Stanco anche per mentire a me stesso. Mi chiedono di essere più positivo… Siamo fatti così, siamo vittime designate fin dal giorno in cui siamo nati… Ottimismo non vuol forse dire cercare di cambiare le regole del gioco? Cercare il bello anche dove il bello in fondo non c’è? Sembramo sbagliare continuamente… E forse è davvero così. Mi chiedono di reagire, ma che altro posso fare io, solo impaurito e completamente pazzo? Forse se fossi nato altrove… Forse se avessi conosciuto gente totalmente diversa da questa generazione fallita di poeti con l’aureola sporca di merda e di fiato ricco di maleodorante assenzio… Forse sarebbe diverso. Il sole lotta per uscire dalle nubi…
“Siamo gabbiani con ali spezzate che cercan di prendere il volo”
Zorba, L’arte della sopravvivenza
Siamo persi, fratelli… E’ inutile continuare a fare finta… Quello che facciamo e viviamo non ha alcun senso.. L’uomo è così assurdo… Nonostante tutta la merda che lo uccide, che lo sconvolge, che gli impedisce di essere felice… Continuiamo a fare vani e inutili tentativi di librarci in volo…
Scegli la scuola media. Quella superiore. E poi… Catapultato in un mondo in cui sei rimasto solo, senza nessun genitore a dirti che così non si fa, senza un amico senza il quale non riesci a vivere. Una donna. Il lavoro. L’università. Merda. Tutta merda inutile. Ma per noi va tutto bene così. Ci alziamo presto la mattina, magari dopo una notte in bianco, ci facciamo una doccia giusto per recuperare quei due neuroni che ci permettono di tenere gli occhi aperti. E poi via, verso le nostre vite… Università, in mezzo a persone che assimilano la cultura come se la divorassero… Al lavoro, sempre per qualcun’altro, sempre abbassare la testa e stare zitti perchè poi vengono i figli e la famiglia da mantenere…. Magari i figli dovuti a una notte di droga, in cui nè tu nè lei eravate in grado di capire qualcosa. Sei felice con tua moglie? No, ci siamo sposati solo perchè era incinta di mio figlio. Ma bene… E la chiamiamo vita? Soldi, soldi, soldi. Donna, donna, donna. Certezza, certezza, certezza. Non me ne frega un cazzo. Per me la certezza rovina la bellezza di vivere. La certezza significa che sei preparato a qualsiasi cosa. La certezza impedisce, non rende felici. Vita, vita, Vita!!!!!
Siamo persi nel labirinto di Dedalo,
braccati dal nostro Minotauro privato
nato e cresciuto nelle profondità
dell’abisso del nostro inconscio.
Siamo persi, sperduti e impauriti
ormai convinti che non ne usciremo
nè vivi nè morti. Mai.
Diventeremo cenere delle nostra ossa.
Siamo persi in questo sotterraneo. Dove abbiamo sbagliato?
Forse un bivio, una scelta sbagliata.
Scegliere senza una via d’uscita?
Siamo persi già dalla partenza,
ancora alla sorgente assassina;
credere di vedere il Disegno,
farsi indicare la mappa dal Pendolo.
L’uscita dal dedalo è semplice.
Procede fondamentalmente dritta.
Noi cerchiamo Dio. Focault. I templari.
Gli scritti di Nostradamus.
E non la via d’uscita.
“Al potere ci sono solo dei pazzi pericolosi. Tutti nascondono all’umanità che le stanno preparando la morte scientificamente”
Durante la seconda guerra mondiale i fisici del tempo si suddivisero in schiere: tutti quelli all’assidua ricerca della realizzazione della bomba atomica da una parte, insieme ad Enrico Fermi, scienziato italiano che emigra in America e realizza nel ‘42 la prima pila atomica; e dall’altra Ettore Majorana, Heisenberg e Einstein.
I primi non si pongono nessun problema etico: scoprono un arma invincibile, un’energia potentissima, in grado di far volgere le sorti del conflitto mondiale in favore di chi la possiede, e l’unica scelta che fanno è quella di darla al meno pazzo: tra Hitler e il generale Eisenhower scelgono il comandante delle forze alleate.
Albert Einstein era, come Fermi, in America in quel periodo; cercò di convincere il presidente Truman a sganciare la bomba atomica su un atollo del Pacifico invece che su Nagasaki e Hiroshima, a scopo dimostrativo; il risultato sarebbe stato comunque lo stesso, la resa. Ma Truman non lo ascoltò, come tutti sappiamo.
Heisenberg, dall’università di Lipsia, non solo affermò a gran voce di on essere in grado di costruire un ordigno nucleare, ma si preoccupò anche di farlo sapere agli Americanitramite Bohr. E questa preoccupazione nasce, “casualmente”, dopo il soggiorno all’università tedesca, di un uomo che la storia pare aver dimenticato, ma che allora era forse il miglior fisico esistente: Ettore Majorana, il più importante interlocutore di Heisenberg.
Il fisico Italiano aveva già scoperto la bomba atomica? O era addirittura andando oltre, visualizzandone gli effetti?
Tutti gli scienziati che lo hanno conosciuto dicono di no, ma lo ritengono anche un genio che ha “visioni” quasi profetiche. E sua sorella Maria ci dice che affermava continuamente:”I fisici (o la fisica) sono sulla strada sbagliata”. E che strada stavano intraprendendo quasi tutti i fisici del mondo? Quella della liberazione dell’energia atomica. Majorana e Heisenberg, schiavi delle dittature di Hitler e Mussolini, a differenza di tutti quegli “uomini liberi” protetti dal famoso “senso comune” di Truman, non hanno dato al loro governo la bomba atomica, e hanno impedito lo scatenarsi di un conflitto nucleare che si sarebbe sviluppato senza che nessuno ne conoscesse il reale potere distruttivo (nonchè le problematiche dovute all’esposizione alle radiazioni). Hanno, in un certo senso, salvato l’umanità dall’autodistruzione.
Ettore Majorana, eroe ignoto, condottiero di provincia, Catanese che studia a Roma e insegna a Napoli, protagonista sconosciuto della storia del mondo aveva le stesse visioni di Prospero ne “La Tempesta” di Shakespeare: vedeva dissolversi il mondo, le sue costruzioni, e tutte le persone che lo abitavano. In una gigantesca nube a forma di fungo.
Per qualsiasi informazione sul personaggio c’è “La scomparsa di Majorana” di Leonardo Sciascia, dalla quale è ripresa la citazione iniziale.
Gli scrittori sono bestie rare in via d’estinzione. Così come lo sono i cantanti e i gruppi musicali. L’evento scatenante dell’estinzione (come per i Panda è stato il cadere delle voglie sessuali) è la tecnologia. Una volta per uno scrittore l’unico modo di farsi conoscere era di venire pubblicato da una casa editrice, così come per un gruppo era quello di avere un contratto con una casa discografica. Ora chiunque può essere uno scrittore o un cantante. Il mercato non ha più richieste. Gli album degli artisti famosi li scarichiamo con Emule&Torrent… Non ce li vendono più, li sorpassiamo. Molti ragazzi si registrano le loro cose in casa, come una volta non si poteva fare. Il pc e la registrazione in digitale casalinga avranno sicuramente una qualità minore, ma sono accessibili praticamente a tutti. O almeno a chi abbia voglia di imparare. E gli scrittori? Non scrivono più sulle pagine bianche delle loro macchine da scrivere o dei loro word processor. I giornalisti? Non sono in via d’estinzione. In Italia sono estinti. Gli scrittori ora sono in rete, sono quelli che pubblicano i blog; quando mai avrei sperato con i miei soli mezzi di far leggere qualcosa di mio a persone che non conosco, che non ho mai nemmeno visto? L’ho fatto. Vedo i commenti ai miei scritti in tempo reale, di gente che ha letto quello che ho battuto con forza sui tasti di questa stupida macchina. La loro televisione non può andare avanti ancora per molto, prima o poi questo gregge di italiani si sveglierà da questo letargo autoimposto. Questo è il futuro di scrittori e giornalisti. Quello di scomparire, piano piano. E di cambiare nome. Siamo scrittori e giornalisti autoprodotti. Siamo diventati bloggers. Buona vita.
“Ci si sente sempre un pò presi in trappola dalla vita…”
E’ questa sensazione di non poter fare nulla, che mi uccide. Questa impotenza terribile. Mi sento un vecchio leone in gabbia, molto più senile dei miei vent’anni. Mi toglie la voglia di fare, di uscire di divertirmi. Una tigre che continua a girare in circolo, fermandosi solo ad osservare le sbarre della gabbia che mi imprigiona, con odio. E la cosa terribile è che non so che cos’è la gabbia. Non so esattamente cosa mi tiene prigioniero. Posso chiamarla “sistema“, “lavoro“, “P2“, “Stato deviato“, “Fascismo“… Tanto un nome vale l’altro. La cosa importate è che io veda la mia gabbia. E che, giorno dopo giorno, lotti per evadere.
Sono l’Andy Dufresne del III Millennio. Shawshank non potrà resistermi…
Tutti noi sappiamo cos’è l’auditel, mi auguro.
Negli apparecchi di un numero di famiglie italiane (elette? scelte in base a cosa?) vengono inseriti degli apparecchi in grado di segnalare quali programmi quelle famiglie italiane stanno guardando. E, grazie alla statistica, questi dati vengono rielaborati e, attraverso una proporzione, ci danno le informazioni che ci sono familiari: ieri 9.000.000 di italiani hanno guardato questo, la De Filippi ha avuto il 60% di share… Fin qui niente di nuovo, vero?
Ma ci abbiamo mai pensato bene?
Mettiamo il tutto in una luce assurda e surreale.
Tutte le famiglie con l’apparecchio dell’Auditel stanno guardando la De Filippi, mentre il resto dell’Italia sta guardando i Simpson (ultima cosa decente trasmessa dalla tv Italiana). Chi ha il 100% di share? Ma loro, mi sembra ovvio. E l’importanza di questo?
L’importanza di questo è che l’auditel non è più quello che era stato pensato di essere. In origine doveva essere solo un modo per la RAI e per l’allora Fininvest di dare un prezzo alle pubblicità da avere nei programmi. Ora l’auditel è lo spauracchio che governa la televisione. Se un programma non fa share chiude. Le televisioni vengono finanziate dalla pubblicità, che non caccia i soldi se non ci sono i picchi di ascolto. Le famiglie dell’Auditel decidono cosa va in onda. Quindi la colpa è loro se ci propinano Colorado Cafè e non il Satyricon di Lutazzi. Se non ci sono più Benigni e Beppe Grillo in TV.
Ma ascolto di chi, per Dio?
Spegniamo tutti i televisori. Non accendiamoli più. Conterà pure l’opinione di 50.000.000 di Italiani. Smettiamola di farli decidere per noi.
Cambierebbe qualcosa? Assolutamente no. Loro avrebbero i loro signori Auditel che continuerebbero imperterriti a cambiare canale, come dèi incoscienti e incompiuti che decidono qualcosa anche senza saperlo.
E noi, con i nostri gusti da quattro soldi? Smettiamola di avere opinioni. Tanto non gliene frega un cazzo a nessuno. Dobbiamo marciare come automi dove il vero Grande Fratello ci dice di andare. Poi, quando meno se lo aspettano, ricominceremo a pensare. E sarà rivolta. Buon sempre, chicos…
Il Grande Fratello è finito da qualche settimana. Ho provato a guardarlo, e non lo comprendo. Non riesco a capire se quelli all’interno della “Casa” sono completamente psicopatici, o sono io l’unico giovane normale in Italia. Veramente, non ci riesco. Mi fanno crescere una rabbia dentro quei ragazzi che riuscirei a uccidere. Il grande fratello avrebbe reso Blanka di Street Fighter quell’essere tutto verde e rotolante molto più in fretta delle ore e ore di video di violenza che gli hanno propinato. Sono quelli i giovani? Siamo quelli? Alla fine mi sono risposto, un pò. Quelli sono estremi, sono attori che fanno finta di essere persone normali. Ma la conclusione successiva mi spaventa ancora di più. I giovani veri non sono loro. Sono quelli dall’altra parte, quelli che li guardano tutti i giorni e che la mattina ne parlano con compagni di scuola e colleghi di lavoro, che sono tristi e depressi nei mesi all’anno in cui il GF non c’è. E questo è ancora più deprimente. Riprendo in mano 1984 di George Orwell e me lo rileggo ad ogni prima puntata del Grande Fratello, giusto per non perdere di vista da dove il Grande Fratello ha avuto origine.
Vi siete mai chiesti chi è il Grande Fratello, quello vero? Pensate ad Alessia Marcuzzi? Il regista della trasmissione? No, chicos… Il Grande Fratello è uno solo. Il dittatore dei media che ci sta lobotomizzando con le sue trasmissioni di regime. Come il profeta Orwell aveva detto, esattamente 48 anni fa. Queste elezioni premiano il centro-destra. Lo premiano perchè chi va a votare non riesce a guardarsi intorno e a capire quello che lo circonda, mentre chi non va a votare è annebbiato da decenni di televisione. E di Grande Fratello, La Talpa, l’Isola dei Famosi, la Fattoria, ecc.
Spegniamo la Marcuzzi in tv, accendiamo Orwell in 1984. Perderemo come perde il protagonista del libro, ma non cadremo senza lottare.
Attenzione, fratelli. L’occhio del Grande Fratello non è quello dello spettatore. E’ quello dell’Oscuro Signore di Mordor.
Abbiamo bisogno di pistoleri veri. Da una parte la politica come l’abbiamo sempre conosciuta (la DC e il PSI di Craxi, e poi Forza Italia e il Popolo delle Libertà e una sinistra in declino, se non in totale caduta libera) e dall’altra noi, la gente comune che lavora otto ore al giorno per vivere. In mezzo? Il nulla, o quasi. Qualche personaggio illuminato (Beppe Grillo, Luttazzi, Diego Cugia…), ma che non è risolutivo. Il fatto è che siamo indifferenti. Per noi è abbastanza scandalizzarci per qualche minuto a sentire quello che i politici fanno alla nostra democrazia, per convincerci di essere dalla parte giusta, dalla parte del Bianco. Ma non è abbastanza, se continuiamo così presto non avremo più nulla da difendere. E non illudiamoci. Abbiamo votato a sinistra o quasi a queste elezioni, ma cambierà poco e un c*zz*. Perchè è la politica sbagliata, non la maggioranza al governo. NOI siamo la democrazia, non loro. Abbiamo bisogno di un pistolero, un uomo che ci porti a combattere, con le armi e il coraggio di cui avremo bisogno (e non sto parlando di armi da fuoco…). Non di qualcuno che ci dica cosa c’è che non va. Su i pollici per Beppe e Diego, ma non basta. I pistoleri non si trovano sui loro blog. E se non ci fosserò più pistoleri? Allora è finita. Non ci resta che unirci e combattere l’ultima, disperata battaglia, come nelle banlieu di Parigi. Ma destinati a perderla.
Rebel Music
na1ke
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