Autore: zorba

  • La vera prigione

    La vera prigione

    Gli eroi più grandi sono quelli che nessuno conosce. Quelli che non vengono ricordati dai media o dai post su Facebook.

    Gli eroi più grandi sono quelli che si sacrificano per il bene comune, che sacrificano il loro tempo, le loro risorse, le loro energie. La loro vita.

    Ken Saro-Wiwa era un poeta. Uno scrittore. Un produttore televisivo. Era nato a Bori, in Nigeria, nel 1941. Aveva una vita tranquilla, soddisfacente. Realizzata. Era celebre nel suo paese, aveva fatto lavori importanti nella pubblica amministrazione (autorità portuale e pubblica istruzione). Che altro voleva di più?

    Ken Saro-Wiwa voleva che le popolazioni del Delta del Niger (in particolare l’etnia Ogoni, che rappresenta la maggioranza in quel territorio) potessero far prosperare le loro colture di sussistenza, che potessero far sopravvivere il loro delicato ecosistema. Voleva che le perdite di petrolio delle multinazionali non distruggessero la sua terra, la terra dove era nato, che amava. Non voleva l’ambiente distrutto per miseri soldi.

    Nel 1990, appena uscito dal carcere per una detenzione di alcuni mesi per cui non è stato celebrato nessun processo, guida il Moviment for the Survival of the Ogoni People (MOSOP) ad una manifestazione con oltre 300.000 persone.

    Nel Maggio del 1994 viene arrestato una seconda e una terza volta, con l’accusa di omicidio, insieme ad altri 8 attivisti del MOSOP. Non passa anni in carcere come il Nelson Mandela dell’apartheid. Non scrive “Le mie prigioni” come Silvio Pellico. Ken Saro-Wiwa viene impiccato, il 10 Novembre 1995. Non negli anni ’50, 17 anni fa. Non da una dittatura fascista, militarista e violenta, ma da un governo “democratico” appoggiato dagli Stati Uniti, quelli della Libertà Infinita. Insieme a lui vengono impiccati gli altri 8 attivisti.

    Sul patibolo, prima di morire, dice:

    “Il Signore accolga la mia anima, ma la lotta continua”

    L’anno dopo, nel 1996, l’avvocato del Center for Constitutional Rights di New York, Jenny Green, avvia una causa contro la multinazionale del petrolio Shell, per dimostrare un loro coinvolgimento nell’esecuzione dello scrittore nigeriano.
    Il processo comincia nel Maggio 2009. La Shell patteggia immediatamente, accettando di pagare un risarcimento da 15 milioni e mezzo di dollari. Per aiutare il processo di riconciliazione, dicono, mica perché sono colpevoli.

    Ken Saro-Wiwa è un simbolo, oltre che un eroe e un grande artista.

    Il simbolo della lotta delle popolazioni contro lo strapotere delle multinazionali. Il simbolo della difesa dell’ambiente, della salute, della sopravvivenza di molti contro il guadagno economico e lo sfruttamento di pochi.

    Ken Saro-Wiwa, la sua vita e soprattutto la sua morte ci possono insegnare molto. Ci possono insegnare a capire qual’è la vera prigione. Può insegnarci a liberarci.

    Non i mass-media. Per loro quelli del Delta del Niger si chiamano pirati. Non partigiani.

    Se difendiamo l’ambiente in cui viviamo con le nostre energie e la nostra rabbia contro gli interessi particolari… Siamo tutti Saro-Wiwa. Come la Rete Antinocività Bresciana.

    “La vera prigione”
    Ken Saro-Wiwa

    Non è il tetto che perde
    Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
    Nella umida, misera cella.
    Non è il rumore metallico della chiave
    Mentre il secondino ti chiude dentro.
    Non sono le meschine razioni
    Insufficienti per uomo o bestia
    Neanche il nulla del giorno
    Che sprofonda nel vuoto della notte
    Non è
    Non è
    Non è.
    Sono le bugie che ti hanno martellato
    Le orecchie per un’intera generazione
    È il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
    Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
    In cambio di un misero pasto al giorno.
    Il magistrato che scrive sul suo libro
    La punizione, lei lo sa, è ingiusta
    La decrepitezza morale
    L’inettitudine mentale
    Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
    La vigliaccheria travestita da obbedienza
    In agguato nelle nostre anime denigrate
    È la paura di calzoni inumiditi
    Non osiamo eliminare la nostra urina
    È questo
    È questo
    È questo
    Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
    In una cupa prigione.

     


    A sangue freddo
    Il teatro degli orrori

  • L’ultimo cavaliere

    L’ultimo cavaliere

    L’ultimo cavaliere è il primo dei sette libri della saga della Torre nera di Stephen King, la sua opera magna. Scritto nel 1970 e poi abbandonato in un baule nella cantina della sua casa di Lovell, il libro viene poi “riesumato” e pubblicato in sei parti tra il 1978 e il 1981 sulla rivista specializzata in racconti fantasy e di fantascienza “The Magazine of Fantasy and Science Fiction”.

    Informazioni su ‘L’ultimo cavaliere’
    Titolo: L’ultimo cavaliere
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788882745929
    Genere: Fantasy / Western
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 1994-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 258
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    L'ultimo cavaliereViene poi raccolto in un volume unico nel 1982 in edizione limitata dalla piccola casa editrice Donald Grant Publisher e nel 1988 dalla casa editrice Plume.

    Nel 2003 è uscita una edizione riveduta e corretta per accordarla ai contenuti e allo stile del resto dei romanzi della Torre Nera, scritti in un arco di più di vent’anni.

    Il protagonista Roland di Gilead, ispirato al poema di Robert Browning “Child Roland alla Torre Nera giunse”, è un pistolero come quelli dei film western di Sergio Leone, uno straniero senza età come Clint Eastwood (a cui Stephen King ha ammesso di essersi ispirato), che vaga in un deserto infinito alla ricerca di un fantomatico uomo in nero che si chiama Walter.

    Non sappiamo chi è, non sappiamo perché lo stia cercando né perché lo voglia raggiungere.

    Sappiamo però che cominciando a leggere questo romanzo si scende sulla sabbia rovente di questo deserto che è l’apoteosi di tutti i deserti. Ci si accosta a questo strano uomo, metà arte e metà mestiere, metà praticità e metà romanticismo. Già dalle prime pagine, siamo anche noi pistoleri, cavalieri erranti alla ricerca di questa fantomatica e misteriosa Torre Nera.

    Citazioni da “L’ultimo cavaliere”

    “-Credi in una vita dopo la morte?- gli domandò il pistolero, mentre Brown gli faceva cadere nel piatto tre pannocchie calde.
    Brown annuì. -Penso che sia questa.-”

    “Quando i traditori vengono proclamati eroi (o gli eroi traditori, ipotizzò nella sua grave cadenza meditativa), dev’essere segno di tempi bui”

    “Ci sono imprese e missioni e strade che portano sempre più avanti, e tutte finiscono nello stesso luogo, là dove ci sarà chi uccide e chi sarà ucciso”

    “Fra la sensualità e una monta intercorre la più tenue delle cuginanze”

    “Mondi interi tremavano quasi a portata delle sue dita”

    “La trama e l’ordito che avevano sorretto l’ultimo gioiello sul seno del mondo si andavano disfacendo. Più niente stava insieme. La terra traeva il suo respiro nell’estate dell’imminente eclisse”

    “Solo i nemici dicono la verità. Amici e amanti mentono in continuazione, presi nella rete dei loro obblighi”

  • Addio alle armi

    Addio alle armi

    Addio alle armi è un romanzo di Ernest Hemingway, pubblicato nel 1929 in inglese ma soltanto nel 1948 in Italia, perchè il regime fascista lo riteneva lesivo all’onore delle Forze Armate Italiane e perché conteneva un marcato antimilitarismo; nonostante questo Fernanda Pivano aveva già diffuso una traduzione “clandestina” nel 1943 (le costò un arresto a Torino).

    Informazioni su ‘Addio alle armi’
    Titolo: Addio alle armi
    Autore: Ernest Hemingway
    ISBN: 9788804567103
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2007-02-20
    Formato:Paperback
    Pagine: 320
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    addio alle armiIl romanzo è un racconto di amore e di guerra (lo stesso titolo, come rivela la Pivano, è ambivalente in inlgese: “Farewell to arms” è sia “Addio alle armi” che “Addio alle braccia”, intendendo quelle dell’amata), per gran parte basato sulle esperienze personali di Hemingway che si arruolò nel Regio Esercito Italiano negli ultimi mesi della guerra come conducente di ambulanze, restando ferito e innamorandosi di un infermiera che lo curava.

    Addio alle armi è una bella testimonianza della Prima Guerra Mondiale, ambientato prima, durante e dopo la disfatta di Caporetto, dal punto di vista di un uomo che ci è andato da volontario, e vivendola in prima linea, ne ha capito la barbarie, l’inutilità e la follia.

    Citazioni da “Addio alle armi”

    “Il fatto che la materia del libro fosse tragica non mi rendeva infelice, perchè ero sicuro che la vita è una tragedia e finisce sempre allo stesso modo”

    “Le guerre vengono combattute dalla miglior gente che c’è, in un paese, o diciamo da una media dei suoi abitanti (quantunque avvicinandosi ai luoghi dove si combatte la gente che si incontra è sempre più quella migliore); le dirigono invece, le hanno provocate e iniziate rivalità economiche precise e un certo numero di porci che ne approfittano. Sono convinto che tutta questa genia pronta ad approfittare della guerra dopo aver contribuito alla sua nascita, dovrebbe venir fucilata il giorno stesso che essa incomincia a farlo, da rappresentanti legali della brava gente candidata a combattere”

    “C’è una sola differenza, tra andar a letto con una vergine e con una donna vera. Con una vergine si fa fatica”

    “-Io non ho paura della pioggia. Non ho paura della pioggia. Oh mio Dio, come vorrei non avere paura! – Si mise a piangere.
    La consolai, non pianse più. Ma, fuori, continuava a piovere”

    “Se perdevano ancora tanti uomini come adesso, gli Alleati tra un anno erano a terra. Disse che eravamo tutti a terra, ma si andava avanti benissimo finché si riusciva a non saperlo. Tutti eravamo a terra, ma si trattava in sostanza di non saperlo. Chi se ne accorgeva per ultimo vinceva la guerra”

    “Ci si sente sempre un po’ presi in trappola, dalla vita”

    “Mi piacciono due cose sole oltre il lavoro, una è cattiva per il lavoro e l’altra dura mezz’ora, o un quarto d’ora, qualche volta di meno”

    “Non viene mai nulla di nuovo per noi. Con quel che abbiamo ci siamo nati, e non impariamo niente. Non viene niente di nuovo per noi”

    “E’ una leggenda la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano solo prudenti.”

    “-Sarà un modo nuovo di volerti bene. –
    – Oh. Sei bravo. E forse sarò anche bella e mi ritroverai sottile, proprio una donna, e ti innamorerai di me. –
    – Diavolo – dissi. – Sono già innamorato abbastanza. Vorresti distruggermi? –
    – Sì. Voglio distruggerti. –
    – Bene. E’ quel che voglio anch’io. -”

    “E’ la sorte morire, e non si ha tempo d’imparare il perché; vi buttano nella vita dandovi un mucchio di doveri, e appena siete indifesi vi assassinano gratuitamente”

  • Io so Pier Paolo Pasolini

    Io so Pier Paolo Pasolini

    io so pier paolo pasoliniNella notte tra l’1 e il 2 Novembre 1975 l’intellettuale Pier Paolo Pasolini viene massacrato di botte sulla spiaggia di Ostia.
    Viene accusato dell’omicidio un ragazzo di 17 anni, Pino Pelosi, che si dichiara colpevole. Ma molte rimangono le incongruenze, gli insabbiamenti e i dubbi.
    Adesso ditemi… Pasolini stava scrivendo un libro, “Petrolio”, sulle vicende che coinvolgevano Enrico Mattei, Eugenio Cefis e l’ENI. E scriveva articoli sul Corriere della Sera come questa “Io so”. Vittima dell’ignoranza per la sua omosessualità o ennesima, rabbiosa, vittima di Stato?

    “Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”. Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”
    -Io so Pier Paolo Pasolini

  • Come muore un italiano

    Come muore un italiano

    come muore un italiano
    Il caporale Tiziano Chierotti, 24 anni, muore in uno scontro a fuoco in Afghanistan.

    Pianti, messaggi sui social network, condoglianze dal presidente Napolitano.
    Ma non azzardatevi a chiamarlo eroe.

    Perché questo alpino non è vittima della Guerra di Piero. Non è un ragazzo del ’99 in ritirata confusa dalla disfatta di Caporetto.
    E’ un militare di professione. Che l’ha scelto.
    Poteva vendersi come schiavo di un contratto a progetto. Poteva studiare e laurearsi in astrofisica e poi finire a rispondere a telefonate di pazzi in un call center qualsiasi.
    Invece ha scelto di abbracciare un fucile, ad andare a invadere un paese di presunti terroristi in seguito alla Pearl Harbor del 2001.

    Sono passati 11 anni, cosa abbiamo ottenuto in Afghanistan? Cosa abbiamo comprato con i 7 miliardi di euro spesi? Gas e petrolio, non la lotta al terrorismo. Non la “Enduring Freedom”, ma un “Enduring War”.

    Questo ragazzo non è un eroe, è l’ennesima vittima dello Stato. Poi dispiace, nessun ragazzo di 24 anni dovrebbe pagare un qualsiasi errore con la vita. Ma non chiedetemi di esporre il tricolore, quella bandiera che “rimboccate sulle bare per addormentare ogni senso di colpa”, parafrasando Caparezza.

    I veri eroi sono quegli uomini e quelle donne che lottano ogni giorno contro un contratto a progetto, contro la propria condizione di esodati, che si umiliano e si distruggono per mantenere la loro famiglia.

    Il nostro meraviglioso e sempre perdente esercito in Afghanistan? Burattini. Non li vedete i fili, tirati dai Grandi Fratelli internazionali? Guardate meglio. Quei fili fatti di petrolio. E di soldi, ovviamente.

    Come muore un italiano? Male, quasi sempre per nulla.

    “Per me i veri eroi sono quelli come mio padre
    e quelli che ogni giorno son pronti a ricominciare
    quelli che riaffrontano la vita anche se gli ha rubato tutto,
    sogni, futuro, e anche la fede in dubbio
    che alzano saracinesche di un bar o di un officina
    che vanno in fabbrica alle 5 di mattina
    e che non lottano per gloria o per fama
    ma per la sopravvivenza, la famiglia, i figli, una casa
    il vero eroe non sta a cavallo comandante
    un vero eroe non inizia una guerra, ma la combatte
    e si batte fuori da ogni schema e da ogni slogan
    non ci svuota di cultura per riempirci di Mc Donald”

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    Metrostars

  • E un altra cosa

    E un altra cosa

    E un’altra cosa è un romanzo di Eoin Colfer, pubblicato da Mondadori nel 2010. É il sesto romanzo de “La guida galattica per gli autostoppisti”, scritto basandosi sugli appunti dell’autore originale Douglas Adams.

    Informazioni su ‘E un’altra cosa…’
    Titolo: E un’altra cosa…
    Autore: Eoin Colfer
    ISBN: 9788804600091
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Mondadori Strade Blu
    Data di pubblicazione: 2010-05-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 319
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    E un'altra cosaPensavate che i nostri eroi de “La Guida Galattica per gli Autostoppisti” fossero morti nell’ultima, definitiva distruzione della Terra ad opera dei Grebulon (manovrati dai Vogon)? Sbagliavate.

    Cinque minuti prima della distruzione i nostri eroi vengono salvati da Wowbagger – L’eterno prolungato, l’essere immortale che ha come unica missione quella di insultare tutti gli esseri dell’universo. In ordine alfabetico.

    Si dirigono così sull’ultimo pianeta colonizzato dagli umani, gli ultimi rimasti. Un pianeta fatto di ricconi alla ricerca della divinità da adorare. Ma non in senso spirituale, sono proprio aperti i colloqui di lavoro.

    Eoin Colfer rielabora gli appunti passatigli dalla vedova di Douglas Adams: ne esce questo bel romanzo, dove ci sembra di ritrovare i personaggi a cui eravamo così affezionati, talmente simili a quelli del loro creatore da non notare la benché minima differenza.

    E un'altra cosa… – Valutazione
    • 8/10
      Trama – 8/10
    • 9/10
      Scrittura – 9/10
    • 8/10
      Contenuto – 8/10
    8.3/10

    Riassunto

    I puristi de La guida galattica per autostoppisti (perché ci sono puristi per qualsiasi cosa?!?!?) non vogliono leggere questo romanzo, che ritengono quasi un insulto.

    A me è piaciuto molto. E’ scritto bene, è veloce, è ironico. Leggerlo è stato tempo bello.

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    Citazioni da “E un’altra cosa”

     “Quello che vi sembra il lieto fine non è che il fugace attimo di sollievo prima che il serial killer che credevi morto si rialzi per massacrare tutti tranne la ragazza dalle tette più grosse, che sarà la  prima a morire nel sequel dell’anno dopo”

  • Praticamente innocuo

    Praticamente innocuo

    Praticamente innocuo è un romanzo di Douglas Adams pubblicato da Mondadori nel 2007.

    Informazioni su ‘Praticamente innocuo’
    Titolo: Praticamente innocuo
    Autore: Douglas Adams
    ISBN: 9788804572114
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2007-10-16
    Formato: Paperback
    Pagine: 263
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    Anobii

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    Praticamente innocuoFord Perfect, alieno in incognito sulla Terra, rimane 15 anni senza la possibilità di poter ripartire. Nella Guida galattica per gli autostoppisti di cui è uno dei reporter più prolifici, alla voce “Terra”, veniva indicata la definizione:

    Innocuo

    Dopo aver conosciuto tutto quello che c’era da sapere sugli umani e sulle altre forme di vita che abitano il pianeta, Ford invia milioni di bite di informazioni alla casa editrice, per aumentare la voce ed aiutare gli autostoppisti che la visiteranno in futuro.

    Dopo l’intervento di redattori, direttori, aiuto-redattori, aiuto-direttori, la voce verrà ampliata in:

    Praticamente innocuo

    Da qui il titolo del quinto ed ultimo libro della triologia della Guida galattica per gli autostoppisti. E questo dice più o meno tutto quello che bisogna sapere sulla poetica di Douglas Adams.

    Questo libro affronta temi cari alla fantascienza classica: paradossi temporali, universi paralleli… E una figlia nata da processi misteriosi e pseudo-scientifici, ovviamente.

    Citazioni da “Praticamente Innocuo”

    “La storia della Galassia si è un po’ ingarbugliata per diverse ragioni: in parte perché chi cerca di tenersene al corrente si è un po’ ingarbugliato, e in parte perché, obiettivamente, sono successe cose che rendono tutto molto ingarbugliato.
    Uno dei problemi riguarda la velocità della luce e le difficoltà che comporta il tentare di superarla. Non la si può superare. Niente viaggia più in fretta della velocità della luce, con la possibile eccezione delle cattive notizie, che seguono proprie leggi specifiche. Di fatto, gli Hingefreel di Arkintoofle Minor cercarono di costruire astronavi propulse da cattive notizie, ma non funzionavano molto bene ed erano accolte così male quando arrivavano da qualche parte, che arrivare da qualche parte finiva per non avere alcun senso.”

    “Qualunque cosa accadde, accadde.”
    “Qualunque cosa che, accadendo, ne fa accadere un’altra, ne fa accadere un’altra.”
    “Qualunque cosa che, accadendo, induce se stessa a riaccadere, riaccade.”
    “Però non è detto che lo faccia in ordine cronologico.”

    “La prima cosa da capire a proposito degli universi paralleli… è che non sono paralleli. È importante rendersi conto che, a rigore, non sono neppure universi, ma è molto più facile cercare di capirlo un po’ più tardi, dopo che ci si è resi conto che tutto quello che si è capito fino a quel momento non è vero.”

    “La principale differenza tra una cosa che potrebbe rompersi e una cosa che non può in alcun modo rompersi è che quando una cosa che non può in alcun modo rompersi si rompe, di solito risulta impossibile da riparare”

  • Addio e grazie per tutto il pesce

    Addio e grazie per tutto il pesce

    Addio e grazie per tutto il pesce è un romanzo di Douglas Adams della serie Guida Galattica per autostoppisti, pubblicata da Mondadori nel 2005.

    Informazioni su ‘Addio e grazie per tutto il pesce’
    Titolo: Addio e grazie per tutto il pesce
    Autore: Douglas Adams
    ISBN: 9788804537700
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione:
    Formato: Paperback
    Pagine: 208
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    Acquista Addio e grazie per tutto il pesce su GoodBook.it

    Addio e grazie per tutto il pesceAddio e grazie per tutto il pesce è il messaggio che la seconda forma di vita più intelligente del pianeta Terra, i delfini, lasciano agli umani quando i Vogon (tra gli esseri più spregevoli dell’universo) demoliscono la Terra.
    Forse credete che la forma di vita più intelligente sia l’uomo. Davvero lo credete? Sbagliato. Se ve lo state chiedendo sono i topi. Ma è una storia lunga, che avreste già dovuto leggere.

    Arthur Dent, vendendo il suo seme in giro per l’Universo, riesce a girare l’universo in lungo e in largo. Ma senza una meta precisa. Ed è attraverso questi vagabondaggi che arriva sulla Terra.

    Che sembra strano, visto che è stata distrutta anni prima. Così Arthur riesce a tornare alla sua bella casa in Inghilterra. Che è ancora come l’ha lasciata, a parte la montagna di pubblicità e una boccia per pesci rossi con incisa la frase: “Addio, e grazie per tutto il pesce“. E scopre che altri due terrestri hanno lo stesso identico oggetto: Fenchurch (una ragazza inglese che si libra a pochi centimetri da terra) e Wonko l’equilibrato, un essere che ha chiuso il mondo all’interno di una casa perché l’ha riconosciuto totalmente folle. Dando prova di grande saggezza. Ed equilibrio, appunto.

    Non avete capito? Beh, dovete leggerlo. Anche perché Arthur Dent e la signorina Fenchurch che fanno sesso librati in aria sulla campagna inglese… Merita davvero.

    Citazioni da “Addio e grazie per tutto il pesce”

    “Mark Knopfler ha la straordinaria capacità di far emettere alla sua Schecter Custom Stratocaster dei suoni che paiono prodotti dagli angeli il sabato sera, quando sono esausti per il fatto di essere stati buoni tutta la settimana e sentono il bisogno di una birra forte”

     

  • Non solo un treno

    Non solo un treno

    Non solo un treno – La democrazia alla prova della Val Susa è un saggio di Livio Pepino e Marco Ravelli pubblicato da Gruppo Abele nel 2012.

    Informazioni su ‘Non solo un treno’
    Titolo: Non solo un treno
    Autore: Livio Pepino e Marco Ravelli
    ISBN: 9788865790267
    Genere: Saggistica
    Casa Editrice: Edizioni Gruppo Abele
    Data di pubblicazione: 2012-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 320
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    Non solo un trenoL’opposizione della Val Susa al progetto della TAV, a causa della disinformazione sistematica a cui è stata sottoposta e al carattere “antagonista” che gli è stato attribuito hanno bisogno di voci che invece le diano la giusta dimensione e la giusta descrizione.

    Molti sono i libri che hanno cercato di descrivere questo fenomeno, questa lotta estesa e continuata nel tempo (è cominciata nel 1991), che cercano di capire in quale modo sia possibile che la democrazia partecipata, una forma di autogoverno ancora più utopistica della democrazia rappresentativa, li sia diventata realtà. E che funzioni, perdipiù.

    La prima parte di questa analisi viene condotta da Marco Revelli, storico e sociologo e professore di Scienze della Politica all’Università del Piemonte Orientale e co-fondatore di ALBA (Alleanza per il lavoro, i beni comuni e l’ambiente), che ne ritrae i caratteri sociali fondanti, le origini del movimento, la storia delle lotte e le loro giustificazioni.

    La seconda invece è scritta dal magistrato Livio Pepino (membro fino al 2010 del Consiglio Superiore della Magistratura, ex consigliere di cassazione e presidente di magistratura democratica), analizza il fenomeno da un punto di vista giuridico, soprattutto denotando le gravi irregolarità legali che il progetto dell’Alta Velocità ha commesso per poter divenire realtà.

    Molto interessanti sono anche le due appendici: la prima è “Origini e sviluppo del Movimento No Tav – Cronistoria 1989-2011″, che traccia molto velocemente le tappe fondamentali di questa lotta.

    La seconda, a mio avviso ancora più importante, si intitola “La linea ad Alta Velocità Torino-Lione Governo e Comunità Montana a Confronto”. Prendendo spunto dalle domande che il Governo Italiano si è posto il 9 Marzo 2012 per giustificare ai cittadini che dovrebbe governare il perché spendere inutilmente miliardi di euro, pubblicano sulla pagina sinistra le risposte dell’amministrazione Monti, su quella di destra le risposte della Comunità Montana. In questo governo di tecnici e professionisti uno si aspetterebbe dati, analisi, risposte incontrovertibili. Invece quelli vengono dalla Comunità Montana. Nelle risposte del governo Monti, invece, ci sono dichiarazioni populiste e ad effetto, quasi mai giustificate da dati e da fonti, oppure sostenute da dati falsati e fuorvianti (quando non palesemente errati). Molto interessante questa appendice nel dimostrare che quando la democrazia è partecipata e informata, nessuno prende per il culo i cittadini.

  • Blackout Italia 2003

    Blackout Italia 2003

    Blackout Italia 2003

    Il 28 Settembre 2003, ormai 9 anni fa, il Sistema Elettrico Italiano va in Blackout. Per 12 ore l’intero paese (ad esclusione della Sardegna e dell’isola di Capri) resta senza corrente elettrica.

    Le cause ufficiali sono ben analizzate a questo indirizzo.

    Io lo ricordo bene. Ecco cosa scrissi, a 19 anni:

    Stasera è andata via corrente per un’ora e mezza… Ho visto la disperazione negli occhi delle persone che mi circondavano… Come può essere così semplice rovinare delle esistenze? Ho scoperto che le persone a cui voglio bene sono assuefatte dalla televisione, dalla luce, dai rumori e dalla merda del consumismo cosmico berlusconiano. Io invece mi sono immerso nello splendido silenzio che si era creato, a partire dal nauseante ronzio della corrente elettrica… Quel rumore a cui ormai siamo abituati tanto da non accorgercene più… E che riscopriamo solo nel momento in cui di corrente non ne passa più. Mi sono immerso nella lettura di Henry Miller, l’uomo che sta facendo cadere a pezzi le mie certezze degli ultimi tempi… Sono tornato a New York alla fine degli Anni Venti, mi sono ritrovato nelle sue strade puzzolenti, e nell’appartamento di Henry che puzza un po’ di meno di quelli fumosi e squallidi di “Sexus”… L’unica tecnologia di cui abbiamo veramente bisogno è quella in grado di stampare e diffondere libri.