Categoria: Libri

  • Recensione di Lo straniero di Albert Camus su Aforismi di un pazzo

    Recensione di Lo straniero di Albert Camus su Aforismi di un pazzo

    Lo straniero è un romanzo di Albert Camus pubblicato da Bompiani nel 1947. Questa edizione è del 2000.

    Informazioni su ‘Lo straniero’
    Titolo: Lo straniero
    Autore: Albert Camus
    ISBN: 9788845247460
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2000-12-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 176
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    Meursault è impiegato in un’azienda ad Algeri, anche se è di origine francese. Affronta la vita con indifferenza, e nemmeno la morte della madre all’inizio della narrazione sembra scuoterlo. Va alla casa di riposo dove la madre era ricoverata ma non vuole vederne la salma, come se non gli importasse. Beve e fuma durante la veglia, e il giorno dopo il funerale incontra una ragazza (sua ex collega di ufficio) comincia con lei una relazione, che non sembra però dargli nessuna emozione se non la voglia di fare sesso con lei. Conosce anche il suo vicino di casa, Raimondo Syntes, che dice di fare il magazziniere e invece è uno sfruttatore di donne, che un giorno lo invita al mare da un amico. Qui Meursault si trova ad uccidere un arabo in maniera totalmente indifferente, senza sapere nemmeno bene il perché. Affronterà un processo, e le sue colpe saranno più la sua indifferenza e la sua mancanza di morale che l’omicidio in sé.

    E’ il primo romanzo di Camus, ma viene inserito nei migliori 100 libri dalla rivista Le Monde. Il romanzo è ben scritto e piacevole, il personaggio è interessante e coinvolgente; nonostante la sua mancanza di morale comune (e come doveva sembrare immorale un personaggio del genere negli anni Cinquanta, soprattutto in Italia) ci si trova a simpatizzare con lui. L’unica pecca una trama non proprio coinvolgente: tra questo e “La peste” altro suo capolavoro, il secondo è ancora un gradino sopra.

    Citazioni da “Lo straniero”

    “Al principio della detenzione, comunque, la cosa più dura è stata che avevo dei pensieri di uomo libero”.

    “Non sapevo, prima, fino a qual punto i giorni possono essere lunghi e corti allo stesso tempo. Lunghi a vivere, senza dubbio, ma talmente distesi che finiscono per traboccare gli uni sugli altri”.

    “Nell’oscurità della mia prigione semovente ho ritrovato a uno a uno, come dal fondo della mia stanchezza, tutti i rumori familiari di una città che amavo e di una certa ora in cui avveniva di sentirmi contento. Il grido dei giornalai nell’aria già calma, gli ultimi uccelli nel piazzale, il richiamo dei venditori di sandwiches, il lamento dei tram nelle svolte delle vie alte, quella sonorità del cielo prima che la notte si appesantisca sul porto, tutto questo ricomponeva per me un itinerario da cieco, che conoscevo bene prima di entrare in prigione. Sì, era quella l’ora in cui, tanto tempo fa, mi sentivo contento. Quello che mi aspettava, allora, era sempre un sonno leggero e senza sogni. Eppure qualcosa era cambiato perché con l’attesa dell’indomani era la mia cella che ritrovavo. Come se le vie familiari tracciate nei cieli d’estate potessero condurre tanto alle prigioni che ai sonni innocenti”.

    “Non c’è idea cui non si finisca per far l’abitudine”.

    “Davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora. Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio”.

  • Le città invisibili

    Le città invisibili

    Le città invisibili è un romanzo scritto da Italo Calvino e pubblicato in questa edizione da Arnaldo Mondadori nel 1993. La prima edizione è del 1940.

    Informazioni su ‘Le città invisibili’
    Titolo: Le città invisibili
    Autore: Italo Calvino
    ISBN: 9788804425540
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 1993-10-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 164
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    Il romanzo ha una trama semplicissima: Marco Polo e Kublai Khan sono a colloquio, e il grande imperatore chiede al viaggiatore genovese di descrivere le città del suo impero. Allora Marco Polo descrive città fantastiche e variopinte, città che il Khan non ha mai visto e di cui magari nemmeno crede l’esistenza. Tutto qui.

    Citazioni da “Le città invisibili”

    “E’ il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina”

    “Forse l’impero, pensò Kublai, non è altro che uno zodiaco di fantasmi della mente.
    – Il giorno in cui conoscerò tutti gli emblemi, – chiese a Marco, – riuscirò a possedere il mio impero, finalmente?
    E il Veneziano: – Sire, non lo credere: quel giorno sarai tu stesso emblema tra gli emblemi”

    “Il passato del viaggiatore cambia a seconda dell’itinerario compiuto”

    “I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi”

    “Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà”

    “Talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro. Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l’accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei”

    “E’ delle città come dei sogni: tutto l’inimmaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra”

    “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”

    “Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano”

    “La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare”

    “Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio”

    “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”

  • Falce e coltello

    Falce e coltello

    Falce e coltello – Diario di un omicidio. Amore e politica negli anni di piombo è un romanzo di Ferruccio Fabilli pubblicato da Intermedia Edizioni nel 2013.

    Informazioni su ‘Falce e coltello’
    Titolo: Falce e coltello
    Autore: Ferruccio Fabilli
    ISBN:9788867860418
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Intermedia
    Data di pubblicazione: 2013-05-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 154
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    Falce e coltelloRomano è un professore e aspirante giornalista di un paese in provincia di Firenze, Brevia di Sotto. Siamo subito dopo la Strage di Piazza della Loggia del 1978. Una notte Graziano, iscritto all’Università di Medicina, viene assassinato nella piazza del paese. Oltre che studente era anche interessato alla politica di estrema sinistra. Romano comincia ad indagare tra i suoi compaesani seguendo anche i giornalisti professionisti inviati per indagare l’accaduto.

    Ho cominciato a leggere questo romanzo per il sottotitolo, che mi ha incuriosito molto: “Amore e politica negli Anni di Piombo”. E’ un periodo della storia italiana che mi incuriosisce molto e mi ha incuriosito molto come poteva svolgersi la vicenda. Lotte tra fascisti e brigate rosse, investigazioni tra lotta armata e stragi di Stato… Nel romanzo non c’è nulla di tutto questo. Il romanzo è ben scritto, ma la trama è lenta e poco avvincente; non parla di politica, se non marginalmente e in maniera banale. Non c’è critica né analisi di una situazione politica unica in Europa, che ha fatto di un’epoca di stragi e di strategia della tensione la testimonianza della fine di un’epoca di rivoluzioni sognate e mai realizzate.

    Ferruccio Fabilli è uno scrittore di storia locale, e non riesce ad uscirne: non riesce nemmeno a rendere un paese di provincia il centro della cronaca nera nazionale come spesso succede nel nostro ridicolo giornalismo italiano, come ci insegna Bruno Vespa e le ricostruzioni sui suoi plastici.

  • Misteri d’Italia

    Misteri d’Italia

    Misteri d’Italia è un saggio di Carlo Lucarelli pubblicato da Einaudi nel 2002, che tratta i misteri italiani raccontati dallo stesso Lucarelli nel programma televisivo Blu Notte.

    Informazioni su ‘Misteri d’Italia – I casi di Blu Notte’
    Titolo: Misteri d’Italia – I casi di Blu Notte
    Autore: Carlo Lucarelli
    ISBN:9788806154455
    Genere: Storico
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 2002-11-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 262
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    Misteri d'ItaliaLucarelli può piacere o non piacere, ma è innegabile che il su programma andato in onda su Rai Tre “Blu Notte” sia ottimamente costruito e frutto di un lavoro importante di ricerca. altro grande pregio, a mio avviso, è quello di portare alla conoscenza del grande pubblico (qualcuno dirà “pubblico di parte”, ma tant’è…) alcune tra le pagine più misteriose e importanti della recente storia d’Italia.

    Questo libro è scritto come un romanzo, tanto che spesso si dimentica che i fatti trattati sono alcuni tra i fatti che hanno sconvolto l’Italia dal dopoguerra ad oggi; e probabilmente questa è la sua forza più grande: la lettura scorre veloce e interessante, emozionante e rabbiosa, mentre si imparano e si conoscono episodi come il rapimento di Michele Sindona e la morte del bancario di Roberto Calvi; l’incidente di Enrico Mattei, il caso Castellari, la strage di Gioia Tauro o i crimini della Banda della Uno Bianca. Episodi che sembrano quasi collegarsi a formare una trama intessuta nel buio, che fa da sfondo inquietante alla storia “ufficiale” italiana.

  • Rave girl

    Rave girl

    Rave girl (titolo originale Morvern Callar) è un romanzo di Alan Warner pubblicato da Guanda nel 1998.

    Informazioni su ‘Rave girl’
    Titolo: Rave girl – Ragazza selvaggia
    Autore: Alan Warner
    ISBN: 9788882460303
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Guanda
    Data di pubblicazione: 1998-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 192
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    Rave girlMorvern Callar è una ragazza scozzese, che la vigilia di Natale scopre il ragazzo con cui convive morto suicida nel soggiorno di casa. Non rivela la morte del ragazzo e dice in giro che l’ha semplicemente lasciata.
    Morvern vive una vita povera e lavora in un supermercato, passa le sue serate tra sesso, alcol e droga nelle discoteche della costa insieme alla sua amica Lanna, almeno finché ruba il romanzo che il suo ragazzo stava scrivendo e lo invia ad una casa editrice che decide di pubblicarlo. All’improvviso arrivano tanti soldi a cui non è abituata e può finalmente lasciare il lavoro che odia per dedicarsi a discoteche e viaggi.

    Il romanzo è narrato in prima persona, con le considerazioni della protagonista al di là di qualsiasi etica o morale; la scrittura è fluida e cruda, molto simile a quella di Irvine Welsh di Trainspotting e The acid house. Forse troppo simile. L’unica differenza è la protagonista, femminile, che risulta credibile e originale.

    Il romanzo scorre piacevole e interessante, ma devo dire che non lascia una grande traccia all’interno del lettore, almeno per quanto mi riguarda. La mancanza di morale passa ben presto in secondo piano, e a parte l’occultamento del cadavere del suo ragazzo non è che compia delle azioni tanto deprecabili da disgustare o da scuotere il nostro senso civico o la nostra etica.

    Citazioni da “Rave girl”

    “Ma niente grandi soddisfazioni per quelli come noi, eh? Noi che mangiamo da un piatto quasi vuoto. Ho risparmiato tanto per conquistarmi questa pensione anticipata e ora che sta per arrivare mi sento svuotato. Gli straordinari si sono mangiati il tempo. E guarda te: hai ventun anni e lavorerai quaranta ore a settimane in cambio di uno stipendio da fame per il resto della vita. Anche con due settimane in un bel posto di villeggiatura, non resta molto spazio per la poesia, eh?”

    “Vengono a dirti che se lavori sodo puoi guadagnare dei bei soldini, ma la maggior parte delle persone lavora come schiavi e finisce a mani vuote. Non ci sarebbe niente di male se almeno te la presentassero come una lotteria. Ma no, non è così. La legge, come la forza bruta, va adorata come se fosse una virtù. Non esiste libertà, non esiste indipendenza. Esistono solo i soldi. Questo è il mondo che abbiamo creato e che nessuno venga a dirmi che ci sono altre cose nella vita, quando non ho il tempo né il denaro per godermela. Campiamo tutti sulle nostre necessità reciproche e inventiamo nomi nuovi per ladrocini belli e buoni”.

  • Sostiene Pereira

    Sostiene Pereira

    Sostiene Pereira è un romanzo di Antonio Tabucchi pubblicato da Feltrinelli nel 1996.

    Informazioni su ‘Sostiene Pereira’
    Titolo: Sostiene Pereira
    Autore: Antonio Tabucchi
    ISBN: 9788807813818
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 1996-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 216
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    1938, Lisbona, piena dittatura salazarista; Pereira è un giornalista portoghese. E’ sovrappeso, vedovo, abitudinario, cardiopatico, cattolico, ed ha una vita monotona e tranquilla. Dopo decine di anni di esperienza come giornalista di cronaca, gli viene affidata la gestione in autonomia della pagina culturale di un nuovo piccolo giornale della sera, il Lisboa. Mentre è nella redazione distaccata, una stanzetta afosa lontana dal giornale vero e proprio, legge un articolo sulla morte. Gli viene in mente che potrebbe aprire una rubrica di necrologi di grandi scrittori e decide di contattare uno degli autori citati nell’articolo, che si è appena laureato con una tesi proprio sulla morte. Conosce così Francesco Monteiro Rossi, neolaureato e a quanto pare antifascista. Scoprirà ben presto che gli articoli del ragazzo saranno impubblicabili, e anche che la sua indifferenza verso la politica sarà scossa e lo porterà a riconsiderare la sua posizione di neutralità.

    Il romanzo è uno dei capisaldi della nostra letteratura moderna, e devo dire a ragione. L’avevo letto alle superiori e non lo ricordavo molto bene; la ripetizione di “sostiene” o “sostiene Pereira” all’interno del testo ci dice che il punto di vista è quello del protagonista, in una sorta di racconto orale poi scritto dall’autore; questa caratteristica non appesantisce la lettura ma la rende ciclica e piacevole, a tratti divertente.
    I personaggi sono interessanti e credibili, li sentiamo vicini al nostro tempo, soprattutto il protagonista: Pereira è un perfetto essere umano dei nostri tempi indifferenti; una brava persona, senza colpe, ma che non riesce ad interessarsi a nulla se non ad una accademica cultura fine a se stessa; che è abitudinario e spesso triste, che sta sprecando la sua vita, vivendo ogni giorno come se fosse la ripetizione dello stesso infinito giorno.

    Citazioni da “Sostiene Pereira”

    “La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità”.

    “L’opinione pubblica è un trucco che hanno inventato gli anglosassioni, gli inglesi e gli americani, sono loro che ci stanno smerdando, scusa la parola, con questa idea dell’opinione pubblica, noi non abbiamo mai avuto il loro sistema politico, non abbiamo le loro tradizioni, non sappiamo cosa sono le trade unions, noi siamo gente del sud, Pereira, e ubbidiamo a chi grida di più, a chi comanda”.

  • Il deserto dei Tartari

    Il deserto dei Tartari

    Il deserto dei Tartari è un romanzo di Dino Buzzati pubblicato da Rizzoli nel 1940.

    Informazioni su ‘Il deserto dei Tartari’
    Titolo: Il deserto dei Tartari
    Autore: Dino Buzzati
    ISBN: 9788804327035
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1989-11-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 234
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    Il deserto dei TartariGiovanni Drogo è un giovane tenente di belle speranze. Ha appena finito l’accademia nella grande città e viene assegnato per la prima volta. La sua destinazione è la Fortezza Bastiani, sulle montagne; un luogo inospitale, ultimo baluardo a picco sulle pianure del nord e dei Tartari che potrebbero invadere la nazione, anche se da decenni se ne stanno tranquilli lontani dalla fortezza. Quando però arriva alla fortezza la trova in uno stato di abbandono, insieme a commilitoni che stanno lì da troppo tempo in attesa di una guerra che dia senso alla loro guardia.

    Il romanzo di Buzzati è di una bellezza intensa. Giovanni Drogo è un militare che vede scorrere la sua vita in attesa di una guerra chiedendosi se arriverà mai o se la sua sarà solo un’altra vita sprecata. Un ritmo lento e costante, fino al bellissimo finale.

    Incredibilmente l’idea per il romanzo pare essergli venuta al tempo in cui faceva il giornalista e lavorava in una redazione notturna; ha trasportato in ambiente militare le lunghe inutili attese della redazione per la grande notizia che magari, un giorno, arriverà.

    Citazioni da “Il deserto dei Tartari”

    “Forse tutto è così, crediamo che attorno ci siano creature simili a noi e invece non c’è che gelo, pietre che parlano una lingua straniera, stiamo per salutare l’amico ma il braccio ricade inerte, il sorriso si spegne, perché ci accorgiamo di essere completamente soli”.

    “Il tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un’occhiata indietro. “Ferma, ferma!” si vorrebbe gridare, ma si capisce ch’è inutile. Tutto quanto fugge via, gli uomini, le stagioni, le nubi; e non serve aggrapparsi alle pietre, resistere in cima a qualche scoglio, le dita stanche si aprono, le braccia si afflosciano inerti, si è trascinati ancora nel fiume, che pare lento ma non si ferma mai”.

  • Recensione di La peste di Albert Camus

    Recensione di La peste di Albert Camus

    La peste è un romanzo di Albert Camus e pubblicato da Bompiani nella sua trentaduesima edizione nel 2000 (la prima edizione italiana è del 1948).

    Informazioni su ‘La peste’
    Titolo: La peste
    Autore: Albert Camus
    ISBN: 9788845247408
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2000-12-06
    Formato: Paperback
    Pagine: 245
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    La pesteIn un momento imprecisato degli anni Quaranta (“in un giorno d’Aprile del 194…“, come recita l’incipit del romanzo), nella città algerina di Orono (all’epoca dei fatti ancora controllata dai Francesi), cominciano a morire i ratti, che escono all’improvviso dalle fogne e si fanno trovare nelle case e nelle strade a migliaia. Orono è una cittadina come tante, un p0′ noiosa nonostante la bellezza del mare su cui si affaccia; i suoi abitanti sono persone normali, con i loro pregi e i loro difetti. Ma i ratti morti sono solo le prime avvisaglie di quello che si sta abbattendo sulla città. Improvvisamente arriva la peste e la città si trova isolata dal resto del mondo da un cordone sanitario. La peste arriva e cambia tutto. Le vite dei protagonisti, i loro rapporti sociali, la considerazione che hanno di se stessi e del loro rapporto con la morte e la sofferenza; sperando che la peste li risparmi, e in alcuni casi adoperandosi a combatterla.

    Citazioni da “La peste”

    “Questa città senza pittoresco, senza vegetazione e senz’anima finisce col sembrare riposante, e ci si addormenta”.

    “Provavano quindi la profonda sofferenza di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati, che è vivere con una memoria che non serve a nulla”.

    “Al principio dei flagelli e quando sono terminati, si fa sempre un po’ di retorica. Nel primo caso l’abitudine non è ancora perduta, e nel secondo è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio”.

    “Nessuno ride, all’infuori degli ubriachi, […] e questi ridono troppo”.

    “Se l’ordine del mondo è regolato dalla morte, forse val meglio per Dio che non si creda in lui e che si lotti con tutte le nostre forze contro la morte, senza levare gli occhi verso il cielo dove lui tace”.

    “La peste aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore infatti, richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi”.

    “Ci sono ore, in questa città, che non sento se non la mia rivolta”.

    “Un Purgatorio, c’era; ma di certo vi erano epoche in cui questo Purgatorio non doveva essere troppo sperato, c’erano epoche in cui non si poteva parlare di peccato veniale. Ogni peccato era mortale e ogni indifferenza delittuosa. Era tutto o non era nulla”.

    “Io so di scienza certa (tutto so della vita, lei lo vede bene) che ciascuno la porta in sé, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo ne è immune”.

    “La liberazione, avvicinandosi, aveva un volto in cui si mescolavano lacrime e risa”.

    “Forse […] non si può giungere che ad approssimazioni della santità; in tal caso, bisognerebbe accontentarsi di un satanismo modesto e caritatevole”.

    “Stavolta era la definitiva sconfitta, quella che termina le guerre e della stessa pace fa una pena senza guarigione”.

    “Come doveva essere duro vivere soltanto con quello che si sa e si ricorda, e privi di quello che si spera”.

    “Per il momento egli voleva fare come tutti coloro che avevano l’aria di credere, intorno a lui, che la peste può venire e andarsene senza che il cuore dell’uomo ne sia modificato”.

    “Negavano tranquillamente, contro ogni evidenza, che noi avessimo mai conosciuto un mondo insensato, in cui l’uccisione d’un uomo era quotidiana al pari di quella delle mosche, negavano quella barbarie ben definita, quel calcolato delirio, quell’imprigionamento che portava con sé una terribile libertà nei riguardi di tutto quanto non fosse il presente, quell’odore di morte che instupidiva tutti quelli che non uccideva, negavano insomma che noi eravamo stati un popolo stordito, di cui tutti i giorni una parte, stipata nella bocca d’un forno, evaporava in fumi grassi, mentre l’altra, carica delle catene dell’impotenza e della paura, aspettava il suo turno”.

    “Forse era più crudele pensare a un uomo colpevole che a un uomo morto”.

    “Il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce che forse verrebbe giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice”.

  • Il sogno di volare

    Il sogno di volare

    Il sogno di volare è un romanzo di Carlo Lucarelli pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2013, quinto romanzo (considerando anche “Acqua in bocca”, il piccolo libro scritto a quattro mani con Andrea Camilleri) della serie dell’ispettrice Grazia Negro.

    Informazioni su ‘Il sogno di volare’
    Titolo: Il sogno di volare
    Autore: Carlo Lucarelli
    ISBN: 9788806205546
    Genere: Giallo
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 2013-06-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 265
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    Il sogno di volareL’ispettrice di polizia Grazia Negro è stanca di serial killer. Della loro violenza, del loro egocentrismo, del sangue. Non che cambi molto, adesso lavora all’antmafia, ma almeno il sangue è un po’ meno, soprattutto in Emilia Romagna, dove la mafia si è già spartita il mercato del cemento e quello dei supermercati. Anche perché sta cercando di restare incinta, e braccare un serial killer potrebbe non essere l’attività giusta per avere un bambino. Poi, il figlio di un noto mafioso latitante viene ucciso. Con violenza, una violenza oltre ogni limite. Grazia comincia ad indagare, mentre Bologna viene scossa da altri efferati omicidi, riconducibili al primo. Un altro serial killer.

  • Estensione del dominio della lotta

    Estensione del dominio della lotta

    Estensione del dominio della lotta è un romanzo di Michel Houellebecq pubblicato da Bompiani nel 2001.

    Informazioni su ‘Estensione del dominio della lotta’
    Titolo: Estensione del dominio della lotta
    Autore: Michel Houellebecq
    ISBN: 9788845247705
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2001-03-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 152
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    Estensione del dominio della lottaIl protagonista di questa storia è un trentenne realizzato. E’ un quadro di un’azienda informatica che collabora con il Ministero dell’Agricoltura francese. Nonostante questo è indifferente ad ogni cosa che lo circonda, non ha passione per nulla, non ha amici e la sua unica storia d’amore è finita male anni prima.

    Il romanzo è narrato in prima persona, intervallato da alcuni racconti o intermezzi scritti dal protagonista i cui protagonisti sono animali parlanti.
    La narrazione procede attraverso due viaggi di lavoro insieme al suo collega Tisserand, brutto e vergine a venticinque anni; il primo a Rouen, dove la psicologia del protagonista viene tratteggiata e chiarito il suo punto di vista cinico e rassegnato sul mondo; il secondo in Vandea, dove le cose peggiorano rapidamente, non risolvendosi nemmeno al ritorno a Parigi.

    Lo stile è piacevole e e gli obiettivi della storia sono interessanti, ma il personaggio è troppo arrogante per essere depresso e troppo depresso per essere Dr House.

    Il tema del fallimento e della mancanza di obiettivi è ben trattato, ma quello dell’”estensione del dominio della lotta” mi sembrava un bellissimo ragionamento da portare avanti, mentre di fatto era solo un’illusione del protagonista, una convinzione indotta dalla sua depressione.

    Citazioni da “Estensione del dominio della lotta”

    “La scrittura è tutt’altro che un sollievo. La scrittura rievoca, precisa. Introduce un sospetto di coerenza, l’idea di un realismo. Si sguazza sempre in una caligine sanguinolenta, ma un po’ si riesce a raccapezzarsi. Il caos è rinviato di qualche metro. Misero successo, in verità”.

    “Sotto i nostri occhi, il mondo si uniforma; i sistemi di telecomunicazione progrediscono; l’interno dei nostri appartamenti si arricchisce di nuovi congegni. Le relazioni umane divegono progressivamente impossibili, fatto che in proporzione riduce la quantità di aneddoti di cui si compone una vita. E a poco a poco appare il volto della morte, in tutto il suo splendore”.

    “Ho vissuto talmente poco che ho la tendenza ad immaginare che non morirò; si direbbe inverosimile che una vita umana si riduca a così poca cosa; si immagina, magari controvoglia, che prima o poi qualcosa dovrà pur succedere. Grosso errore. Una vita può essere al contempo vacua e breve. I giorni scorrono miseramente, senza lasciare traccia né ricordo; e poi, di colpo, si arrestano”.

    “Questo posto non mi piace. Decisamente non lo amo. La società in cui vivo mi disgusta; la pubblicità mi nausea; l’informazione mi fa vomitare”.

    “Tutto il mio lavoro di informatico consiste nel moltiplicare i riferimenti, le verifiche, i criteri di decisione razionale. Il che non ha alcun senso. A dirla tutta, è anche alquanto negativo: un inutile ingorgo per i neuroni. […] Questo mondo ha bisogno di tutto, tranne che di informazioni supplementari”.

    “Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. […] Taluni vincono su entrambi i fronti; altri perdono su entrambi i fronti”.

    “Ufficialmente, dunque, sono in depressione. La formula mi sembra carina. Non che mi senta in basso; piuttosto è il mondo intorno a me che sembra alto”.