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Abulafia
Home›On Writing›Abulafia›Il dedalo di Cnosso

Il dedalo di Cnosso

By zorba
31 Maggio 2010
2384
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Aforismi di un pazzo | Il labirinto di Cnosso

Aspettare l’alba illudendosi che il nuovo giorno porti una nuova vita. Convincersi del contrario. Passare la notte davanti ad un computer a chiedersi cosa c’è che non va. A chiedersi qual’è la causa di un’insonnia che ci sta uccidendo. Non trovare alcuna risposta. C’è qualche speranza in questo mondo perverso e sulla via dell’autodistruzione? Qualcuno comincia a perdere le speranze. Io sono uno di quelli.  La vita ha senso o ce lo siamo inventato noi? Propendo per la seconda ipotesi. Cerchiamo di aiutarci, per cosa? Per morire decrepiti per una crisi cardiaca, coperti di debiti e fottuti da quelle persone che credevamo ci volessero bene… Andare al proprio funerale è volontà di conoscenza. L’unica possibilità di conoscenza. Se scoprissimo che nessuno di quelli a cui volevamo bene è venuto a salutarci per l’ultima volta? Forse abbiamo sbagliato tutto. Suonare da un palco, scoprire che il pubblico che dovrebbe essere lì solo per te si muove e applaude ma senza ascoltare una parola di quello che stai dicendo. Pensare di comunicare qualcosa, capire di essere solo un diversivo. Spie tra di noi, noi siamo mandanti e le vittime, cerchiamo qualcuno che finalmente ci dica chi siamo. Inventando profeti. Che poi inevitabilmente crocifiggiamo. Perchè la verità ci spaventa come nessun’altra cosa. Dove finiremo? Nella terra, mangiati dai vermi e decomposti dalla forza inesorabile del tempo. Credersi poeti ed arrivare terzi ai concorsi, non vincendo. Dimenticare di essere molto più giovani di tutti gli altri. Credere che il mondo vada cambiato e che ciò si possa fare. Offendersi quando ci chiamano sognatori. Tirare fuori la bellezza dalla merda, credere di essere come Dio. Scoprire che il mondo è fatto di merda, e che chiunque crei la bellezza lo fa dalla merda. Dov’è finito Dio? Si è suicidato nella disperazione, tra il sangue che sgorga dalle vene dei suoi polsi e allordato dalle sue feci, perchè anche lui alla fine ha avuto paura. Dove finiremo noi figli di Adamo, ora che anche il paradiso ci è stato negato? Inferno attendici, il vento dei lussuriosi è ancora così forte? Potremo scegliere la nostra amante tra quelle di una vita o gli abbinamenti li farà Lucifero? L’ennesima ingiustizia. Crediamo di essere salvi? Attenzione al prossimo angolo di strada. Il Caso ci porterà alla salvezza. E ci sbriciolerà sotto il suo peso assassino. Credete di sopravvivere? Illusi. Sopravvive solo chi chi ha imparato a farlo nei primi dieci anni di vita. Altrimenti non c’è speranza. Amatevi, è l’unica via d’uscita dal Dedalo di Cnosso che è diventata la nostra vita…

Labyrinth
Elisa

TagsamoreautodistruzionebellezzaDioinsonniamortepaurapoesiaprofetisenso della vitasopravvivenzasperanzaverit
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    “Vedi, ragazza, questi uomini li chiamano disturbati. Se non possono avere tutto vogliono il nulla. Se non sono amati si fanno odiare. Sono gli uomini che conoscono, come i bambini e i poeti, l’arte di essere infelici. Non hanno invidie, tranne una, per i belli e mediocri, quelli alti con gli occhi azzurri che ti fanno ridere, ti divertono e che, per una sera, non ti fanno pensare.”

    — Diego Cugia, Alcatraz
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