Categoria: Brigate Rosse

  • 28 Marzo 1980

    Gli agenti di Dalla Chiesa irrompono nel covo Br di via Fracchia a Genova (sede della Direzione strategica).

    Uccidono i quattro brigatisti che vi sono all’interno (Anna Maria Ludmann, Lorenzo Betassa, Piero Panciarelli e Riccardo Dura); nel covo sarebbe stata trovata copia dei manoscritti di Moro, ma nei verbali di perquisizione e di sequestro compilati dai carabinieri ciò non risulta.

    La casa è di proprietà di Anna Maria Ludmann, fino a quel momento inimmaginabile come appartenente alle Brigate Rosse.

    Le confessioni di Peci sono devastanti per l’organizzazione brigatista, e anche per Prima linea: nelle BR c’è chi – come Lauro Azzolini – sospetta che Peci fosse un infiltrato dei carabinieri, forse addirittura un sottufficiale dell’Arma.

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  • 18 Febbraio 1980

    I carabinieri del generale Dalla Chiesa arrestano a Torino i brigatisti Patrizio Peci e Rocco Micaletto.

    Patrizio Peci decide di collaborare con i carabinieri.

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  • 12 Febbraio 1980

    All’Università La Sapienza di Roma le Brigate Rosse uccidono Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.

    Il commando è composto da Laura Braghetti e Bruno Seghetti: è l’ennesimo delitto efferato, opera di un terrorismo sanguinario privo di qualunque prospettiva.

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  • 29 Gennaio 1980

    A Mestre le Brigate Rosse uccidono Silvio Gori, vicedirettore del Petrolchimico.

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  • 25 Gennaio 1980

    A Genova un commando brigatista spara contro i carabinieri.

    Vengono uccisi il colonnello Emanuele Tuttobene e l’appuntato Antonio Casu, mentre un terzo militare rimane solo ferito. Per i brigatisti detenuti del nucleo storico, la campagna delle Br contro le forze dell’ordine è l’approdo di una strategia sbagliata, estranea e anzi in contrasto con la centralità del lavoro di massa nelle fabbriche.

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  • 8 Gennaio 1980

    Un commando brigatista stermina a Milano una pattuglia di Polizia di Stato.

    Alle ore 8.30, in via Schievano, Moretti guida il commando brigatista (comprendente la Balzerani e due irregolari, Nicolò De Maria e Nicola Giancola) che stermina una pattuglia di PS formata dal vicebrigadiere Rocco Santoro, dall’appuntato Antonio Cestari, e dalla guardia Michele Tatuili.

    Nel commando stragista, due dei tre terroristi-killer indossano passamontagna, mentre il terzo – Moretti – agisce a viso scoperto, e verrà riconosciuto da un testimone. Dei trenta bossoli trovati sul luogo della strage, 13 risulteranno sparati dalla pistola calibro 9 Parabellum che verrà sequestrata a Moretti quando verrà arrestato a Milano.

    L’eccidio morettiano dei tre lavoratori di Pubblica sicurezza coincide con le lotte, all’interno del Corpo della polizia, del movimento democratico per i diritti di libertà sindacale e dignità professionale (mentre il Parlamento sta discutendo la legge di riforma della Polizia).

    Il comitato esecutivo Br (Moretti, Seghetti, Dura e Micaletto) ha deciso di contrastare e colpire quei fermenti
    democratici all’interno della Pubblica sicurezza.

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  • 2 Ottobre 1979

    I brigatisti detenuti all’Asinara organizzano una feroce rivolta.

    A settembre viene arrestato Gallinari con in tasca una mappa dell’isola e dei chiari riferimenti all’evasione dei brigatisti detenuti. D conseguenza, nel carcere scatta una mastodontica perquisizione che coglie di sorpresa i brigatisti, che nel frattempo in preparazione della fuga avevano stivato armi all’interno del carcere.

    Da quel momento il clima in carcere cambia radicalmente: regime rigorosissimo, isolamento totale, nessuna
    attività in comune, silenzio assoluto degli agenti di custodia.

    La scoperta del piano di fuga dall’Asinara, seguito dal giro di vite all’interno del penitenziario, induce i brigatisti detenuti a una disperata ribellione collettiva. La rivolta scoppia il 2 ottobre, ed è particolarmente cruenta: si protrae per ore, e termina con la completa distruzione della sezione speciale di Fornelli.

    Poco dopo l’Amministrazione penitenziaria deciderà di procedere, gradualmente, alla chiusura del vecchio penitenziario devastato durante la rivolta.

    Ricorda Alfredo Bonavita:

    «Noi del gruppo storico (Curcio, Franceschini, Bonavita, Ferrari, Mantovani, Ognibene, Bassi, Bertolazzi, Basone, Parali, Isa, Lintra-mi) eravamo in una posizione di durissime critiche rispetto alla gestione dell’organizzazione nella quale prevaleva la linea militarista che veniva identificata nel Moretti. La critica divenne sempre più aspra fino ad acuirsi con il sequestro Moro e la gestione politica susseguente… Si creò un acceso dibattito nell’organizzazione tra i compagni più periferici che condividevano la linea di massa affermata dal gruppo storico, e le strutture di direzione dell’organizzazione che sostenevano una linea più militarizzata. La contraddizione più grossa esplose a Milano, dove i compagni delle Br costrinsero alle dimissioni altri compagni della direzione di colonna, probabilmente Moretti e Balzerani; li accusavano di aver falsificato la posizione dei compagni prigionieri… I compagni di Milano lamentavano anche che nella organizzazione c’era una gestione verticistica, nel senso che alcune persone avevano un potere enorme e lo gestivano senza alcuna democrazia»

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  • 24 Settembre 1979

    A Roma Prospero Gallinari viene arrestato per la seconda volta.

    Ero a Roma, dovevo cambiare delle targhe, un lavoro banale. Mentre ero chinato, sento una sirena della polizia. Cercando di restare protetto dietro la macchina cui stavo lavorando, inizio a sparare e quando finisco il caricatore sto per sostituirlo quando non vedo e non sento più nulla.

    È stato colpito alla testa, è stato necessario un intervento chirurgico delicatissimo durante il quale gli è stata tolta anche parecchia materia celebrale. Il suo essere mancino gli comporta danni meno gravi. Oltre alla testa viene colpito anche da un proiettile che gli rompe la caviglia.

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  • 13 Luglio 1979

    A Roma le Brigate Rosse uccidono il tenente colonnello dei carabinieri Antonio Varisco.

    Era informatore e amico personale di Mino Pecorelli.

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  • 29 Maggio 1979

    Adriana Faranda e Valerio Morucci vengono arrestati a Roma.

    I due erano usciti dalle Brigate Rosse già dall’Aprile del 1979. Erano coinquilini di Giuliana Conforto, del tutto ignara della loro identità.

    Alle 23:00 suonano il campanello dell’appartamento. Adriana e Valerio erano in una stanza, Giuliana nell’altra. Fortunatamente le due figlie di Giuliana non c’erano. Adriana cerca di bloccare la padrona di casa, ma non fa in tempo. Dall’uscio appena dischiuso sbuca un mitra. Adriana Faranda finge di non sapere che cosa stia succedendo, dà le generalità false, ma un poliziotto le da due ceffoni che la fanno cadere a terra. Valerio cerca di difenderla, ma lo bloccano.

    I due vengono portati alla Questura centrale e messi in isolamento. Solo la mattina dopo verranno trasferiti in carcere.

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