Tag: Bettino Craxi

  • 25 Dicembre 1980

    La direzione del PSI, riunita dal segretario del partito Craxi, con un comunicato ufficiale chiede al governo di procedere all’immediata chiusura dell’Asinara.

    «Nelle circostanze attuali», precisa il documento socialista, «può apparire una concessione fatta al ricatto terrorista in cambio della liberazione del giudice D’Urso», e tuttavia «essa coincide con un adempimento assolutamente giustificato e da più parti», e comunque è «necessario offrire subito ai rapitori del giudice D’Urso l’occasione di evitare un ennesimo barbaro crimine».

    Senza infingimenti, dunque, i socialisti dicono sì al ricatto brigatista, e in caso contrario fanno balenare la possibilità di una crisi di governo.

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente
    nessun video presente
  • 7 Maggio 1980

    A Milano le Brigate Rosse gambizzano il giornalista Guido Passalacqua.

    In un articolo pubblicato il precedente 16 aprile, Passalacqua aveva scritto:

    «Moretti ha contatti con altre persone sconosciute agli altri membri della direzione strategica… L’accenno dei rapporti di Moretti con altri più su, farebbe supporre che le linee strategiche fossero elaborate altrove e che il vero legame tra le Br-ombra e le Br che agiscono “sul territorio” sia il s0olito ing. Borghi, cioè Mario Moretti».

    Pochi giorni dopo, mentre alla Camera si discute per la fiducia al II governo Cossiga, il segretario del Psi Craxi dichiara: «Resta aperta la questione della ricerca del “livello superiore” delle Br, quello che gli esperti che ne hanno avvertito l’esistenza chiamano in gergo “il grande vecchio”»; il segretario socialista allude poi al suo vecchio amico Corrado Simioni, ma senza nominarlo: «Però, dico, ci sarà pure chi ha continuato nella clandestinità. Magari sarà oggi a Parigi a lavorare per il partito armato».

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente
    nessun video presente
  • 8 Maggio 1978

    Vengono organizzati gli ultimi dettagli per l’omicidio di Aldo Moro.
    Fanfani si impegna con Craxi a intervenire all’indomani, durante la direzione DC, s favore della trattativa.

    Si incontrano in “Ufficio”, l’appartamento di Via Cabrera, alle spalle della basilica di San Paolo, Mario Moretti, Barbara Balzerani e Bruno Seghetti.

    L’incarico di guidare la Simca verde da affiancare alla Renault 4 rossa che trasporta il cadavere di Moro viene in un primo momento affidato ad Adriana Faranda. Poi la scelta ricade su Valerio Morucci.

    Il cambio di scelta è causato dalla forte avversione all’incarico di Adriana Faranda: insieme a Valerio Morucci era la parte minoritaria che sosteneva con fermezza la non uccisione di Moro. Impartire quell’incarico ad Adriana Faranda le sembrava una scelta gratuita e perfida, oltre che molto violenta.

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente
    nessun video presente
  • 5 Maggio 1978

    Viene ritrovato il Comunicato n°9 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro.

    Testo integrale del Comunicato n°9 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro

    “ALLE ORGANIZZAZIONI COMUNISTE COMBATTENTI, AL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO, A TUTTI I PROLETARI.

    Compagni, la battaglia iniziata il 16 marzo con la cattura di Aldo Moro è arrivata alla sua conclusione.
    Dopo l’interrogatorio ed il Processo Popolare al quale è stato sottoposto, il Presidente della Democrazia Cristiana è stato condannato a morte. A quanti tra i suoi compari della DC, del governo e dei complici che lo sostengono, chiedevano il rilascio, abbiamo fornito una possibilità, l’unica praticabile, ma nello stesso tempo concreta e reale: per la libertà di Aldo Moro, uno dei massimi responsabili di questi trent’anni di lurido regime democristiano la libertà per tredici Combattenti Comunisti imprigionati nei lager dello Stato imperialista. LA LIBERTÀ QUINDI IN CAMBIO DELLA LIBERTÀ. In questi 51 giorni la risposta della DC, del suo governo e dei complici che lo sostengono, è arrivata con tutta chiarezza, e più che con le parole e con le dichiarazioni ufficiali, l’hanno data con i fatti, con la violenza controrivoluzionaria che la cricca al servizio dell’imperialismo ha scagliato contro il movimento proletario.
    La risposta della DC, del suo governo e dei complici che lo sostengono, sta nei rastrellamenti operati nei quartieri proletari ricalcando senza troppa fantasia lo stile delle non ancora dimenticate SS naziste nelle leggi speciali che rendono istituzionale e “legale” la tortura e gli assassinii dei sicari del regime negli arresti di centinaia di militanti comunisti (con la lurida collaborazione dei berlingueriani) con i quali si vorrebbe annientare la resistenza proletaria.
    Lo Stato delle multinazionali ha rivelato il suo vero volto, senza la maschera grottesca della democrazia formale, è quello della controrivoluzione imperialista armata, del terrorismo dei mercenari in divisa, del genocidio politico delle forze comuniste.
    Ma tutto questo non ci inganna. La ferocia, la violenza sanguinaria che il regime scaglia contro il proletariato e le sue avanguardie, sono soltanto le convulsioni di una belva ferita a morte e quello che sembra la sua forza dimostra invece la sua sostanziale debolezza. In questi 51 giorni la DC e il suo governo non sono riusciti a mascherare, neppure con tutto l’armamentario della contro-guerriglia psicologica, quello che la cattura, il processo e la condanna del Presidente della DC Aldo Moro, è stato nella realtà: una vittoria del Movimento Rivoluzionario, ed una cocente sconfitta delle forze imperialiste.
    Ma abbiamo detto che questa è stata solo una battaglia, una fra le tante che il Movimento Proletario di Resistenza Offensivo sta combattendo in tutto il paese, una fra le centinaia di azioni di combattimento che le avanguardie comuniste stanno conducendo contro i centri e gli uomini della controrivoluzione imperialista, imprimendo allo sviluppo della Guerra di Classe per il Comunismo un formidabile impulso. Nessun battaglione di “teste di cuoio”, nessun super-specialista tedesco, inglese o americano, nessuna spia o delatore dell’apparato di Lama e Berlinguer, sono riusciti minimamente ad arrestare la crescente offensiva delle forze Comuniste Combattenti. A questa realtà la maggiore sconfitta delle forze imperialiste. Estendere l’attività di combattimento, concentrare l’attacco armato contro i centri vitali dello Stato imperialista, organizzare nel proletariato il Partito Comunista Combattente è la strada giusta per preparare la vittoria finale del proletariato, per annientare definitivamente il mostro imperialista e costruire una società comunista. Questo oggi bisogna fare per inceppare e vanificare i piani delle multinazionali imperialiste, questo bisogna fare per non permettere la sconfitta del Movimento Proletario e per fermare gli assassini capeggiati da Andreotti.
    Per quanto riguarda la nostra proposta di uno scambio di prigionieri politici perché venisse sospesa la condanna e Aldo Moro venisse rilasciato, dobbiamo soltanto registrare il chiaro rifiuto della DC, del governo e dei complici che lo sostengono e la loro dichiarata indisponibilità ad essere in questa vicenda qualche cosa di diverso da quello che fino ad ora hanno dimostrato di essere: degli ottusi, feroci assassini al servizio della borghesia imperialista.
    Dobbiamo soltanto aggiungere una risposta alla “apparente” disponibilità del PSI. Va detto chiaro che il gran parlare del suo segretario Craxi è solo apparenza perché non affronta il problema reale: lo scambio dei prigionieri. I suoi fumosi riferimenti alle carceri speciali, alle condizioni disumane dei prigionieri politici sequestrati nei campi di concentramento, denunciano ciò che prima ha sempre spudoratamente negato; e cioè che questi infami luoghi di annientamento esistono, e che sono stati istituiti anche con il contributo e la collaborazione del suo partito. Anzi i “miglioramenti” che il segretario del PSI come un illusionista cerca di far intravvedere, provengono dal cappello di quel manipolo di squallidi “esperti” che ha riunito intorno a sé, e che sono (e la cosa se per i proletari detenuti non fosse tragica sarebbe a dir poco ridicola) gli stessi che i carceri speciali li hanno pensati, progettati e realizzati. Combattere per la distruzione delle carceri e per la liberazione dei prigionieri comunisti, è la nostra parola d’ordine e ci affianchiamo alla lotta che i compagni e il proletariato detenuto sta conducendo all’interno dei lager dove sono sequestrati e lo faremo non solo idealmente ma con tutta la nostra volontà militante e la nostra capacità combattente. Le cosiddette “proposte umanitarie” di Craxi; qualunque esse siano, dal momento che escludono la liberazione dei tredici compagni sequestrati, si qualificano come manovre per gettare fumo negli occhi, e che rientrano nei giochi di potere, negli interessi di partito od elettorali che non ci riguardano. L’unica cosa chiara e che sullo scambio dei prigionieri la posizione del PSI è la stessa, di ottuso rifiuto, della DC e del suo governo, e questo ci basta.
    A parole non abbiamo più niente da dire alla DC, al suo governo e ai complici che lo sostengono. L’unico linguaggio che i servi dell’imperialismo hanno dimostrato di saper intendere è quello delle armi, ed è con questo che il proletariato sta imparando a parlare. Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato.

    PORTARE L’ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI!
    ATTACCARE LIQUIDARE DISPERDERE LA DC ASSE PORTANTE DELLA CONTRORIVOLUZIONE IMPERIALISTA !
    RIUNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE!

    Per il Comunismo
    Brigate Rosse

    “P.S. – Le risultanze dell’interrogatorio ad Aldo Moro e le informazioni in nostro possesso, ed un bilancio complessivo politico-militare della battaglia che qui si conclude, verrà fornito al Movimento Rivoluzionario e alle O.C.C. attraverso gli strumenti di propaganda clandestini”.

    Proprio nel momento in cui il braccio di ferro Br-Sta-to sembra volgere a favore dei brigatisti – i quali non solo tengono sequestrato Moro da 50 giorni, ma sono riusciti a incrinare il fronte della fermezza e l’unità della DC – arriva il colpo di scena finale.

    Il 5 maggio le Br diffondono il comunicato n. 9, l’ultimo: «Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato»; in chiusura, il comunicato precisa: «Le risultanze dell’interrogatorio di Aldo Moro e le informazioni in nostro possesso, e un bilancio complessivo politico-militare della battaglia che qui si conclude, verrà fornito al Movimento Rivoluzionario e alle O.C.C. [Organizzazioni comuniste combattenti, ndr] attraverso gli strumenti di propaganda clandestini».

    L’apparente incongruenza del comunicato n. 9 è rivelatoria: la trattativa con la DC era solo strumentale, l’ostaggio viene assassinato, e la pubblicazione di quanto Moro ha rivelato durante gli interrogatori – fatti gravi e anche gravissimi – è rimandata a un generico futuro e a vaghi «strumenti di propaganda clandestini».

    Testo integrale della lettera di Aldo Moro a Eleonora Moro

    “Tutto sia calmo. Le sole reazioni polemiche contro la D.C. Luca no al funerale.

    Mia dolcissima Noretta,
    dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso.
    È poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto.
    Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare.
    E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca), Anna, Mario, il piccolo non nato, Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto.

    Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta.

    Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.

    Ora, improvvisamente, quando si profilava qualche esile speranza, giunge incomprensibilmente l’ordine
    di esecuzione.

    Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue.

    Prega per me, ricordami soavemente. Carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio
    di amore a tutti.

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente
    nessun video presente
  • 28 Aprile 1978

    Aldo Moro scrive una lunga lettera indirizzata al Partito della Democrazia Cristiana.
    Vengono recapitate numerose lettere: a Tullio Ancora, a Giulio Andreotti, a Bettino Craxi, a Renato Dell’Andro, ad Amintore Fanfani, a Pietro Ingrao, a Giovanni Leone, a Riccardo Misasi, a Erminio Pennacchini e a Flaminio Piccoli.

    Testo completo della lettera di Aldo Moro alla Democrazia Cristiana

    “Dopo la mia lettera comparsa in risposta ad alcune ambigue, disorganiche, ma sostanzialmente negative
    posizioni della D.C. sul mio caso, non è accaduto niente. Non che non ci fosse materia da discutere. Ce
    n’era tanta. Mancava invece al Partito, al suo segretario, ai suoi esponenti il coraggio civile di aprire un
    dibattito sul tema proposto che è quello della salvezza della mia vita e delle condizioni per conseguirla
    in un quadro equilibrato. È vero: io sono prigioniero e non sono in uno stato d’animo lieto. Ma non ho
    subito nessuna coercizione, non sono drogato, scrivo con il mio stile per brutto che sia, ho la mia solita
    calligrafia. Ma sono, si dice, un altro e non merito di essere preso sul serio. Allora ai miei argomenti
    neppure si risponde. E se io faccio l’onesta domanda che si riunisca la direzione o altro organo
    costituzionale del partito, perché sono in gioco la vita di un uomo e la sorte della sua famiglia, si
    continua invece in degradanti conciliaboli, che significano paura del dibattito, paura della verità, paura
    di firmare col proprio nome una condanna a morte.
    E devo dire che mi ha profondamente rattristato (non avrei creduto possibile) il fatto che alcuni amici
    da Mons. Zama, all’avv. Veronese, a G.B. Scaglia ed altri, senza né conoscere, né immaginare la mia
    sofferenza, non disgiunta da lucidità e libertà di spirito, abbiano dubitato dell’autenticità di quello che
    andavo sostenendo, come se io scrivessi su dettatura delle Brigate Rosse.
    Perché questo avallo alla pretesa mia non autenticità? Ma tra le Brigate Rosse e me non c’è la minima
    comunanza di vedute.
    E non fa certo identità di vedute la circostanza che io abbia sostenuto sin dall’inizio (e, come ho
    dimostrato, molti anni fa) che ritenevo accettabile, come avviene in guerra, uno scambio di prigionieri
    politici. E tanto più quando, non scambiando, taluno resta in grave sofferenza, ma vivo, l’altro viene
    ucciso. In concreto lo scambio giova (ed è un punto che umilmente mi permetto sottoporre al S.
    Padre) non solo a chi è dall’altra parte, ma anche a chi rischia l’uccisione, alla parte non combattente, in
    sostanza all’uomo comune come me.
    Da che cosa si può dedurre che lo Stato va in rovina, se, una volta tanto, un innocente sopravvive e, a
    compenso, altra persona va, invece che in prigione, in esilio? Il discorso è tutto qui. Su questa
    posizione, che condanna a morte tutti i prigionieri delle Brigate Rosse (ed è prevedibile ce ne siano) è
    arroccato il Governo, è arroccata caparbiamente la D.C., sono arroccati in generale i partiti con qualche
    riserva del Partito Socialista, riserva che è augurabile sia chiarita d’urgenza e positivamente, dato che
    non c’è tempo da perdere. In una situazione di questo genere, i socialisti potrebbero avere una funzione
    decisiva. Ma quando? Guai, Caro Craxi, se una tua iniziativa fallisse.
    Vorrei ora tornare un momento indietro con questo ragionamento che fila come filavano i miei
    ragionamenti di un tempo.
    Bisogna pur ridire a questi ostinati immobilisti della D.C. che in moltissimi casi scambi sono stati fatti
    in passato, ovunque, per salvaguardare ostaggi, per salvare vittime innocenti. Ma è tempo di aggiungere
    che, senza che almeno la D.C. lo ignorasse, anche la libertà (con l’espatrio) in un numero discreto di
    casi è stata concessa a palestinesi, per parare la grave minaccia di ritorsioni e rappresaglie capaci di
    arrecare danno rilevante alla comunità. E, si noti, si trattava di minacce serie, temibili, ma non aventi il
    grado d’immanenza di quelle che oggi ci occupano. Ma allora il principio era stato accettato. La
    necessità di fare uno strappo alla regola della legalità formale (in cambio c’era l’esilio) era stata
    riconosciuta. Ci sono testimonianze
    ineccepibili, che permetterebbero di dire una parola chiarificatrice. E sia ben chiaro che, provvedendo
    in tal modo, come la necessità comportava, non si intendeva certo mancare di riguardo ai paesi amici
    interessati, i quali infatti continuarono sempre nei loro amichevoli e fiduciosi rapporti . Tutte queste
    cose dove e da chi sono state dette in seno alla D.C.? E’ nella D.C. dove non si affrontano con coraggio
    i problemi. E, nel caso che mi riguarda, è la mia condanna a morte, sostanzialmente avvallata dalla D.C.,
    la quale arroccata sui suoi discutibili principi, nulla fa per evitare che un uomo, chiunque egli sia, ma poi
    un suo esponente di prestigio, un militante fedele, sia condotto a morte. Un uomo che aveva chiuso la
    sua carriera con la sincera rinuncia a presiedere il governo, ed è stato letteralmente strappato da
    Zaccagnini (e dai suoi amici tanto abilmente calcolatori) dal suo posto di pura riflessione e di studio, per
    assumere l’equivoca veste di Presidente del Partito, per il quale non esisteva un adeguato ufficio nel
    contesto di Piazza del Gesù. Sono più volte che chiedo a Zaccagnini di collocarsi lui idealmente al
    posto ch’egli mi ha obbligato ad occupare. Ma egli si limita a dare assicurazioni al Presidente del
    Consiglio che tutto sarà fatto come egli desidera.
    E che dire dell’On. Piccoli, il quale ha dichiarato, secondo quanto leggo da qualche parte, che se io mi
    trovassi al suo posto (per così dire libero, comodo, a Piazza ad esempio, del Gesù), direi le cose che egli
    dice e non quelle che dico stando qui.
    Se la situazione non fosse (e mi limito nel dire) così difficile, così drammatica quale essa è, vorrei ben
    vedere che cosa direbbe al mio posto l’On. Piccoli. Per parte sua ho detto e documentato che le cose
    che dico oggi le ho dette in passato in condizioni del tutto oggettive. E’ possibile che non vi sia una
    riunione statutaria e formale, quale che ne sia l’esito? Possibile che non vi siano dei coraggiosi che la
    chiedono, come io la chiedo con piena lucidità di mente? Centinaia di parlamentari volevano votare
    contro il Governo. Ed ora nessuno si pone un problema di coscienza? E ciò con la comoda scusa che
    io sono un prigioniero. Si deprecano i lager, ma come si tratta, civilmente, un prigioniero, che ha solo
    un vincolo esterno, ma l’intelletto lucido? Chiedo a Craxi, se questo è giusto. Chiedo al mio partito, ai
    tanti fedelissimi delle ore liete, se questo è ammissibile. Se altre riunioni formali non le si vuol fare,
    ebbene io ho il potere di convocare per data conveniente e urgente il Consiglio Nazionale avendo per
    oggetto il tema circa i modi per rimuovere gli impedimenti del suo Presidente. Così stabilendo, delego a
    presiederlo l’On. Riccardo Misasi.
    E’ noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro
    la morte. In tanti anni e in tante vicende i desideri sono caduti e lo spirito si è purificato. E, pur con le
    mie tante colpe, credo di aver vissuto con generosità nascoste e delicate intenzioni. Muoio, se così
    deciderà il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell’amore immenso per una famiglia
    esemplare che io adoro e spero di vigilare dall’alto dei cieli. Proprio ieri ho letto la tenera lettera di
    amore di mia moglie, dei miei figli, dell’amatissimo nipotino, dell’altro che non vedrò. La pietà di chi mi
    recava la lettera ha escluso i contorni che dicevano la mia condanna, se non avverrà il miracolo del
    ritorno della D.C. a se stessa e la sua assunzione di responsabilità. Ma questo bagno di sangue non
    andrà bene né per Zaccagnini, né per Andreotti, né per la D.C., né per il paese. Ciascuno porterà la sua
    responsabilità.
    Io non desidero intorno a me, lo ripeto, gli uomini del potere. Voglio vicino a me coloro che mi hanno
    amato davvero e continueranno ad amarmi e pregare per me. Se tutto questo è deciso, sia fatta la
    volontà di Dio. Ma nessun responsabile si nasconda dietro l’adempimento di un presunto dovere. Le
    cose saranno chiare, saranno chiare presto.

    Aldo Moro

    Testo completo della lettera di Aldo Moro a Tullio Ancora

    “Caro Tullio,
    un caro ricordo ed un caloroso abbraccio. Senza perdersi in tante cose importanti, ma ovvie,
    concentrati in questo. Ricevo come premio dai comunisti dopo la lunga marcia la condanna a morte.
    Non commento. Quel che dico, e che tu dovresti sviluppare di urgenza e con il garbo che non ti manca,
    è che si può ancora capire (ma male) un atteggiamento duro del PCI, ma non si capirebbe certo che
    esso fosse legato al quadro politico generale la cui definizione è stata così faticosamente raggiunta e che
    ora dovrebbe essere ridisegnato. Dicano, se credono, che la loro è una posizione dura e intransigente e
    poi la lascino lì come termine di riferimento.
    E’ tutto, ma è da fare e persuadere presto.
    Affettuosamente

    Aldo Moro”

    Testo completo della lettera di Aldo Moro a Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio dei Ministri

    “Caro Presidente,
    so bene che ormai il problema, nelle sue massime componenti, è nelle tue mani e tu ne porti altissima
    responsabilità. Non sto a descriverti la mia condizione e le mie prospettive. Posso solo dirti la mia
    certezza che questa nuova fase politica, se comincia con un bagno di sangue e specie in contraddizione
    con un chiaro orientamento umanitario dei socialisti, non è apportatrice di bene né per il Paese né per il
    Governo. La lacerazione ne resterà insanabile. Nessuna unità nella sequela delle azioni e reazioni sarà
    più ricomponibile. Con ciò vorrei invitarti a realizzare quel che si ha da fare nel poco tempo disponibile.
    Contare su un logoramento psicologico, perché son certo che tu, nella tua intelligenza, lo escludi,
    sarebbe un drammatico errore.
    Quando ho concorso alla tua designazione e l’ho tenuta malgrado alcune opposizioni, speravo di darti
    un aiuto sostanzioso, onesto e sincero. Quel che posso fare, nelle presenti circostanze, è di
    beneaugurare al tuo sforzo e seguirlo con simpatia sulla base di una decisione che esprima il tuo spirito
    umanitario, il tuo animo fraterno, il tuo rispetto per la mia disgraziata famiglia.
    Quanto ai timori di crisi, a parte la significativa posizione socialista cui non manca di guardare la D.C., è
    difficile pensare che il PCI voglia disperdere quello che ha raccolto con tante forzature.
    Che Iddio ti illumini e ti benedica e ti faccia tramite dell’unica cosa che conti per me, non la carriera
    cioè, ma la famiglia.

    Grazie e cordialmente tuo
    Aldo Moro”

    Testo completo della lettera di Aldo Moro a Bettino Craxi, Segretario del Partito Socialista Italiano

    “Caro Craxi,
    poiché ho colto, pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono, una forte sensibilità umanitaria del
    tuo Partito in questa dolorosa vicenda, sono qui a scongiurarti di continuare ed anzi accentuare la tua
    importante iniziativa. E’ da mettere in chiaro che non si tratta di inviti rivolti agli altri a compiere atti di
    umanità, inviti del tutto inutili, ma di dar luogo con la dovuta urgenza ad una seria ed equilibrata
    trattativa per lo scambio di prigionieri politici. Ho l’impressione che questo o non si sia capito o si
    abbia l’aria di non capirlo. La realtà è però questa, urgente, con un respiro minimo. Ogni ora che passa
    potrebbe renderla vana ed allora io ti scongiuro di fare in ogni sede opportuna tutto il possibile
    sull’unica direzione giusta che non è quella della declamazione. Anche la D.C. sembra non capire. Ti
    sarei grato se glielo spiegassi anche tu con l’urgenza che si richiede.
    Credi, non c’è un minuto da perdere. E io spero che o al San Rafael o al Partito questo mio scritto ti
    trovi. Mi pare tutto un po’ assurdo, ma quello che conta non è spiegare, ma, se si può fare qualcosa, di
    farlo.

    Grazie infinite ed affettuosi saluti
    Aldo Moro”

    Testo completo della lettera di Aldo Moro all’On. Renato Dell’Andro

    Carissimo Renato
    in questo momento così difficile, pur immaginando che tu abbia fatto tutto quello che la coscienza e
    l’affetto ti suggerivano, desidero aggiungere delle brevi considerazioni. Ne ho fatto cenno a Piccoli e a
    Pennacchini ed ora lo rifaccio a te, che immagino con gli amici direttamente e discretamente presenti
    nei dibattiti che si susseguono.
    La prima riguarda quella che può sembrare una stranezza e non è e cioè lo scambio dei prigionieri
    politici. Invece essa è avvenuta ripetutamente all’estero, ma anche in Italia. Tu forse già conosci
    direttamente le vicende dei palestinesi all’epoca più oscura della guerra. Lo scopo di stornare grave
    danno minacciato alle persone, ove essa fosse perdurata. Nello spirito si fece ricorso allo stato di
    necessità. Il caso è analogo al nostro, anche se la minaccia, in quel caso, pur serissima, era meno
    definita. Non si può parlare di novità né di anomalia. La situazione era quella che è oggi e conviene
    saperlo per non stupirsi.
    Io non penso che si debba fare, per ora, una dichiarazione ufficiale, ma solo parlarne di qua e di là,
    intensamente però. Ho scritto a Piccoli e a Pennacchini che è buon testimone. A parte tutte le
    invenzioni che voi saprete fare, è utile mostrare una riserva che conduca, in caso di esito negativo, al
    coagularsi di voti contrari come furono minacciati da De Carolis e altri, Andreotti che (con il PCI)
    guida la linea dura, deve sapere che corre gravi rischi. Valorizzare poi l’umanitarismo socialista, più
    congeniale alla D.C. e che ha sempre goduto, e specie in questa legislatura, maggiori simpatie.
    Forza, Renato, crea, fai, impegnati con la consueta accortezza. Te ne sarò tanto grato.
    Ti abbraccio.

    Aldo Moro”

    Testo completo della lettera di Aldo Moro all’On. Prof. Amintore Fanfani, Presidente del Senato della Repubblica

    “Onorevole Presidente del Senato,
    in questo momento estremamente difficile, ritengo mio diritto e dovere, come membro del Parlamento
    italiano, di rivolgermi a Lei che ne è, insieme con il Presidente della Camera, il supremo custode. Lo
    faccio nello spirito di tanti anni di colleganza parlamentare, per scongiurarla di adoperarsi, nei modi più
    opportuni, affinché sia avviata, con le adeguate garanzie, un’equa trattativa umanitaria, che consenta di
    procedere ad uno scambio di prigionieri politici ed a me di tornare in seno alla famiglia che ha grave ed
    urgente bisogno di me. Lo spirito umanitario che anima il Parlamento ebbe già a manifestarsi in sede di
    Costituente, alla quale anche in questo campo ebbi a dare il mio contributo, e si è fatto visibile con
    l’abolizione della pena di morte ed in molteplici leggi ed iniziative. D’altra parte non sfuggono alle
    Assemblee né i problemi di sicurezza, che però possono essere adeguatamente risolti, né la complessità
    del problema politico per il quale non sarebbero sufficienti scelte semplici e riduttive.
    Al di là di questa problematica io affido a Lei, signor Presidente, con fiducia ed affetto la mia persona,
    nella speranza che tanti anni di stima, amicizia e collaborazione mi valgano un aiuto decisivo, che
    ricostituisca il Plenum del Parlamento e che mi dia l’unica gioia che cerco, il ricongiungimento con la
    mia amata famiglia.
    Con i più sinceri e vivi ringraziamenti, voglia gradire i miei più deferenti saluti.

    Aldo Moro”

    Testo completo della lettera di Aldo Moro all’On. Pietro Ingrao, Presidente della Camera dei Deputati

    “Onorevole Presidente della Camera,
    in questo momento estremamente difficile, ritengo mio diritto e dovere, come membro del Parlamento
    italiano, di rivolgermi a Lei che ne è, insieme con il Presidente del Senato, il supremo custode. Lo faccio
    nello spirito di tanti anni di colleganza parlamentare, per scongiurarla di adoperarsi, nei modi più
    opportuni, affinché sia avviata con le adeguate garanzie, un’equa trattativa umanitaria, che consenta di
    procedere ad uno scambio di prigionieri politici ed a me di tornare in seno alla famiglia che ha grave ed
    urgente bisogno di me. Lo spirito umanitario che anima il Parlamento ebbe già a manifestarsi in sede di
    Costituente, alla quale anche in questo campo ebbi a dare il mio contributo, e si è fatto visibile con
    l’abolizione della pena di morte ed in molteplici leggi ed iniziative. D’altra parte non sfuggono alle
    Assemblee né i problemi di sicurezza, che possono però essere adeguatamente risolti, né la complessità
    del problema politico per il quale non sarebbero sufficienti scelte semplici e riduttive.
    Al di là di questa problematica io affido a Lei, Signor Presidente, con fiducia ed affetto la mia persona,
    nella speranza che tanti anni di stima, amicizia e collaborazione mi valgano un aiuto decisivo che
    ricostituisca il Plenum del Parlamento e che mi dia l’unica gioia che cerco, il ricongiungimento con la
    mia amata famiglia. Con i più sinceri e vivi ringraziamenti, voglia gradire i miei più deferenti saluti.

    Aldo Moro”

    Testo completo della lettera di Aldo Moro all’On. Giovanni Leone, Presidente della Repubblica Italiana

    “Alla Stampa, da parte di Aldo Moro, con preghiera di cortese urgente trasmissione al suo illustre Destinatario. Molti ringraziamenti

    All’On. Prof. Giovanni Leone
    Presidente della Repubblica Italiana

    Faccio vivo appello, con profonda deferenza, al tuo alto senso di umanità e di giustizia, affinché, d’accordo con il Governo, voglia rendere possibile una equa e umanitaria trattativa per scambio di prigionieri politici, la quale mi consenta di essere restituito alla famiglia, che ha grave e urgente bisogno di me. Le tante forme di solidarietà sperimentate, t’indirizzino per la strada giusta.
    Ti ringrazio profondamente e ti saluto con viva cordialità

    Aldo Moro”

    Testo completo della lettera di Aldo Moro all’On. Riccardo Misasi

    “Carissimo Riccardo,
    un grande abbraccio e due parole per dirti che mi attendo, con l’eloquenza ed il vigore che ti sono propri, una tua efficace battaglia a difesa della vita, a difesa dei diritti umani, contro una gretta ragion di Stato. Tu sai che gli argomenti del rigore, in certe situazioni politiche, non servono a nulla. Si tratta di ben altro che dovremmo sforzarci di capire. Se prendi di petto i legalisti, vincerai ancora una volta. Non illudetevi di invocazioni umanitarie. Vorrei poi dirti che, se dovesse passarsi, come ci si augura, ad una fase ulteriore, la tua autorità ed esperienza di Presidente della Commissione Giustizia, dovrebbero essere, oltre che per le cose in generale che interessano, preziose per alcuni temi specifici che tu certo intuisci.
    Grazie e tanti affettuosi saluti.

    Aldo Moro”

    Testo completo della lettera di Aldo Moro all’On. Erminio Pennacchini

    “Carissimo Pennacchini,
    ho avuto sempre grande stima di te, per tutto, ma soprattutto per la cristallina onestà. È quindi naturale che in un momento drammatico mi rivolga a te per un aiuto prezioso che consiste semplicemente nel dire la verità. Dirla, per ora, ben chiara agli amici parlamentari ed a qualche portavoce qualificato dell’opinione pubblica. Si vedrà poi se ufficializzarla.
    Si tratta della nota vicenda dei palestinesi che ci angustiò per tanti anni e che tu, con il mio modesto concorso, riuscisti a disinnescare. L’analogia, anzi l’eguaglianza con il mio doloroso caso, sono evidenti. Semmai in quelle circostanze la minaccia alla vita dei terzi estranei era meno evidente, meno avanzata. Ma il fatto c’era e ad esso si è provveduto secondo le norme dello Stato di necessità, gestite con somma delicatezza. Di fronte alla situazione di oggi non si può dire perciò che essa sia del tutto nuova. Ha precedenti numerosi in Italia e fuori d’Italia ed ha, del resto, evidenti ragioni che sono insite nell’ordinamento giuridico e nella coscienza sociale del Paese. Del resto è chiaro che ai prigionieri politici dell’altra parte viene assegnato un soggiorno obbligato in Stato Terzo.
    Ecco, la tua obiettiva ed informata testimonianza, data ampiamente e con la massima urgenza, dovrebbe togliere alla soluzione prospettata quel certo carattere di anomalia che taluno tende ad attribuire ad essa. E’ un intermezzo di guerra o guerriglia che sia, da valutare nel suo significato. Lascio alla tua prudenza di stabilire quali altri protagonisti evocare. Vorrei che comunque Giovannoni fosse su piazza. Ma importante è che tu sia lì, non a fare circolo, ma a parlare serenamente secondo verità. Tra l’altro ricordi quando l’allarme ci giunse in Belgio? Grazie per quanto dirai e farai secondo verità. La famiglia ed io, in tanta parte, dipendiamo da te, dalla tua onestà e pacatezza.
    Affettuosamente

    Aldo Moro”

    Testo completo della lettera di Aldo Moro all’On. Flaminio Piccoli

    “Caro Piccoli,
    non ti dico tutte le cose che vorrei per brevità e per l’intenso dialogo tra noi che dura da anni. Ho fiducia nella tua saggezza e nel tuo realismo, unica antitesi ad un predominio oggi, se non bilanciato, pericoloso. So che non ti farai complice di un’operazione che, oltretutto, distruggerebbe la D.C. Non mi dilungo, perché so che tu capisci queste cose. Aggiungo qualche osservazione per il dibattito interno che spero abbia giuste proporzioni e sia da te responsabilmente guidato. La prima osservazione da fare è che si tratta di una cosa che si ripete come si ripetono nella vita gli stati di necessità. Se n’è parlato meno di ora, ma abbastanza, perché si sappia come sono andate le cose. E tu, che sai tutto, ne sei certo informato.
    Ma, per tua tranquillità e per diffondere in giro tranquillità, senza fare ora almeno dichiarazioni ufficiali, puoi chiamarti subito Pennacchini che sa tutto (nei dettagli più di me) ed è persona delicata e precisa. Poi c’è Miceli e, se è in Italia (e sarebbe bene da ogni punto di vista farlo venire) il Col. Giovannoni, che Cossiga stima. Dunque, non una, ma più volte, furono liberati con meccanismi vari palestinesi detenuti ed anche condannati, allo scopo di stornare gravi rappresaglie che sarebbero poi state poste in essere, se fosse continuata la detenzione. La minaccia era seria, credibile, anche se meno pienamente apprestata che nel caso nostro. Lo stato di necessità è in entrambi evidente.
    Uguale il vantaggio dei liberati, ovviamente trasferiti in Paesi Terzi. Ma su tutto questo fenomeno politico vorrei intrattenermi con te, che sei l’unico cui si possa parlare a dovuto livello. Che Iddio lo renda possibile.
    Naturalmente comprendo tutte le difficoltà. Ma qui occorrono non sotterfugi, ma atti di coraggio. Dopo un po’ l’opinione pubblica capisce, pur che sia guidata. In realtà qui l’ostacolo è l’intransigenza del partito comunista che sembra una garanzia.
    Credo sarebbe prudente guardare più a fondo le cose, tenuto conto del più duttile atteggiamento socialista cui fino a due mesi fa andavano le nostre simpatie. Forse i comunisti vogliono restare soli a difendere l’autorità dello Stato o vogliono di più. Ma la D.C. non ci può stare. Perché nel nostro impasto (chiamalo come vuoi) c’è una irriducibile umanità e pietà: una scelta a favore della durezza comunista contro l’umanitarismo socialista sarebbe contro natura. Importante è convincere Andreotti che non sta seguendo la strada vincente. E’ probabile che si costituisca un blocco di oppositori intransigenti. Conviene trattare.
    Grazie e affettuosamente

    Aldo Moro”

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente
    nessun video presente

    Testi

  • 2 Aprile 1978

    Papa Paolo VI, durante l’Angelus, rivolge un nuovo appello (il secondo) alle Brigate Rosse, Affinché liberino Moro.
    Si chiude a Torino il 41° Congresso del PSI.

    È inevitabilmente condizionato dal sequestro Moro.

    Nelle conclusioni, il segretario Craxi conferma che il partito è attestato sulla linea della fermezza, ma con un’ambigua precisazione: «Se dovesse affiorare un margine ragionevole di trattativa, questo non dovrebbe essere distrutto pregiudizialmente». È il preannuncio della posizione cosiddetta “umanitaria” – cioè favorevole a trattare con le Br per trovare una qualche ragionevole contropartita capace di ottenere in cambio il rilascio di Moro – che assumerà il PSI rompendo il fronte della fermezza.

    AudioImmaginiVideoFonti
    nessun audio presente
    nessun immagine presente
    nessun video presente
  • 20 Giugno 1976

    Elezioni Politiche Italiane. (altro…)