Tag: PSI

  • 13 Gennaio 1981

    Le Brigate Rosse fanno pervenire all’”Avanti!” una lettera di Giovanni D’Urso.

    L’apprezzamento dei terroristi per la posizione del PSI si concretizza nel recapitare al direttore dell’“Avanti!”, Ugo Intini, una lettera di D’Urso; nello scritto, il prigioniero plaude alla decisione del quotidiano socialista di pubblicare i comunicati voluti dalle Br, e conclude la missiva con queste parole: «Qualora non dovessi più vedere mia moglie, voglia essere lei, direttore, a dirle della mia gratitudine per quello che ha fatto, su nient’altro poter contare che non fosse la forza del suo amore per me e per le nostre figlie».

    I quotidiani “Il Messaggero”, “Il Lavoro”, “La Nazione” e “il manifesto”, come “l’Avanti!”, pubblicano i testi voluti dai terroristi. Radio radicale fa altrettanto. E dagli schermi della Rai-Tv, nello spazio di una “Tribuna politica flash” riservata al Partito radicale, la figlia del magistrato, Lorena D’Urso, legge una parte dei comunicati, compresa quella che definisce «boia» suo padre.

    I maggiori quotidiani mantengono il black-out, ma le Br morettiane, in una inedita versione “umanitaria”, sono indulgenti e si accontentano.

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  • 9 Gennaio 1981

    Il PSI annuncia che il quotidiano socialista “Avanti!” pubblicherà il documento dei detenuti di Trani e Palmi come chiesto dalle Br.

    Mentre alla Camera il ministro della Giustizia giustifica la decisione di chiudere l’Asinara assunta dal governo, il Psi annuncia che il quotidiano socialista “Avanti!” pubblicherà il documento dei detenuti di Trani e Palmi come chiesto dalle Br.

    Il segretario comunista Enrico Berlinguer denuncia il cedimento dello Stato al ricatto brigatista: «Dal repentino e ostentato sgombero della sezione di massima sicurezza dell’Asinara, ai colloqui e alle riunioni tollerate e autorizzate nelle carceri di Trani e di Palmi, fino al mutismo sulla questione dell’atteggiamento della stampa: uno scempio della legalità unito alla abdicazione inaudita del governo».

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  • 25 Dicembre 1980

    La direzione del PSI, riunita dal segretario del partito Craxi, con un comunicato ufficiale chiede al governo di procedere all’immediata chiusura dell’Asinara.

    «Nelle circostanze attuali», precisa il documento socialista, «può apparire una concessione fatta al ricatto terrorista in cambio della liberazione del giudice D’Urso», e tuttavia «essa coincide con un adempimento assolutamente giustificato e da più parti», e comunque è «necessario offrire subito ai rapitori del giudice D’Urso l’occasione di evitare un ennesimo barbaro crimine».

    Senza infingimenti, dunque, i socialisti dicono sì al ricatto brigatista, e in caso contrario fanno balenare la possibilità di una crisi di governo.

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  • 15 Dicembre 1980

    Viene diffuso dalle Brigate Rosse il comunicato n°2 sul rapimento D’Urso.

    I terroristi affermano:

    «L’Asinara è il più infame dei campi speciali. È lo specchio fedele della barbarie imperialista. Esso rappresenta infatti il massimo della repressione e della disumana volontà di massacro di questo regime. Questo mostruoso luogo di tortura è il ricatto costante, la minaccia sempre presente, col quale sperano di piegare la lotta dei proletari prigionieri».

    Torna il clima del sequestro Moro. Nella totale inerzia dei servizi di sicurezza, le forze politiche sono duramente contrapposte: c’è chi ritiene che ai terroristi si debba rispondere con la fermezza rifiutando qualunque forma di trattativa (il PCI e il PLI), e chi invece sostiene la necessità “umanitaria” che lo Stato patteggi coi terroristi per salvare la vita del prigioniero e ottenerne la liberazione (il PSI e il Partito radicale).

    Stavolta la DC assume una ambigua posizione intermedia.

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  • 6 Maggio 1978

    Claudio Signorile, vicesegretario del PSI, contatta Amintore Fanfani, Presidente del Senato.

    Il contatto avviene nella prospettiva di un segnale di apertura alla trattiva. Fanfani dà incarico al Sen. Bartolomei di seguire il caso, che tuttavia non conduce ad apprezzabili sviluppi né novità.

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    Testi

  • 5 Maggio 1978

    Viene ritrovato il Comunicato n°9 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro.

    Testo integrale del Comunicato n°9 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro

    “ALLE ORGANIZZAZIONI COMUNISTE COMBATTENTI, AL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO, A TUTTI I PROLETARI.

    Compagni, la battaglia iniziata il 16 marzo con la cattura di Aldo Moro è arrivata alla sua conclusione.
    Dopo l’interrogatorio ed il Processo Popolare al quale è stato sottoposto, il Presidente della Democrazia Cristiana è stato condannato a morte. A quanti tra i suoi compari della DC, del governo e dei complici che lo sostengono, chiedevano il rilascio, abbiamo fornito una possibilità, l’unica praticabile, ma nello stesso tempo concreta e reale: per la libertà di Aldo Moro, uno dei massimi responsabili di questi trent’anni di lurido regime democristiano la libertà per tredici Combattenti Comunisti imprigionati nei lager dello Stato imperialista. LA LIBERTÀ QUINDI IN CAMBIO DELLA LIBERTÀ. In questi 51 giorni la risposta della DC, del suo governo e dei complici che lo sostengono, è arrivata con tutta chiarezza, e più che con le parole e con le dichiarazioni ufficiali, l’hanno data con i fatti, con la violenza controrivoluzionaria che la cricca al servizio dell’imperialismo ha scagliato contro il movimento proletario.
    La risposta della DC, del suo governo e dei complici che lo sostengono, sta nei rastrellamenti operati nei quartieri proletari ricalcando senza troppa fantasia lo stile delle non ancora dimenticate SS naziste nelle leggi speciali che rendono istituzionale e “legale” la tortura e gli assassinii dei sicari del regime negli arresti di centinaia di militanti comunisti (con la lurida collaborazione dei berlingueriani) con i quali si vorrebbe annientare la resistenza proletaria.
    Lo Stato delle multinazionali ha rivelato il suo vero volto, senza la maschera grottesca della democrazia formale, è quello della controrivoluzione imperialista armata, del terrorismo dei mercenari in divisa, del genocidio politico delle forze comuniste.
    Ma tutto questo non ci inganna. La ferocia, la violenza sanguinaria che il regime scaglia contro il proletariato e le sue avanguardie, sono soltanto le convulsioni di una belva ferita a morte e quello che sembra la sua forza dimostra invece la sua sostanziale debolezza. In questi 51 giorni la DC e il suo governo non sono riusciti a mascherare, neppure con tutto l’armamentario della contro-guerriglia psicologica, quello che la cattura, il processo e la condanna del Presidente della DC Aldo Moro, è stato nella realtà: una vittoria del Movimento Rivoluzionario, ed una cocente sconfitta delle forze imperialiste.
    Ma abbiamo detto che questa è stata solo una battaglia, una fra le tante che il Movimento Proletario di Resistenza Offensivo sta combattendo in tutto il paese, una fra le centinaia di azioni di combattimento che le avanguardie comuniste stanno conducendo contro i centri e gli uomini della controrivoluzione imperialista, imprimendo allo sviluppo della Guerra di Classe per il Comunismo un formidabile impulso. Nessun battaglione di “teste di cuoio”, nessun super-specialista tedesco, inglese o americano, nessuna spia o delatore dell’apparato di Lama e Berlinguer, sono riusciti minimamente ad arrestare la crescente offensiva delle forze Comuniste Combattenti. A questa realtà la maggiore sconfitta delle forze imperialiste. Estendere l’attività di combattimento, concentrare l’attacco armato contro i centri vitali dello Stato imperialista, organizzare nel proletariato il Partito Comunista Combattente è la strada giusta per preparare la vittoria finale del proletariato, per annientare definitivamente il mostro imperialista e costruire una società comunista. Questo oggi bisogna fare per inceppare e vanificare i piani delle multinazionali imperialiste, questo bisogna fare per non permettere la sconfitta del Movimento Proletario e per fermare gli assassini capeggiati da Andreotti.
    Per quanto riguarda la nostra proposta di uno scambio di prigionieri politici perché venisse sospesa la condanna e Aldo Moro venisse rilasciato, dobbiamo soltanto registrare il chiaro rifiuto della DC, del governo e dei complici che lo sostengono e la loro dichiarata indisponibilità ad essere in questa vicenda qualche cosa di diverso da quello che fino ad ora hanno dimostrato di essere: degli ottusi, feroci assassini al servizio della borghesia imperialista.
    Dobbiamo soltanto aggiungere una risposta alla “apparente” disponibilità del PSI. Va detto chiaro che il gran parlare del suo segretario Craxi è solo apparenza perché non affronta il problema reale: lo scambio dei prigionieri. I suoi fumosi riferimenti alle carceri speciali, alle condizioni disumane dei prigionieri politici sequestrati nei campi di concentramento, denunciano ciò che prima ha sempre spudoratamente negato; e cioè che questi infami luoghi di annientamento esistono, e che sono stati istituiti anche con il contributo e la collaborazione del suo partito. Anzi i “miglioramenti” che il segretario del PSI come un illusionista cerca di far intravvedere, provengono dal cappello di quel manipolo di squallidi “esperti” che ha riunito intorno a sé, e che sono (e la cosa se per i proletari detenuti non fosse tragica sarebbe a dir poco ridicola) gli stessi che i carceri speciali li hanno pensati, progettati e realizzati. Combattere per la distruzione delle carceri e per la liberazione dei prigionieri comunisti, è la nostra parola d’ordine e ci affianchiamo alla lotta che i compagni e il proletariato detenuto sta conducendo all’interno dei lager dove sono sequestrati e lo faremo non solo idealmente ma con tutta la nostra volontà militante e la nostra capacità combattente. Le cosiddette “proposte umanitarie” di Craxi; qualunque esse siano, dal momento che escludono la liberazione dei tredici compagni sequestrati, si qualificano come manovre per gettare fumo negli occhi, e che rientrano nei giochi di potere, negli interessi di partito od elettorali che non ci riguardano. L’unica cosa chiara e che sullo scambio dei prigionieri la posizione del PSI è la stessa, di ottuso rifiuto, della DC e del suo governo, e questo ci basta.
    A parole non abbiamo più niente da dire alla DC, al suo governo e ai complici che lo sostengono. L’unico linguaggio che i servi dell’imperialismo hanno dimostrato di saper intendere è quello delle armi, ed è con questo che il proletariato sta imparando a parlare. Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato.

    PORTARE L’ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI!
    ATTACCARE LIQUIDARE DISPERDERE LA DC ASSE PORTANTE DELLA CONTRORIVOLUZIONE IMPERIALISTA !
    RIUNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE!

    Per il Comunismo
    Brigate Rosse

    “P.S. – Le risultanze dell’interrogatorio ad Aldo Moro e le informazioni in nostro possesso, ed un bilancio complessivo politico-militare della battaglia che qui si conclude, verrà fornito al Movimento Rivoluzionario e alle O.C.C. attraverso gli strumenti di propaganda clandestini”.

    Proprio nel momento in cui il braccio di ferro Br-Sta-to sembra volgere a favore dei brigatisti – i quali non solo tengono sequestrato Moro da 50 giorni, ma sono riusciti a incrinare il fronte della fermezza e l’unità della DC – arriva il colpo di scena finale.

    Il 5 maggio le Br diffondono il comunicato n. 9, l’ultimo: «Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato»; in chiusura, il comunicato precisa: «Le risultanze dell’interrogatorio di Aldo Moro e le informazioni in nostro possesso, e un bilancio complessivo politico-militare della battaglia che qui si conclude, verrà fornito al Movimento Rivoluzionario e alle O.C.C. [Organizzazioni comuniste combattenti, ndr] attraverso gli strumenti di propaganda clandestini».

    L’apparente incongruenza del comunicato n. 9 è rivelatoria: la trattativa con la DC era solo strumentale, l’ostaggio viene assassinato, e la pubblicazione di quanto Moro ha rivelato durante gli interrogatori – fatti gravi e anche gravissimi – è rimandata a un generico futuro e a vaghi «strumenti di propaganda clandestini».

    Testo integrale della lettera di Aldo Moro a Eleonora Moro

    “Tutto sia calmo. Le sole reazioni polemiche contro la D.C. Luca no al funerale.

    Mia dolcissima Noretta,
    dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso.
    È poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto.
    Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare.
    E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca), Anna, Mario, il piccolo non nato, Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto.

    Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta.

    Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.

    Ora, improvvisamente, quando si profilava qualche esile speranza, giunge incomprensibilmente l’ordine
    di esecuzione.

    Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue.

    Prega per me, ricordami soavemente. Carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio
    di amore a tutti.

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  • 21 Aprile 1978

    La direzione della DC ribadisce la «linea dura», mentre la famiglia dello statista chiede di accettare le condizioni dettate dalle Br.

    Intanto la direzione del Partito Socialista Italiano fa sapere di essere favorevole a trattare con i sequestratori di Moro, lasciando la via della fermezza adottata dal resto del mondo politico.

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  • 2 Aprile 1978

    Papa Paolo VI, durante l’Angelus, rivolge un nuovo appello (il secondo) alle Brigate Rosse, Affinché liberino Moro.
    Si chiude a Torino il 41° Congresso del PSI.

    È inevitabilmente condizionato dal sequestro Moro.

    Nelle conclusioni, il segretario Craxi conferma che il partito è attestato sulla linea della fermezza, ma con un’ambigua precisazione: «Se dovesse affiorare un margine ragionevole di trattativa, questo non dovrebbe essere distrutto pregiudizialmente». È il preannuncio della posizione cosiddetta “umanitaria” – cioè favorevole a trattare con le Br per trovare una qualche ragionevole contropartita capace di ottenere in cambio il rilascio di Moro – che assumerà il PSI rompendo il fronte della fermezza.

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  • 5 Aprile 1977

    Guido De Martino, segretario provinciale del PSI, viene rapito a Napoli.

    È il figlio dell’ex-segretario nazionale del PSI: verrà rilasciato il 15 Maggio dietro pagamento di circa un miliardo. Un’oscura vicenda, si parlerà anche di rapimento politico. Le Brigate emetteranno il 9 Aprile un perentorio comunicato stampa.

    Il sequestro è misterioso: la famiglia De Martino non è facoltosa, e si susseguono inattendibili rivendicazioni “politiche” firmate BR e NAP.

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  • 20 Giugno 1976

    Elezioni Politiche Italiane. (altro…)