Categoria: On Writing

Qualcosa che ho scritto per il piacere di scrivere.
Dal primo blog di Aforismi di un pazzo, cominciato ormai tanti anni fa…

  • La rivolta del Rag.Fantozzi

    Aforismi di un pazzo | La rivolta del Rag.Fantozzi

    Sono quello che ha sempre subito le angherie dei capi, lavoravo al posto dei miei colleghi, io mi sbattevo e loro venivano promossi, sono l’archetipo del dipendente della megaditta, costretto a lavorare in un sottoscala, ad umiliarsi per i capricci di una direzione viziosa, a partecipare alle inutili attività ricreative del solito rag. Filini, costretto a sopportare la vergogna di uno stipendio da fame, necessario alla mia sopravvivenza ma del tutto inadeguato all’esigenza di sollevarmi dalla mia condizione di paria.

    Vedo i miei colleghi fare finta di nulla, percepire il mio stesso stipendio da fame, vivere ancora con i genitori a trent’anni e fottersi i soldi con cui costruirsi un futuro in vestiti, macchine, e status quo, che li illudano di essere come i mostri che vogliono imitare. Pagando di fatto per essere rinchiusi in una gabbia auto-costruita, auto-sorvegliata. Auto-condannati a morte. Pensando di essere liberi, pensando di scegliere come vivere.

    E’ un mondo senza futuro, dove la massa è una macchia informe e scura piena di anime butterate e scorciate vestite a festa, come cadaveri decomposti vestiti con l’ultimo doppiopetto di Hugo Boss. E’ una massa che ci fa paura, da cui vogliamo fuggire dichiarando a gran voce la nostra unicità, il nostro essere individuali. Facendo di fatto il loro gioco, perché le stanze del potere temono la massa. Uomini e donne comuni, diventano famosi senza alcuna particolare abilità, senza alcun particolare talento che giustifichi la loro sete di immortalità, mentre le telecamere del Grande Fratello immortalano le loro bugie, la loro finzione. La loro falsità. Telecamere che li controllano, per vietare che un qualche barlume di idea o fantasia passi ad infettare le masse, come un virus incurabile.

    Sogno i favori di una voluttuosa Signorina Silvani, sapendo già nel mio inconscio che sarà una cocente delusione; che non saprà capirmi, che non saprà apprezzarmi, che non saprà o non vorrà proteggermi, perché il suo bisogno di soddisfazione estetica non le permetterà di amare l’outsider, l’escluso, il solitario che la sua società deride, anche se ne è irrimediabilmente attratta, perché io ho la forza della verità, perché il mio odore ha il profumo del purezza del bianco, la purezza del bene.

    Voglio di più della mia vita, più della mia piccola Pina che mi attende, a casa ogni sera, dolce e innamorata, che subisce i miei sfoghi, la mia rabbia e la mia aggressività, non per necessità o per sopravvivenza ma per amore. Che sa come prendermi, che sa come farmi ridere, che mi consola quando tocco il fondo, che mi rialza quando piango. Che sa rendermi felice. La Pina è la mia salvezza, ma ancora non lo so. Quando lo saprò sarà inevitabilmente troppo tardi, Questa è l’essenza di una tragedia destinata a compiersi. Avere già la soluzione ad ogni problema e fottersi l’esistenza a trovare un’alternativa, perché la nostra insoddisfazione è il motore del mondo, scontata e prevedibile come il finale di un romanzo rosa.

    Sono insoddisfatto perché invidio chi sta meglio di me, lo osservo con i miei pregiudizi perché mi auto-convinco di essere migliore. Mai per un momento mi passa per la mente che il mondo sia giusto così com’è. Se abbiamo la presunzione di essere migliori di un meccanico mondo naturale, allora non accetto un mondo basato su caste auto-determinate o determinate da falsi valori di benessere e denaro. Forse non del tutto giusto. Sicuramente quasi niente sbagliato.

    La mediocrità mi ribrezza. E soprattutto sono stanco di subire. Il problema non è la vergogna. Io vivo come voglio sono loro che dovrebbero vergognarsi. Il problema è la rabbia, questa rabbia che mi assale e che non mi lascia stare, che mi mangia dentro, che si riproduce in maniera incontrollata come un tumore in fase terminale.

    Mi uccido di anestetici, mi ubriaco di vino da quattro soldi in sacchetti di carta marrone, fumo erba grassa che mi ottenebra la mente, che mi rilassa, smette di farmi pensare. Ma la rabbia rimane al risveglio, amplificata dal mal di testa del giorno dopo.

    Forse non c’è speranza. Comincio a picchiare la Pina e mia figlia Mariangela (l’ennesimo mio fallimento come uomo) per poi subire i miei sensi di colpa e ricominciare ad autodistruggermi per farli tacere…

    E’ forse questa la Rivolta?!?!?!

    La ballata di Fantozzi
    Paolo Villaggio

  • Paura

    Aforismi di un pazzo | Paura

    Paura di soffrire.
    Paura.
    Paura della folla.
    Paura di essere solo.
    Paura.
    Paura di amare
    e di odiare troppo poco.
    Paura.
    Paura di svegliarsi
    e paura dell’insonnia.
    Paura di ridere,
    di ridere e di piangere.
    Paura.
    Paura degli spazi troppo aperti.
    Claustrofobia.
    Paura degli insetti,
    troppo piccoli,
    e paura dell’universo,
    troppo immenso.
    Paura di morire.
    Abbiamo paura di tutto.
    Paura di vivere.

    Theme from Rosemary’s Baby
    Krzysztof Komeda

  • Ciclico

    Ciclico

    Casualità positive alternate a impossibili disastri. Tanto abbattuto da non riuscire a scrivere, da non riuscire a capire nemmeno cosa voglio, cosa penso, cosa sto cercando… Sto cercando di essere felice o cerco nuove sofferenze? Illudersi per l’ennesima volta, e svegliarsi dall’ennesimo sogno… Le stesse esperienze che si ripetono, una vita ciclica come voleva Virgilio, ma priva dell’età dell’oro… Ecco cosa sono… Nient’altro che un relitto in balia delle onde, sballottato in mezzo alla tempesta…

    Mi sono involuto nel fantasma di me stesso. Il superuomo di Nietzsche che rimpiange il suo passato di uomo comune, e non vede più alcun futuro… Dovrei spolverare la ragnatele dalla mia mente, dove ragni – neuroni hanno imbastito disegni di sogni e illusioni…

    Ciclico
    Piotta

  • Il copione

    Il copione

    Solo davanti allo schermo di un computer. Pazzo come pochi (qual’è il confine tra l’intelligenza e l’ignoranza e tra la sanità mentale e la pazzia?), forse illuminato da tutto ciò. Degente di un manicomio libero di esprimersi. Solo a qualcosa che non capisce nulla e che non può incazzarsi con me, naturalmente. Dov’è il mio passato? Chi è stato a rubarmelo? Fuori il colpevole!!! No, il poeta nascosto nelle profondità della mia mente l’ha preso e l’ha distrutto, credendo di salvarmi… In realtà mi ha ucciso. Ora lo cercherò fino alla fine dei miei giorni, solo perchè non ricordo che anche quello che mi è già successo non era poi così meraviglioso… Ah ah ah! (Risate di un pazzo, tipo Jack Nicholson in Shining). Si chiude il sipario. Mentre gli spettatori defluiscono verso l’uscita, l’attore si taglia la gola perchè ha capito di essere una farsa. Altro scroscio di applausi. Anche questo era nel copione Ma l’attore è morto realmente, e il pubblico non lo sa. Buona la prima!

    Il matto
    Francesco Guccini

  • Il sole lotta per uscire dalle nubi

    Aforismi di un pazzo | Il sole lotta per uscire dalle nubi

    Stanco anche per mentire a me stesso. Mi chiedono di essere più positivo… Siamo fatti così, siamo vittime designate fin dal giorno in cui siamo nati… Ottimismo non vuol forse dire cercare di cambiare le regole del gioco? Cercare il bello anche dove il bello in fondo non c’è? Sembramo sbagliare continuamente… E forse è davvero così. Mi chiedono di reagire, ma che altro posso fare io, solo impaurito e completamente pazzo? Forse se fossi nato altrove… Forse se avessi conosciuto gente totalmente diversa da questa generazione fallita di poeti con l’aureola sporca di merda e di fiato ricco di maleodorante assenzio… Forse sarebbe diverso. Il sole lotta per uscire dalle nubi…

  • Ali spezzate

    Ali spezzate

    “Siamo gabbiani con ali spezzate che cercan di prendere il volo”

    Zorba, L’arte della sopravvivenza

    Siamo persi, fratelli… E’ inutile continuare a fare finta… Quello che facciamo e viviamo non ha alcun senso.. L’uomo è così assurdo… Nonostante tutta la merda che lo uccide, che lo sconvolge, che gli impedisce di essere felice… Continuiamo a fare vani e inutili tentativi di librarci in volo…

  • Il mondo dei grandi

    Il mondo dei grandi

    Scegli la scuola media. Quella superiore. E poi… Catapultato in un mondo in cui sei rimasto solo, senza nessun genitore a dirti che così non si fa, senza un amico senza il quale non riesci a vivere. Una donna. Il lavoro. L’università. Merda. Tutta merda inutile. Ma per noi va tutto bene così. Ci alziamo presto la mattina, magari dopo una notte in bianco, ci facciamo una doccia giusto per recuperare quei due neuroni che ci permettono di tenere gli occhi aperti. E poi via, verso le nostre vite… Università, in mezzo a persone che assimilano la cultura come se la divorassero… Al lavoro, sempre per qualcun’altro, sempre abbassare la testa e stare zitti perchè poi vengono i figli e la famiglia da mantenere…. Magari i figli dovuti a una notte di droga, in cui nè tu nè lei eravate in grado di capire qualcosa. Sei felice con tua moglie? No, ci siamo sposati solo perchè era incinta di mio figlio. Ma bene… E la chiamiamo vita? Soldi, soldi, soldi. Donna, donna, donna. Certezza, certezza, certezza. Non me ne frega un cazzo. Per me la certezza rovina la bellezza di vivere. La certezza significa che sei preparato a qualsiasi cosa. La certezza impedisce, non rende felici. Vita, vita, Vita!!!!!

  • Dalla mente di na1ke

    Mi hanno detto di credere in Dio, solo perchè era giusto farlo. Non mi hanno fornito alcuna motivazione, eppure io ho creduto in Dio.

    Ma dov’era questo Dio quando il mio sangue bagnava l’asfalto? Dov’era Dio quando il mio corpo e la mia mente si riempivano di cicatrici?

    Io non lo so, so solo che da quel giorno non ho più creduto in Dio.

    Mi avevano detto che io ero la Sua immagine perfetta. Ma se veramente Dio avesse questi occhi pieni di ira avrebbe già ammazzato tutti noi da un pezzo.

    Mi hanno detto di amare, perchè non c’è nulla di più importante dell’amore.

    Ma io non riuscivo a capire cosa fosse, se non prima di scopare a 14anni, per scoprire veramente cosa significasse amare. Dopo mi hanno chiamato bambino e immaturo.

    Da allora ho rinnegato l’amore.

    Mi hanno detto di combattere, perchè non si otterrà mai niente senza lasciare del sangue a splendere al sole, senza sacrificare qualche vittima per un obiettivo comune.

    E dov’erano loro che comandavano quando la gente che mi stava accanto, la gente che amavo, cadeva morta ai miei piedi?

    Dov’erano loro quando io, ferito, lottavo senza tregua contro una morte che avrebbe portato solo disperazione?

    Io non lo so, so solo che da quel giorno non ho più combattuto.

    Mi hanno detto di credere in qualunque cosa, mi hanno detto che esistevano i fantasmi e la Befana, che Babbo Natale è un uomo vecchio che vive al Polo Nord e che quando ti cade un dente, il topolino dei denti ti lascia i soldi sotto il cuscino.

    Ma gli unici fantasmi che ho visto sono quelli del mio passato, e nè la Befana nè Babbo Natale mi hanno mai regalato qualcosa: e nemmeno il topolino dei soldi ha mai cacciato un euro per quelli che mi erano caduti perchè ne avevo prese troppe.

    Ho smesso di credere a quello che non potevo vedere.

    Mi hanno detto che le droghe non devono essere usate, perchè è solo un modo provvisorio per sfuggire dalla realtà, che arriva e se ne va in un istante.

    Ma io mi sono drogato proprio perchè cercavo una via di fuga da questa realtà fittizia, e siccome durava un attimo, dovevo drogarmi ancora e ancora per andarmene finalmente da qui. Che motivi avevano i miei educatori per vietarmelo?

    Io non so, so solo che gli ho disubbidito e che continuo a drogarmi.

    Il tempo passa, e la mia rabbia mi spinge a combattere, sempre. E mi piace. Perchè c’è qualcosa per cui combattere: me stesso. Mi ricordo di tutte quelle persone che sono morte per aver lottato per un obiettivo in cui credevano in tutte loro stesse…

    Per cui erano disposte a morire…

    Ho iniziato a credere in un nuovo regno di dei: me stesso e le persone che avevano e hanno condiviso tutto con me.

    Ho iniziato ad amare me stesso, e come conseguenza ho imparato ad amare, ed ora amo chi merita di essere amato.

    Ho continuato a combattere, per consegnare a mio figlio un mondo in cui non si debba crescere come sono cresciuto io.

    Ho creduto in qualunque cosa, a patto che fosse una persona con la stessa rabbia che avevo io negli occhi a chiedermelo.

    Ho continuato a drogarmi, perchè la realtà non è cambiata.

    E, sebbene li ami ancora,

    HO RINNEGATO CHI MI HA EDUCATO.

    (1) Naike è, per gli indiani d’America, un guerriero leggendario che li avrebbe liberati dal dominio dell’uomo bianco.

  • La giusta via

    Aforismi di un pazzo | La giusta via

    Siamo persi nel labirinto di Dedalo,
    braccati dal nostro Minotauro privato
    nato e cresciuto nelle profondità
    dell’abisso del nostro inconscio.

    Siamo persi, sperduti e impauriti
    ormai convinti che non ne usciremo
    nè vivi nè morti. Mai.
    Diventeremo cenere delle nostra ossa.

    Siamo persi in questo sotterraneo.
    Dove abbiamo sbagliato?
    Forse un bivio, una scelta sbagliata.
    Scegliere senza una via d’uscita?

    Siamo persi già dalla partenza,
    ancora alla sorgente assassina;
    credere di vedere il Disegno,
    farsi indicare la mappa dal Pendolo.

    L’uscita dal dedalo è semplice.
    Procede fondamentalmente dritta.
    Noi cerchiamo Dio. Focault. I templari.
    Gli scritti di Nostradamus.
    E non la via d’uscita.

    Labyrinth
    Elisa

  • Cavalieri della tempesta

    Aforismi di un pazzo | Cavalieri della tempesta

    Il buio ci circonda, circonda un gruppo di anime raccolte intorno al fuocoC’è qualcosa di rituale, di tribale, in tutto questo. Un grande fuoco al centro, un chilum che passa di mano in mano come un calumet, porte della percezione aperte da droghe sintetiche come se fosseropeyotePorte aperte con forza, scardinate, quasi. Intorno ci sono alberi, alberi da sottobosco delle prealpi. Alberi e una parete di marmo di Botticino, resti di una cava esaurita. Carne si cuoce sulle braci, lontano dalle tende dove nessuno dormirà, stanotte. Cavalchiamo le tempeste, come se fossimo davvero in grado di farlo. Siamo i profeti dell’autodistruzione, ridiamo sguaiati, perchè ce ne rendiamo conto. Aspettiamo l’alba, che sarà forse in grado di risvegliarci dal torpore post delirium di notti all’adiaccio.

    Riders on the storm
    The Doors