Tag: CISNAL

  • 27 Maggio 1974

    A Firenze viene arrestato il brigatista Paolo Maurizio Ferrari.

    Nel pomeriggio del 27 Maggio 1974, a Firenze, finisce nelle mani della polizia Paolo Maurizio Ferrari. Da anni conduce vita clandestina, è indiziato per i sequestri di Bruno Labate, sindacalista CISNAL, di Ettore Amerio, dirigente della FIAT e, naturalmente, di Mario Sossi; sulle spalle ha una serie di ordini e mandati di cattura. Un arresto casuale, affermano gli inquirenti. Ma, si dice in questura a Torino, per dare una mano alla fortuna sarebbero occorsi 25 milioni.

    Così il P.M. Caccia ricostruisce l’arresto:

    «Intorno alle 18, personale della questura di Firenze si ricava nella abitazione di tale Resi Rossella, che ospitava Odorizzi Lucia. Nella abitazione si trovava un uomo il quale, constatata la presenza degli agenti, prima di qualunque scambio di parole, si dava alla fuga attraverso alle scale e a un giardino, scavalcava un muretto e tentava di fuggire su una motocicletta; ma veniva arrestato ugualmente dagli agenti. Egli rifiutava di dare le proprie generalità, ma attraverso le impronte digitali veniva identificato in Paolo Maurizio Ferrari».

    Addosso al giovane gli agenti trovano un mazzo di chiavi. Parcheggiata sotto l’appartamento al Campo di Marte c’è una 128, la macchina usata dal Ferrari. Ha la targa falsa, in una tasca della portiera ci sono una patente intestata ad Aldo Vieri, con la foto del giovane, e una fotocopia del «comunicato n. 8» delle bierre sul sequestro Sossi. 

    Viene portato a Torino e interrogato dai magistrati Caccia e Caselli. 

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    27 Maggio 1974
    Paolo Maurizio Ferrari nella foto segnaletica scattata in questura e al momento dell’arresto.
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  • 4 Marzo 1974

    Un gruppo armato delle Brigate Rosse fa irruzione nella sede CISNAL di Mestre. (altro…)

  • 10 Dicembre 1973

    Le Brigate Rosse sequestrano Ettore Amerio, direttore del personale FIAT gruppo auto.

    Anche a causa della grande austerità causata dall’embargo petrolifero del conflitto arabo-israeliano la FIAT licenzia 250 operai.

    Le Brigate Rosse rispondono sequestrando il cavalier Ettore Amerio, capo del personale della FIAT. Al sequestro partecipano Renato Curcio, Alberto Franceschini e Paolo Maurizio Ferrari.

    Alle 7:30 un commando brigatista travestito con tute della SIP (la ex Telecom) scende da un furgoncino e lo preleva dall’autorimessa dove sostava la sua auto e lo porta in una “prigione del popolo”.

    La scelta non è casuale, il suo nome viene fatto da Bruno Labate durante il sequestro.

    Ettore Amerio ha 58 anni, è sposato con Anna Zacchiero e ha due figli. Abita in un appartamento di Corso Tassoni 57, una casa dignitosa ma senza lusso. In passato ha avuto un infarto e soffre ancora di tachicardia.

    Quest’ultimo fatto verrà pero criticato aspramente da Lotta Continua nell’editoriale del giorno successivo al sequestro:

    Difficile trovare, fra gli operai, commenti pietistici nei confronti del rapito, del quale già le note di agenzia si preoccupano di informare che è malato di cuore. Si scopre che sono tutti malati di cuore questi funzionari del capitale: eppure adottano tranquilli, senza infarti e senza lacrime i licenziamenti di rappresaglia, i trasferimenti punitivi, le minacce di lasciare senza lavoro decine di migliaia di operai. Amerio tra gli operai è notissimo per la spregiudicatezza con cui tratta quest’armamentario. Ora è toccato a lui, e non c’è nessuno che ci pianga sopra, se non i suoi colleghi di sfruttamento.

    Viene processato il giorno stesso, mentre in una cabina telefonica viene fatto rinvenire il volantino della rivendicazione.

    Volantino della rivendicazione di Ettore Amerio

    “Lunedì 10 Dicembre alle 7:30 del mattino un nucleo armato delle Brigate Rosse ha prelevato nei pressi della sua abitazione il cavalier Ettore Amerio, capo del personale, gruppo automobili, della FIAT. Egli attualmente è detenuto in un carcere del popolo. Qualunque indagine poliziesca può mettere a repentaglio la sua incolumità. Il periodo di detenzione di questo artefice del terrorismo antioperaio dipende da tre fattori:

    1. Il proseguimento delle manovre antioperaie (cassa integrazione, ecc.) di strumentalizzazione della “crisi” creata e gonfiata ad arte dalla FIAT in combutta con le forze più reazionarie del Paese. Crisi che va nel senso di un mutamento reazionario dell’intero quadro politico.
    2. L’andamento degli interrogatori attraverso i quali intendiamo mettere in chiaro: la politica fascista seguita dalla FIAT nella sua offensiva postcontrattuale contro le avanguardie autonome, l’organizzazione operaia dentro la fabbrica e le forme di lotta; la questione dei licenziamenti usati terroristicamente per piegare la resistenza operaia alle incessanti manovre di intensificazione del lavoro. Dovrà spiegarci, il cavalier Amerio, la qualità e la quantità di questo attacco che solo negli ultimi mesi ha voluto dire l’espulsione dalla fabbrica di oltre 250 avanguardie; l’organizzazione dello spionaggio FIAT più attivo che mai, come dimostrano le motivazioni di alcuni recenti licenziamenti, dopo l’affossamento delle indagini iniziate dal pretore Guariniello; la pratica di assunzioni controllate dai fascisti attraverso la CISNAL e il MSI, visto che proprio il segretario di quello pseudosindacato fascista (da noi arrestato e interrogato nel Febbraio scorso) lo ha chiamato in causa attribuendogli pesanti responsabilità.
    3. La correttezza e la completezza dell’informazione che verrà data in questa azione in particolare e della nostra organizzazione in generale dai giornali di Agnelli.

    Compagni, quando la “paura” si afferma tra le larghe masse il padrone ha già vinto metà della guerra. Questa è la posta in palio nel gioco della “crisi economica” a cui stiamo assistendo. Ma tutti sappiamo che in crisi non è tanto l’economia dei padroni, ma il loro potere, la loro capacità di sfruttamento, di dominio e di oppressione che è stata definitivamente scossa dalle lotte operaie di questi ultimi anni.

    In questa situazione non siamo noi che dobbiamo avere paura, come non l’abbiamo avuta alla fine di Marzo quando abbiamo issato, contro padroni e riformisti, la bandiera rossa sulle più grandi fabbriche di Torino.

    In questa situazione dobbiamo accettare la guerra… Perché non combattere quando è possibile vincere?

    Quello che noi pensiamo è che da questa “crisi” non se ne esce con un “compromesso”. Al contrario siamo convinti che è necessario proseguire sulla strada maestra tracciata dalle lotte operaie degli ultimi 5 anni e cioè:

    • Non concedere tregue che consentano alla borghesia di riorganizzarsi.
    • Operare nel senso di approfondire la crisi di regime. Trasformare questa crisi in primi momenti di potere proletario armato, di lotta armata per il comunismo. Compromesso storico o potere proletario armato: questa è la scelta che i compagni devono oggi fare, perché le vie di mezzo sono state bruciate.

    Una divisione si impone in seno al movimento operaio, ma è da questa divisione che nasce l’unità del fronte rivoluzionario che noi ricerchiamo.

    Questa scelta, del resto, ci si presenta ogni giorno in fabbrica e fuori, posti come siamo di fronte all’aperta aggressione del padrone, del governo e dello Stato, e al deterioramento dei nostri tradizionali strumenti di organizzazione e di lotta.

    Battere l’attendismo!

    Dire no! al compromesso col fascismo FIAT! Accettare la guerra!

    Queste tre cose sono oggi necessarie per andare avanti nella costruzione del potere proletario.

    Creare costruire, organizzare il potere proletario armato! Nessun compromesso col fascismo FIAT!

    I licenziamenti non resteranno impuniti! Lotta armata per il comunismo!

    Torino 10 Dicembre 1973
    BRIGATE ROSSE

    La polizia cerca ovunque a Torino. Il capo della Criminalpol Montesano perquisisce personalmente la residenza in campagna della Famiglia Feltrinelli, mentre al governo, su indicazione di Fanfani, viene proposto un disegno di legge che autorizza la polizia durante i sequestri all’utilizzo delle armi e si consente alla polizia di interrogare prima del magistrato.

    Mentre la caccia ai brigatisti prosegue frenetica, due auto vengono parcheggiate di fronte alla sede della Sit-Siemens, in Piazza Zavattari, a Milano, e alla Breda Siderurgica, in Via Santo Uguzzone, a Sesto San Giovanni. Sul tetto hanno altoparlanti e, a intervalli regolari, vengono diffusi il testo del primo «bollettino» emesso dall’organizzazione clandestina per il sequestro di Amerio, e un avvertimento: «Ai passanti. Non toccare questa macchina. È carica di esplosivo e può dilaniarvi. Sono le Brigate Rosse a lanciare questo avvertimento. Abbiamo sequestrato il cavalier Amerio della FIAT per dare una lezione ai fascisti». È compito degli artificieri aprire le portiere: nelle auto non c’è esplosivo, ma solo sue registratori che ripetono i messaggi.

    Le BR fanno trovare in modo beffardo il comunicato n°2 nella stessa cabina di Piazza Statuto a Torino, esattamente dove era stato lasciato il primo.

    Comunicato n°2 sul sequestro di Ettore Amerio

    «I licenziamenti non resteranno impuniti!»

    Sequestro Amerio, comunicato numero 2

    I licenziamenti non resteranno impuniti!

    Dei tre fattori da cui dipende la detenzione del direttore del personale auto della FIAT Ettore Amerio due sono, per ora, disattesi.

    E cioè:

    • la FIAT continua a far pesare la minaccia della cassa integrazione nella conduzione della trattativa;
    • i giornali di Agnelli (ma anche quelli dei suoi soci) coi loro servizi sull’”incerto colore politico” della nostra organizzazione rendono un pessimo servizio ad uno tra i più fedeli servi del loro padrone.

    Per parte sua, invece, il detenuto Amerio sta “collaborando” in modo soddisfacente.

    Riconfermiamo inoltre che l’insensato comportamento di polizia mette in pericolo l’ostaggio.

    Compagni, gli interrogatori a cui abbiamo sinora sottoposto il capo del personale Amerio:

    1. Hanno confermato l’esistenza, ancora oggi, di una centrale di spionaggio FIAT che fa capo direttamente a Cuttica, quello che rappresenta Agnelli al tavolo delle trattative, in attesa di essere messo da parte perché alla FIAT non piacerebbe avere nei prossimi mesi un capo del personale rinviato a giudizio quale corresponsabile di corruzione di funzionari dello Stato e organizzatore di un mini sifar ad uso privato dei fratelli Agnelli!
      Questa centrale è direttamente manovrata dal cavalier Negri, responsabile in quanto capo dell’ufficio centrale assunzione dei famigerati “servizi generali”;
    2. Hanno confermato il carattere punitivo e persecutorio degli oltre 250 licenziamenti per “troppa mutua” o per “insubordinazione”, che hanno colpito le avanguardie politiche e di lotta dopo il contratto nazionale;
    3. Hanno confermato la pratica sistematica e organizzata dagli accertamenti sul colore politico di chi fa domanda di assunzione, pratica che ora, con maggior prudenza, i “servizi generali” FIAT hanno affidato ad una agenzia privata di investigazioni, l’agenzia Manzini;
    4. Hanno confermato le assunzioni selezionate di fascisti, che come già ci aveva detto Labate, segretario di uno pseudosindacato fascista, da noi interrogato, punito e rapato, avvengono con molta facilità – dato che a capo dell’ufficio centrale assunzioni di palazzo Marconi c’è un boia fascista quale è il cavalier Negri (alla FIAT dagli anni Trenta e che da allora indossa la camicia nera), servo fedele in egual misura di Agnelli e di Abelli.

    Gli interrogatori inoltre hanno confermato altri importanti fatti che renderemo noti e documenteremo quanto prima. Queste, come capirete compagni, sono questioni che possono essere affrontate e risolte solo con uno scontro di potere, uno scontro che è di conseguenza politico e armato. Noi non pensiamo di risolverlo “in proprio”, con una nostra piccola guerra privata. Al contrario la nostra azione è fortemente unitaria con tutte le componenti del movimento operaio che operano nel senso della costruzione delle fabbriche e nei quartieri di un reale potere operaio e popolare armato.

    BRIGATE ROSSE

    Amerio verrà poi rilasciato 8 giorni dopo, il 18 Dicembre 1973.

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    Da “La notte della Repubblica: la nascita delle Brigate Rosse”

  • Vincenzo Tessandori. BR Imputazione: banda armata. Cronaca e documenti delle Brigate Rosse.
  • Giovanni Bianconi, Mi dichiaro prigioniero politico. Storie delle Brigate Rosse.
  • 12 Febbraio 1973

    Un commando delle BR sequestra Bruno Labate.

    A Torino, la mattina, un commando delle BR sequestra il segretario provinciale dei metalmeccanici della CISNAL [il sindacato neofascista, ndr] Bruno Labate, 30 anni.

    Alle 9:30, puntuale, Bruno Labate esce da casa, in Via Biamonti 15, nella zona di Borgo Po. Deve recarsi alla sede del sindacato, sull’altra sponda del Po, in centro. Ha percorso soltanto pochi metri quando, all’incrocio con Via Lanfranchi, di fronte al cinema «Ritz d’essai», è raggiunto da due uomini che lo hanno seguito dal momento in cui ha chiuso il portone.

    Aggredito, percosso, caricato a forza su un furgone, trasportato in un covo e interrogato per quattro ore (registrate dalle BR che ne utilizzeranno alcuni stralci per un volantino “Guerra ai fascisti nelle fabbriche torinesi”), Labate viene poi rapato, fotografato con un cartello appeso al collo, bendato, “imbavagliato” da un nastro adesivo, ritrasportato e abbandonato legato a un palo dell’illuminazione di fronte all’ingresso della Fiat Mirafiori.

    Sul cartello c’è scritto:

    Questo è Bruno Labate segretario provinciale della CISNAL pseudo sindacato fascista che i padroni mantengono nelle fabbriche per dividere la classe operaia, per organizzare il crumiraggio, per mettere a segno aggressioni e provocazioni, per infiltrare ogni genere di spie nei reparti. Lo rimettiamo in libertà e senza braghe per sottolineare ad un tempo il ribrezzo che incutono i fascisti e la necessità di colpirli ovunque, duramente, con ogni mezzo fino alla completa liberazione delle nostre fabbriche e dei nostri quartieri. Guerra al fascismo di Andreotti e di Almirante.

    Un volantino firmato BR lasciato sul posto in molte copie rivendica la paternità dell’accaduto, e insiste sulla necessità di «organizzare la resistenza proletaria sul terreno della lotta armata».

    Stralcio del volantino lasciato ai piedi di Bruno Labate

    Il fronte padronale sta portando a fondo il suo attacco alle lotte operaie e studentesche, all’unità e alle organizzazioni del movimento rivoluzionario.

    […]

    Le forze politiche dell’arco costituzionale «condannano» unite «ogni manifestazione di violenza da qualunque parte essa provenga»; dietro a tutti i padroni manovrano i fili di questa grottesca rappresentazione della «democrazia da salvare». Così, anche se alcuni strillano, come sempre succede nei momenti difficili, che la violenza è «sempre» un male senza voler distinguere la violenza dell’oppressore da quella dello schiavo, sempre più si fa largo, tra le forze che lottano, la convinzione che ormai è urgente organizzare la resistenza proletaria sul terreno della lotta armata. Questa è la parola d’ordine che le Brigate Rosse raccolgono dal movimento di classe e rilanciano al movimento rivoluzionario. I nuclei armati delle Brigate Rosse nelle fabbriche e nei quartieri già combattono insieme alle avanguardie proletarie in questa prospettiva.

    […]

    Lo abbiamo sequestrato alcune ore per fargli domande in merito alle responsabilità sue e di alcuni dirigenti FIAT nella «tratta dei meridionali» assunti tramite la CISNAL; alle responsabilità sue nell’organizzazione di provocazioni attuate dai fascisti in combutta con i carabinieri o con i poliziotti; all’organizzazione del crumiraggio in cui capi e capetti di Agnelli e fascisti di Almirante si dividono i compiti; alle responsabilità sue e della CISNAL nell’organizzazione della rete di spionaggio nei reparti che ha condotto al licenziamento di numerose avanguardie; ai suoi incontri con il ministro del lavoro, visto che la CISNAL, anche se sottobanco, viene fatta partecipare alle trattative.

    Quando alla fine del turno di mattina, gli operai escono dalla Mirafiori, si trovano davanti un uomo incatenato, muto e immobile. Gli si fanno intorno, leggono sorpresi il cartello che ha appeso al collo. Ma non osano avvicinarsi.

    Due giorni dopo, un altro volantino BR intitolato «Guerra ai fascisti nelle fabbriche torinesi» riproduce l’interrogatorio di Labate sulla consistenza numerica della CISNAL alla Fiat, sulle collusioni tra CISNAL e dirigenza aziendale, su assunzioni preferenziali di segnalati dalla CISNAL e, in generale, sulle violenze fasciste nello stabilimento.

    Stralcio del volantino ‘Guerra ai fascisti nelle fabbriche torinesi’

    Nella sinistra si solleva, anche con prove documentarie, il problema delle assunzioni combinate fra la FIAT e la CISNAL allo scopo di infiltrare nei reparti una massa di manovra docile esecutrice di un vasto disegno antioperaio. Visto che il Labate è uno dei responsabili fascisti di questo sporco «giro», abbiamo chiesto direttamente a lui come si svolgono le cose.

    A domanda, Bruno Labate, risponde: «Gli accordi più importanti passano attraverso il partito (MSI) ed è direttamente l’On. Abelli Tullio che se ne occupa. È attraverso il suo interessamento che le domande passano all’ufficio assunzioni dove c’è il dott. Negri che le promuove. A livello di sezioni sono alcuni capi del personale che si interessano affinché quegli operai che noi raccomandiamo vengano assunti nelle sezioni FIAT da noi indicate. Qualche nome?… Beh, il cav. Amerio… per le carrozzerie prima c’era il dott. Annibaldi e adesso il rag. Cassina; per le meccaniche il dott. Dazzi; per Rivalta il dott. Audino».
    «Chi di voi, in particolare, si interessa di questa faccenda?»
    «È un compito dei capigruppo aziendali.»
    «E cioè?»
    «Angelo Trivisano per Mirafiori; Ritota Piero per le carrozzerie; Benetti Giuliano per le meccaniche; Gabriele Mazza per le ausiliarie; Antonio Barone per la ricambi; Domenico Polito per l’Osa Lingotto».
    «Avete affermato ad un settimanale di destra di essere in molti a Mirafiori o comunque alla FIAT. Siete davvero convinti di queste affermazioni?»
    «Beh… no, non è che uno sia convinto logicamente… ma cercate di capire che è un giornale… un giornale ha sempre delle esigenze propagandistiche… e poi sono loro, quelli del giornale, che hanno scritto quelle cifre…»
    «D’accordo, allora visto che non siete poi così tanti, vogliamo sapere chi sono i vostri attivisti, i vostri responsabili alla FIAT. Cominciamo da Mirafiori».
    «Responsabile per Mirafiori è Angelo Trevisano, che lavora alle carrozzerie. È responsabile da quando è stato eletto membro di CI nel ’68, che allora era per una un’unica sezione: Mirafiori. Poi ci sono Giuliano Benetti per le meccaniche e Ritota Piero per le carrozzerie che sono i responsabili dei rispettivi gruppi di sezione».
    «E chi sono i vostri attivisti alle carrozzerie?»
    «Non me li ricordo… non so se…»
    «Fai uno sforzo che tanto abbiamo tempo! (E lo sforzo lo ha fatto. Anzi, dobbiamo dire che la memoria lo ha sorretto bene se si fa eccezione di alcuni nomi che del resto è stato possibile ricostruire utilizzando l’indirizziario che gli è stato sequestrato insieme a una borsa di documenti. L’indirizziario contiene un centinaio di nominativi coi rispettivi numeri di telefono.) Allora, chi sono i vostri attivisti alle carrozzerie, oltre Trivisano e Ritota?»
    «Beh,… c’è Ciglioni Giuseppe, poi i due fratelli Dademo… uno si chiama Antonio e l’altro Francesco… poi c’è Obino Nicola… Romagnoli Sergio… ah sì, Conteduca, e Migliaccio, che sono stati appena nominati… c’è Giacomini Pasquale… Manganiello… Poi c’è Santangelo Luigi… poi ci sono altri iscritti, ma…»
    «Allora passiamo alle meccaniche. Oltre a Benetti, chi sono i più importanti attivisti fascisti?»
    «Alle meccaniche saremo una ventina. C’è il cav. Ferraris, c’è Cortosi Nunzio… poi Tarullo Rocco, ci sono Scavuzzo Vito e Antonio Caruso… poi c’è Rega, che credo si chiami Antonio… Barillaro non mi ricordo come si chiama… direi una bugia… Del Sarto che era capogruppo prima di Benetti… poi c’è Alderucci… Farruggio Giuseppe».
    «E Masera, quel fascista che fa il saluto romano quando passano i cortei?»
    «Io conosco un Masera che è capo reparto delle pulizie, ma non è nostro. Dev’essere di Iniziativa Sindacale».
    «Ora passiamo alle presse. Qui c’è quel gruppetto di provocatori che si è reso recentemente responsabile di una aggressione di fronte alla porta 17. Cos’hai da dire a questo proposito?»
    «…uno non era dei nostri…»
    «Allora dicci gli altri, i vostri».
    «Erano Greco, Mangiola e Meo, tutti e tre RSA. Greco si chiama Antonio, Mangiola credo si chiami Saverio e Meo si chiama Cosimo».
    «C’è qualcun altro alle presse, no?»
    «Beh, sì, c’è il ragionier Festa… Wilson Festa e anche Filippo Greco…»
    «Parliamo adesso delle ausiliarie. Quanti siete e chi è il vostro capogruppo?»
    «Gabriele Mazza».
    «E quali sono gli altri vostri attivisti?»
    «Pochi veramente: praticamente solo lui.»
    «Sentiamo allora al Lingotto chi sono i vostri rappresentanti.»
    «…ma non mi ricordo tutto. Come faccio… Dunque c’è Polito Domenico e anche suo figlio Filippo, poi ci sono Stefano Oldano… c’è Serchimich Stefano.»
    «E Scattaglia te lo dimentichi?»
    «Parlate di Fabrizio Scattaglia? Adesso non è più al Lingotto, ma lavora a Palazzo Marconi all’ufficio del personale…»
    «E alla Motori-Avio?»
    «Lì c’è Paolo Sissia, di altri non ne conosco.»
    «E alla ricambi come stanno le cose?»
    «Ve l’ho già detto: c’è Barone, mi sembra Antonio Barone. Lui è il capogruppo, ma in pratica fa tutto lui. Sono due o tre in tutto. Ma la situazione, lì, è di smobilitazione.»
    «E alle ferriere?»
    «È Sebastiano Palma che ci rappresenta, ma anche lì…»
    «Adesso parliamo di Rivalta, sentiamo qualcosa di Rivalta.»
    «Lì c’è un gruppo aziendale di una trentina di persone, forse un po’ meno. Devo premettere che questi li conosco meno perché essendo decentrata vedo qualcuno solo alle riunioni che facciamo una volta al mese. Loro si riuniscono alla sezione interna. È Guicciardino Giuseppe principalmente che tiene i contatti con noi… Gli altri hanno meno possibilità di frequentare il nostro sindacato perché abitano distanti. Di nomi non ne ricordo molti… tra gli impiegati c’è Ugo Ugolini… altri nomi che mi ricordo… Michele Tancredi, Enrico Di Loreto, poi Mattana, che si chiama Ugo. »
    «Avete dichiarato ad un giornale fascista che avete rappresentanze in diverse piccole fabbriche. Dicci un po’ chi vi rappresenta in queste fabbriche e in quali. »
    «Beh, sono rappresentanze fittizie… più sulla carta che altro. Alla Viberti, per esempio, c’era uno, Leccese, che da diversi mesi è in malattia e che in questi giorni va in pensione o è già andato… ma data la distanza non è che si svolgesse un’attività particolare… »
    «Allora sono frottole quelle che hai raccontato a quel giornale fascista? »
    «Insomma, volevo dire che sono accreditate le nostre rappresentanze in alcune aziende, nient’altro… »
    «In quali, per esempio?»
    «Alla Westinghouse, dove ci sono i due fratelli Caputi, Gaetano e Vincenzo; alla Pininfarina, lì il capogruppo è Aldo Tropea… c’è anche Trevisan… Bugnone è quasi un anno che non è più rappresentante… Ma anche lì la situazione… »
    «E alla Singer di Leinì?»
    «Per noi la situazione fa capo a Vattimo Lorenzo. Anche suo fratello Francesco è del sindacato. Poi ci sono alcune altre persone, la moglie di Lorenzo, qualche altro, ma è una situazione agli inizi…»
    «E nelle piccole fabbriche, cosa avete?»
    «Niente, niente. Non abbiamo rappresentanze sindacali costituite. Una volta avevamo uno anche all’Abarth, ma ora in pratica non abbiamo più nessuno, è solo sulla carta… lì c’è una situazione un po’ particolare…»
    «Non avete rappresentanze ma avete rapporti con qualcuno, no?»
    «Con l’ing. Bosio della Efel; col dott. Molinari alla Cromodora; col dott. Damato Fulvio alla Elcat; con il ragionier Gallo alla Safe; con Finessi alla Amp Italia; con Adamo alla Sait.»
    «Anche se sottobanco, la CISNAL viene fatta partecipare alle trattative. Devi dirci chi di Torino partecipa e in rappresentanza di chi.»
    «In rappresentanza di chi mi sembra inutile dirlo. Comunque per adesso sono andato solo io a Roma.»
    «Vi incontrate di nascosto, naturalmente!»
    «Con noi tratta anche la CISAL, che è un’altra organizzazione… diciamo un po’… No?… »
    «Un po’ cosa, fascista?»
    «Un po’ di destra, insomma. »
    «Chi alla Federmeccanica pensa sia opportuno discutere con voi?»
    «Le prime volte ci siamo incontrati con Valle che è il direttore, poi è venuto Mortillaro, che credo sia il vicedirettore per gli affari sindacali e qualche altro di cui non so il nome. »
    «Con chi avete avuto incontri a Roma?»
    «In sede ministeriale ci siamo incontrati col prof. Guerrieri, con il dott. Pirri e col sottosegretario De Cocci… Il ministro non lo abbiamo ancora incontrato. »

    Non lontano dagli stabilimenti FIAT è rintracciata la 1100 «familiare» di color chiaro usata per il rapimento. Sul vetro di un deflettore viene rilevata un’impronta incompleta ma nitida. Viene inviata al gabinetto scientifico dei Carabinieri a Roma, ma non risulta schedata. Pochi giorni più tardi, invece viene il responso dal gabinetto della scuola superiore di PS: è di Paolo Maurizio Ferrari, 28 anni, nato a Modena, residente a Grosseto ma domiciliato a Torino, è ex operaio della Pirelli Bicocca. Le sue impronte sono state schedate l’anno prima in occasione delle indagini sulla morte di Feltrinelli; prima viene sospettato di far parte del gruppo dell’editore, poi di essere un brigatista, poi viene rimesso in libertà dopo quattro giorni.

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    Da “La notte della Repubblica: la nascita delle Brigate Rosse”

  • 26 Novembre 1972

    A Torino vengono distrutte o danneggiate nove auto dei sindacalisti della CISNAL. (altro…)

  • 20 Gennaio 1972

    Rimangono distrutte in roghi la 500 di Ignazio La Russa e la Fiat 1300 di Attilio Carelli. (altro…)

  • 15 Gennaio 1972

    La Fiat 128 del sindacalista della CISNAL Corrado Ferrara viene bruciata dalle Brigate Rosse. (altro…)