Categoria: Abulafia

Composizioni letterarie sull’onda dello “Stream of consciousness” di Joyce

  • Cani randagi

    Aforismi di un pazzo | Cani randagi

    La nostra vita è la vita di cani randagi, pronti ad uccidersi per un tozzo di pane. Siamo sporchi e puzziamo, sporchi in un animo che è sceso troppe volte a compromessi con se stesso e con il mondo, puzziamo di sconfitta e disonestà da ogni poro di pelle. Siamo cani randagi che pensano solo a se stessi, che pensano soltanto a sopravvivere, a tirare avanti, a non mollare, anche solo per un altro giorno. A vivere ancora, sempre e comunque.

    Siamo i cani randagi che sono capaci delle cose più assurde, anche di sacrificare la nostra vita per un gesto altruista in una vita intera di puro egoismo. Possiamo far finta di non essere dei randagi, ma il resto del mondo se ne accorge: Lo siamo tutti… Cani che non fanno mostre canine, che non sono belli da vedere, che portano cicatrici che forse non guariranno mai… Che passano la vita in attesa di una carezza dolce, una carezza in grado di farli sorridere… Di riempirli d’amore

    Plug in baby
    Muse

  • L’eautontimorumenos

    Aforismi di un pazzo | L'uccisore di se stesso

    Sono come un macellaio, uccido e taglio a pezzi non per cattiveria o follia ma per vocazione, perchè è quello che so fare meglio… Solo il dolore mi disseta, io ci annego dentro, sembra che solo all’interno di questo lago di dolore io sia a mio agio, come se ci fossi abituato; i miei desideri, la mia pace, la mia speranza galleggiano sulle lacrime che piangerei se ne fossi capace.
    Sono io, l’uccisore di me stesso, il carceriere della mia stessa cella, oltre che boia e giudice figlio di puttana; sono io, sono l’accordo stonato nella fottuta Divina Sinfonia

    “Sono il vampiro del mio cuore/ uno di quei grandi derelitti/ condannati al riso eterno/ e incapaci di sorridere”

    Autodafè vs Profondo Rosso
    Frankie HI-Nrg Mc

  • Black Hole

    Black Hole

    Fermo su un foglio per prendermi un attimo e guardarmi dentro, come se ne fossi realmente capace. Scoprire il vuoto più nero. Scoprire che tutto ciò che mi circonda, a partire da una Quotidianità che mi annega, dolce e lenta, mi ha prosciugato. Una cosa che sapevo da tempo, ma che si è materializzata dopo che l’ultima speranza a cui mi ero aggrappato con forza, l’ultimo brandello di quello che ci ostiniamo a chiamare sogno, si è rotto con un rumore smorzato. Vuoto. Depressione? Tristezza? Rabbia? No. Peggio. Il nulla. Come una notte senza luna. Anche il nulla è un’emozione. E, proprio come il nero, assorbe tutte le emozioni. Dalla depressione, alla tristezza… Anche alla Gioia, in un certo senso. La mancanza di un vero e proprio male di essere porta alla Gioia, è uno dei teoremi della filosofia ellenica. Mi fa paura questo nulla che mi consuma dentro… Se non fosse per questi fiochi barlumi di speranza…

    Canzone quasi d’amore
    Francesco Guccini

  • Vanilla Sky

    Aforismi di un pazzo | Vanilla Sky

    In piedi su questo cazzo di grattacielo, in bilico sul suo cornicione, davanti un salto di quasi mille metri (come non accorgersi che questo palazzo non è altro che il frutto della mia mente?!?!), dietro il tuo sguardo che mi sorride. Anche questo dev’essere per forza un parto della mia mente, non ti ricordavo così bella, non così perfetta, non così sensuale. Ti sorrido, tu mi rispondi. Niente di tutto questo è reale. Soltanto un sogno lucido, organizzato da una multinazionale che vende allucinazioni autogestite, come se dopo un trip tu scegliessi il tuo viaggio in ogni minimo dettaglio. L’ultima cosa reale della mia vita è stata quell’incontro con te, la prima volta, quel primo bacio, quel bacio che sembrava un ancora di salvezza e che invece non lo è stato (me l’ha detto la mia guida, l’ennesimo neurone psicotico della mia mente persa). Da lì tutto è precipitato, io sono precipitato in un baratro senza fine dentro me stesso, fino alla follia più totale, quella di addormentarmi per sempre sognando una vita che non avrò mai, perchè al momento del mio risveglio saranno passati decenni. E tu non ci sarai più, in nessun luogo, ancora più lontana di quanto tu sia stata fino ad ora. Ti guardo per l’ultima volta, mi avvicino, ti bacio. Vorrei tutto, lo vorrei ora. E potrei. Che cazzo, siamo nella mia mente, qui il padrone sono io. Ma ora capisco che i nostri incontri successivi, quei momenti in cui io trovavo la pace dentro di te, non erano reali, erano solo fantasie. Nessuna soluzione. Non voglio stringere per l’ennesima volta la sostanza fantasma di cui sono fatti i sogni.

    “Ci rivedremo nella prossima vita, quando saremo entrambi gatti”…

    Poi salto nel vuoto, con quella canzone che mi fa vibrare l’anima, esattamente come una chitarra elettrica suonata con l’archetto di un violino.
    Parole senza senso, come i ricordi che mi passano davanti agli occhi, ricordi reali, stavolta, non prodotti dal mio cervello. Il suolo è lì a un passo. Mi schianto con forza.

    Apri gli occhi…

    The nothing song (Untitled 4)
    Sigur Ros

  • Il musico

    Il musico

    Guardo la polvere che si alza in un vortice come se fosse una piccola tromba d’aria. La gente la chiama siccità, per me la polvere è la cosa che dà la forma al vento. E’ la mia idea di libertà. Mi ricordano le gonne di donne bellissime che volteggiavano e mi eccitavano, quando ancora ero giovane. Mi ricordano vestiti che cadono a terra, e notti passate a fare l’amore su spiaggie lontane e che non ricordo quasi più.

    Non ho mai avuto una casa, soltanto la mia chitarra e un’armonica. Soltanto quella. Non sono un nomade, soltanto uno spirito irrequieto e in disequilibrio. Forse uno spirito libero. Giravo le osterie chiedendo agli osti cosa bevevano di buono, loro che lo vendevano. Il più delle volte non mi rispondevano. Il più delle volte mi versavano da bere, ma solo se avevo i soldi per pagarli. Gli osti non vendono vino in cambio di canzoni. Ma la gente le compra le canzoni. C’è sempre gente che vuole che tu suoni. C’è sempre gente che sa che sai suonare. E se la gente lo sa, ti tocca suonare per tutta la vita. Il lato positivo di tutto questo è che ti piace lasciarti ascoltare. Almeno quello. Toglievo la chitarra dalle spalle, la impugnavo e cominciavo a suonare. Se mi andava bene prendevo qualche moneta e andavo a bere. Se mi andava male dormivo sotto i ponti, in profumati campi di grano, in pensioni decrepite. Se mi andava molto bene facevo l’amore con donne bellissime.
    Non credevo sarebbe finita così…
    Finisce in un campo di ortiche, sdraiato e con un infarto devastante; finisce con la mia chitarra che si spezza nella caduta, con un unico accordo stonato; finisce con questo suono che mi esce dalla gola, un ridere rauco che ha dell’incredibile. Essere liberi significa forse avere anche la libertà di ridere in faccia alla morte. E io rido, perché ho la certezza di avere tanti troppi ricordi, che mi scorrono davanti come in un film…
    Ma nemmeno un rimpianto…

    Il suonatore Jones
    Fabrizio De Andrè

  • L’eterna primavera della speranza

    L’eterna primavera della speranza

    Sono perso in un mondo che è peggio del labirinto di Cnosso; ci sono migliaia di minotauri in attesa di fottermi, e non c’è nessun costruttore come Dedalo che mi aiuti ad uscirne. Lacrime che bruciano spingono agli angoli degli occhi, ma farle uscire non avrebbe alcun senso, sono quello che ha toccato il fondo e non contento ha continuato a scavare. E quindi uscimmo a riveder le stelle. Si, in un’altra vita, forse. Filtro aria da una canna di ganja, e io sarei il drogato? Molto meglio che ammazzarsi di cocaina, come fanno un sacco di italiani ma sono troppo bigotti per ammetterlo. La vita è sadica: gode nel vederci in bilico su queste funi tese, dobbiamo essere veramente ridicoli. Gode nel vederci sdraiati in lussuose bare, pagando migliaia di euro ai becchini che ingrassano sulle nostre morti e sul dolore dei nostri cari: gode perchè significa che ha vinto lei ancora una volta. Scrivo fogli e fogli di frasi, di rime, di bites virtuali su una tastiera indifferente alla mio dolore, alle mie malinconiche paranoie. Mi ritrovo sempre in crisi nei momenti importanti, nonostante sia così bravo ad autoanalizzarmi: ai bivi importanti scegliere sempre la svolta sbagliata. Troppo masochistico per essere vero. In alto i cuori: O fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire diceva King con la voce di Andy Dufresne. Nemmeno lui sapeva quanto aveva ragione. Cerchiamo continuamente di evadere, per ritrovarci liberi, senza accorgerci di esserci rinchiusi nell’ennesima prigione. Il suicidio è una risposta? No, che cazzo. Abbiamo solo questa vita, nient’altro. Dobbiamo tirare fuori le palle per vivere al meglio di quello che abbiamo. Ci vuol talento a stare al mondo… E noi siamo talentuosi figli di puttana che hanno imparato la sopravvivenza prima di imparare a camminare…
    Eviterò un disco dei Pooh, ora

    Aerials
    System of a down

  • Disperanza

    Aforismi di un pazzo | Disperanza
    Appartengo a una razza inferiore, quella di chi sogna da sempre la rivolta in grado di destabilizzare questo sistema che barcolla, ma che non riuscirebbe mai nè a capirla nè a conviverci. La mia razza, la nostra razza, è quella dei lupi: l’unica cosa che sappiamo fare bene è sbranarci l’uno con l’altro, inventandoci banali motivi per farlo. Su, non facciamo i moralisti… I moralisti sono soltanto quelli che chiudono gli occhi davanti alle miserie che si sono costruiti… Tanto prima di arrivare in cielo o all’inferno piangeremo tutti almeno una volta… Baudelaire diceva: Avviso ai non comunisti: tutto è comune, persino Dio… Forse è un’analisi superficiale del Manifesto di Marx, ma non è del tutto sbagliata… Siamo tutti sulla stessa barca che naufraga, siamo tutti angeli decaduti con l’aureola sporca di merda, siamo tutti gabbiani con ali spezzate che si ostinano a cercare di spiccare il volo… Questa è la mia razza. Una razza bastarda, mezzosangue, in bilico eterno tra barbarie e santità. Siamo tutti come Maqroll il Gabbiere… Maestri di Disperanza… Avere un animo speranzoso nascosto sotto mille strati di cinismo e pessimismo…

  • Paura

    Aforismi di un pazzo | Paura

    Paura di soffrire.
    Paura.
    Paura della folla.
    Paura di essere solo.
    Paura.
    Paura di amare
    e di odiare troppo poco.
    Paura.
    Paura di svegliarsi
    e paura dell’insonnia.
    Paura di ridere,
    di ridere e di piangere.
    Paura.
    Paura degli spazi troppo aperti.
    Claustrofobia.
    Paura degli insetti,
    troppo piccoli,
    e paura dell’universo,
    troppo immenso.
    Paura di morire.
    Abbiamo paura di tutto.
    Paura di vivere.

    Theme from Rosemary’s Baby
    Krzysztof Komeda

  • Ciclico

    Ciclico

    Casualità positive alternate a impossibili disastri. Tanto abbattuto da non riuscire a scrivere, da non riuscire a capire nemmeno cosa voglio, cosa penso, cosa sto cercando… Sto cercando di essere felice o cerco nuove sofferenze? Illudersi per l’ennesima volta, e svegliarsi dall’ennesimo sogno… Le stesse esperienze che si ripetono, una vita ciclica come voleva Virgilio, ma priva dell’età dell’oro… Ecco cosa sono… Nient’altro che un relitto in balia delle onde, sballottato in mezzo alla tempesta…

    Mi sono involuto nel fantasma di me stesso. Il superuomo di Nietzsche che rimpiange il suo passato di uomo comune, e non vede più alcun futuro… Dovrei spolverare la ragnatele dalla mia mente, dove ragni – neuroni hanno imbastito disegni di sogni e illusioni…

    Ciclico
    Piotta

  • Il copione

    Il copione

    Solo davanti allo schermo di un computer. Pazzo come pochi (qual’è il confine tra l’intelligenza e l’ignoranza e tra la sanità mentale e la pazzia?), forse illuminato da tutto ciò. Degente di un manicomio libero di esprimersi. Solo a qualcosa che non capisce nulla e che non può incazzarsi con me, naturalmente. Dov’è il mio passato? Chi è stato a rubarmelo? Fuori il colpevole!!! No, il poeta nascosto nelle profondità della mia mente l’ha preso e l’ha distrutto, credendo di salvarmi… In realtà mi ha ucciso. Ora lo cercherò fino alla fine dei miei giorni, solo perchè non ricordo che anche quello che mi è già successo non era poi così meraviglioso… Ah ah ah! (Risate di un pazzo, tipo Jack Nicholson in Shining). Si chiude il sipario. Mentre gli spettatori defluiscono verso l’uscita, l’attore si taglia la gola perchè ha capito di essere una farsa. Altro scroscio di applausi. Anche questo era nel copione Ma l’attore è morto realmente, e il pubblico non lo sa. Buona la prima!

    Il matto
    Francesco Guccini