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  • Citazioni di Aldous Huxley: “La libertà, come tutti sappiamo…”

    Citazioni di Aldous Huxley: “La libertà, come tutti sappiamo…”

    “La libertà, come tutti sappiamo, non fiorisce in un paese che sta sempre sul piede di guerra, o che si prepara a combattere. Una crisi permanente giustifica il controllo su tutto e su tutti, da parte del governo centrale.”

  • In fuga

    In fuga

    Scappare. Da dove non importa. Scappa, evaso! Le guardie ti assalgono, perchè sei fuggito dalla gabbia in cui ti avevano rinchiuso. Ora ce la puoi fare, ora sei libero. Libero di andare dove vuoi, libero di vedere chi vuoi, libero di tradire chi vuoi.

    Scappa, il mondo è enorme e loro non ti troveranno. Non sanno che tu hai imparato a sopravvivere quando ancora loro non ti stavano cagando…Scappa da tutto e da tutti. Il tuo destino è lontano da questo mondo di merda che è diventato la tua casa… La vera vita è da un’altra parte, dove potrai essere felice, dove riuscirai a capire cosa è veramente importante nella tua vita… Non voltarti mai indietro… Non cagare amici, amanti, sante e puttane che ti chiedono di tornare indietro… L’importante è che tu scappi, perchè così non puoi andare avanti… Sei troppo sensibile… Oppure troppo pazzo, dopo aver scoperto il Segreto, dopo aver conosciuto la Verità. Non c’è speranza, solo dannazione e delirio… Dov’è il vento che mi condurrà in salvo? Dimenticato. Credo di potercela fare anche senza. Scappa da tutto. Per renderti conto che quello da cui stavi scappando ti ha raggiunto anche all’altro capo dell’univero.

    Perchè da te stesso non ci scappi

    Prison song
    System of a down

  • Il bambino sul baratro

    Il bambino sul baratro

    Sospesi sul baratro del nostro passaggio all’età adulta. Spaventati da una profondità e da rischi che nemmeno avremmo immaginato. Mollata l’università, la scuola dove i docenti ti insegnano a smettere di sognare.

    Accolto a braccia aperte il mondo del lavoro, il mondo dove i sogni sono stati annegati nella Quotidianità. Poche speranze di tirare avanti come si è sempre fatto finora. Poche speranze nei sogni. Sogni. Infranti con forza. Tutto come da copione. Rimane una macchina insensibile di nome Abulafia ad accogliere la parte di noi che si sta liquefacendo.

    Abulafia, l’unico non-essere a conoscere la nostra rabbia di gabbiani in gabbia. Gabbiani che sapevano volare, gabbiani a cui prima hanno tarpato le ali e a cui poi le hanno spezzate con violenza.

    Giusto per non correre rischi inutili.

    Lettera dopo lettera, come un Demiurgo malato di insonnia che non sa più che fare per tirare avanti. Un Demiurgo fallito, che forse starebbe meglio in gabbia, al posto di quel famoso gabbiano.

    Il baratro è a un passo. Il nostro io bambino ci intima piangendo di non avanzare oltre. Naturalmente non vuole morire. Solo un passo, solo un semplice passo.

    Soldi, soldi, soldi.

    Per pagarci scampoli di libertà, ore d’aria a pagamento dalla gabbia che rinchiude il nostro gabbiano. Cerchiamo la droga per esiliarci e avere visioni. Ma non siamo Toro Seduto. Siamo la speranza del ventunesimo secolo, siamo le nuove generazioni.

    Identiche a quelle precedenti.

    Forse qualcosa peggio. Abbiamo cinquant’anni in più di educazione televisva sulle spalle. E non è poco. Cinque, otto, dieci ore al giorno poter comprare. Libertà, libertà, libertà. Dove?

    E’ tutta una gabbia… Non c’è più via d’uscita. Il nostro io bambino, quello che ancora sa qualcosa dei sogni, ci guarda triste, ma credo che abbia compreso. Non c’è speranza. Solo un modo per andare avanti e sopravvivere. Lo guardiamo per l’ultima volta. Gli passiamo una mano affettuosa nei capelli, ricordandogli che non avevamo scelta.

    E poi una spinta decisa. Il nostro io bambino non emette alcun suono, mentre vola nel baratro profondo e infinito della dimenticanza. Benvenuto nella vita adulta, uomo.

    Eskimo
    Francesco Guccini

  • La strada per Zion

    La strada per Zion

    Il tempo è fermo, eppure vola. Il mondo intorno sbiadisce, si annebbia, come un velo di condensa sul vetro di una macchina abbandonata a se stessa.

    Sparisce la ricerca della felicità, dell’essere liberi, di cambiare il mondo… Svanisce come per incanto la preoccupazione del mutuo da pagare, dello stiracchiare la paga per arrivare a fine mese, del cliente insoddisfatto che riversa la sua rabbia nel tuo orecchio, semplice impiegato in affitto.

    E’ il sesso la strada per Zion? Sono questi baci brucianti, queste carezze da brivido, questi sospiri sincopati di orgasmi sussurrati a gran voce? No, non è il vostro solito sesso, fatto di peni e vagine, di tette e di culi, di veline e di potenti, di sogni da quattro soldi venduti dall’ennesimo reclame televisivo. Non è il sesso da prima adolescenza, sbandierato con orgoglio per poter dire “io c’ero”. Non è il sesso usato come merce di scambio, come motore dell’economia, non è il sesso dell’ennesima bellezza perfetta che ti distrae dalle miserie che ti circondano come un’atmosfera insana e velenifera.

    La strada per Zion è un sesso diverso, è il fuoco che divampa dal plesso solare per bruciare tutti i pensieri inutili, i dubbi assillanti che appaiono sempre meno importanti, che svuota la mente per lasciare soltanto un sorriso ebete di gioia. E’ il sesso fatto di suoni inarticolati più che di parole, è il sesso dislessico di ormoni impazziti nei posti più improbabili e insignificanti.

    Quel sesso non dura mai a lungo: gli incendi consumano se stessi, i ghiacci, anche quelli più eterni, si spezzano logorati dalle correnti di acqua salata della Quotidianità.

    La strada per Zion si percorre di corsa, sempre più veloci, mano nella mano, uno aggrappato all’altra… E ogni metro che ti avvicina alla meta ti spinge a correre sempre più forte. Una volta arrivati a Zion si è incredibilmente felici. C’è calma e pace a Zion, ci sono fiumi di armonie riposanti di acqua che eternamente scorre, ci sono nettari prelibati che si asciugano al sole, ci sono ansiti e sudore come nella più perfetta serata d’estate.

    Poi ci si addormenta a Zion.

    E al risveglio Zion non c’è più, Zion è scomparsa. Tutto è scomparso. Ci si prende di nuovo per mano, si ricomincia il cammino, ci si riprova, ma una volta che si viene scacciati Zion è sempre più lontana, sempre più difficile da raggiungere.
    Si lascia Zion, si resta con un senso di delusione, di malinconia, di imperfezione.

    Forse il sesso, quello buono, forse Zion, paradiso in terra, non sono altro che due corpi consapevoli della loro inadeguatezza alla ricerca della creazione di una sola anima perfetta.

    To Zion
    Lauryn Hill + Carlos Santana

  • Lo strappo

    Lo strappo

    Sono sempre il solito pazzo che si è autoesilato da un mondo che è un insulto per se stesso e per un dio che o si è suicidato oppure non vuole essere coinvolto. In nessun modo. L’ottimismo è il delirio di credere che questo dio sorrida e ami i bambini, che sia una divinità buona e giusta, anzichè un dio con l’hobby dell’omicidio di massa e con il gusto per il sangue sacrificale. Sogno una folla in tumulto, una folla ribelle, in grado di compiere la prima vera rivoluzione della storia: una rivoluzione per disperazione. Cerchiamo la verità, ma non la troveremo mai. Cerchiamo una rivelazione, qualcosa di complesso e articolato in grado di spiegarci tutto. Ma la verità è un’essenza, un’idea, non una campagna pubblicitaria da chiudere in una brochure. Io sono il critico perfetto, un cuore perennemente infranto che cerca la consolazione in un karma perennemente scontento. Combattiamo tutta la vita, moriamo con le armi in pugno, Almeno ci siamo dati la pena di combattere.

    Che senso ha?

    Sono un’estremista sempre e comunque perchè ho letto Gibran e so che chi non è estremista nei confronti della verità vede solo mezza verità. Mentre la mia folla che doveva essere rivoluzionaria vive la vita come se fosse un turista sfaccendato che deve occupare il tempo. Io sono il cronista di un mondo in rovina e prossimo all’autodistruzione, in equilibrio sulla fune della mia sanità mentale. Prima o poi si spezzerà, io cadrò pesantemente al suolo. E io sono un comico satirico che ride della mia e della nostra disfatta. Poi sarei pessimista? Si, forse bevo più del necessario. Forse ho iniziato a fumare ganja perchè volevo provare e continuo perchè non ho ancora capito se mi piace o no. Sono un fatalista masochista che si crede di poter essere libero di dire qualsiasi cosa, con l’arroganza tipica di chi crede di avere tutte le risposte e invece non ha ancora capito un cazzo. Ma la giusta via è quella della speranza, dell’ottimismo, perchè, io ne sono convinto, prima o poi Berlusconi sfilerà accanto a me in una manifestazione cantando “Contessa”. Speranza… L’unica speranza è l’amore. Sono un sofista, è chiaro. Sophia è l’unica risposta possibile. Sophia e l’amore oppure una Beretta PX4 Storm. Tanto sappiamo come andrà finire, sono un regista da oscar quando si tratta di girare la scena che odio di più: quella in cui il protagonista si fuma la sua ultima sigaretta disperata ad un’ora imprecisata della notte.

    Che senso ha?

    La libertà non è fatta per noi, diceva Marat. Aveva tutte le ragioni del mondo, non siamo assolutamente capaci di gestirla. Di caprila. Di mantenerla. Lo diceva uno che era uno dei fautori della rivoluzione più liberale della storia: quella francese. Non cambia il senso. Scriviamo bibbie, eleggiamo profeti. Ma abbandoniamo testi sacri in mezzo alla nebbia, e crocifiggiamo i nostri profeti perchè non li capiamo e ne abbiamo paura. Non è catechismo, cazzo, è una metafisica selvatica. Qualche frase di un pazzo… Un quasi uomo perso, depresso… Lacerato indelebilmente da uno strappo

    Che senso ha?

    Lo strappo
    Zorba + Miriam

  • Il musico

    Il musico

    Guardo la polvere che si alza in un vortice come se fosse una piccola tromba d’aria. La gente la chiama siccità, per me la polvere è la cosa che dà la forma al vento. E’ la mia idea di libertà. Mi ricordano le gonne di donne bellissime che volteggiavano e mi eccitavano, quando ancora ero giovane. Mi ricordano vestiti che cadono a terra, e notti passate a fare l’amore su spiaggie lontane e che non ricordo quasi più.

    Non ho mai avuto una casa, soltanto la mia chitarra e un’armonica. Soltanto quella. Non sono un nomade, soltanto uno spirito irrequieto e in disequilibrio. Forse uno spirito libero. Giravo le osterie chiedendo agli osti cosa bevevano di buono, loro che lo vendevano. Il più delle volte non mi rispondevano. Il più delle volte mi versavano da bere, ma solo se avevo i soldi per pagarli. Gli osti non vendono vino in cambio di canzoni. Ma la gente le compra le canzoni. C’è sempre gente che vuole che tu suoni. C’è sempre gente che sa che sai suonare. E se la gente lo sa, ti tocca suonare per tutta la vita. Il lato positivo di tutto questo è che ti piace lasciarti ascoltare. Almeno quello. Toglievo la chitarra dalle spalle, la impugnavo e cominciavo a suonare. Se mi andava bene prendevo qualche moneta e andavo a bere. Se mi andava male dormivo sotto i ponti, in profumati campi di grano, in pensioni decrepite. Se mi andava molto bene facevo l’amore con donne bellissime.
    Non credevo sarebbe finita così…
    Finisce in un campo di ortiche, sdraiato e con un infarto devastante; finisce con la mia chitarra che si spezza nella caduta, con un unico accordo stonato; finisce con questo suono che mi esce dalla gola, un ridere rauco che ha dell’incredibile. Essere liberi significa forse avere anche la libertà di ridere in faccia alla morte. E io rido, perché ho la certezza di avere tanti troppi ricordi, che mi scorrono davanti come in un film…
    Ma nemmeno un rimpianto…

    Il suonatore Jones
    Fabrizio De Andrè

  • Ali spezzate

    Ali spezzate

    “Siamo gabbiani con ali spezzate che cercan di prendere il volo”

    Zorba, L’arte della sopravvivenza

    Siamo persi, fratelli… E’ inutile continuare a fare finta… Quello che facciamo e viviamo non ha alcun senso.. L’uomo è così assurdo… Nonostante tutta la merda che lo uccide, che lo sconvolge, che gli impedisce di essere felice… Continuiamo a fare vani e inutili tentativi di librarci in volo…

  • La destra, la sinistra e la zona d’ombra

    La destra, la sinistra e la zona d’ombra

    In Italia c’è la destra e c’è la sinistra. Da sempre. O meglio, da quando c’è l’Italia. E’ sempre questo dualismo serrato, preso per posizione, al di là anche del dibattito ideologico, al di là del “sono d’accordo” o “sono contrario”. La questione è sempre e solo essere di destra e di sinistra. Non stiamo parlando di Berlusconi. Berlusconi non è un politico, forse è giunto il momento di risvegliarsi, abbiamo passato questa lunga notte della Repubblica Italiana, le luci sono già in vista all’orizzonte. Forse adesso ricomincerà un dibattito politico. Forse no. Perchè la destra e la sinistra non esistono più. Che dualismo c’è? Nessuno. Insulti, dibattiti quasi al limite della violenza. Idee? Nessuna. La destra. Marco Travaglio è di destra. E’ un allievo di Montanelli, forse il più grande giornalista italiano. Versa una parte del suo stipendio alla Casa delle libertà, ma non per sostegno elettorale. Ha perso il processo di una querela. D’Alema è di sinistra. E’ questo è immensamente più triste di un Berlusconi presidente del Consiglio. Chi non è d’accordo con la destra è di sinistra, sembra essere l’assioma di massima. Schierati? Ma dove. Burattini come tanti. I burattini non si schierano. Si spostano tirati dai fili. Destra. Sinistra. Se sei contro sei comunista. No, chico. Non sono comunista. Il sogno di Marx è morto, l’hanno assassinato i russi e i cinesi. Adesso ci fa troppo paura per essere una minaccia per il potere. Io non sono comunista. Io sono nella zona d’ombra. Quella zona che avete cancellato dai telegiornali, quella zona che chiamate del nemico, quella zona che vi si ribella sempre contro. Sono quelli che distruggevano a Milano, perchè la rabbia spesso fa cose immensamente stupide. Sono Alfredo Pieroni (redazione del Corriere della Sera, un uomo di quasi ottant’anni, che ha visto nascere la democrazia di questo paese), che piange all’assemblea per il nuovo direttore del suo giornale, quando parla del licenziamento di Biagi e di Santoro. Sono la furia cieca di un ragazzo che cresce in un paese semi-libero . Sono il triste futuro del nostro mondo, figlio di un capitalismo acrobatico, sempre in bilico su una fune ormai troppo sfilacciata per reggermi…
    Destra, Sinistra. Cazzate. E’ solo chi comanda e chi subisce, come dai secoli dei secoli. Amen.

    Destra Sinistra
    Giorgio Gaber