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  • Recensione di Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

    Recensione di Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

    Il sentiero dei nidi di ragno è un romanzo di Italo Calvino pubblicato nel 1947 da Einaudi. In questa edizione da Mondadori nel 1993.

    Informazioni su ‘Il sentiero dei nidi di ragno’
    Titolo: Il sentiero dei nidi di ragno
    Autore: Italo Calvino
    ISBN: 9788804375913
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1993-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 159
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    Il sentiero dei nidi di ragnoPin è un bambino cresciuto troppo in fretta nei carrugi di Sanremo dopo l’8 Settembre 1943: orfano di madre, cerca di procurare i clienti alla sorella prostituta. E’ troppo grande per essere un bambino ed è troppo bambino per essere grande, degli adulti non riesce a capire i continui voltafaccia e la voglia delle donne. Gira le osterie per prendere in giro i clienti e per cantare le canzoni che gli chiedono di cantare, quando si trova all’improvviso coinvolto con il GAP che si sta formando nel quartiere. Gli chiedono di rubare una pistola al marinaio tedesco cliente della sorella. Pin riesce nell’impresa, e dopo aver nascosto la pistola sul sentiero dei nidi di ragno, un luogo che solo lui conosce, si ritrova sui monti in una brigata partigiana fatti di scarti, emarginati e uomini improbabili.

    Non è sicuramente il miglior romanzo sulla resistenza, ma Calvino ci mostra i partigiani (di cui ha tra l’altro fatto parte) dal punto di vista di una creatura troppo giovane per capirne la politica e troppo semplice per riuscire ad andare oltre le ideologie. E’ la poetica della Resistenza del Fanciullino, che forse bisognerebbe riuscire a spolverare in un’epoca che ha fatto di un cambiamento epocale un ricordo torbido, nebbioso e istituzionalizzato.

    Citazioni da “Il sentiero dei nidi di ragno”

    “I grandi sono una razza ambigua e traditrice, non hanno quella serietà terribile nei giochi propria dei ragazzi, pure hanno anch’essi i loro giochi, sempre più seri, un gioco dentro l’altro che non si riesce mai a capire qual’è il gioco vero”.

    “A fare i reati politici si va in galera come a fare i reati comuni, chiunque fa qualcosa va in galera, ma se altro c’è la speranza che un giorno ci sia un mondo migliore, senza più prigioni”.

    “Il codice penale è sbagliato. C’è scritto tutto quello che uno non può fare nella vita: furto, omicidio, ricettazione, appropriazione indebita, ma non c’è scritto cosa uno può fare, invece di fare tutte quelle cose, quando si trova in certe condizioni”.

    “C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? Uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi”.

    “Ci sarà invece chi continuerà col suo furore anonimo, ritornato individualista, e perciò sterile: cadrà nella delinquenza, la grande macchina dei furori perduti, dimenticherà che la storia gli ha camminato al fianco, un giorno, ha respirato attraverso i suoi denti serrati. Gli ex fascisti diranno: i partigiani! Ve lo dicevo, io! Io l’ho capito subito! e non avranno capito niente, né prima né dopo”.

  • A viso aperto – Recensione

    A viso aperto – Recensione

    A viso aperto è un libro che raccoglie le interviste del giornalista Mario Scialoja a uno dei fondatori delle Brigate Rosse, Renato Curcio, tutte realizzate in carcere e pubblicato da Mondadori nel 1993.

    Informazioni su ‘A viso aperto’
    Titolo: A viso aperto
    Autore: Renato Curcio e Mario Scialoja
    ISBN: 9788804367031
    Genere: Intervista, Biografia
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1993-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 228
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    a viso apertoRenato Curcio è un sociologo italiano, famoso non per i suoi studi (che pure ha fatto e pubblicato, soprattutto negli ultimi anni) ma per essere stato negli anni ’70 uno dei fondatori, ideatori e capi delle Brigate Rosse, una delle organizzazioni armate di estrema sinistra nate dopo la Strage di Piazza Fontana nel 1977. Qualcuno potrebbe chiamarla organizzazione terroristica. Io personalmente no.

    Le interviste, che si sono svolte tutte in carcere, ripercorrono i punti salienti della vita di Renato Curcio fin dalla sua infanzia, per concentrarsi in particolar modo sul periodo di Trento, dove frequenta la neonata Università di Sociologia insieme a molti ideologi di svariate organizzazioni extraparlamentari di sinistra e poi sulla nascita e lo sviluppo delle Brigate Rosse lungo gli anni di Piombo, una delle epoche storiche che hanno più segnato la storia recente italiana.

     

    Citazioni da “A viso aperto”

    “Che la nostra generazione sia stata sconfitta è ormai un luogo comune. Quel che non mi è chiaro è chi, in realtà, abbia poi vinto la partita”.

    “Non ci si batte, come noi abbiamo fatto, pensando di essere per forza sconfitti. Oggi direi che esisteva per me una via di mezzo. Sintetizzando le cose con una formula elementare, posso dire che quella società in cui vivevamo non mi andava assolutamente bene, non volevo a nessun costo accettarla, lottavo per cambiarla. E la parola “vittoria” significava la speranza di riuscire a modificare, almeno in parte, lo stato delle cose”

  • Recensione di Lo straniero di Albert Camus su Aforismi di un pazzo

    Recensione di Lo straniero di Albert Camus su Aforismi di un pazzo

    Lo straniero è un romanzo di Albert Camus pubblicato da Bompiani nel 1947. Questa edizione è del 2000.

    Informazioni su ‘Lo straniero’
    Titolo: Lo straniero
    Autore: Albert Camus
    ISBN: 9788845247460
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2000-12-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 176
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    Meursault è impiegato in un’azienda ad Algeri, anche se è di origine francese. Affronta la vita con indifferenza, e nemmeno la morte della madre all’inizio della narrazione sembra scuoterlo. Va alla casa di riposo dove la madre era ricoverata ma non vuole vederne la salma, come se non gli importasse. Beve e fuma durante la veglia, e il giorno dopo il funerale incontra una ragazza (sua ex collega di ufficio) comincia con lei una relazione, che non sembra però dargli nessuna emozione se non la voglia di fare sesso con lei. Conosce anche il suo vicino di casa, Raimondo Syntes, che dice di fare il magazziniere e invece è uno sfruttatore di donne, che un giorno lo invita al mare da un amico. Qui Meursault si trova ad uccidere un arabo in maniera totalmente indifferente, senza sapere nemmeno bene il perché. Affronterà un processo, e le sue colpe saranno più la sua indifferenza e la sua mancanza di morale che l’omicidio in sé.

    E’ il primo romanzo di Camus, ma viene inserito nei migliori 100 libri dalla rivista Le Monde. Il romanzo è ben scritto e piacevole, il personaggio è interessante e coinvolgente; nonostante la sua mancanza di morale comune (e come doveva sembrare immorale un personaggio del genere negli anni Cinquanta, soprattutto in Italia) ci si trova a simpatizzare con lui. L’unica pecca una trama non proprio coinvolgente: tra questo e “La peste” altro suo capolavoro, il secondo è ancora un gradino sopra.

    Citazioni da “Lo straniero”

    “Al principio della detenzione, comunque, la cosa più dura è stata che avevo dei pensieri di uomo libero”.

    “Non sapevo, prima, fino a qual punto i giorni possono essere lunghi e corti allo stesso tempo. Lunghi a vivere, senza dubbio, ma talmente distesi che finiscono per traboccare gli uni sugli altri”.

    “Nell’oscurità della mia prigione semovente ho ritrovato a uno a uno, come dal fondo della mia stanchezza, tutti i rumori familiari di una città che amavo e di una certa ora in cui avveniva di sentirmi contento. Il grido dei giornalai nell’aria già calma, gli ultimi uccelli nel piazzale, il richiamo dei venditori di sandwiches, il lamento dei tram nelle svolte delle vie alte, quella sonorità del cielo prima che la notte si appesantisca sul porto, tutto questo ricomponeva per me un itinerario da cieco, che conoscevo bene prima di entrare in prigione. Sì, era quella l’ora in cui, tanto tempo fa, mi sentivo contento. Quello che mi aspettava, allora, era sempre un sonno leggero e senza sogni. Eppure qualcosa era cambiato perché con l’attesa dell’indomani era la mia cella che ritrovavo. Come se le vie familiari tracciate nei cieli d’estate potessero condurre tanto alle prigioni che ai sonni innocenti”.

    “Non c’è idea cui non si finisca per far l’abitudine”.

    “Davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora. Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio”.

  • Le città invisibili

    Le città invisibili

    Le città invisibili è un romanzo scritto da Italo Calvino e pubblicato in questa edizione da Arnaldo Mondadori nel 1993. La prima edizione è del 1940.

    Informazioni su ‘Le città invisibili’
    Titolo: Le città invisibili
    Autore: Italo Calvino
    ISBN: 9788804425540
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 1993-10-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 164
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    Il romanzo ha una trama semplicissima: Marco Polo e Kublai Khan sono a colloquio, e il grande imperatore chiede al viaggiatore genovese di descrivere le città del suo impero. Allora Marco Polo descrive città fantastiche e variopinte, città che il Khan non ha mai visto e di cui magari nemmeno crede l’esistenza. Tutto qui.

    Citazioni da “Le città invisibili”

    “E’ il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina”

    “Forse l’impero, pensò Kublai, non è altro che uno zodiaco di fantasmi della mente.
    – Il giorno in cui conoscerò tutti gli emblemi, – chiese a Marco, – riuscirò a possedere il mio impero, finalmente?
    E il Veneziano: – Sire, non lo credere: quel giorno sarai tu stesso emblema tra gli emblemi”

    “Il passato del viaggiatore cambia a seconda dell’itinerario compiuto”

    “I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi”

    “Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà”

    “Talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro. Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l’accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei”

    “E’ delle città come dei sogni: tutto l’inimmaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra”

    “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”

    “Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano”

    “La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare”

    “Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio”

    “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”

  • Recensione di La peste di Albert Camus

    Recensione di La peste di Albert Camus

    La peste è un romanzo di Albert Camus e pubblicato da Bompiani nella sua trentaduesima edizione nel 2000 (la prima edizione italiana è del 1948).

    Informazioni su ‘La peste’
    Titolo: La peste
    Autore: Albert Camus
    ISBN: 9788845247408
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2000-12-06
    Formato: Paperback
    Pagine: 245
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    La pesteIn un momento imprecisato degli anni Quaranta (“in un giorno d’Aprile del 194…“, come recita l’incipit del romanzo), nella città algerina di Orono (all’epoca dei fatti ancora controllata dai Francesi), cominciano a morire i ratti, che escono all’improvviso dalle fogne e si fanno trovare nelle case e nelle strade a migliaia. Orono è una cittadina come tante, un p0′ noiosa nonostante la bellezza del mare su cui si affaccia; i suoi abitanti sono persone normali, con i loro pregi e i loro difetti. Ma i ratti morti sono solo le prime avvisaglie di quello che si sta abbattendo sulla città. Improvvisamente arriva la peste e la città si trova isolata dal resto del mondo da un cordone sanitario. La peste arriva e cambia tutto. Le vite dei protagonisti, i loro rapporti sociali, la considerazione che hanno di se stessi e del loro rapporto con la morte e la sofferenza; sperando che la peste li risparmi, e in alcuni casi adoperandosi a combatterla.

    Citazioni da “La peste”

    “Questa città senza pittoresco, senza vegetazione e senz’anima finisce col sembrare riposante, e ci si addormenta”.

    “Provavano quindi la profonda sofferenza di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati, che è vivere con una memoria che non serve a nulla”.

    “Al principio dei flagelli e quando sono terminati, si fa sempre un po’ di retorica. Nel primo caso l’abitudine non è ancora perduta, e nel secondo è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio”.

    “Nessuno ride, all’infuori degli ubriachi, […] e questi ridono troppo”.

    “Se l’ordine del mondo è regolato dalla morte, forse val meglio per Dio che non si creda in lui e che si lotti con tutte le nostre forze contro la morte, senza levare gli occhi verso il cielo dove lui tace”.

    “La peste aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore infatti, richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi”.

    “Ci sono ore, in questa città, che non sento se non la mia rivolta”.

    “Un Purgatorio, c’era; ma di certo vi erano epoche in cui questo Purgatorio non doveva essere troppo sperato, c’erano epoche in cui non si poteva parlare di peccato veniale. Ogni peccato era mortale e ogni indifferenza delittuosa. Era tutto o non era nulla”.

    “Io so di scienza certa (tutto so della vita, lei lo vede bene) che ciascuno la porta in sé, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo ne è immune”.

    “La liberazione, avvicinandosi, aveva un volto in cui si mescolavano lacrime e risa”.

    “Forse […] non si può giungere che ad approssimazioni della santità; in tal caso, bisognerebbe accontentarsi di un satanismo modesto e caritatevole”.

    “Stavolta era la definitiva sconfitta, quella che termina le guerre e della stessa pace fa una pena senza guarigione”.

    “Come doveva essere duro vivere soltanto con quello che si sa e si ricorda, e privi di quello che si spera”.

    “Per il momento egli voleva fare come tutti coloro che avevano l’aria di credere, intorno a lui, che la peste può venire e andarsene senza che il cuore dell’uomo ne sia modificato”.

    “Negavano tranquillamente, contro ogni evidenza, che noi avessimo mai conosciuto un mondo insensato, in cui l’uccisione d’un uomo era quotidiana al pari di quella delle mosche, negavano quella barbarie ben definita, quel calcolato delirio, quell’imprigionamento che portava con sé una terribile libertà nei riguardi di tutto quanto non fosse il presente, quell’odore di morte che instupidiva tutti quelli che non uccideva, negavano insomma che noi eravamo stati un popolo stordito, di cui tutti i giorni una parte, stipata nella bocca d’un forno, evaporava in fumi grassi, mentre l’altra, carica delle catene dell’impotenza e della paura, aspettava il suo turno”.

    “Forse era più crudele pensare a un uomo colpevole che a un uomo morto”.

    “Il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce che forse verrebbe giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice”.

  • I terribili segreti di Maxwell Sim

    I terribili segreti di Maxwell Sim

    I terribili segreti di Maxwell Sim è un romanzo di Jonathan Coe pubblicato da Feltrinelli nel 2010.

    Informazioni su ‘I terribili segreti di Maxwell Sim’
    Titolo: I terribili segreti di Maxwell Sim
    Autore: Jonathan Coe
    ISBN: 9788807018107
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2010-06-22
    Formato: Paperback
    Pagine: 304
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    I terribili segreti di Maxwell SimMaxwell Sim si sente un fallito ed è depresso. Ha un lavoro che non lo soddisfa e che odia, ma dovrà preoccuparsene ancora per poco; sono mesi che non ci va per la diagnosi di depressione e a breve lo convocheranno per licenziarlo. In più ha divorziato dalla moglie, ha un pessimo rapporto con il padre che si è trasferito in Australia e praticamente non ha amici. Cerca di riprendersi, ma ogni tentativo che fa per superare il periodo nero fallisce miseramente. Finché un suo vecchio collega lo convince ad imbarcarsi come rappresentante in un’avventura legata alla promozione di spazzolini da denti bioecologici. La soluzione? O il tracollo definitivo?

    Citazioni da “I terribili segreti di Maxwell Sim”

    “Mi piombò addosso la depressione. La sentivo chiaramente. Ormai ci ero abituato e avevo imparato a riconoscerla. Mi ricordava un film dell’orrore che avevo visto alla tv da bambino. C’era quest’uomo intrappolato in una camera segreta in un grande castello antico, e il cattivo della storia tirava una leva che faceva abbassare il soffitto della camera facendolo calare lentamente su di lui. Sempre più vicino, finché minacciava di schiacciarlo”.

    “Se c’è una cosa che la gente della mia età non sopporta di sentire, è gente della tua età che ci fa la predica sulla morale? Guarda il mondo intorno a te, il mondo che ci avete lasciato in eredità. Credi che ci conceda qualche possibilità di fare le cose per principio? Sono stufa di sentir dire che la mia generazione non ha valori. Che siamo materialisti. Che ci manca ogni senso della politica. Lo sai perché succede? Prova un po’ a indovinare. Si, risposta esatta: perché è così che ci avete educati! Saremo anche i figli della Signora Thatcher, per quel che vi riguarda, ma siete voi quelli che hanno votato per lei, e più di una volta, e poi avete continuato a votare per tutti quelli che sono venuti dopo di lei, e ne hanno seguito pedissequamente le orme. Siete voi che ci avete educati ad essere gli zombie consumisti che siamo. Avete gettato tutti gli altri valori della finestra, o no? Il cristianesimo? Non c’è n’è bisogno. La responsabilità collettiva? A cosa mai è servita? Produrre merci? Fabbricare delle cose? Roba da sfigati. Sì, lasciamo che siano gli sfigati dell’Estremo Oriente a fare tutto per noi, così possiamo star seduti sulle nostre chiappe davanti alla TV, a guardare il mondo che va in pezzi – su uno schermo gigante ad alta definizione, naturalmente”.

  • Se domani si vive o si muore

    Se domani si vive o si muore

    Se domani si vive o si muore è un romanzo di Giuseppe Truini pubblicato da Ensemble nel 2012.

    Informazioni su ‘Se domani si vive o si muore’
    Titolo: Se domani si vive o si muore
    Autore: Giuseppe Truini
    ISBN: 9788897639534
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Ensemble Edizioni
    Data di pubblicazione: 2012-12-06
    Formato: Paperback
    Pagine: 208
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    Questo romanzo mi è stato inviato dalla casa editrice in cambio di una recensione onesta

    Se domani si vive o si muoreLino è un figlio di papà, nel senso più puro del termine. Studente fuori corso a Roma, senza nessuna particolare abilità, senza nessuna particolare voglia, si è auto-escluso dal mondo borghese del padre e della sua azienda che ha portato grandi ricchezze a tutta la famiglia.
    All’improvviso il padre ha bisogno di lui. Deve salire al nord, nella provincia torinese, per andare a trattare con le banche per avere dei prestiti che permetterebbero all’azienda di non chiudere l’impianto produttivo. Qui si trova a confrontarsi con alcuni suoi coetanei che non sono cresciuti come lui in ambienti protetti, e quindi precari, abituati a scontrarsi con il mondo dell’economia e del lavoro quotidianamente. Si trova anche a confrontarsi con il mondo del potere, quel potere dovuto al possesso e alla circolazione del denaro, e alle responsabilità che ha sempre cercato di evitare.

    Potete acquistare “Se domani si vive o si muoredal sito ufficiale di Ensemble.

    Citazioni da “Se domani si vive o si muore”

    “Per quanto possano essere grandi le cazzate che io possa fare, non lo saranno abbastanza da essere ricordate in eterno”

  • Di polvere e di altre gioie

    Di polvere e di altre gioie

    Di polvere e di altre gioie è un romanzo di Giuseppe Truini pubblicato da Ensemble nel Novembre 2014.

    Informazioni su ‘Di polvere e di altre gioie’
    Titolo: Di polvere e di altre gioie
    Autore: Giuseppe Truini
    ISBN: 9788868810344
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Ensemble
    Data di pubblicazione: 2014-12-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 314
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    Questo romanzo mi è stato inviato dalla casa editrice in cambio di una recensione onesta

    Di polvere e di altre gioieOscar è laureato in lettere ma non fa il professore. Fa da supporto ad una ragazza, Edera, affetta da atrofia muscolare progressiva. Edera non è il suo nome, ma il nome che la nipote di Oscar le ha dato. Perché sua nipote vede dentro le persone, vede se sono pure o no e da loro il nome più adatto. Lavora per una cooperativa che non lo paga da un anno, vive con sua sorella Lucia (che rimane incinta essendo ancora vergine), sua nipote Silvia e suo nipote Matteo (che da quando ha vinto il premio di ragazzo più intelligente d’Italia non parla più ma comunica solo per rebus, equazioni e indovinelli scritti). Ovviamente loro sono i figli dell’altra sorella di Oscar, Elena, che fa l’avvocato per i diritti umani in Grecia. Sembra un libro strano ma tranquillo, finché una delle prostitute che abitano sotto casa di Oscar scompare. Da allora una serie di eventi precipiterà Oscar e la sua strana famiglia in una storia di potere e morte.

    Questo libro è uno dei migliori romanzi di uno scrittore emergente che io abbia mai letto. Lo stile è perfetto, tutta la narrazione è in prima persona e il protagonista Oscar racconta la vicenda ad Edera, la ragazza che gli risponde tramite la voce sintetizzata di un computer come Stephen Hawking. Le situazioni che dipinge sono assurde, paranoiche, visionarie, ma sempre così credibili da essere li dietro l’angolo: come se il mondo senza senso che dipinge ci stia aspettando al varco. E non siamo così lontani. La scrittura mi ricorda molto Chuck Palahniuk, con i ritornelli e gli intermezzi del Vocabolario Sentimentale (tutte delle piccole perle, peraltro), ma senza quel velo di brivido, di scuro, di dark che caratterizza lo scrittore statunitense.

    Potete acquistare Di polvere e di altre gioie dal sito ufficiale della Ensemble Edizioni.

    Citazioni da “Di polvere e di altre gioie”

    “Le domande sono una perdita di tempo. Gli uomini non danno mai le risposte giuste, solo quelle più convenienti”

    “Nessuna bugia è innocente. Mai. Perché ogni bugia detta è una spallata contro l’ordine universale”

    “E’ il giornalismo del degrado, capace solo di denunciare il manifesto – che in strada ci siano le buche se ne accorgono tutti – e incapace di fornire una sola verità”

    “Libertà è una parola della vita; della vita che può far annegare la vita quando lotti per lei, e soprattutto se muori, per lei”

    “Cos’è la normalità, se non un modo comune di essere strani?”

    “La pietà è il sentimento dei cattivi. E si basa su una graduatoria dell’essere, una scala che mette i migliori sopra i peggiori”

    “Aspettiamo la fine del mondo godendo come scimmie infoiate sotto anfetamine”

    “Il sonno è una casa enorme, piena di stanze da visitare. Non basta una vita per girarle tutte.E alcune sono così orribili che non vorresti più dormire, dopo averle viste”

  • La sposa giovane

    La sposa giovane

    La sposa giovane è un romanzo di Alessandro Baricco pubblicato nel 2015 da Feltrinelli nella collana “I Narratori”.

    Informazioni su ‘La sposa giovane’
    Titolo: La sposa giovane
    Autore: Alessandro Baricco
    ISBN: 9788807031311
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2015-03-18
    Formato: Paperback
    Pagine: 192
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    la sposa giovaneNell’Italia dei primi Novecento c’è una famiglia di industriali ricca e completamente pazza, che si basa su 4 semplici regole:

    1. Bisogna temere la notte
    2. L’infelicità non è gradita
    3. Vietato leggere libri
    4. Mai distogliere il Padre dalla sua pacatezza

    La famiglia vive abbastanza isolata dal resto del paese in cui vivono. Per questo le stranezze (comunque concesse alle persone così agiate) passano inosservate e tollerate. Finché la Sposa Giovane si innamora del Figlio, venendo introdotta alle stranezze e ai meccanismi di vita di questa assurda famiglia.

    Alessandro Baricco è un grande scrittore. Scrive in modo perfetto sempre, anche se molti dei suoi ultimi libri mancavano di quel surrealismo che rendono un suo buon romanzo un capolavoro.

    Citazioni da “La sposa giovane”

    “Così mi spiegò che è un contagio sottile, e mi dimostrò come in ogni gesto, in ogni parola, padri e madri non fanno che tramandare una paura. Perfino là dove apparentemente stanno insegnando saldezze e soluzioni, stanno in realtà tramandando una paura, perché tutto ciò che di saldo e risolutivo loro conoscono non è altro che quanto hanno trovato come rimedio alla paura, e spesso a una paura particolare, circoscritta. Così, dove le famiglie sembrano insegnare ai bambini la felicità, li invece stanno infettando i bambini con una paura. Ed è quello che fanno ogni ora, lungo un’impressionante serie di giorni, senza mollare un attimo, nella più assoluta impunità, con un’efficacia spaventosa e senza che si possa in nessun modo spezzare il cerchio delle cose.”

    “Vacillare è esattamente quello che succede quando percepiamo a tradimento l’abissale distacco che si produce a nostra insaputa tra le nostre intenzioni e l’evidenza dei fatti.”

    “Solo gli idioti fanno sesso per venire.”

    “Il sesso infelice è l’unico spreco che ci rende peggiori.”

    “Sono i corpi a dettare la vita – tutto il resto è una conseguenza.”

    “Qualunque fosse la destinazione del mio vivere, di certo inappropriata era la luce in cui stavo aspettando di conoscerla, come assurdo il paesaggio in cui permettevo di avvicinarsi e demenziale la fissità che mi ero riservato nell’attesa,”

    “Se si avesse idea del nulla che è necessario a smantellarle, non si perderebbe così tanto tempo a edificare difese strategiche contro le offese della vita.”

    “Esisteva un luogo in cui il mondo non era ammesso, e che coincideva col perimetro disegnato dai loro due corpi, suscitato dal loro stare insieme e reso inattaccabile dalla loro anomalia.”

    “Se non hai futuro, odiare è un istinto.”

  • Recensione di Altai di Wu Ming

    Recensione di Altai di Wu Ming

    Altai è un romanzo del collettivo Wu Ming, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2009.

    Informazioni su ‘Altai’
    Titolo: Altai
    Autore: Wu Ming
    ISBN: 9788806198961
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi Stile Libero
    Data di pubblicazione: 2009-11-17
    Formato: Paperback
    Pagine: 413
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    altaiÈ un romanzo ambientato nel Mediterraneo negli anni successivi alle vicende di “Q”, celebre romanzo di Luther Blisset, il precedente nome del collettivo.

    È il 1569, e l’Arsenale di Venezia sta bruciando. Emanuele De Zante indaga sui colpevoli, su incarico del consiglio di Venezia, ma le sue conclusioni non piacciono ai governanti della Serenissima, che vogliono che il colpevole sia designato nell’ebreo alla corte del sultano ottomano, Giuseppe Nasi, storico nemico della Repubblica. Allora il colpevole diventa lo stesso De Zante, alias Manuel Cardoso, ebreo convertito. L’uomo riesce a fuggire, prima nel Delta del Po, poi alla sua città natale, Ragusa (Dubrovinik). Qui viene catturato da emissari di Giuseppe Nasi, che lo condurranno a Istanbul. De Zante si troverà allora faccia a faccia con le origini che ha fuggito, lavorando proprio per quello che era il suo storico nemico.

    Nonostante fosse stato ribadito a più riprese, “Altai” non è un seguito di Q. Ambientato soltanto cinque anni dopo le vicende del più celebre romanzo del collettivo, Altai è un romanzo bellissimo, ambientato in una delle città più misteriose del Mediterraneo (Istanbul) e con una trama avvincente e credibile.

    La forza del collettivo spesso credo sia proprio questa: dipingere un contesto storico assolutamente credibile nel quale inserire personaggi cangianti che si evolvono di pari passi con la trama, e spesso appartenenti a gruppi sociali emarginati e perseguitati.

    Si parla quindi di lotte, di ricerca di riscatto, di ritorno alle origini e a una sorta di “purezza”. Il tutto con una scrittura fluida ed avvincente.

    Citazioni da “Altai”

    “La tortura è inutile quando si cerca la verità”

    “La fuga era una crisalide, ma il bruco non diveniva farfalla: soltanto un altro bruco”

    “La differenza tra il sonno del giusto e quello dello stolto è che lo stolto non si alza più”

    “Machiavelli ha scritto che bisogna guardare il fine, non i mezzi. […] Con gli anni, ho invece imparato che i mezzi cambiano il fine”