Autore: zorba

  • La vita l’universo e tutto quanto

    La vita l’universo e tutto quanto

    La vita l’universo e tutto quanto è un romanzo di Douglas Adams pubblicato da Mondadori nel 2003.

    Informazioni su ‘La vita l’universo e tutto quanto’
    Titolo: La vita l’universo e tutto quanto
    Autore: Douglas Adams
    ISBN: 9788804391302
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1994-09-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 190
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    la vita l'universo e tutto quanto“La vita l’universo e tutto quanto” è la terza parte della Guida Galattica per gli Autostoppisti, Douglas Adams affronta un tema insolitamente serio: il razzismo. Solo che lo fa a suo modo, ovviamente. Senza schemi, in modo talmente assurdo da essere quasi credibile.

    Si, perché la popolazione del pianeta Krikkit odia in modo indiscriminato qualsiasi essere nell’universo che non sia un nativo di Krikkit. Non che siano cattivi. Il problema è che vogliono sterminare tutta la vita nell’universo, perché Krikkit dev’essere l’unico pianeta di esseri viventi esistente. Razzismo? Xenofobismo? Certo. Insieme alle sue cause principali: l’ignoranza e dei Governanti beceri e corrotti. Vi ricorda qualcosa?

    Quanto sarebbe cambiata l’Italia facendo leggere questo libro a Bossi (posto che sia in grado di leggere)?

    Nel romanzo compare anche Prak. Un personaggio secondario, che però possiede la domanda fondamentale la cui risposta è 42. Adesso volete leggerlo, eh?

    Citazioni da La vita l’universo e tutto quanto

    “La bistromatica, in fondo, non è che un metodo nuovo e rivoluzionario per comprendere il comportamento dei numeri. Così come Einstein notò che il tempo non era assoluto ma dipendeva dal moto dell’osservatore nello spazio, e che lo spazio non era assoluto ma dipendeva dal moto dell’osservatore nel tempo, altri hanno notato che i numeri non sono un assoluto, ma dipendono dal moto dell’osservatore nei ristoranti”

    “Si chiamava Wowbagger l’Eterno Prolungato, ed era un essere che aveva uno scopo preciso nella vita. Non un gran bello scopo, come lui stesso era pronto ad ammettere, ma se non altro era uno scopo. […] Il proposito in sostanza era questo: insultare l’Universo. Il che significava insultare tutti i suoi abitanti. Insultarli uno per uno, con offese personali, e (un progetto audace, indubbiamente) in ordine alfabetico”

  • Ristorante al termine dell’universo

    Ristorante al termine dell’universo

    Ristorante al termine dell’universo è un romanzo di Douglas Adams pubblicato da Mondadori nel 2002.

    Informazioni su ‘Ristorante al termine dell’universo’
    Titolo: Ristorante al termine dell’universo
    Autore: Douglas Adams
    ISBN: 9788804507949
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2002-06-11
    Formato: Paperback
    Pagine: 245
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    Ristorante al termine dell'universoRistorante al termine dell’universo è “la seconda parte di sei” della saga della “Guida Galattica per gli autostoppisti”.

    Scritto dal geniale Douglas Adams nel 1980, si basa sulle ultime otto puntate della serie radiofonica originale.

    I quattro protagonisti del primo episodio (Arthur Dent, Ford Perfect, Zaphod Beeblebrox, Trillian e il robot Marvin), dopo essere ripartiti da Magrathea vengono intercettati da una nave Vogon. Salvati dalla misteriosa apparizione dall’aldilà di un antenato di Zaphod, Zaphod Beeblebrox Quarto, Zaphod e Marvin scompaiono misteriosamente mentre si preparano al viaggio nell’iperspazio.

    Un libro come al solito geniale e fuori dagli schemi, seconda parte da leggere assolutamente se avete cominciato la Guida Galattica.
    Il ristornate al termine dell’universo poi è incredibile. L’avevo già trovato nel fumetto di John Doe della Eura come tributo a Douglas Adams; ma se in questo frangente, il direttore della Trapassati Inc. ci portava le sue conquiste femminili semiumane ed era “fisicamente” al termine dell’universo, cieè al suo limite fisico, Adams in questo romanzo è andato oltre: un ristorante racchiuso in una bolla temporale, che fa vivere ai suoi ospiti le ultime ore di vita dell’universo. E una volta che si è assistito al “Big Crunch”… La bolla temporale slitta all’indietro e ricomincia lo show.

    Citazioni da “Ristorante al termine dell’universo”

    “La Guida Galattica è infallibile. È la realtà, spesso, ad essere inesatta”

    Infinito: Più grande di ciò che di più grande si sia mai visto, prima o dopo. Anzi, ancora più grande di così, assolutamente immenso, di proporzioni incommesurabili, tale da indurti a esclamare “wow, ma è gigantesco!

    “Il maggior problema, ossia uno dei maggiori problemi (ce ne sono tanti) che l’idea di governo fa sorgere è questo: chi è giusto che governi? O meglio, chi è così bravo da indurre la gente a farsi governare da lui? A ben analizzare, si vedrà che: a) chi più di ogni altra cosa desidera governare la gente è, proprio per questo motivo, il meno adatto a governarla; b) di conseguenza, a chiunque riesca di farsi eleggere Presidente dovrebbe essere proibito di svolgere le funzioni proprie della sua carica, per cui: c) la gente e il suo bisogno di essere governata sono una gran rogna”

  • Guida galattica per gli autostoppisti

    Guida galattica per gli autostoppisti

    Guida galattica per gli autostoppisti è un romanzo di Douglas Adams pubblicato da Mondadori nel 1999.

    Informazioni su ‘Guida galattica per gli autostoppisti’
    Titolo: Guida galattica per gli autostoppisti
    Autore: Douglas Adams
    ISBN: 9788804464631
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1999-06-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 213
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    Guida galattica per gli autostoppistiLa Guida galattica per gli autostoppisti è il primo della “trilogia in cinque parti” omonima scritta da Douglas Adams nel 1979, come risultato della trasposizione delle prime quattro puntate della serie radiofonica (trasmessa con lo stesso nome) da lui condotta per una radio londinese.

    E’ l’autore più conosciuto di quel genere letterario che prende il nome di Fantascienza Umoristica.

    Trama di Guida galattica per Autostoppisti
    Arthur Dent è un essere umano comune. Vive da solo in una piccola città inglese, lavora per una radio, cerca la donna della sua vita. Ha una vita equilibrata, va al pub a bere con gli amici, trova abbastanza soddisfazione nel lavoro… E il suo miglior amico è un aspirante attore che si chiama Ford Perfect, una persona un pò strana ma simpatica.

    La vita di Arthur Dent viene turbata da 3 fatti, avvenuti tutti lo stesso giorno: il primo è che il comune in cui risiede vuole demolire la sua casa per farci passare una tangenziale; il secondo è lo scoprire che il suo amico Ford Perfect non è un essere umano ma un alieno proveniente da Betelgeuse 5; la terza è che i Vogon, una specie galattica di burocrati che regge a tutti gli effetti il Governo Galattico ha deciso di demolire la Terra per farci passare una tangenziale galattica.

    Ford riesce a salvare Arthur facendo l’autostop sulla nave Vogon: comincia il vagabondaggio dei due nell’Universo, illuminati dai consigli della Guida Galattica per gli Autostoppisti…

    Citazioni da Guida Galattica per gli Autostoppisti

    “C’è una teoria che afferma che, se qualcuno scopre esattamente qual è lo scopo dell’universo e perché è qui, esso scomparirà istantaneamente e sarà sostituito da qualcosa di ancora più bizzarro ed inesplicabile. C’è un’altra teoria che dimostra che ciò è già avvenuto”

    “A chiunque sia capace di farsi eleggere Presidente non dovrebbe essere permesso di assumere l’incarico”

    “Questo pianeta ha – o piuttosto aveva – un problema, che era questo: la maggior parte della gente che ci vive era scontenta per la maggior parte del tempo. Furono suggerite molte soluzioni per questo problema, ma gran parte di esse erano basate sui movimenti di piccoli pezzi verdi di carta, il che è bizzarro, dato che, tutto considerato, non erano i piccoli pezzi verdi di carta ad essere scontenti”

  • Oggetti di reato

    Oggetti di reato

    Oggetti di reato è un romanzo di Patricia Cornwell pubblicato da Mondadori nel 1993, con protagonista l’anatomopatologa Kay Scarpetta.

    Informazioni su ‘Oggetti di reato’
    Titolo: Oggetti di reato
    Autore: Patricia Cornwell
    ISBN: 9788804373742
    Genere: Poliziesco
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1993-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 322
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    oggetti di reato patricia cornwellUna scrittrice, Beryl Madison, viene trovata assassinata nel suo appartamento, appena tornata da una precipitosa fuga a Miami. Scarpetta e Marino cercano il colpevole nella cerchia delle sue conoscenze, e l’omicidio sembra legato ad un romanzo che la giovane scrittrice sembra aver nascosto da qualche parte… Tutto sembra puntare al mentore di Beryl Madison, l’affermato scrittore Harper, ma quando anche lui viene trovato ucciso i due investigatori si trovano al punto di partenza…

  • 28 Agosto 1963: I have a dream

    28 Agosto 1963: I have a dream

    I have a dream di Marthin Luther King

    Traduzione I have a dream integrale, il discorso del Reverendo Marthin Luther King a Washinghton, davanti al Lincon Memorial:

    Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

    Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

    Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

    E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

    Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

    Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

    Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

    Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

    Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

    Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

    E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

    Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

    Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

    Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

    Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

    E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

    Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

    Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

    Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

    Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

    Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

    Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

    Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

    Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

    Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

    Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

    Ma non soltanto.

    Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

    Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

    Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

    E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

  • La TAV del futuro

    La TAV del futuro

    La TAV del futuro dal profilo facebook di Aforismi di un pazzo:

    la tav del futuroLa TAV del futuro:

    Dopo che Holland ha manifestato i suoi dubbi sulla realizzazione del tratto francese della Torino – Lione il governo Monti sta investendo 10 miliardi di euro per far sviluppare ad uno sconosciuto scienziato statiunitense la tecnologia del Flusso Canalizzatore: i TAV, usciti dal tunnel al confine con la Francia a 88 miglia orarie, viaggeranno nel tempo.

  • Sfera

    Sfera

    Sfera è un romanzo di Michael Crichton pubblicato da Garzanti nel 1987 da cui è stato tratto l’omonimo film del 1998 diretto da Berry Levinson con Dustin Hoffman, Sharon Stone e Samuel L. Jackson.

    Informazioni su ‘Sfera’
    Titolo: Sfera
    Autore: Michael Crichton
    ISBN: 9788811666912
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Garzanti
    Data di pubblicazione: 1995-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 382
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    Anobii

    Pubblicato nel 1987 si fa fatica a dargli un genere letterario.
    Norman Johnson, psicologo, poco dopo l’università, viene incaricato dall’amministrazione Carter di stilare una relazione sul comportamento da tenere nel caso di contatto con una civiltà extraterreste. La relazione gli sembra un’assurdità, ma il compenso serve per la casa che ha intenzione di acquistare e lo psicologo accetta.

    Passano gli anni e Norman è inserito in un programma di recupero per i sopravvissuti ai disastri aerei. Pensa a questo quando viene prelevato da casa sua a San Diego dalla Marina Militare. A un disastro aereo. Ma quando nessuno risponde alle sue domande e viene condotto al centro del Pacifico, capisce che non può essere quello il motivo. Insieme a lui, sulla nave, ci sono l’astrofisico Ted Fielding, la biologa Elizabeth Halperin e il matematico Harry Adams; tutti scienziati indicati da Norman nella sua relazione sull’incontro con una civiltà extraterrestre.

    Il comandante della missione, Harold Barnes, li porta così a 300 metri di profondità in un habitat realizzato dalla Marina degli Stati Uniti, accanto ad un enorme astronave di dubbia provenienza, sepolta sotto metri di corallo che datano la comparsa dell’astronave a più di 300 anni fa…

    Fantascienza? Io non ne sarei così sicuro. Leggetelo, se volete sciogliere ogni dubbio. Perché in “Sfera” c’è molto di più. Ci sono riferimenti letterari a “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne e a “Il mago di Oz” di L. Frank Baum. E ci sono una miriade di colpi di scena che trasformeranno la trama in un thriller psicologico ad alto contenuto di adrenalina.

    Citazioni da “Sfera”

    “Sul vostro pianeta c’è un animale che si chiama orso. È un grosso animale, a volte più grosso di voi, ed è intelligente e ingegnoso e ha un cervello grande come il vostro. Ma si distingue da voi per un aspetto importante. Non sa svolgere quell’attività che chiamate immaginazione. Non sa costruirsi immagini mentali di come la realtà potrebbe essere. Non sa concepire quello che chiamate passato e quello che chiamate futuro. Questa particolare capacità di immaginare è ciò che ha fatto la grandezza della vostra specie. Null’altro. Non la vostra disponibilità a imitare, non l’attitudine a servirvi di utensili, né il linguaggio, né la violenza, né la cura dei piccoli né il raggrupparvi in società. Non è nessuna di queste cose, che hanno anche altri animali. La vostra grandezza è nell’immaginazione”

  • Fahrenheit 451

    Fahrenheit 451

    Fahrenheit 451 è un romanzo di Ray Bradbury pubblicato in Italia da Mondadori nel 1953.

    Informazioni su ‘Fahrenheit 451’
    Titolo: Fahrenheit 451
    Autore: Ray Bradbury
    ISBN: 9788804487715
    Genere: Distopico
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1989-03-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 195
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    Anobii

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    Fahrenheit 451Noto in Italia anche come “Gli anni della fenice”, questo romanzo di Ray Bradbury è stato pubblicato nel 1953 come ampliamento del racconto “The fireman” (“Gli anni del rogo”) e fa parte dei romanzi distopici della seconda metà del Novecento, sulla linea del lavoro di Huxley e di Orwell.

    Il titolo che poi lo ha reso famoso deriva dalla temperatura (in gradi Fahrenheit) a cui brucia la carta (451, appunto). Va detto che non è stato voluto dall’autore, ma preso soltanto dal numero stampigliato sull’elmetto del protagonista, Guy Montag, vigile del fuoco, visto che la carta brucia a diverse temperature a seconda della tipologia e dello spessore.

    Nella società descritta nel romanzo il controllo delle informazioni è centrale: l’unico mezzo di diffusione è la televisione, sempre più grande, tanto che in ogni casa ormai ci sono 3 o 4 pareti televisive in una sola stanza, mentre i libri sono stati messi fuori legge: il protagonista è un vigile del fuoco, che invece che spegnere gli incendi fa parte di una sorta di polizia incaricata di bruciare la cultura non standardizzata delle immagini subite.

    Molto diverso da “Il mondo nuovo” e da “1984″ è molto meno veloce, c’è molta meno azione. E’ più psicologico, più introspettivo, si concentra completamente sul dilemma interiore di un vigile del fuoco che si sta facendo troppe domande, che ha troppi dubbi, che si rende conto della sua infelicità. Un vigile del fuoco che da schiavo di un sistema dittatoriale ed oppressivo, diventa ribelle, reietto, diverso.

    Citazioni da “Fahrenheit 451”

    “Era una gioia appiccare il fuoco”

    “il termine “intellettuale” divenne la parolaccia che meritava di diventare. Si teme sempre ciò che non ci è familiare. Chi di noi non ha avuto in classe, da ragazzini, il solito primo della classe, il ragazzo dalla intelligenza superiore, che sapeva sempre rispondere alle domande più astruse mentre gli altri restavano seduti come tanti idoli di legno, odiandolo con tutta l’anima? Non era sempre questo ragazzino superiore che sceglievi per le scazzottature e i tormenti del doposcuola? Per forza! Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno vien fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito? Cosicché, quando le case cominciarono a essere costruite a prova di fuoco, non c’è più stato bisogno di vigili del fuoco, dei pompieri, che spegnevano gli incendi coi loro getti d’acqua. Furono assegnati loro i nuovi compiti, li si designò custodi della nostra pace spirituale, il fulcro della nostra comprensibile e giustissima paura di apparire inferiori; censori, giudici, esecutori”

    “Voglio un po’ di felicità, dice la gente. Ebbene, non l’hanno forse? Non li teniamo in continuo movimento, non diamo loro ininterrottamente svago? Non è per questo che in fondo viviamo? per il piacere e i più svariati titillamenti? E tu non potrai negare che la nostra forma di civiltà non ne abbia in abbondanza, di titillamenti”

    “Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’anno passato. Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia onde possano pescar con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza”

    “Il mondo era pieno di bruciature di ogni tipo e grandezza”

  • Non siete Stato voi

    Non siete Stato voi

    Caparezza ha scritto questo pezzo da annali della musica Italiana.

    C’è questo ritmo incalzante, quasi da marcia militare, ma di un esercito rivoluzionario, che si è rotto i coglioni di farsi prendere per il culo da questo stato che ha smesso da tempo di meritarsi la lettera maiuscola.

    C’è un testo perfetto, con la ripetizione di quel “Non siete stato voi”, con un ritmo in crescendo, ogni strofa fino al ritornello.

    Quel “Non siete stato voi” che alla fine dell’ultima strofa si trasforma in “Non sono stato io”,  perché a parlare sono quei politici che cercano di discolparsi di fronte alla giustizia, quelli che “La legge è uguale quasi per tutti”.

    E allora nel ritornello c’è l’ambiguità del “Non sono stato io”, come non ammissione di colpa… Che si trasforma nel peccato ancora più grande, per un rappresentante delle istituzioni: “Non sono Stato… Io”

    Il video è stato fatto per aforismidiunpazzo.org da Linea di Confine TV.

    Testo di “Non siete Stato voi”

    Non siete Stato voi che parlate di libertà
    come si parla di una notte brava dentro
    i lupanari.
    Non siete Stato voi che
    trascinate la nazione dentro il buio
    ma vi divertite a fare i luminari.
    Non
    siete Stato voi che siete uomini di
    polso forse perché circondati da una
    manica di idioti.
    Non siete Stato voi
    che sventolate il tricolore come in
    curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
    Non
    siete Stato voi né il vostro parlamento
    di idolatri pronti a tutto per ricevere
    un’udienza.
    Non siete Stato voi che
    comprate voti con la propaganda ma
    non ne pagate mai la conseguenza.
    Non
    siete Stato voi che stringete tra le
    dita il rosario dei sondaggi sperando
    che vi rinfranchi.
    Non siete Stato
    voi che risolvete il dramma dei disoccupati
    andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
    Non
    siete Stato voi. Non siete Stato, voi.

    Non
    siete Stato voi, uomini boia con la
    divisa che ammazzate di percosse i
    detenuti.
    Non siete Stato voi con gli
    anfibi sulle facce disarmate prese
    a calci come sacchi di rifiuti.
    Non
    siete Stato voi che mandate i vostri
    figli al fronte come una carogna da
    una iena che la spolpa.
    Non siete Stato
    voi che rimboccate le bandiere sulle
    bare per addormentare ogni senso di
    colpa.
    Non siete Stato voi maledetti
    forcaioli impreparati, sempre in cerca
    di un nemico per la lotta.
    Non siete
    Stato voi che brucereste come streghe
    gli immigrati salvo venerare quello
    nella grotta.
    Non siete Stato voi col
    busto del duce sugli scrittoi e la
    costituzione sotto i piedi.
    Non siete
    Stato voi che meritereste d’essere
    estripati come la malerba dalle vostre
    sedi.
    Non siete Stato voi. Non siete
    Stato, voi.

    Non siete Stato voi che
    brindate con il sangue di chi tenta
    di far luce sulle vostre vite oscure.
    Non
    siete Stato voi che vorreste dare voce
    a quotidiani di partito muti come sepolture.
    Non
    siete Stato voi che fate leggi su misura
    come un paio di mutande a seconda dei
    genitali.
    Non siete Stato voi che trattate
    chi vi critica come un randagio a cui
    tagliare le corde vocali.
    Non siete
    Stato voi, servi, che avete noleggiato
    costumi da sovrani con soldi immeritati,
    siete
    voi confratelli di una loggia che poggia
    sul valore dei privilegiati
    come voi
    che i mafiosi li chiamate eroi e che
    il corrotto lo chiamate pio
    e ciascuno
    di voi, implicato in ogni sorta di
    reato fissa il magistrato e poi giura
    su Dio:
    “Non sono stato io”.

  • Miglio 81

    Miglio 81

    Miglio 81 è un racconto di Stephen King distribuito in ebook da Sperling & Kupfer nel 2011.

    Informazioni su ‘Miglio 81’
    Titolo: Miglio 81
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788873395102
    Genere: Racconto
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 2011-11-22
    Formato: eBook
    Pagine: 104
    Goodreads
    Anobii

    Miglio 81Sarà perché ho appena letto “Buick 8”, sarà che questo è solo un racconto (anche se sono 80 pagine), ma ho trovato Miglio 81 una delle cose più scialbe che ha scritto King. I personaggi sterili e poco descritti, poco cinematografici. La situazione poco credibile, troppo surreale, falsa.