Tag: Mirafiori

  • 22 Aprile 1977

    Antonio Munari, capofficina alle presse della Mirafiori, viene gambizzato dalle Brigate Rosse.

    Poco dopo l’una di pomeriggio un commando di cui fa parte anche Angela Vai spara alle gambe di Antonio Munari, capofficina alle presse della Mirafiori.

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  • 11 Febbraio 1976

    Le Brigate Rosse appiccano un incendio nel parcheggio sotterraneo dei dirigenti della FIAT nei pressi di Mirafiori Sud.

    L’episodio è illustrato in un comunicato nel quale le Brigate Rosse, sostenuto di aver «incendiato diverse automobili di dirigenti che vi erano parcheggiate», sottolineano come «la FIAT ha molta paura ed è per questo che ha spudoratamente taciuto il fatto, come se nulla fosse successo, mentre si è visto benissimo il movimento dei guardiani che si davano da fare per spegnere l’incendio e ad allontanare gli operai che si avvicinavano nel sotterraneo».

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  • 17 Dicembre 1975

    A Torino viene aggredito il medico FIAT Luigi Solera.

    Luigi Solera è medico da 15 anni alla FIAT e da 13 alla sezione presse. Sono le 13:30 quando, di ritorno dal lavoro, sta per aprire il portone di casa, al numero 102 di Corso Massimo D’Azeglio. Non si è accorto di un uomo sulla trentina sceso da una 600 pochi metri più oltre. «Luigi Solera?» domanda lo sconosciuto e, alla risposta affermativa, estrae dalla tasca una pistola con silenziatore e fa fuoco mirando alle gambe del dottore: tre proiettili attraversano quella sinistra, l’ultimo si conficca nel ginocchio destro. All’ospedale delle Molinette il ferito viene giudicato guaribile in un un mese. Poche ore dopo l’aggressione una telefonata all’agenzia giornalistica ANSA avverte: «Abbiamo colpito il medico FIAT Luigi Solera. Riceverete nostre notizie. Senza tregua per il comunismo. Brigate Rosse».

    L’indomani, infatti, il comunicato con la spiegazione politica dell’azione. È ancora l’accordo firmato fra FIAT e sindacati l’8 Novembre la ragione che ha spinto le bierre ad agire. Accordo che «vede favorire la volontà e le speranze di quest’ultima rispetto alla ristrutturazione e al ristabilimento del profitto».

    Stralcio del Comunicato sull’aggressione a Luigi Solera

    «[…] Compiti di tutte le avanguardie operaie: battere la linea neocorporativa confindustria sindacati e la linea del compromesso storico revisionista, per impedire la sconfitta e il riflusso del proletariato; battere le tendenze liquidazioniste della lotta, per impedire la nullificazione delle conquiste e la disgregazione dell’unità rivoluzionari della classe operaia; organizzare un movimento di resistenza, che trovi il suo punto qualificante nell’appoggio alla lotta armata, con il compito di unificare tutte le avanguardie autonome e di creare iniziative di massa sul terreno dei bisogni politici reali della classe; accettare la guerra di classe portando l’attacco alla struttura repressiva di controllo della FIAT in tutte le sue articolazioni; colpire duramente i vari cuscinetti del ricatto del terrorismo patronale; battere e liquidare una volta per sempre i sindacati gialli come il SIDA, veri e propri covi di reazione e di spionaggio, e le carogne fasciste sotto qualsiasi etichetta si presentino; costruire e organizzare il potere proletario armato, a partire dalle fabbriche, il che significa in primo luogo creare il nucleo strategico della guerra di classe e cioè partito combattente del proletariato.

    […] [Luigi Solera è] un famigerato individuo responsabile di tutti i medici dell’infermeria alla sezione sud presse della FIAT Mirafiori e che come tale si è macchiato di veri e propri crimini ai danni dei lavoratori. Invece di preoccuparsi dell’integrità fisica e della salute degli operai, li rispediva al lavoro, nonostante fossero chiaramente infortunati e bisognosi di cure e di riposo… si è fatto paladino delle più vergognose discriminazioni portate avanti dalla FIAT.

    […] Attivo collaboratore e importante pedina della politica dei licenziamenti che con la scusa dell’assenteismo vede eliminare le avanguardie di lotta e gli operai che non accettano la linea produttivistica che i padroni vogliono imporre per uscire dalla loro sempre più profonda crisi. I medici di fabbrica rappresentano un’articolazione dell’apparato di repressione e di controllo dei padroni. La pratica dell’epurazione va quindi praticata, da parte dell’avanguardia rivoluzionaria in fabbrica, anche contro di essi».

  • 30 Ottobre 1975

    Due utilitarie vengono parcheggiate davanti a due cancelli della FIAT Mirafiori con degli altoparlanti in funzione.

    Due 600 vengono parcheggiate, una di fronte ai cancelli di Corso Tazzoli e una a quelli di Via Settembrini.

    Mentre gli operai entrano per il turno pomeridiano, dagli altoparlanti viene diffuso un messaggio: «Siamo delle Brigate Rosse. Il rapimento di Vincenzo Casabona a Sampierdarena e l’aggressione al dottor Enrico Boffa della Singer di Leinì non sono altro che aspetti della lotta contro la borghesia che continua la sua opera nefasta ai danni degli operai e che vuole la repubblica presidenziale e il compromesso storico».

    Ogni tanto il messaggio è interrotto dall’avvertimento: «Non aprite le portiere, le macchine sono minate».

    Sulle auto, rubate due giorni prima, non sono però state messe cariche esplosive.

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  • 11 Dicembre 1974

    A Torino le Brigate Rosse compiono due azioni contro il Sida alla FIAT, il “sindacato giallo”.

    Assalti quasi contemporanei alle sedi di Rivalta e di Mirafiori.

    Ore 16:45: crepuscolo, nebbia leggera sulla campagna. Nell’ufficio del sindacato autonomo dell’automobile, in Via Fossano 11 a Rivalta, nella «cintura» si trovano l’impiegato Arnaldo Bardella, 34 anni, l’assistente sociale Ermelinda Gallo, 19 anni, e un iscritto, Vittorio Mantovan, 41 anni. Si apre la porta, appaiono una giovane donna e due uomini, con le pistole in pugno. Mantovan, che sta uscendo, se li trova di fronte: «Mi hanno dato una spinta. “State attenti”, ho detto. E quelli, come risposta, mi hanno puntato contro una pistola. Si sono diretti verso la seconda stanza domandando: “Dov’è il biondino? Ah! Eccolo”». Alludono a Bardella, che è chiaro di capelli. Al trambusto l’uomo si è affacciato alla porta: i tre si infilano con calma i passamontagna. Si avvicinano a Bardella, gli premono le canne delle pistole allo stomaco, gli cacciano in bocca una pallina da ping pong e gli sigillano le labbra con cerotti chirurgici. Poi uno lega al prigioniero le mani dietro la schiena con una lunga catena da bicicletta e gli appende al collo un cartello: «Brigate Rosse, nessun compromesso con il progetto neocorporativo imperialista della FIAT. Costruire il potere proletario armato». L’uomo è costretto a sedere su una sedia con le spalle al muro, sul quale la ragazza, che sembra comandare il nucleo, ha tracciato la scritta «Brigate Rosse». Bardella è fotografato col cartello e con la pistola puntata alla tempia. Mentre scatta il flash, le minacce: «Faremo la pelle a te e alla tua famiglia, se non smetti di lavorare qui». Ancora minuti di paura durante i quali la ragazza sceglie, in cassetti e schedari, numerosi documenti. Intimato ai tre di non muoversi per almeno dieci minuti, i brigatisti se ne vanno.

    Un quarto d’ora più tardi tre uomini, volti nascosti da sciarpe e passamontagna e armati, irrompono nella sede di Via Nichelino, a Mirafiori. All’interno c’è solo Pasquale Carpentieri, 40 anni, rappresentante sindacale. Gli viene puntata la pistola, è spinto nel retro, costretto a sedersi sul pavimento; gli legano mani e piedi dietro la schiena, quindi gli appendono un cartello al collo: «Costruire ovunque il potere armato proletario. Costruire nuclei armati clandestini». Gli cospargono la testa con colla e lo fotografano. Un guerrigliero scrive poi slogan sui muri, un altro appostato dietro la porta, blocca tre attivisti arrivati per dare il cambio al collega. Prima di spingerli nel retro e incatenarli, i brigatisti li apostrofano: «Siamo delle Brigate Rosse, voi siete servi del padrone. Vi intimiamo di chiudere la lega entro un mese».

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  • 17 Dicembre 1973 (?)

    Giovanna Legoratto e il marito Antonio Savino vengono arrestati alla FIAT Mirafiori. (altro…)

  • 17 Dicembre 1972

    Vengono distrutte sei auto a Torino dalle Brigate Rosse. (altro…)

  • 26 Novembre 1972

    A Torino vengono distrutte o danneggiate nove auto dei sindacalisti della CISNAL. (altro…)