Categoria: Abulafia

Composizioni letterarie sull’onda dello “Stream of consciousness” di Joyce

  • Il sole lotta per uscire dalle nubi

    Aforismi di un pazzo | Il sole lotta per uscire dalle nubi

    Stanco anche per mentire a me stesso. Mi chiedono di essere più positivo… Siamo fatti così, siamo vittime designate fin dal giorno in cui siamo nati… Ottimismo non vuol forse dire cercare di cambiare le regole del gioco? Cercare il bello anche dove il bello in fondo non c’è? Sembramo sbagliare continuamente… E forse è davvero così. Mi chiedono di reagire, ma che altro posso fare io, solo impaurito e completamente pazzo? Forse se fossi nato altrove… Forse se avessi conosciuto gente totalmente diversa da questa generazione fallita di poeti con l’aureola sporca di merda e di fiato ricco di maleodorante assenzio… Forse sarebbe diverso. Il sole lotta per uscire dalle nubi…

  • Ali spezzate

    Ali spezzate

    “Siamo gabbiani con ali spezzate che cercan di prendere il volo”

    Zorba, L’arte della sopravvivenza

    Siamo persi, fratelli… E’ inutile continuare a fare finta… Quello che facciamo e viviamo non ha alcun senso.. L’uomo è così assurdo… Nonostante tutta la merda che lo uccide, che lo sconvolge, che gli impedisce di essere felice… Continuiamo a fare vani e inutili tentativi di librarci in volo…

  • Il mondo dei grandi

    Il mondo dei grandi

    Scegli la scuola media. Quella superiore. E poi… Catapultato in un mondo in cui sei rimasto solo, senza nessun genitore a dirti che così non si fa, senza un amico senza il quale non riesci a vivere. Una donna. Il lavoro. L’università. Merda. Tutta merda inutile. Ma per noi va tutto bene così. Ci alziamo presto la mattina, magari dopo una notte in bianco, ci facciamo una doccia giusto per recuperare quei due neuroni che ci permettono di tenere gli occhi aperti. E poi via, verso le nostre vite… Università, in mezzo a persone che assimilano la cultura come se la divorassero… Al lavoro, sempre per qualcun’altro, sempre abbassare la testa e stare zitti perchè poi vengono i figli e la famiglia da mantenere…. Magari i figli dovuti a una notte di droga, in cui nè tu nè lei eravate in grado di capire qualcosa. Sei felice con tua moglie? No, ci siamo sposati solo perchè era incinta di mio figlio. Ma bene… E la chiamiamo vita? Soldi, soldi, soldi. Donna, donna, donna. Certezza, certezza, certezza. Non me ne frega un cazzo. Per me la certezza rovina la bellezza di vivere. La certezza significa che sei preparato a qualsiasi cosa. La certezza impedisce, non rende felici. Vita, vita, Vita!!!!!

  • Dalla mente di na1ke

    Mi hanno detto di credere in Dio, solo perchè era giusto farlo. Non mi hanno fornito alcuna motivazione, eppure io ho creduto in Dio.

    Ma dov’era questo Dio quando il mio sangue bagnava l’asfalto? Dov’era Dio quando il mio corpo e la mia mente si riempivano di cicatrici?

    Io non lo so, so solo che da quel giorno non ho più creduto in Dio.

    Mi avevano detto che io ero la Sua immagine perfetta. Ma se veramente Dio avesse questi occhi pieni di ira avrebbe già ammazzato tutti noi da un pezzo.

    Mi hanno detto di amare, perchè non c’è nulla di più importante dell’amore.

    Ma io non riuscivo a capire cosa fosse, se non prima di scopare a 14anni, per scoprire veramente cosa significasse amare. Dopo mi hanno chiamato bambino e immaturo.

    Da allora ho rinnegato l’amore.

    Mi hanno detto di combattere, perchè non si otterrà mai niente senza lasciare del sangue a splendere al sole, senza sacrificare qualche vittima per un obiettivo comune.

    E dov’erano loro che comandavano quando la gente che mi stava accanto, la gente che amavo, cadeva morta ai miei piedi?

    Dov’erano loro quando io, ferito, lottavo senza tregua contro una morte che avrebbe portato solo disperazione?

    Io non lo so, so solo che da quel giorno non ho più combattuto.

    Mi hanno detto di credere in qualunque cosa, mi hanno detto che esistevano i fantasmi e la Befana, che Babbo Natale è un uomo vecchio che vive al Polo Nord e che quando ti cade un dente, il topolino dei denti ti lascia i soldi sotto il cuscino.

    Ma gli unici fantasmi che ho visto sono quelli del mio passato, e nè la Befana nè Babbo Natale mi hanno mai regalato qualcosa: e nemmeno il topolino dei soldi ha mai cacciato un euro per quelli che mi erano caduti perchè ne avevo prese troppe.

    Ho smesso di credere a quello che non potevo vedere.

    Mi hanno detto che le droghe non devono essere usate, perchè è solo un modo provvisorio per sfuggire dalla realtà, che arriva e se ne va in un istante.

    Ma io mi sono drogato proprio perchè cercavo una via di fuga da questa realtà fittizia, e siccome durava un attimo, dovevo drogarmi ancora e ancora per andarmene finalmente da qui. Che motivi avevano i miei educatori per vietarmelo?

    Io non so, so solo che gli ho disubbidito e che continuo a drogarmi.

    Il tempo passa, e la mia rabbia mi spinge a combattere, sempre. E mi piace. Perchè c’è qualcosa per cui combattere: me stesso. Mi ricordo di tutte quelle persone che sono morte per aver lottato per un obiettivo in cui credevano in tutte loro stesse…

    Per cui erano disposte a morire…

    Ho iniziato a credere in un nuovo regno di dei: me stesso e le persone che avevano e hanno condiviso tutto con me.

    Ho iniziato ad amare me stesso, e come conseguenza ho imparato ad amare, ed ora amo chi merita di essere amato.

    Ho continuato a combattere, per consegnare a mio figlio un mondo in cui non si debba crescere come sono cresciuto io.

    Ho creduto in qualunque cosa, a patto che fosse una persona con la stessa rabbia che avevo io negli occhi a chiedermelo.

    Ho continuato a drogarmi, perchè la realtà non è cambiata.

    E, sebbene li ami ancora,

    HO RINNEGATO CHI MI HA EDUCATO.

    (1) Naike è, per gli indiani d’America, un guerriero leggendario che li avrebbe liberati dal dominio dell’uomo bianco.

  • Cavalieri della tempesta

    Aforismi di un pazzo | Cavalieri della tempesta

    Il buio ci circonda, circonda un gruppo di anime raccolte intorno al fuocoC’è qualcosa di rituale, di tribale, in tutto questo. Un grande fuoco al centro, un chilum che passa di mano in mano come un calumet, porte della percezione aperte da droghe sintetiche come se fosseropeyotePorte aperte con forza, scardinate, quasi. Intorno ci sono alberi, alberi da sottobosco delle prealpi. Alberi e una parete di marmo di Botticino, resti di una cava esaurita. Carne si cuoce sulle braci, lontano dalle tende dove nessuno dormirà, stanotte. Cavalchiamo le tempeste, come se fossimo davvero in grado di farlo. Siamo i profeti dell’autodistruzione, ridiamo sguaiati, perchè ce ne rendiamo conto. Aspettiamo l’alba, che sarà forse in grado di risvegliarci dal torpore post delirium di notti all’adiaccio.

    Riders on the storm
    The Doors

  • Vite in gabbia

    Vite in gabbia

    “Ci si sente sempre un pò presi in trappola dalla vita…”

    E’ questa sensazione di non poter fare nulla, che mi uccide. Questa impotenza terribile. Mi sento un vecchio leone in gabbia, molto più senile dei miei vent’anni. Mi toglie la voglia di fare, di uscire di divertirmi. Una tigre che continua a girare in circolo, fermandosi solo ad osservare le sbarre della gabbia che mi imprigiona, con odio. E la cosa terribile è che non so che cos’è la gabbia. Non so esattamente cosa mi tiene prigioniero. Posso chiamarla “sistema“, “lavoro“, “P2“, “Stato deviato“, “Fascismo“… Tanto un nome vale l’altro. La cosa importate è che io veda la mia gabbia. E che, giorno dopo giorno, lotti per evadere.

    Sono l’Andy Dufresne del III Millennio. Shawshank non potrà resistermi…

    Free as a bird
    The Beatles

  • Perdere la mente

    Perdere la mente

    Pessimismo e fastidio. Mi sento come in trappola, qualunque cosa accada. Mi sento schiacciato, claustrofobico, una tigre in gabbia che continua a girare nervosa intorno alle sbarre… Come se potesse cambiare qualcosa… Sbattiamo la testa al muro, di che colore è il nostro sangue? Forse, raggrumandosi, scioglierà come acido le sbarre di questa prigione… Se fosse solo sangue… Quante mani si alzerebbero se chiedessi se siete felici? Tante, lo so… Eppure credo che sarebbe bello guardarsi dentro un pò ed essere sinceri… Cosa vuol dire essere felici? È questa la domanda che dobbiamo porci? O non ci sono domande? Sono un pazzo della peggior specie, uno schizofrenico che vive due vite, un depresso cronico perché non appartiene alla generazione della lotta armata e delle bombe in piazza né all’arrendevolezza del futuro, persa tra i dubbi di McDonald’s e coca cole. Ho rabbia bollente nelle vene, ma nessun canale di sfogo… La mia mente si perde, barcolla come nelle mie peggiori serate alcoliche…

    Che splendore, svegliarsi un giorno senza più trovarla…

    Where is my mind
    The Pixies

  • Sogni di un ex scrittore

    Sogni di un ex scrittore

    Ho cominciato a scrivere a 14 anni, credo come comincino tutti quelli che scrivono. Quando stavo male con il mondo, quando ero depresso, infelice, spaventato, prendevo una matita e un foglio di carta e scrivevo sensazioni ed emozioni. Quello che non tutti fanno è continuare. Io ho continuato perchè ho scoperto quanto fosse facile per me “immaginare“. Scrivevo piccole poesie e racconti, sempre e rigorosamente a mano perchè ancora non avevo un computer… Non scrivevo tanto, ma quanto bastava per sentirmi meglio. Poi, due anni dopo, comprai il mio primo computer. E cominciai a scrivere seriamente. I due premi che mi arrivarono (uno per la poesia e l’altro per un racconto intitolato “Il destino di Sophia“) quando avevo solo 16 anni mi convinsero che quella potesse essere la mia strada. Forse, in fondo in fondo, ne sono convinto ancora. Il mio computer custodiva 4 romanzi, una serie di poesie e di racconti, un qualcosa di ibrido che si chiamava “Abulafia” e una raccolta di brevi aforismi chiamato “Aforismi di un pazzo“. La memoria mistica del mio computer, un hard disk Maxtor da 120GB, li custodiva gelosamente, in attesa, magari, che una qualche casa editrice li accettasse e li pubblicasse. Poi ha smesso di custodirli. I suoi chip si sono fusi, e io ho perso migliaia di pagine scritte. Sono rimasto con le cose che avevo scritto dai 14 ai 16 anni, e la poesia e il racconto premiati. Fine dei sogni di un ex scrittore. Non so se ricomincerò a scrivere quello che avevo fatto. Le storie che avevo raccontato mi sembrano tuttora molto buone, ma la fatica di rimettermi lì e scrivere mi fa desistere da tutto. Per questo ho deciso di affidare le lettere del mio alfabeto interiore a internet. Lì nessun stupido hard disk può andare in panne e distruggere i miei sogni.