Autore: zorba

  • Recensione di Invisibile di Paul Auster

    Recensione di Invisibile di Paul Auster

    Invisibile è un romanzo di Paul Auster pubblicato in Italia da Einaudi (collana Super ET) nel 2011.

    Informazioni su ‘Invisibile’
    Titolo: Invisibile
    Autore: Paul Auster
    ISBN: 9788806207847
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 2011-05-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 223
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    invisibileHo letto Invisibile di Paul Auster perché l’ho trovato sul libro “1001 libri da leggere prima di morire”, un simpatico elenco di titoli di libri imperdibili (peraltro molto incompleto, a mio avviso), ma l’ho lasciato in fondo alla lista dei libri da leggere perché la trama non mi sembrava né esaltante né imperdibile. Dopo lo sforzo di Underworld di DeLillo pensavo che sarebbe stato una cosa rilassante. Invece ho trovato un capolavoro. Forse non un libro perfetto, ma un libro veramente ben fatto.

    Adam Walker è uno studente alla Columbia: bello, giovane, intelligente e dotato di una certa abilità nello scrivere poesie. Conosce ad una festa Rudolf Born, professore francese di ruolo alla Columbia, in un incontro che gli cambierà la vita.

    La trama può essere tutta qui, se vogliamo. Questa sarebbe la quarta di copertina di questo romanzo, ma “Invisibile” è molto di più.
    Lo stile, innanzitutto. E’ un romanzo nel romanzo, nel senso che ci sono tre parti distinte scritte dal personaggio Walker che fanno parte di un libro che si intitola 1967, inframezzato dagli interventi di Jim, suo compagno di università che risente Walker per lettera negli ultimi giorni della sua vita, dai dialoghi di Jim con la sorella di Adam e con una donna francese, Cecile (adolescente all’epoca dei fatti di 1967) e dal diario di quest’ultima.
    Poi i temi: in questo libro che si potrebbe anche prendere per un romanzo leggero si parla di amore, di sesso, di violenza, di rabbia, di servizi segreti, di guerra fredda, di rivolta (alla guerra in Vietnam e al Maggio ’68 Francese), di incesto, di arte, di rimorsi, di involuzione, di depressione, di crescita (o dis-crescita) individuale… E l’elenco non finirebbe qui.

    Un libro a matrioska, uno dentro l’altro, uno sull’altro. Un bel romanzo che scorre veloce, scritto magistralmente (una parte in prima persona, una in seconda e una in terza, nonostante il protagonista sia sempre lo stesso), e che ti lascia la sensazione di amaro in bocca per le ingiustizie della vita.

    Citazioni da “Invisibile”

    “Il veleno del Vietnam, le lacrime del Vietnam, il sangue del Vietnam. Eravamo tutti stralunati a quei tempi, è vero? Tutti impazziti per colpa di una guerra che odiavamo e che non potevamo fermare”

    “Perché, tristemente, resta un fatto: che al mondo c’è molta piú poesia che giustizia.”

    “Il sesso è sesso, Adam, e tutto il sesso è buono, purché entrambe le persone lo vogliano. Ai corpi piace essere toccati e baciati, e se chiudi gli occhi non importa poi molto chi ti tocca e ti bacia.”

    “Ti senti ancora condannato, ma hai l’impressione che il giorno in cui sarai condotto al patibolo potresti avere l’animo per lanciare una freddura d’addio, o scambiare convenevoli con il tuo boia incappucciato.”

    “Il vero amore, dice, è quando ricavi altrettanto piacere dal dare piacere che dal riceverlo.”

    “Anche nella morsa della disperazione piú schiacciante, va matto per il sesso. Il sesso è il signore e redentore, l’unica salvezza sulla terra.”

    “Per quanto fosse stata rivoltante, la Guerra Fredda aveva tenuto insieme il mondo per quarantaquattro anni, e adesso che quel semplice mondo binario, in bianco e nero, di noi contro di loro era finito, eravamo entrati in un periodo di instabilità e caos simile agli anni precedenti la Prima guerra mondiale. Mutua Distruzione Assicurata, MDA. Certo, era un’idea terrificante, ma quando una metà dell’umanità è nella posizione di far saltare in aria l’altra metà, e l’altra metà è nella posizione di far saltare in aria la prima, né l’una né l’altra premeranno il grilletto. Stallo permanente. La risposta piú elegante all’aggressione militare nella storia dell’uomo.”

  • Aspetta primavera Bandini

    Aspetta primavera Bandini

    Aspetta primavera Bandini è il primo romanzo pubblicato dello scrittore John Fante. Uscito nel 1938, appartiene alla saga di Arturo Bandini (Aspetta primavera Bandini, La strada per Los Angeles e Chiedi alla polvere).

    Informazioni su ‘Aspetta primavera Bandini’
    Titolo: Aspetta primavera Bandini
    Autore: John Fante
    ISBN: 9788806171360
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 2005-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 238
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    aspetta primavera bandiniArturo Bandini, figlio del muratore Svevo e di Maria, immigrati italiani di origini abruzzesi, si trasferiscono nel Colorado.

    Svevo Bandini, che durante il clima rigido invernale non riesce a trovare lavoro come muratore, si divide tra alcol, gioco d’azzardo e tradimenti per cercare di mitigare una vita triste a cui però non riesce ad arrendersi.

    Suo figlio Arturo lo ammira e lo odia: da una parte il suo coraggio di non accettare la situazione, dall’altro le sofferenze che causa alla madre devotissima e casalinga, che sta crescendo tre figli completamente diversi uno dall’altro.

    Citazioni da “Aspetta primavera Bandini”

    “Ogni albero era legato a un ricordo. Ogni palo del recinto delimitava un sogno, trattenendolo perché si adempisse all’arrivo di ogni primavera”.

  • Una lama di luce

    Una lama di luce

    Una lama di luce è l’ennesimo libro del Commissario Montalbano, scritto da Andrea Camilleri nel 2012.

    Informazioni su ‘Una lama di luce’
    Titolo: Una lama di luce
    Autore: Andrea Camilleri
    ISBN: 9788838927058
    Genere: Poliziesco
    Casa Editrice: Sellerio
    Data di pubblicazione: 2012-06-07
    Formato: Paperback
    Pagine: 261
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    una lama di luceNella vicenda si intrecciano uno sbarco di tunisini a Lampedusa, un traffico d’armi in una remota baracca dell’interno Vigatese ad opera di rivoluzionari tunisini e un furto con stupro che sembra essere finito nell’omicidio sommario del colpevole.

    Un romanzo scritto come al solito a metà tra l’italiano e il dialetto siciliano; una trama avvincente, anche se forse non brillante come in altri “episodi” della fortunata serie, che ci accompagna però piacevolmente fino all’ultima pagina.

  • Underworld

    Underworld

    Underworld è forse uno dei romanzi più celebri dello scrittore italo-americano Don DeLillo. Pubblicato nel 1997 (in Italia nel 1999 da Einaudi con la traduzione di Delfina Vezzoli), è uno dei romanzi più importanti degli ultimi vent’anni, ed è un esempio perfetto del post-modernismo americano.

    Informazioni su ‘Underworld’
    Titolo: Underworld
    Autore: Don DeLillo
    ISBN: 9788858406250
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi (Super ET)
    Data di pubblicazione: 2012-05-22
    Formato: eBook
    Pagine: 759
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    underworldIl libro comincia con la partita di baseball tra Dodgers e Giants (una sorta di derby di New York) vinto dai Giants all’ultimo inning con un fuoricampo. La pallina del fuoricampo viene presa da Cotter Martin, un ragazzo di colore entrato abusivamente allo stadio Polo Ground e portata a casa come cimelio.

    La vicenda della palla da baseball e di questa storica partita farà da sfondo a tutta la vicenda, legando più o meno i personaggi del romanzo, dall’artista pop art Klara Sax all’imprenditore della spazzatura ed ex carcerato Nick Shay passando per Frank Sinatra, Jackie Gleason e il direttore dell’FBI J. Edgar Hoover.

    Sullo sfondo la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, ambientazione temporale del tema delle scorie radioattive e della gestione dei rifiuti in genere.

    La vicenda si svolge in un ampio lasso di tempo, dal 1951 (anno della partita) fino agli anni Novanta, senza seguire la benché minima cronologia.

    Questo romanzo salta avanti e indietro nel tempo, da un personaggio all’altro, come se fossero tante cartoline sparse su un tavolo che lo scrittore pesca ed osserva un pò a casaccio, cercando dove possibile di rimetterle in ordine.

    Citazioni da “Underworld”

    “Tutte queste persone formate da lingua, clima, canzoni popolari e prima colazione, dalle barzellette che raccontano e dalle macchine che guidano, non hanno mai avuto niente che le accomuni più del fatto di essere sedute nel solco della distruzione.”

    “Il gioco non cambia il modo in cui dormi o ti lavi la faccia o mangi. Ti cambia soltanto la vita.”

    “Non basta odiare il proprio nemico. Bisogna capire che ciascuno dei due contribuisce alla completezza dell’altro. Morti di lunga data che fottono morti recenti. Morti che dissotterrano le bare. Sulle colline, morti che suonano vecchie campane incrostate, rintocchi per i peccati del mondo.”

    “E’ tipico dell’adolescente immaginare la fine del mondo come un accessorio del proprio scontento. ”

    “Non è che si finga di essere qualcun altro. Si finge di essere esattamente quello che si è. E’ questa la cosa strana.”

    “Ogni cattivo odore ci riguarda. Ci facciamo strada nel mondo per poi capitare nel mezzo di una scena medieval-moderna, una città di grattacieli di spazzatura con la puzza infernale di ogni oggetto deperibile mai fabbricato, e accorgerci che assomiglia a qualcosa che ci portiamo dietro da tutta una vita.”

    “Si mette alla finestra a guardare la strada sottostante. A scuola gli dicono sempre di smetterla di guardare fuori dalla finestra. Questo o quell’insegnante. La risposta non è la fuori, gli dicono. E lui vorrebbe sempre rispondere che invece è proprio la, che sta la risposta. C’è chi guarda fuori dalla finestra e c’è chi si mangia i libri.”

    “E’ istruttivo, guardare un uomo colpito a morte mentre guida tranquillamente la macchina in una giornata di sole. Dimostra una verità elementare, che ogni respiro che fai ha due possibili conclusioni.”

    “Lei si sta autocommiserando. Pensa che le stia sfuggendo qualcosa ma non sa cosa. Si sente solo nella vita. Ha un lavoro, una famiglia e un testamento già redatto, alla sua eta, perché quello che conta è morire preparati, di una morte legale, con tutte le carte in regola. Morire solvibili, così gli eredi possono convertire tutto in denaro sonante. Un tempo pensava di avere le stesse dimensioni dell’intero universo. Adesso è una scheggia smarrita.”

    “Non sa qual è il nesso? Non sa che ogni privilegio della sua vita e ogni pensiero della sua mente dipendono dalla capacita delle due grandi potenze di tenere il pianeta sotto controllo con la paura?”

    “Non sto dicendo che il sesso è la nostra divinità Per carità Ma solo che il sesso è l’unico segreto che si avvicini a uno stato di esaltazione condivisibile, condiviso da due persone, più o meno senza parole e in parti più o meno uguali, e questo lo rende potente e misterioso, e soprattutto degno di essere protetto.”

    “Io sono la tua eccezione alla scopata indiscriminata”

    “Che senso di benessere in una pisciata a piedi nudi dopo una strenua scopata.”

    “Penso che il silenzio sia la punizione che si accetta come giudizio dei propri crimini”

    “Una donna nuda era una cosa strabiliante”

    “Pensai che i capi delle nazioni un tempo sognavano grandi imperi territoriali, espansione, annessione, movimenti di truppe, unita di guerra che avanzavano polverose nelle pianure travolgendo tutto, la marcia forzata del linguaggio e dell’appetito, la preparazione di fosse comuni. Volevano stendere la propria ombra sui territori. Ora vogliono.”

    “Ho nostalgia dei giorni del disordine. Li rivoglio, i giorni in cui ero giovane sulla terra, guizzante nel vivo della pelle, imprudente e reale. Ero stolido e muscoloso, arrabbiato e reale. Ecco di cosa ho nostalgia, dell’interruzione della pace, dei giorni del disordine quando camminavo per le strade vere e facevo gesti violenti ed ero pieno di rabbia e sempre pronto, un pericolo per gli altri e un mistero distante per me stesso.”

    “Tutto il cielo trema quando un’anima oscilla nel vento”

    “Mangia senza sentire il sapore del cibo perché ha deciso anni fa che il sapore non è il punto. Il punto è ripulire il piatto.”

  • La parte dell’altro

    La parte dell’altro

    La parte dell’altro è un romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt pubblicato da Edizioni E/O nel 2005.

    Informazioni su ‘La parte dell’altro’
    Titolo: La parte dell’altro
    Autore: Eric-Emmanuel Schmitt
    ISBN: 9788876416446
    Genere: Ucronico
    Casa Editrice: Edizioni E/O
    Data di pubblicazione: 2005-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 470
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    la parte dell'altroAdoro Adolf Hitler. Mi ci riconosco. Lo invidio. E’ un pò quello che avrei voluto essere. La pittura. Le donne. L’antimilitarismo. Insegnare Arte.

    Odio Adolf Hitler. è la persona più terribile che sia mai esistita. Mai avrei voluto vivere sotto il Reich. L’antisemitismo. L’odio. La violenza. La paura delle donne.

    Eppure sono sempre io.

    Questo libro di Eric-Emmanuel Schmitt (ben più celebre per la sua carriera di drammaturgo che per quella di romanziere) è proprio questo: da una parte la storia più o meno fedele dell’Hitler che conosciamo, che finisce con una pallottola in un bunker sotto Berlino; dall’altra Adolf H., il personaggio ucronico: pittore, soldato per obbligo, donnaiolo per piacere e poi insegnante di arte in una Berlino non nazista.

    L’evento che causa l’ucronia la domanda di Adolf Hitler di ammissione alla Scuola di Arte di Vienna. Il vero Hitler viene respinto. Cosa sarebbe successo se fosse stato ammesso?

    Citazioni da “La parte dell’altro”

    “Nessun rantolo poteva essere paragonato ai loro. Nessun bacio aveva la profondità dei loro. La qualità del loro rapporto li immunizzava dal contagio della sozzura circostante. Niente a che vedere. Vivevano sulla lunghezza d’onda del “niente a che vedere”. Qualsiasi cosa succedesse intorno a loro e somigliasse anche solo vagamente all’amore non aveva “niente a che vedere” con loro.”

    “Poi il dolore smise di fare blocco e si frantumò in mille piccoli pensieri; è il momento che fa più male, quello in cui, dopo lo choc, la sofferenza si assottiglia e si distribuisce.”

    “L’artista trae la sua linfa da tutto, anche dalle sofferenze. E tutto riciclando, può rimanere un uomo perbene o diventare un mostro che soffre e fa soffrire gli altri per la maggior gloria della sua arte”

    “La guerra avrebbe livellato tutto verso il basso. Erano solo carne ormai. Due piedi e due mani, quanto bastava alla nazione. Carne. Carne da cannone. Buona a uccidere o a farsi uccidere. Carne e ossa, nient’altro. Bipedi armati. Niente di più. Niente anima, al massimo quel tanto che basta per farsela sotto dalla paura.”

    “Nessuno dirige questa guerra. Tutti la subiscono. Si spara senza guardare. Amici e nemici riescono a vedere un viso solo una volta che è morto. È una cosa fuori da ogni misura umana. L’uomo ha messo in campo la potenza dell’industria e i migliori prodotti della metallurgia ma, come l’apprendista stregone, non controlla più le forze che ha liberato. Ora, vendicativi, fuoco e acciaio sembrano sgorgare spontaneamente dalle viscere della terra.”

    “In fondo l’uomo si distingueva dall’animale solo per una sua certa fretta di morire.”

    “Un paese diventa nazione quando si mette a detestare tutti gli altri paesi. È l’odio che fonda la nazione”

    “La gente lo idolatrava perché si esprimeva con il cuore, ma non aveva capito che si trattava solo del lato oscuro del cuore.”

    “Un artista non si piega alla realtà, la inventa. È proprio perché l’artista detesta la realtà che, per dispetto, la crea.”

    “I dirigenti hanno bisogno del consenso del popolo nei periodi di pace; in guerra è la guerra che comanda.”

    “La sessualità altruista non è una sessualità filantropica né una sessualità servile, non va confusa con la pura dedizione agli altri. Si tratta di una sessualità che cerca l’incontro con l’altro a livello di corpi, di tatto, di carezze, di baci, di voluttà. C’è qualcosa di più bello, nel campo del rapporto umano, di un essere che gode del godimento dell’altro? Di occhi che cercano il piacere negli occhi dell’altro? L’orgasmo simultaneo. L’amore a occhi aperti. La sessualità non è altro che uno dei modi che abbiamo di esistere con gli altri. O di esistere senza di loro. In tutti i casi rivela la nostra apertura o chiusura agli altri.”

    “Passerò la vita a chiedermi se sono all’altezza delle mie ambizioni. Passerò la vita a sentirmi più fallito che riuscito. Il fallimento è un pensiero costante, intimo, continuo nella vita di un artista.”

  • Italia d’oro

    Italia d’oro

    italia d'oro

    Vedo Pierangelo Bertoli a quel Sanremo del 1992. Solo in mezzo al palco, seduto sulla sua sedia a rotelle su cui è confinato fin dall’età di tre anni dalla polio mentre guarda il pubblico, curioso di sapere cosa avrebbero pensato di quella esibizione. Il direttore alla sua destra fa partire l’orchestra RAI, composta per lo più da violini, alla sua sinistra il fisarmonicista. Lui impugna il ferro della sua sedia, lo stringe e chiude gli occhi.

    Racconteranno che adesso è più facile, che la giustizia si rafforzerà. Che la ragione “Servire il più forte” è un calcio in culo all’umanità

    Inspira forte, le spalle si scuotono all’indietro. Ogni presa di fiato è un passo coraggioso verso la denuncia della morte della Prima Repubblica. Il direttore artistico Adriano Aragozzini non sa come inquadrarlo, così in basso rispetto a tutto quello che lo circonda. E allora sono primi piani a non finire, a immortalare la faccia sofferente della verità.

    Mani Pulite era scattata 9 giorni prima, il 17 Febbraio, anche se ancora non si chiamava così. Antonio Di Pietro aveva chiesto ed ottenuto il mandato di cattura per Mario Chiesa, colto in flagrante mentre intascava una tangente dall’imprenditore Luca Magni.

    E’ sbalorditivo che Pierangelo Bertoli già descrivesse la situazione politica con quella chiarezza visionaria, con quella forza profetica. Mi viene in mente Pasolini, quando nell’articolo di Scritti Corsari afferma che

    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

    Sicuramente quest’uomo di Sassuolo, cantautore, dal corpo modellato dalla malattia, è un intellettuale. Uno scrittore. Un artista.

    Era la morte della prima repubblica, il requiem, il canto del cigno. E c’era tutto, la corruzione, la crisi economica, la povertà, le bombe della mafia che avrebbero stroncato Falcone e Borsellino restando impuniti.

    Sono contento che Pierangelo Bertoli sia morto, oggi. Che sia stato deluso solo per i primi due governi di Berlusconi. Perché la sua speranza era di “stare ancora tra gli uomini”, che “l’ignoranza non la spuntasse”. Che “avremmo smesso di essere complici”. E invece la soluzione che il popolo italiano, democraticamente, ha opposto a Mani Pulite, è stata di eleggere Silvio Berlusconi praticamente per vent’anni. Quanta delusione. L’Italia d’oro frutto del lavoro e cinta dall’alloro è stata stuprata più volte da questa vecchia vivandiera, come in uno strapon suicida, con il tricolore infilato in gola per non farla urlare. In modo che nessuno sentisse, che nessuno intervenisse. Che nemmeno se ne accorgesse.

    Siamo rimasti noi, a dimenticarci la profezia di Bertoli. Che parlava di bombe, di omicidi. Di stragi di Stato. E non è cambiato un cazzo, le cose sono pure peggiorate. Qui il potere detta le regole, la voce della libertà è talmente sepolta che chi alza la voce ed esprime un’opinione è un violento, come chi scende in piazza, come chi manifesta pacificamente.
    Qui continuano a parlarci di lacrime, dei risultati di una povertà che hanno causato loro e che noi dobbiamo continuare a pagare in eterno, finché abbiamo vita, per permettere loro di abbuffarsi alla tavola che poggia sulle nostre schiene, a sporcarsi di sugo impeccabili doppipetto, a rigurgitare bava come su un triclinio romano.

    Vedo Pierangelo continuare a cantare, sempre più sudato, sempre più convinto, fino alla speranza finale. Lo vedo dirci

    Sopra le strade viaggiate dai deboli la nostra guerra non si spegnerà

    Hai ragione, fratello. Qualunque cosa accada la nostra guerra continua. Che sia quella ideale di creare un mondo migliore oppure quella più immediata di continuare a sopravvivere. Non molleremo, nonostante tutto, nonostante questa Italia Nera, nonostante l’ennesima stagione di tangenti, dei boss tutti liberi, di una bomba o un proiettile di Stato scoppiato in una qualsiasi città, come 12 anni fa a Genova.

    Anche io spero di stare fra gli uomini, quando smetteremo di essere complici. Quando sconfiggeremo l’ignoranza. Quando mi sveglierò e dalla finestra vedrò le fiamme di una rivolta. Quando cambieremo davvero chi deciderà, quando saremo noi, senza più ignoranza, a decidere.

    E cammineremo per le strade come dipinti da Giuseppe Pellizza da Volpedo, e forse saremo la Quarta Repubblica e non il Quarto Stato, a cantare

    Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa… Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa…

    Fratello, quando hai smesso di cantare sul palco dell’Ariston, il pubblico sarebbe dovuto rimanere 1 secondo e mezzo in silenzio e poi esplodere in una standing ovation da 10 minuti. Ma si sa. Gli italiani non amano i grandi Italiani.

    Italia d’oro
    Pierangelo Bertoli

    Testo de “L’Italia d’oro”

    Racconteranno che adesso è più facile
    che la giustizia si rafforzerà
    che la ragione “servire il più forte”
    è un calcio in culo all’umanità
    Ditemi ora se tutto è mutevole
    se il criminale fu chi assassinò
    poi l’interesse così prepotente che conta solo chi più sterminò
    Romba il potere che detta le regole
    cade la voce della libertà
    mentre sui conti dei lupi economici
    non resta il sangue di chi pagherà
    Italia d’oro frutto del lavoro cinta dall’alloro
    trovati una scusa tu se lo puoi
    Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
    mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
    tanto non paghi mai
    Tutto si perde in un suono di missili
    mentre altri spari risuonano già
    sopra alle strade viaggiate dai deboli
    la nostra guerra non si spegnerà
    E torneranno a parlarci di lacrime dei risultati della povertà
    delle tangenti e dei boss tutti liberi
    di un’altra bomba scoppiata in città
    Spero soltanto di stare tra gli uomini
    che l’ignoranza non la spunterà
    che smetteremo di essere complici
    che cambieremo chi deciderà
    Italia d’oro frutto del lavoro cinta dall’alloro
    trovati una scusa tu se lo puoi
    Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
    mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
    tanto non paghi mai
    Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta
    dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa
    Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta
    dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa

     

  • Joyland

    Joyland

    Joyland è un romanzo di Stephen King, pubblicato da Sperling & Kupfer il 4 Giugno 2013.

    Informazioni su ‘Joyland’
    Titolo: Joyland
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788820054274
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 2013-06-04
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 351
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    Anobii

    joylandStephen King non finisce mai di stupire. Dopo aver letto ogni romanzo dello scrittore del Maine pensavo che avesse finito la sua vena creativa con “La bambina che amava Tom Gordon“. Quando ho saputo dell’uscita di Joyland, l’ultima sua fatica uscita in Italia il 5 Giugno 2013, associata a Colorado Kid ero un pò deluso.

    Tanto che pensavo di leggere “Inferno” di Dan Brown.

    Invece gli ho dato una chanche, ho cominciato il libro e mi sono divorato le sue 351 pagine in un attimo. In meno di 24 ore, per l’esattezza, con 8 ore di lavoro in mezzo.

    Joyland è un parco divertimenti del North Carolina con un fantasma nell’attrazione della casa degli spiriti.

    Poco originale, vero?

    Invece King riesce a crearci attorno una storia che ti lascia senza fiato, la storia di un ventunenne che deve affrontare il suo cuore spezzato dal primo vero amore della sua vita, che sta percorrendo i primi passi del suo diventare adulto, tra le incertezze di un lavoro stagionale, del ritorno all’università… E ad un indagine nel tempo libero per scoprire l’assassino di una ragazza morta in un’attrazione di Joyland vent’anni prima.

    Devin Jones ci racconta la sua storia, ormai sessantenne. La narrazione in prima persona ci fa quasi essere li, accanto a questo vecchio che ci racconta dell’estate che ha cambiato la sua vita.

    Citazioni da Joyland

    “Lei si tirava sempre indietro e io decisi di non insistere. Buon Dio, mi comportavo da perfetto gentiluomo. Da allora mi sono immancabilmente chiesto che cosa sarebbe successo, nel bene e nel male, se avessi scelto un atteggiamento diverso. Con il passare del tempo, ho scoperto che raramente i gentiluomini trombano”.

    “Da ventunenne la vita è come una cartina stradale. Solo quando arrivi ai venticinque o giù di li, cominci a sospettare di averla guardata capovolta, per poi esserne certo intorno ai quaranta. Arrivato ai sessanta, fidatevi, capisci di esserti perso nella giungla”

    “Quando c’è in ballo il passato, tutti diventiamo romanzieri”

    “L’amore lascia delle brutte cicatrici”

  • Lo Hobbit

    Lo Hobbit

    Lo Hobbit è il primo romanzo fantasy dal genio di John R.R. Tolkien, pubblicato nel 1937 (Il signore degli Anelli, l’opera più famosa dello scrittore britannico, verrà pubblicato tra il 1954 e il 1955 in tre volumi).

    Informazioni su ‘Lo hobbit’
    Titolo: Lo hobbit
    Autore: John R.R. Tolkien
    ISBN: 9788845906886
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Adelphi
    Data di pubblicazione: 1989-06-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 342
    Goodreads
    Anobii

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    lo hobbitNato come favola per bambini, Lo Hobbit è il racconto del viaggio di Bilbo Baggins (zio del Frodo Baggins del signore degli anelli) verso la Montagna Solitaria insieme ad una compagnia di nani, una lunga avventura per recuperare un immenso tesoro protetto dal crudele Drago Smaug.

    Troviamo in questo romanzo già l’Unico Anello, elemento su cui ruoterà la triologia del signore degli anelli, ma anche le spade elfiche di Gondolin che compariranno soltanto nel romanzo inconcluso Silmarillion, oltre che le genti della Terra di Mezzo che faranno di Tolkien uno dei padri del fantasy così come noi lo conosciamo.

    Un libro che nel 1937, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, ha spalancato un portale su un mondo fantastico che non esisteva prima di Tolkien, e che con questa lucidità e organizzazione non esisterà più nella letteratura mondiale.

    Ah, dimenticavo, fatevi un favore: non guardate la triologia cinematografica ad opera di Peter Jackson su questo romanzo: quello che troverete non ha nulla a vedere (o quasi) con la storia di Tolkien.

    Citazioni da “Lo Hobbit”

    “Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d’oro, questo sarebbe un mondo più lieto”

  • Quale violenza?

    Quale violenza?

    Quale violenza?

    Quale violenza?

    Sabato a Brescia è sceso in Piazza l’orgoglio della dissidenza.
    Un migliaio di persone di Brescia sono scese nella loro piazza per mostrare che non tutte le piazze acclamano Silvio Berlusconi. Non tutte le piazze d’Italia lo vogliono imperatore d’Italia, non tutti gli elettori. Che lui non ha governato in nome del popolo, ma in nome di una massa informe, disinformata e senza cultura che ha creduto alle favole della nonna. Per nostalgia. Per paura. Per ignoranza. Per un fascismo morbido.

    Quale violenza?

    Quella di un manifestante del Popolo della Libertà che percuoteva sulla testa una ragazza che avrebbe potuto essere sua nipote con l’asta di plastica della sua bandiera “Berlusconi Presidente”? O quella di manifestanti che alzando le braccia mimando le manette urlano “In galera, in galera”?

    Quale violenza?

    Quella di un uomo che da anni dimostra all’Italia che “La legge non è uguale per tutti” che scende in piazza per fare un comizio per violentare un potere dello Stato (che peraltro sta governando insieme al governo dell’opposizione)? O quella di cittadini di qualsiasi provenienza politica, sociale e culturale che scendono a difendere la loro Costituzione, quell’insieme di parole che degli eroi hanno scritto con il sangue di una guerra civile?

    Quale violenza?

    Quella di un pugno in faccia ad un manifestante PdL? O quella di un governo ventennale egoista, becero e cieco, che ha causato la disperazione della “Legge Giovanardi”, della “Bossi-Fini”, delle folli privatizzazioni a favore dei suoi amichetti?

    Quale violenza?

    Ci si deve riappropriare delle parole. La violenza non è un pugno. Non sono le urla di una parte di popolo arrabbiato la violenza. La violenza è l’ignoranza, la povertà. Il razzismo è violenza. L’intolleranza è violenza. Violenza è l’indifferenza.

    Vedere i programmi televisivi di questi giorni su quello che è successo Sabato mi porta alla mente “Sbatti il mostro in prima pagina“, con un impressionante Gian Maria Volonté.
    Alla montatura che la stampa e i mass-media sono in grado di produrre per perseguire fini politici. Altro che la magistratura.

    Sentire Vendola dire “Brunetta non troverà mai SEL tra i violenti” non significa nulla. Doveva dire che quella piazza a cui anche parte del suo partito ha partecipato non è stata violenta.
    Sentire Brunetta che da dei teppisti a una piazza che non è riuscito a vedere perché la piazza stessa l’ha rifiutato (se n’è dovuto andare facendo finta di nulla scortato da un plotone di carabinieri) è totalmente folle.
    Vedere Formigoni salutare la folla che lo insulta come se non sentisse e rispondere ai giornalisti “Sto salutando il popolo della libertà” ha un solo senso: se fai finta che non sia successo qualcosa che nuoce alla facciata del tuo partito (e le televisioni e i giornali sono in larghissima parte a disposizione del capo dello stesso) allora non esiste.

    La non-violenza è intelligenza e consapevolezza. Il non rispondere alle provocazioni di militanti venuti ad occupare una piazza che non gli apparteneva (quanti erano di Brescia tra le bandiere azzurre pagate dai rimborsi elettorali di tutti), sorpresi che per una volta la polizia non li abbia difesi per partito preso.

    L’intelligenza è scegliere cosa pensare, indipendentemente da quello che il leader maximo di un’ideologia che ci affascina ci inculca in testa.

    La consapevolezza è che non siamo liberi di scegliere in questo Paese. Se le informazioni vengono perlopiù da un’unica fonte, e quella fonte è di proprietà della persona che dobbiamo o non dobbiamo scegliere, allora dobbiamo informarci in maniera diversa.
    Perché in fondo la violenza fa paura. Preferiamo le tre scimmie nonvedononsentononparlo, alla consapevolezza.

    E’ che dobbiamo ammettere questo: per il dolore, lo sconvolgimento emotivo, la rabbia, la disperazione, e la necessità di un cambiamento, anche la verità è violenza.
    Altrimenti siamo tanti piccoli burattini nell’Eurasia di George Orwell.

    “Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.”

    George Orwell
    1984

  • Questo paese non è reale

    Questo paese non è reale

    Ieri Silvio Berlusconi è stato a Brescia, nella mia città.

    Molte associazioni e partiti si sono dati un appuntamento spontaneo intorno a Piazza del Duomo per impedire che le televisioni potessero dire che la mia città lo accoglieva a braccia aperte, come se i Bresciani fossero totalmente elettori del PdL.

    Ho riflettuto molto prima di partecipare. Sono solitamente tranquillo, anche nelle manifestazioni con molta tensione, ma il pensiero di vedere da vicino quest’uomo di plastica che ha distrutto il mio paese con vent’anni di governo ad personam, mafioso e corrotto poteva rompere gli argini della mia rabbia.

    Il fascismo morbido di Silvio ha distrutto tutto, lasciando soltanto terra bruciata: la Costituzione, la cultura (distrutta da 40 anni di televisione becera e immatura), il bilancio dello Stato sono stati consegnati all’interesse personale della Casta e della Mafia.

    Non volevo che una Piazza che ho calcato lo acclamasse, e allora sono andato. E ne sono molto contento.

    Foto di Davide Codenotti e Daniela Longinotti

     

    I contestatori hanno prima assediato la piazza, insultando gli schiavi del regime che hanno dormito all’Hotel Vittoria (chi ha pagato la loro notte in uno degli hotel più costoso di Brescia?!?!). C’è stata tensione, certo. Come non urlare contro Gasparri, la Santanché, Brunetta? Contro quei sostenitori ridicoli con le loro bandiere e le loro insegne pagate dai rimborsi elettorali di tutti?

    Gli scontri non ci sono stati per la responsabilità di noi contestatori. Come al solito le forze del (dis)ordine sono state mandate allo sbaraglio, organizzate male e sempre nel posto sbagliato. Come al solito sarebbe bastato nulla per scatenare la violenza dei manganelli.

    Poi Silvio arriva, tra le urla dei manifestanti, quelli veri. Sale sul palco. A quel punto ci siamo spostati da Via X Giornate, e guardando nei vicoli che accedevano a Piazza del Duomo mi sono sentito distrutto, tante bandiere azzurre, come se davvero Brescia fosse tutta a sostegno del delinquente più famoso d’Italia.

    Sono entrato in Piazza dal fondo, e allora ho sorriso. La piazza della mia città mi ha reso felice. Più della metà erano contestatori e non gli “Anarcocosi” dei Centri Sociali, ma persone di ogni età e assolutamente variegata. Cittadini che come me non volevano far vedere all’Italia che Berlusconi fosse ancora forte.
    Striscioni bellissimi: “Occhio gente, Silvio mente!”, oppure “A Brescia siamo donne in verticale”. E la sua voce, pompata da un impianto audio con il volume al massimo, soffocata da un boato di fischi e “Buffone”.

    Quando Silvio se ne va ho un sorriso ebete in faccia. Un successo al di là di ogni previsione. Poi, a casa, guardo i TG.

    Questo paese non è reale, è quello che ho pensato.

    I telegiornali RAI descrivono una piazza piena di sostenitori PdL, contestata da manifestanti violenti provenienti dai centri sociali. Fanno vedere le inquadrature della piazza sempre da vicino, senza mai inquadrarne il fondo; con i microfoni sempre tra le labbra di chi urla di piacere alle cazzate dell’ex Presidente del Consiglio pluri-processato. Quelli che acclamano alla descrizione dello stupro della nostra Costituzione. Mostrano l’unico manifestante del PdL ferito da un pugno a uno zigomo.

    I TG mediaset negano l’esistenza delle contestazioni.

    Brunetta, intervistato dal Fatto Quotidiano mentre si allontana dalla piazza scortato da 10 carabinieri in assetto antisommossa, sorride e mostra il segno della vittoria.
    Dice: “Piazza straordinaria, nessun fischio”
    Il giornalista del FQ: “Si aspettava i fischi?”
    Brunetta: “Piazza straordinaria, nessun fischio”
    Giornalista: “Le danno del mafioso”
    Brunetta (accelerando): “Bellissima piazza, niente fischi. Viva la democrazia, abbasso i fascisti.”
    Fonte: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/contestazioni-al-comizio-pdl-brunetta-scortato-quali-fischi-abbasso-fascisti/232052/

    Questo paese non è reale. Se le televisioni di regime mostrano il falso, non c’è possibilità di realtà, abbiamo un elettorato deviato come il cervello di Brunetta.

    Questo paese non è reale, ma è l’unico possibile. Dobbiamo fare in modo che la finzione delle loro immagini televisive venga demolita finalmente dal nostro dissenso.