Autore: zorba

  • L’impunità della polizia italiana (40 anni dopo)

    L’impunità della polizia italiana (40 anni dopo)

    Impunità della polizia

    Il 23 Gennaio 1973 il Movimento Studentesco, un organizzazione extraparlamentare di sinistra, proclama lo sciopero generale studentesco. In serata è prevista un’assemblea all’Università Bocconi a Milano, solitamente di libero accesso a chiunque (senza mai presentare peraltro alcun problema di sicurezza). Per questa, in particolare, il “magnifico” rettore Giordano Dell’Amore concede l’accesso soltanto agli studenti che seguono li i corsi, presentando il libretto universitario. Chiama la polizia per far rispettare il divieto.

    Le “forze dell’ordine” circondano la Bocconi con un centinaio di agenti del III reparto Celere al comando di Tommaso Paolella, Cardella (entrambi vice-questori) e di Addante (tenente). Dopo aver allontanato i primi “abusivi” cominciano le prime contestazioni, che si trasformano presto in alcuni scontri tra polizia da una parte e studenti e operai dall’altra. Mentre i manifestanti si allontanano la polizia comincia a sparare. Ad altezza uomo. Comincia il caos. Rimane sull’asfalto l’operaio Roberto Piacentini, ferito alla schiena. Alle spalle, mentre stava scappando. Rimane sull’asfalto lo studente ventunenne Roberto Franceschi, ferito alla testa. Alle spalle, mentre stava scappando.

    Piacentini viene ricoverato al Policlinico e dimesso. Franceschi muore.

    La questura non ammette responsabilità. La prima versione dell’accaduto è stata che lo studente era stato colpito da un sasso lanciato da giovani contestatori. Ai giorni nostri li chiamerebbero anarco-insurrezzionalisti. O anarco-cosi, per gli intimi. Ovviamente nessuno ci crede. Allora nasce una seconda versione, che parla di agente in preda a raptus, dichiarando che l’agente della Polizia di Stato Gianni Gallo avrebbe sparato in stato di semi-incoscienza.

    Sarò stata fatta giustizia?

    Agatino Puglisi e Gianni Gallo (l’agente un stato di semi-incoscienza), imputati per omicidio preterintenzionale assolti per non aver commesso il fatto.
    Sergio Cusani e Roberto Piacentini (ferito alla schiena durante gli scontri), imputati di oltraggio a pubblico ufficiale e lesioni a danno del tentente Addante assolti per insufficienza di prove e amnistia.
    Gaetano Savarese e Agatino Puglisi, imputati per falso, condannati ad un anno e sei mesi di reclusione per aver sostituito i proiettili nei caricatori e falsificato il verbale relativo al sequestro delle armi.

    Il secondo processo penale, nei confronti del vicequestore Tommaso Paolella imputato di omicidio volontario, si concluse con l’assoluzione per insufficienza di prove. La Corte d’Assise d’Appello, decise l’assoluzione per non aver commesso il fatto.

    Come sempre nessun colpevole. Un’altra vittima di Stato.

    Come a Genova. Come Carlo. La stessa pietra. La stessa polizia. Le stesse sentenze. Lo stesso colpevole, nessuno.

    Sono passati 40 anni, e non è cambiato un cazzo.

  • La tua vita è bella pancione!

    La tua vita è bella pancione!

    “La tua vita è bella pancione” è uno spezzone tratto dal film ambientalista “Il pianeta verde” di Coline Serreau del 1996, con Coline Serreau, Vincent Lindon, Marion Cotillard e Claire Keim.

     “Scusi, siamo davvero desolati!”
    “Coglione!”
    “Siamo veramente desolati!”
    “Coglione! Razza di coglione, non puoi fare attenzione? Ma dove credi di essere? Sai guidare o no, imbecille?!”
    “Mi scusi, sono desolato!”
    “Coglione!”
    “Stavo parlando e…”
    “Ah, certo, lui parlava!”
    “Le ho appena sfiorato il retrovisore…”
    “Sei un coglione!”
    “E’ tutto a posto, non si è rovinato…”
    “Dove hai imparato a guidare, brutto idiota?!?!”
    “Davvero, io le chiedo scusa… La prego di scusarmi…”
    “Cogliooooone!”
    “E’ una cosa terribile quello che le è successo!”
    “Che cosa?”
    “Ho detto che è davvero terribile quello che le è successo! Sulla Terra 4 persone su 5 crepano di fame. Gente che vive nelle cantine per le bombe. Quelli che muoiono di cancro e di AIDS negli ospedali. Quelle che vengono violentate da 25 corpi insieme, per far capire loro bene chi è il padrone. E ci sei tu. Tu a cui è successa una cosa terribile. Ti hanno toccato il retrovisore.”
    “Ma ma ma ma… Signore… Adesso si calmi, signore…”
    “Ci sono gli alberi sopra di te, con le foglie che si muovono. Li hai mai guardati, gli alberi? C’è tua moglie che è bella e perde la giovinezza cucinando funghi alla crema mentre tu la crocifiggi. L’hai mai guardata una volta tua moglie? Ci sono i tuoi bambini con la pelle liscia. Hai mai ringraziato qualcuno per la loro pelle liscia? E le vacche, che ti regalano latte e formaggio tutti i giorni. Hai mai detto grazie alle vacche?”
    “Lei è pazzo, signore…”
    “La tua vita è bella, pancione… E’ bella, bella, bella da morire… Guardala, pancione… Ma c’è un problema. Che noi abbiamo toccato il tuo retrovisore, pancione… E’ terribile… Terribile!”

  • Mangiatori di merda

    Mangiatori di merda

    “Mangiatori di Merda” è uno spezzone tratto dal film ambientalista “Il pianeta verde” di Coline Serreau del 1996, con Coline Serreau, Vincent Lindon, Marion Cotillard e Claire Keim.

    Un presentatore televisivo e un aspirante politico parlano di creare un nuovo lavoro: “Il mangiatore di merda”.

    E’ un lavoro che non serve a nulla (e i disoccupati ci hanno già “fatto la bocca”), ma migliora le statistiche sulla disoccupazione; non costa molto e viene pagato dalle “briciole”.

    Da un bel film ambientalista che verrà presto proiettato dalla Rete Antinocività Bresciana durante la Rassegna Cinematografica Antinociva 2013 presso la sede della R.A.B. di Via Saleri, 19 a Sant’Eufemia, Brescia.

    A: Anche i disoccupati?
    B: Soprattutto! Non è richiesta alcuna qualifica, si può assumere in massa, si elimina la disoccupazione, si avranno statistiche favolose!
    A: Ma, e cos’è?
    B: Mangiatori di merda!
    A: Mangiatori di merda?!?!?
    B: Si!
    A: Mangiatori di merda… E’ vero, la materia prima è gratuita!
    B: E può farlo chiunque!
    A: E’ vero!
    B: E i disoccupati ci sono già abituati… Ma il problema è… A cosa serve?
    A: A niente.
    B: E allora?
    A: A chi importa che serva a qualcosa se migliora le statistiche?
    B: Come?
    A: A chi importa se serve a qualcosa se migliora le statistiche!
    B: Si, è vero.
    A: Una bella campagna per valorizzare l’immagine del mangiatore di merda, io ho delle azioni di un’ottima agenzia. Loro mangiano la merda, in cambio gli si da qualche briciola, le briciole non costano care, sono i soldi delle loro imposte. E tutto continua come prima!
    B: E’ perfetto!
    A: Con tutti gli aiuti sociali che ricevono non vorranno anche chiedere un lavoro che serva a qualcosa! L’arroganza ha un limite!
    B: Si!!! L’altro giorno ad un meeting un tizio mi ha detto: “Se si demolissero gli edifici brutti e si ripulisse il pianeta, ci sarebbe lavoro per tutti per 500 anni!”. Se ne rende conto?
    A: E chi è questo pazzo?!?! Cos’è che non gli sta bene?!?!? Dove si andrà a finire così?!?!? Eh?!?! Perché non cambiare tutta la società, già che ci siamo!!!
    B: Siii!!! Già che ci siamo!!! E fra l’altro se servisse a qualcosa saremmo i primi ad essere presi di mira…
    A: Non ne parliamo nemmeno!!!
    B: Per carità!!! No no no non si cambia niente!!! Mangiatori di merda: è perfetto!!!
    A: Mangiatori di merda!!! Avanti disoccupati: al lavoro!!!
    B: Al lavoro!!!

  • Una penna disonesta

    Una penna disonesta

    C’è penombra, nello studio, sento la polvere nel naso. ho sempre portato gli occhiali, ma la mia vista peggiora di anno in anno. Solo il naso è rimasto affidabile. L’udito sale e scende, ma ancora non mi preoccupa. Una lama di luce entra dalle tende di velluto avorio, che sembrano essere quasi una continuazione della tappezzeria. Non si vede, con questo buio, ma io lo so. Vivo qui da anni. Ci vengo da decenni, da quando il presidente non ero io ma Scalfaro. Io ero solo Presidente della Camera dei Deputati. Quando i Deputati erano diversi. Forse non più onesti, ma con più classe. Con più rigore. Con più dignità.

    Mi guardo allo specchio e vedo un vecchio, con la pelle floscia e spenta. Con i capelli bianchi radi, un fremito che riesco a controllare sempre meno nelle labbra. Macchie senili, anche in faccia. Un essere umano che ha visto 87 inverni su questa terra. Appena troppo giovane per la resistenza, decisamente troppo vecchio per la rivoluzione giovanile. Fascista per obbligo, comunista per scelta, socialista per convenienza. Sempre una seconda scelta, in ogni caso. Sempre un passo dietro ad uomini migliori di me. Ed ora… Primo degli italiani. Gran Maestro dell’Ordine, di qualsiasi ordine, dalla Repubblica Italiana fino a Vittorio Veneto. Decorato da Spagna, Lituania, Città del Vaticano, Slovacchia, Polonia e Francia… Per cosa… Non ricordo. Le onorificenze contano meno quando fatichi a sopravvivere ai fantasmi. A cercare di essere un uomo migliore di quello che sei in realtà.

    La luce che entra dalla finestra alla sinistra della scrivania francese del 1750 si riflette su quella che sembrerebbe una statua, mandando barbigli dorati. Immobile, il corazziere veglia, con la sua squadrona al fianco. Come se io non esistessi. Si irrigidisce ancora al mio passaggio. E io che non credevo fosse possibile. Lo saluto, mi siedo. Sono sempre stato affascinato dal combattimento, sono sempre arrivato troppo tardi o troppo presto. Ho condotto guerre, e a volte bisogna firmare un armistizio per andare avanti. Anche se dall’altra parte c’è la mafia. Vorrei un arma, per combattere questa politica che rappresento. Invece ho solo questa “penna disonesta”; “un’arma scarica”.

    “Se fosse tutto limpido,
    tutto semplice e legittimo,
    se l’impedimento unico
    fosse l’interesse pubblico,
    se il mercato fosse solido,
    se il governo fosse tecnico,
    se bastasse qualche monito
    ad illuminare il buio che c’è qua”

    Questo ruolo non fa per me. Sono un luogotenente, non un capo. La nuova legge di stabilità. Stabilità per chi? Non per i miei concittadini italiani, sempre più instabili, come acrobati sul filo del rasoio. Camminare in bilico, per ritrovarsi piedi piagati e feriti. Fino alla caduta, inesorabile. La mano trema, il cuore frena. Ma alla fine firmerò. Che altro posso fare? Non ho avuto grandi battaglie. E se c’ero non le ho guidate io. Ero il messaggero nell’ombra, non il soldato, non il comandante. E adesso sono solo. Non voglio lottare. Non voglio resistere. E’ soltanto una penna, in fondo…

    “Io vorrei una penna disonesta,
    che mi legga nella testa
    e che se sbaglio lo impedisca,
    scrivo sì ma poi non resta.
    Una biro che si guasta
    o che si impunta per protesta
    che piuttosto mi ferisca questa mano destra.”


    Monito®
    Daniele Silvestri

  • Il venditore di armi

    Il venditore di armi

    Il venditore di armi è un romanzo di Hugh Laurie pubblicato da Marsilio nel 2008.

    Informazioni su ‘Il venditore di armi’
    Titolo: Il venditore di armi
    Autore: Hugh Laurie
    ISBN: 9788831795784
    Genere: Poliziesco
    Casa Editrice: Marsilio
    Data di pubblicazione: 2008-09-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 349
    Goodreads
    Anobii

    il venditore di armi di Hugh LaurieTrovo questo libro tra i miei pdf e rimango a bocca aperta. Quel Hugh Laurie? Quello che fa Gregory House? Solitamente penso che se uno ha una dote è quella. Lui sa recitare, il personaggio della serie è uno dei più credibili e complessi comparsi sul piccolo schermo. Non sarà in grado di fare nient’altro altrettanto bene.

    Poi scopri che oltre ad attore e scrittore è anche musicista, doppiatore e regista, e allora la curiosità aumenta.

    Pubblicato nel 1996 in Gran Bretagna, arriva solo nel 2007 in Italia sull’onda del successo di Dottor House – Medical Division.

    Thomas Lang è un ex poliziotto con una ex moglie, che adesso fa il mercenario per vivere, nonostante i contatti che ancora gli restano con i poliziotti e i servizi segreti londinesi. E non è un criminale, tutto sommato: quando gli offrono centomila dollari per uccidere un industriale americano, Lang non accetta e cerca di avvertire il suo “obiettivo” del pericolo che corre. Si troverà coinvolto in un traffico internazionale di armi, tra imprenditori senza scrupoli, polizia, CIA e servizi segreti della regina.

    Citazioni da “Il venditore di Armi”

    “Quando qualcuno ti dice che è una lunga storia, è solo un modo cortese di informarti che non te la racconterà mai”

    “Il sesso provoca più infelicità che piacere. Perché uomini e donne vogliono cose diverse e uno dei due finisce sempre deluso”

    “Nella vita reale, e mi scuso se mando in pezzi illusioni coltivate con amore nel profondo dell’animo, gli uomini nella posizione di Ricky non mandano nessuno affanculo. Non sogghignano insolenti, non sputano negli occhi altrui, e di sicuro, definitivamente, categoricamente, non si liberano d’impeto. Quel che davvero fanno è restare immobili, e rabbrividire, e piangere, e implorare, letteralmente implorare, la mamma. I loro nasi colano, le gambe tremano, ed emettono uggiolii. E’ così che sono fatti gli uomini, tutti gli uomini, ed è così che è fatta la realtà. Mi spiace, ma non si scappa”.

    “In materia di sesso, è mia opinione, gli uomini si trovano presi tra una roccia e un posto morbido, tenero, arrendevole. I meccanismi sessuali dei due sessi non sono compatibili, è questa l’orribile verità. Uno è un’utilitaria, adatta per lo shopping, i giri brevi in città, ed estremamente facile da parcheggiare; l’altro è una station wagon, creata per lunghe distanze e carichi pesanti, più grande, più complessa, e di manutenzione più difficile. Non comprereste una Fiat Panda per trasportare mobili d’antiquariato da Bristol a Norwich e non comprereste una Volvo per nessun’altra ragione. Non è che una sia migliore dell’altra. Sono diverse, tutto qui. È una verità che di questi tempi non osiamo ammettere, perché l’uniformità è la nostra religione e gli eretici non sono meglio accetti di quanto lo siano mai stati, però io la ammetterò, perché ho sempre pensato che l’umiltà davanti ai dati di fatto sia l’unica cosa capace di tenere assieme un uomo razionale. Sii umile di fronte ai fatti e fiero di fronte alle opinioni, ha detto George Bernard Shaw. In realtà non lo ha detto. Volevo solo dare l’appoggio di un’autorità a questa mia osservazione perché so che non vi piacerà. Se un uomo si arrende all’orgasmo, bene, okay, è tutto lì. Un momento. Uno spasmo. Un evento senza durata. Se invece si trattiene, cercando di ricordare tutti i nomi possibili del catalogo di vernici Dulux, o qualunque sia il suo metodo ritardante, viene accusato di essere freddamente tecnico. In un caso o nell’altro, se sei un maschio eterosessuale emergere da un incontro erotico moderno acquistando un certo credito è impresa diabolicamente ardua. Sì, certo, il credito non è il succo dell’esercizio. D’altro canto, è facile dirlo quando ne hai. Credito. E al giorno d’oggi i maschi non ne ottengono. Nell’arena sessuale, gli uomini sono giudicati in base agli standard femminili. Puoi sibilare e mugugnare e inspirare profondamente quanto vuoi, ma è così. (Sì, certo, gli uomini giudicano le donne in altre sfere, le trattano con condiscendenza, le tiranneggiano, le escludono, le opprimono, le gettano nella disperazione; però, quanto a ginnastica erotica, le regole sono state dettate dalle donne. È la Fiat Panda che deve tentare di essere come la Volvo, non viceversa.) Non sentirete mai uomini criticare una donna perché impiega quindici minuti a raggiungere l’orgasmo; e se ne sentite uno, non sottintende accuse di incapacità, o arroganza, o egoismo. Di solito, gli uomini abbassano la testa e dicono sì, il suo corpo funziona così, è di questo che lei ha bisogno, e io non sono riuscito a darglielo. Sono una merda e andrò via subito, appena trovo l’altro calzino. Il che, a essere onesti, è ingiusto, ai limiti del ridicolo. Come sarebbe ingiusto definire “automobile di merda” una Fiat Panda solo perché non riesci a far entrare un intero guardaroba dietro i sedili anteriori. Può essere una merda per tante altre ragioni (si rompe spesso, consuma un casino d’olio, oppure è color verde lime con la parola “turbo” pateticamente scritta sul lunotto posteriore), però non è una merda per colpa dell’unica caratteristica per la quale è stata volutamente progettata: essere piccola. E nemmeno la Volvo è un’auto di merda perché non sguscia sotto le sbarre alle uscite dei parcheggi e non vi permette di andarvene senza pagare. Bruciatemi su un mucchio di fascine, se volete, ma le due macchine sono semplicemente diverse, e questo è quanto. Progettate per fare cose diverse, a velocità diverse, su differenti tipi di strade. Sono diverse. Non sono uguali. Differiscono. Ecco, l’ho detto. E non mi sento per niente meglio.”

  • Adamo ed Eva (Brad e Angelina)

    Adamo ed Eva (Brad e Angelina)

    Il mondo va a rotoli lentamente, come una lumaca che tenta il suicidio. Ogni giorno un pò più vicino all’abisso, ogni giorno un passo che ci porta più vicini alla fine di un sistema che non si regge più, un sistema talmente ubriaco di se stesso da aver vomitato anche le scuse sulle quali si basava e che chiamava princìpi. Talmente confuso da non ritrovare più la strada di casa.

    Forse l’automiglioramento non è una la soluzione. Forse la risposta è l’autodistruzione.

    Nel futuro il comunismo vincerà. I cinesi conquisteranno il mondo, costringeranno i paesi occidentali a lavorare 20 ore su 24 come dalla loro tabella di marcia. La religione di stato, di tutti gli stati, sarà l’Islam. Le chiese cristiane verranno sconsacrate con l’urina di maiale. Calderoli sarà in prima fila, convertito appena è cambiato il vento. Nazinger sarà crocifisso in San Pietro. Nessuna televisione comprerà l’esclusiva per le sue ultime parole. Giusto qualche spezzone nel tg della notte, se non c’è di meglio. Cosa cambierebbe per noi? Ci sarebbe qualche differenza? Nessuna. Continueremo a farci guerre. Ci saranno i soliti ribelli che faranno la solita rivoluzione per riportare il tutto a com’era prima della conquista cinese. Senza capire che non cambieranno un cazzo in realtà. Ci saranno sempre gli schiavi e i padroni, i forti e i deboli, i buoni e i cattivi, gli eroi, i martiri, i figli di puttana, le teste di cazzo. Questo mondo non va cambiato. Va distrutto completamente. Raso al suolo. Bombardamenti atomici a tappeto. Spegnimento del nucleo terrestre. Guerre batteriologiche. Epidemie incurabili. Salviamo solo Brad Pitt e Angelina Jolie. Li chiudiamo in un bunker sotto terra. I nuovi Adamo ed Eva. Il mondo per qualche tempo sarebbe in pace. Ripopolato da due dei della bellezza. Senza nessun conflitto.

    Speriamo che abbiano ragione i Maya.

    Noi non ci saremo
    Nomadi

  • Mostro

    Mostro

    mostro

    Mostro! Ebbene si. Ci sono donne bellissime che sono dei mostri. E non sto parlando dal punto di vista etico e morale. Proprio di mostri, anche solo esteticamente. Come quella della foto.

    Perché noi siamo abituati a dargli una connotazione negativa, qualcosa di disgustoso, di spaventoso. E invece no.

    Il termine viene dal latino monstrum, che significa “portento”, “prodigio”.
    Cambia, vero? Ora non è così più negativo. Ora significa fuori dall’ordinario, non come tutto il resto.

    Certo, anche la creatura del dottor Frankeinstein era un mostro. Un prodigio, a modo suo.

    Perché attraverso il medioevo molte parole che avevano accezione positiva si trasformano in negative? Mostro, eretico… Sembrano tutti giudizi di condanna. Invece erano termini per definirsi diversi… E in un certo senso migliori. La Chiesa li ha stravolti.

    Dovremmo riappropiarci della parola “Mostro”. Cercare di uscire dal grigiume che ci circonda. Perché un popolo grigio, statico e tutto uguale è un popolo mite. Un popolo di automi. Dovremmo diventare tutti prodigi, prodigi di vite portentose. E se ci unissimo insieme… Cambieremmo il mondo di omologazione e di finta uguaglianza (leggi appiattimento) in cui siamo rinchiusi. E questo sarebbe mostruoso.

  • La leggenda del vento

    La leggenda del vento

    La leggenda del vento è un romanzo di Stephen King appartenente alla saga de “La Torre Nera” e pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2012.

    Informazioni su ‘La leggenda del vento’
    Titolo: La leggenda del vento
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788820053253
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 2012-11-13
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 384
    Goodreads
    Anobii

    la leggenda del vento di stephen kingQuando su un gruppo di Anobii su Stephen King vengo a sapere che uscirà l’ottavo libro della Torre Nera rimango sconvolto. Come l’ottavo libro? Non era tutto finito?!?!?

    La leggenda del vento però non è un vero e proprio ottavo libro. E’ il 5° libro e mezzo, quello che viene chiamato spin-off, una storia collegata alla trama principale ma che si sviluppa in parallelo.
    Allora smetto di leggere le anticipazioni e attendo.

    Nel Novembre del 2012 esce La leggenda del vento (titolo originale: The wind through the keyhole); torna a tradurlo il traduttore storico di Stephen King, Tullio Dobner.

    Non so cosa mi aspettassi, esattamente. Forse un’altra Sfera del buio. Invece questo romanzo mi ha ricordato molto di più “Gli occhi del drago”.

    Roland e i suoi compagni si sono appena risvegliati dopo il palazzo di smeraldo in cui hanno affrontato Randall Flagg e l’Uomo Tick-Tock. Si stanno dirigendo verso la regione dei Calla, solo che loro ancora non lo sanno. Stanno per venire sorpresi da uno starkblast, una tempesta gelida di incredibile violenza. Trovano rifugio in un villaggio abbandonato, e mentre la temperatura cala, si trovano di nuovo attorno ad un fuoco per un breve racconto dell’infanzia di Roland. E della Leggenda del Vento, un racconto dentro ad un racconto.

    Citazioni da “La leggenda del vento”

    “Faceva male ovviamente, ma più spesso che no ho capito che è così per le cose migliori, ho scoperto. Uno non penserebbe che sia così, invece, come solevano dire i vecchi, il mondo ha un titolo e c’è sempre una fine”

    “Erano anni buoni, ma, come sappiamo dai racconti e dalla vita, gli anni buoni non durano mai a lungo”

  • Il libro nero dell’Alta Velocità

    Il libro nero dell’Alta Velocità

    Il libro nero dell’Alta Velocità è un saggio di Ivan Cicconi pubblicato da Koiné nel 2011.

    Informazioni su ‘Il libro nero dell’Alta Velocità’
    Titolo: Il libro nero dell’Alta Velocità
    Autore: Ivan Cicconi
    ISBN: 9788889828175
    Genere: Saggistica
    Casa Editrice: Koiné
    Data di pubblicazione: 2011-09-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 192
    Goodreads
    Anobii

    Ebbene si, questo libro parla di TAV. E non ne parla con toni entusiastici, anzi. Aspettate, non cambiate pagina. Fermatevi un attimo. Potreste pentirvi. Questo libro parla di TAV ma non di NoTAV (tranne un paio di paginette a metà libro, ma nulla più). Siete ancora qui? Incredibile come i media vi abbiano spaventato sulla Val Susa. Sbagliate, sbagliate di grosso.

    Ma non siamo qui per parlare di questo.

    Ivan Cicconi si laurea a Bologna presso la Facoltà di Ingegneria. E’ noto come uno dei maggiori esperti di infrastrutture e lavori pubblici. Giusto per farvi capire… E’ stato Capo della Segreteria Tecnica del Ministero dei Lavori Pubblici, membro del Consiglio di Amministrazione dell’ANAS, professore a contratto nelle facoltà di architettura delle università La Sapienza di Roma, del Politecnico di Torino ed alla Università LUISS di Roma. Ha svolto attività di ricerca per il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), per l’ENEA (Ente Nazionale per le Energie Alternative), per il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e per l’UE (Unione Europea) in programmi di assistenza per organismi di paesi dell’America Latina (Mercosur, Argentina, Uruguay).

    Siete convinti che sia uno che sa il fatto suo?

    Bene. In questo libro parla della Storia dell’Alta Velocità in Italia. Di chi ha pensato il progetto, di chi l’ha gestito e lo gestisce, di chi ne ha ricevuto in appalto la costruzione, di chi ha ricevuto il sub-appalto… Via via fino alla Val Susa ed oltre, anche della Milano-Venezia che sta stendendo le sue rotaie nella Provincia di Brescia mentre sto scrivendo.

    Ora: so che se qualcuno lo leggerà (al di fuori della ristretta cerchia di chi ha capito che quello che succede in Val Susa è la più grande resistenza democratica degli ultimi anni) è perché si propone come un libro obiettivo. E lo è.

    Il piccolo problema è che dice le stesse cose di tutti quei NoTav che odiate tanto, che vi spaventano. Le stesse identiche cose, non perché sia un sovversivo, ma perché conosce il problema dal punto di vista tecnico, tecniche che ha appreso anche dai Valsusini, che sono molto più preparati di questo Governo Tecnico.

    Tecnico? Che battuta. Nell’Alta Velocità non c’è nulla di tecnico, se si vuole farla. Sono solo soldi. Che non andranno ai comuni cittadini, ma ai pochi furbetti che hanno capito come sopravvivere a Tangentopoli.

     

  • Ultimi scritti

    Ultimi scritti

    Ultimi scritti è una raccolta degli appunti di Charles Baudelaire uscita postuma e pubblicata in Italia da Feltrinelli nel 1995.

    Informazioni su ‘Ultimi scritti’
    Titolo: Ultimi scritti
    Autore: Charles Baudelaire
    ISBN: 9788807821172
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 1995-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 140
    Goodreads
    Anobii

    Acquista Ultimi scritti su GoodBook.it

    ultimi scrittiTutti questi appunti erano contenuti in un baule conservato dalla madre del poeta; questi fogli passarono nelle mani di Asselineau e quindi in quelle di Poulet-Malassis, che le classificò numerandole progressivamente. Furono quindi pubblicate nel 1887 con il titolo di Jornaux Intimes (Diari Intimi) nel volume Oeuvres posthumes da E.Crépet.
    Il figlio J.Crépet ne pubblicò un’altra edizione nel 1908 inserendo anche tutto il materiale tagliato nella prima edizione.

    Ultimi scritti è un titolo globale per quelle che in realtà avrebbero dovuto essere tre opere distinte: Razzi, Il mio cuore messo a nudo e Povero Belgio.

    Razzi

    Razzi non ha riscontri nella letteratura francese. Non sono aforismi, ma veri e propri appunti, abbastanza casuali, su riflessioni del poeta (molte delle quali sfoceranno nello Spleen di Parigi dei Fiori del Male) o su abbozzi di opere da comporre in futuro; esempi di questo tipo di materiale letterario si trovano invece tra i romantici tedeschi, come Schlegel o Novalis, anche se non esistono prove che Baudelaire conoscesse i loro lavori.

    Il mio cuore messo a nudo

    La seconda parte prende il titolo da una provocazione di Edgar Allan Poe in “Marginalia“:

    Se qualche ambizioso accarezza l’idea di rivoluzionare con un colpo solo l’universo del pensiero, delle opinioni e del sentimento umano […] non deve far altro che scrivere e pubblicare un librettino. Il titolo sarà semplice, poche parole di uso corrente: “Il mio cuore messo a nudo”. Ma poi il libretto dovrà tener fede al titolo. […] Nessuno ha il coraggio di scriverlo. Nessuno avrà mai il coraggio di scriverlo. Nessuno saprebbe scriverlo, se pure avesse il coraggio.

    L’idea di questo libro, come già in quella di Poe, non è tanto un libro di confessioni autobiografiche dell’autore: il cuore di cui parla è una sorta di pathos, o forse meglio una pietas; una condivisione del cuore, come se fosse il senso comune dell’umanità, come nei Fiori del Male quando Baudelaire chiama fratello il lettore e sorella l’amante. Il cuore dell’umanità che si mette a nudo, che si descrive, che parla. Un “libretto” che parla di pietà, ma anche di odio, di odio come forza in grado di rompere le barriere erette da chi si pone al di là del bene e del male in modo da restarsene tranquillo e appagato (non a caso Nietzsche, dopo aver letto questi appunti definirà Baudelaire il primo grande uomo moderno).

    Povero Belgio

    Baudelaire va in Belgio nel 1864 per due motivi: tenere una serie di conferenze e per incontrare gli editori de “I miserabili” di Victor Hugo nella speranza di strappargli un contratto vantaggioso che possa sollevarlo dalla sua miseria economica. Le conferenze sono un fallimento e gli editori non vogliono in nessun modo pubblicare la sua opera.
    E’ con questo stato d’animo che il poeta visita il Belgio. Un Belgio borghese, dove germogliano i primi germi della massificazione, della decadenza della religione e della morale in funzione del denaro. Ne diventa anche dipendente, di questa sua “Passione per la stupidità”

    Citazioni da “Ultimi scritti”

    “Dio è l’unico essere che, per regnare, non ha neppure bisogno di esistere”

    “La voluttà unica, suprema dell’amore sta nella certezza di fare il male. – L’uomo e la donna sanno fin dalla nascita che nel male si trova ogni piacere”

    “Ci sono epidermidi da crostaceo per le quali il disprezzo non è più una vendetta”

    “Ciò che non è leggermente difforme ha l’aria insensibile; – ne consegue che l’irregolarità, vale a dire l’inatteso, la sorpresa, la stupefazione sono una parte essenziale e caratteristica della bellezza”

    “Dio è scandalo, uno scandalo che da profitto”

    “Creare un luogo comune è genio”

    “Una malizia o una satira della provvidenza contro l’amore, e, nella modalità della generazione, un segno del peccato originale. Di fatto noi non possiamo fare all’amore che con organi escrementizi. Non potendo sopprimere l’amore, la chiesa ha voluto almeno disinfettarlo, e ha creato il matrimonio”

    “Davanti alla storia e al popolo francese, la grande gloria di Napoleone III sarà quella di aver provato che il primo venuto può, impadronendosi del telegrafo e della tipografia nazionale, governare una grande nazione.
    Imbecille è chi crede che simili cose possano compiersi senza il consenso del popolo. – e chi crede che la gloria non può trovare altro sostegno che nella virtù.
    I dittatori sono i servi del popolo, – nient’altro – ruolo schifoso, per altro – e la gloria non è che il risultato dell’adattamento di uno spirito con la stupidità nazionale”

    “Avviso ai non comunisti: tutto è comune, perfino Dio.”

    “Si può castigare chi si ama. […] Ma questo implica il dolore di disprezzare ciò che si ama”

    “Il dolore del cornuto.
    Nasce dal suo orgoglio, da un falso ragionamento sull’onore e sulla felicità, e da un amore scioccamente sviato da Dio per essere attribuito alle creature.
    E’ sempre l’animale in adorazione che sbaglia l’idolo”