con la sua forza che mai riusciremo a imitare… Ecco l’uomo, l’onore e la fierezza di essere perdenti.

    Di avere paura di questa nostra cecità, di cercare con violenza la luce per capire cosa ci circonda, e poi la violenza della luce… E siamo ancora più sperduti.

    Buio, buio e qualche luce lontana.

    Tremiamo al freddo della nostra solitudine.

    Come un tunnel, di cui scorgiamo la luce alla fine, la luce dell’ennesima falsa verità.

    Poi gli occhi si abituano all’oscurità.

    I suoni ci riportano indietro, riconoscendo noi e i nostri simili: nient’altro che belve.

    Risveglio da un sogno.

    Notturno e insonne.

    Navigherò la notte
    Neffa

  • Il dedalo di Cnosso

    Aforismi di un pazzo | Il labirinto di Cnosso

    Aspettare l’alba illudendosi che il nuovo giorno porti una nuova vita. Convincersi del contrario. Passare la notte davanti ad un computer a chiedersi cosa c’è che non va. A chiedersi qual’è la causa di un’insonnia che ci sta uccidendo. Non trovare alcuna risposta. (altro…)

  • Toccare il fondo

    Toccare il fondo

    Toccare il fondo. Esperienza incredibile di un viaggio chiamato vita. Cercare di tirarsi su. E non riuscirci, percè il fondo è ormai lì a un passo.

    Toccare il fondo. Accorgersi di non farcela più. Toccare il fondo non è una scritta su una maglietta: è il destino di ogni uomo e donna, prima o poi. E’ questa l’ironia di tutta la merda che ci sforziamo di fare.

    Dove andremo a finire? Io non lo so, ma so che sarà un posto che tende al punto più basso della terra.

    Toccare il fondo non è un hobby. E’ un lavoro lento e difficoltoso, inconscio e non voluto. E’ un lavoro su cui si deve continuare per anni.

    Toccare il fondo vuol dire raggiungere uno stato definito. Vuol dire guardarsi un attimo al centro di un delirio di un delirio di droga e rendersi conto delle proprie condizioni. E riderci sopra. Avere una donna, denaro per comprare tanta merda inutile, credere di amare e pensare di non esserlo…

    Questo non ha importanza. L’importante è riconoscere la propria condizione, vuol dire fermarsi e capire di avere sbagliato tutto.

    Toccare il fondo vuol dire fumare sigarette disperate ad un’ora imprecisata della notte e chiedersi cosa vogliamo fare delle nostre fottute esistenze.

    Toccare il fondo non è una ricerca zen. E’ l’unica ricerca che è possibile ai giovani occidentali del ventunesimo secolo.

    Toccare il fondo significa morire mille morti e scoprire di essere vivi la mattina dopo: una sorpresa di cui avremmo fatto volentieri a meno.

    Toccare il fondo non significa non poter scendere più in basso: significa soltanto che si è pronti a sprofondare nell’altro emisfero…

    Toccare il fondo vuol dire vedere la vita da un punto di vista totalmente diverso: vuol dire capire il non senso dell’esistenza umana.

    Toccare il fondo significa stare in quattro in una stanza senza parlare, perchè ogni parola sarebbe assolutamente inutile. Dov’è la strada che ci riporterà verso l’alto? Persa tra le terrificanti ombre del nostro inconscio.

    Toccare il fondo vuol dire sedersi davanti ad un monitor acceso pur essendo in condizioni penose, per sfogare confessioni ad una macchina che non potrà mai capirci. Sono troppo in basso anche per deprimermi. Il fondo non è un posto deprimente, è il posto dove non c’è più nulla. Il limbo dei disperati. A cosa serve tutto questo? Ci sbattiamo a seguire un sistema che ci odia: abbiamo seguito Dio per secoli credendo che ci amasse… Quale ironia venire a sapere che non gli stiamo più così simpatici da quando gli abbiamo ucciso l’unico figlio… Inni di disperati.

    Toccare il fondo. Senza un motivo preciso. Solo stupide facciate del nostro prenderci per il culo. Se essere sinceri con se stessi fosse la via per la salvezza, avremmo trovato un altro modo per lasciarci scivolare sempre più giù, perchè la sincerità verso noi stessi ce la siamo lasciata alle spalle, se mai l’avevamo avuta…

    Ecco come toccare il fondo.

    Volere dormire ed estraniarsi dagli altri. Toccare il fondo, con un rumore sordo e ovattato. Punf! Perchè non riusciamo a dormire con la merda che ci circola nelle vene, e non sopportiamo gli altri perchè non abbiamo nemmeno la forza di pensare a noi stessi.

    Ecco la vera vita.

    Sdraiarsi per terra con un viaggio costruito dai neuroni più drogati del nostro cervello, mentre “The passenger” di Iggy Pop ci gira per la testa come una ninna nanna insegnataci dai popoli di Atlantide prima della loro scomparsa nelle acque schiumose dell’oceano.

    Dov’è il fondo? Non accorgersi di averlo appena toccato con forza. E

    ssere troppo pazzi per vivere ancora. Essere troppo pazzi per morire di nuovo. A culo tutto. Cerchiamo di risalire, a respirare aria pura. A scegliere con veemenza la vita.

    “Oh, the passenger He rides and he rides He sees things from under glass He looks through his windows eye He sees the things he knows are his He sees the bright and hollow sky He sees the city asleep at night He sees the stars are out tonight And all of it is yours and mine And all of it is yours and mine Oh, lets ride and ride and ride and ride…”

    The passenger
    Iggy Pop

  • Insonnia

    Insonnia

    Sdraiarsi in un letto sfatto a guardare il soffitto e non riuscire a dormire per il bianco di ciò che abbiamo negli occhi e della merda in testa.

    Vedere una finestra aperta sul mondo che ci crolla addosso mentre stiamo sorridendo;

    Sentire l’eco di una bomba che esplode nei tristi occhi di un bambino, sganciata da un uomo che vola verso la morte perché non può più perdere nulla se non la sua sofferenza.

    Un’altra bomba atomica redimerà forse gli stessi errori fatti decenni fa.

    Ripetuti oggi, da potenti che si dividono il mondo.

    Gli altri intanto aspettano fiduciosi. Una soluzione qualunque.

    Dio forse è morto. In ogni caso sembra non sentirci; ed è meglio così.

    Sedersi di fronte allo schermo vuoto di un computer, cercando di sopravvivere.

    Pensare ai cancri del mondo, che lo stanno degradando per i nostri figli.

    E poi accendere il televisore chiedendosi cosa passano in prima serata.

    Bandiera Bianca
    Franco Battiato