Autore: zorba

  • Nexus

    Nexus

    Nexus di Henry Miller è la conclusione perfetta della Crocifissione in Rosa. Pubblicato da Mondadori nel 1979 il libro è stato però pubblicato in lingua originale nel 1960.

    Informazioni su ‘Nexus’
    Titolo: Nexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN: 9780802151780
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 1994-01-13
    Formato: Paperback
    Pagine: 316
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    Anobii

    nexusFortemente autobiografico, è il racconto degli ultimi mesi di Henry Miller a New York prima di partire per Parigi insieme a June (Mona nel testo).

    Si avverte nell’autore la necessità di un mondo diverso, che sia altro dalla meccanica e capitalistica New York nel periodo della Grande Depressione; un mondo fatto di arte, di crescita, di felicità. Di vita. Una vita a cui non si sente destinato, dubitando sempre più delle sue capacità di scrittore, sempre più ossessionato e spaventato dalle difficoltà economiche in cui versa e dei più variegati modi in cui la moglie riesce a farli tirare avanti.

    Meno meccanico e cupo di Plexus, è la teorizzazione filosofica dell’arte di Miller. Poco sesso, poche divagazioni. Tanta vita, tanto da imparare.

    E se siete aspiranti scrittori, le quasi 2000 pagine della Crocifissione in Rosa, vi faranno prudere le punte delle dita. Come se non poteste fare altro che scrivere.

    Miller può piacere o non piacere, ma io ascolterei quello che dice di lui uno dei più grandi scrittori del Novecento:

    “La mia opinione è che sia il solo scrittore in prosa che abbia immaginazione e valore, apparso negli ultimi anni tra i popoli di lingua inglese. Anche se si potrebbe obiettare che la mia sia una valutazione eccessiva, bisognerebbe ammettere che Miller è uno scrittore fuori dell’ordinario, a cui val la pena di rivolgersi più a lungo che con un semplice sguardo; dopotutto essendo come scrittore completamente negativo, non costruttivo e amorale, una specie di semplice Jonah, uno che accetta passivamente il male, una sorta di Walt Whitman tra i cadaveri.”

    Chi potrebbe mai essere a dire una cosa del genere? George Orwell. Che di immaginazione e valore, direi che se ne intendeva.

    Citazioni da Nexus

    “Non è poi così terribile passare tutta la vita in prigione… Quando si ha una mente attiva. Quel che è terribile, è fare di se stesso un prigioniero”

    “Essere liberi dai legami dell’amore, bruciare come una candela, sciogliersi nell’amore, sciogliersi per amore… Che beatitudine! E’ possibile a creature come noi, che siamo deboli, orgogliosi, vanitosi, invadenti, invidiosi, gelosi, testardi, permalosi? Evidentemente, no. Per noi la corsa affannosa… Nel vuoto della mente. Per noi, la condanna, un’interminabile condanna. Credendo di avere bisogno di amore, smettiamo di dare amore, cessiamo di essere amore”

    “Se c’è una suprema differenza tra i vivi e i morti, è che i morti hanno smesso di stupirsi”

    “La giustizia sarà servita. Per un milione di uomini scannati come cani, un solo mostro desolato viene messo a morte umanamente”

    “Forse bisogna passare a guado fiumi di merda per trovare un seme di realtà”

    “Nel mondo dell’uomo, la bellezza è legata alla sofferenza e la sofferenza alla salvezza. In natura ciò non accade”

    “Il modo in cui un libro comincia è il modo in cui l’autore cammina o parla, il modo in cui guarda alla vita, il modo in cui prende coraggio o nasconde le sue paure. Alcuni incominciano vedendo ben chiara la fine, altri incominciano alla cieca, ogni riga una silenziosa speranza di arrivare alla riga seguente”

    “Rividi in ogni fase e momento della sua penosa debolezza il povero disgraziato ch’ero stato, il mascalzone, addirittura, che aveva tentato così vanamente e ignominiosamente di proteggere il suo miserabile piccolo cuore. Vidi che il cuore non era mai stato spezzato, come immaginavo, ma che, paralizzato dalla paura, si era ristretto fino quasi a scomparire. Vidi che le dolorose ferite che mi avevano stremato, erano state provocate dallo sforzo insensato di impedire che quel cuore rattrappito si spezzasse. Il cuore in se stesso non era mai stato toccato; si era atrofizzato per il disuso”

    “Le idee si sbriciolano, come vecchie mura. Il mondo si raggrinzisce, come la pelle di una noce, e gli uomini sono premuti uno contro l’altro, come sacchi bagnati, rugiadosi di paura. Quando i profeti si estinguono, le pietre devono parlare.”

    “Ci siamo arresi alla disperazione. L’estasi ha lasciato il posto all’ubriachezza. Un uomo inebriato dalla vita ha visioni, non vede serpenti”

    “Per noi dell’Occidente, la parola Genio ha in sé qualcosa di mostruoso. Genio, o colui che non si adatta; genio, colui che viene schiaffeggiato; genio, colui che è perseguitato o tormentato; genio, colui che muore per la strada, in esilio o sul patibolo”

    “L’inverno della vita, come qualcuno avrebbe dovuto dire, incomincia con la nascita. Gli anni più duri sono dall’uno al novanta. Poi, va tutto liscio”

  • #19O: considerazioni di un pazzo

    #19O: considerazioni di un pazzo

    #19O

    A Piazza San Giovanni il sole scalda, quasi come la gente che sta convergendo qui da tutta Italia. Sono tantissimi, e come me hanno affrontato ore di pullman o di treno, partenze a ore impossibili e controlli della polizia per essere pronti a partire da qui alle 14:30.

    Qualcuno non ce l’ha ancora fatta, sono ancora per strada, o alle porte di Roma a farsi identificare dagli agenti di pubblica insicurezza. Ma li aspetteremo, abbiamo bisogno di tutti.

    Questo non è il corteo NoTAV. Anche se ci sono le bandiere NoTAV. Non è il corteo NoMUOS. Anche se ci sono le bandiere NoMUOS. Non è un corteo che ha intenzione di mettere a ferro e fuoco la città, anche se la rabbia contro le istitituzioni (destituzioni) è tanta.
    E’ il corteo della gente che ha deciso che la politica dei partiti non basta a far sopravvivere la gente. Che ha capito, ed è ancora più triste, che lo Stato non basta a far sopravvivere i suoi cittadini. Lo striscione che domina il corteo dice:

    “Una sola grande opera: casa e reddito per tutti”

    Con sotto gli hashtag di Twitter per seguire il corteo: #sollevazione e #assedio.

    #19O

    Sono quasi le 16:00 quando ci muoviamo, ma è stata bella anche l’attesa. Ci si conosce, si discute, si parla. Si ride. Perché è bello essere qui. Fa bene. Fa bene sentirsi cittadini veri, coscienti. Interessati. Magari con idee diverse. Ma partecipanti della vita politica del nostro paese.

    Da Piazza San Giovanni si sale per Via Merulana. Mentre la percorro mi canticchio in testa Daniele Silvestri in “A bocca chiusa“:

    “Fatece largo che passa il corteo e si riempiono le strade. Via Merulana, così pare un presepe… E semo tanti che quasi fa paura, o solo 3 sfigati come dice la Questura…”

    E cammino e sorrido, siamo decine di migliaia. E siamo una massa di geni, di artisti, di persone, di anime, di combattenti, di resistenti, di partigiani, di rivoluzionari. Geniali scritte sui muri. “Dai da bere alla tua sete di Rivolta“. Un finto Berlusconi che dichiara: “Ma quale sentenza ma quale cassazione, io non mi fermo se non c’è una Rivoluzione“.

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    Fotografo con il cellulare, leggo la diretta su twitter seguendo #19O.

    Mentre cammino alzo lo sguardo e alla mia destra scopro Erri DeLuca. Anziano, cammina piano. Cammina piano e sorride. Gli sorrido, vorrei dire qualcosa di bello, a quanto mi fa bene sapere di vederlo qui con me. Con noi. Lui mi sorride di rimando. E forse non c’è bisogno di dire altro.

    #19O

    Mentre arriviamo in Piazza Santa Maria Maggiore sentiamo rumore di scontri. Ma non con la polizia, sono i fascisti di CasaPound che lanciano sassi contro la testa del corteo. Mentre la polizia, girata verso il corteo, si prepara a proteggerli.
    Giusto per dare un’idea di dove siamo quando parliamo di Stato. Da che parte sta lo Stato Italiano, sempre.

    Il percorso continua: via Liberiana, via Cavour, via Giovanni Amendola, viale delle Terme di Diocleziano, piazza della Repubblica, via Cernaia, via XX Settembre, via Goito, piazza dell’Indipendenza, via San Martino della Battaglia, viale Castro Pretorio, piazza della Croce Rossa, viale del Policlinico, sino a Porta Pia.

    Siamo tanti, siamo consapevoli. Qualcuno dice 70.000. Qualcuno 100.000. In Via Goito sentiamo le esplosioni degli scontri, più indietro, davanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    Mi fanno ridere gli Italiani. Quelli che si credono democratici e che sono schiavi. Quelli che ti dicono che “bisognerebbe prendere d’assalto il parlamento e ucciderli tutti quei politici ladri”, e poi si indignano e chiamano questi incappucciati di nero “violenti”. Che tristi gli italiani.

    Si possono non condividere le azioni, ma forse bisognerebbe cominciare a riconsiderare sia cosa si intende per “violenza” sia cosa significhi “essere violenti“.

    Chi è violento? I manifestanti? Lo Stato? Chi occupa le case per il diritto ad abitare? Le banche che ti portano via la casa perché sei disoccupato? I NoTav? Chi realizza un’opera inutile distruggendo territorio e indebitandoci per le prossime 4 generazioni? Dov’è la violenza? Lo scontro non era contro la polizia. Ma contro il Ministero delle Finanze e dell’Economia. Non c’è differenza? Allora non avete ancora capito nulla.

    #19OAlla fine di Via Goito c’è un palazzo occupato. Da gente che non aveva più una casa, e ha ritrovato non solo un posto dove stare, ma anche una nuova idea di comunità. Passiamo sotto il palazzo, gli occupanti sono schierati e applaudono. Loro applaudono noi, che andiamo a manifestare anche per loro. Noi da sotto applaudiamo loro, che continuano a resistere. E’ il momento più bello della manifestazione. Questo è il senso. Il senso di fratellanza. Di poter costruire qualcosa di grande, in qualche modo, da tutte le macerie che ci hanno lasciato.

     

    Alla fine, a Porta Pia, l’assedio. Trovo simbolico farlo qui. Ha un che di storico. Di continuità. Quasi di una cittadinanza che torni alle sue origini storiche per ritrovare se stessa. E tende, tende che vengono montate, per circondare lo Stato. Per fare in modo che venga a trattare la resa.

    Cosa rimane a chi non c’era? Gli scontri. L’indignazione per la violenza di pietre contro tenute antisommossa. E tutto il resto? Quello i giornali e le televisioni non ve lo faranno mai vedere. Perché ne hanno paura. Tutto il resto è nelle emozioni e nei ricordi di chi c’era. Potete credere ciò che volete, ormai che importa? Ma voi non c’eravate in quei colori. Su quelle strade. E non potete parlarne.

    Quell’applauso mi scroscia ancora dentro, ed è molto più forte di qualsiasi bomba carta, di qualsiasi carica di polizia, di qualsiasi menzogna della questura o della disinformazione giornalistica.

    Quell’applauso è l’eco dei passi di una popolazione intera con la maschera di Guy Fawkes.

    A bocca chiusa
    Daniele Silvestri

  • Plexus

    Plexus

    Plexus è un romanzo di Henry Miller, pubblicato da Longanesi nel 1956 e secondo volume di The Rosy Crucifixion.

    Informazioni su ‘Plexus’
    Titolo: Plexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN:9788807881732
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2013-05-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 608
    Goodreads
    Anobii

    plexusMentre è appena uscito Sexus, Lawrence Durell, critico e amico da sempre di Miller, gli scrive una lunga lettera in cui esprime il suo orrrore nel leggere quello che, a mio avviso, è il capolavoro dello scrittore Statiunitense. Sexus, appunto.

    Devo confessarti d’esserne rimasto amaramente deluso, nonostante il fatto che esso contenga alcune delle pagine più belle che tu abbia scritto fino ad adesso.

    Forse questa dura critica al primo volume della Crocifissione Rosea (che Miller avrebbe voluto raccolti in un unico volume da quasi 2000 pagine), altera la scrittura e lo stile di questo secondo “Plexus”.

    Manca quella passione, quella voglia di vivere, quell’allegria disinteressata grati solo di essere vivi che si trova in Sexus. La narrazione zoppica, le situazioni sono banali e ripetitive, sono solo delle scuse per intermezzare le grandi pagine di analisi che Miller scrive sulla vita e sull’umanità.

    Manca equilibrio, tra la filosofia appassionata di un uomo ai margini per scelta e una vita piatta e monotona, dentro gli schemi, grigia come il calcestruzzo di Brooklyn che fa da sfondo alla storia.

    Manca quella vita straordinaria che giustifica la sua straordinaria visione della vita. Mancano gli amplessi e le situazioni incredibili di Sexus.

    Ma forse non è solo per seguire i consigli di Durell che lo accusava di volgarità morale; forse è solo che la sua vita si era incastrata, fermata, sospesa. Forse non è una revisione della sua forza, ma una descrizione di un periodo nero, che lo porterà ad attraversare l’oceano e a stabilirsi a Parigi, dove finalmente si consacrerà uno dei più grandi e innovativi scrittori del Novecento.

    Non storcete il naso. Senza Miller non ci sarebbe stata la Beat Generation. O Bukowski. E tante vite, senza leggerlo, si sarebbero spente in penombra invece di accendersi ed illuminare a loro volta il loro mondo intorno.

    Citazioni da “Plexus”

    “E’ facile andare a lavorare tutti i giorni. Il difficile è restare liberi”

    “Strano, non c’è oscurità e paralisi se non nello spirito dell’uomo. Un po’ troppa luce, un po’ troppa energia (quaggiù) e non si è più adatti a vivere nella società umana. Compenso del visionario è il manicomio o la croce.”

    “Sapeva che il male era più profondo. Nel suo giudizio semplice e ingenuo, concluse che l’unico modo per cambiare i fatti stava nel cambiare scena.”

    “Per lui, il sole è spento da molto tempo. Lui è il desperado della sua razza, maledetto da se stesso e assolto da se stesso. Rifare il mondo? Piuttosto lo trascinerebbe in fondo all’abisso.”

    “Siamo noi che manteniamo in vita questi libri che minacciano continuamente di ricadere nell’oblio. Come bestie da preda, stiamo all’agguato degli istanti di realtà che non soltanto eguaglieranno quelle stravaganze letterarie, ma le confermeranno e corroboreranno. Diveniamo simili a cavatappi, storpi, guerci, balbettanti nel vano sforzo di adattare il nostro mondo al mondo esistente. In noi l’angelo dorme d’un sonno leggero, pronto, al più lieve fremito, ad assumere il comando. Soltanto le veglie solitarie ci ridanno le forze. Soltanto quando siamo crudelmente separati comunichiamo veramente gli uni con gli altri.”

    “Mangiare è delizioso, ma essere mangiato è una festa che supera ogni descrizione. Forse è un’altra, più stravagante forma di unione col mondo esteriore. Una specie di comunione a rovescio.”

    “Una cosa mi sembra sommamente palese, ed è che la condanna e la distruzione, che figurano tanto spiccatamente in tutte le profezie, vengono dalla conoscenza certa che l’elemento storico o cosmico nella vita dell’uomo è soltanto transitorio. Il veggente sa come, perché e dove abbiamo smarrito la strada. Sa pure che non c’è molto da fare per quanto riguarda la grande massa dell’umanità. La storia deve seguire il suo corso, diciamo. E’ vero, ma perché? Perché la storia è il mito, il vero mito, della caduta dell’uomo reso manifesto nel tempo. La discesa dell’uomo nel dominio illusorio della materia deve continuare finché non rimanga più altro da fare se non risalire alla superficie della realtà”

    “L’evoluzione non spiega nulla. Eravamo tutti insieme, sin dall’inizio del tempo, e resteremo insieme sino all’eternità. Le stelle e le costellazioni vanno alla deriva, i continenti vanno alla deriva, l’uomo va alla deriva coi suoi compagni dei tempi di prima del diluvio: l’armadillo, l’uccello dodo, il dinosauro, la machairodus, il cavallo nano della Mongolia superiore. Tutto, nel cosmo, va alla deriva verso un punto che va alla deriva nello spazio. E Dio onnipotente va probabilmente alla deriva anche Lui, insieme con la sua creazione.”

    “Dietro al nostro desiderio profondamente radicato di sfuggire al peso della fatica, c’è la nostalgia del Paradiso. Per l’uomo di oggi, il paradiso significa non soltanto liberazione dal peccato ma anche liberazione dal lavoro, infatti il lavoro è diventato odioso e degradante. Quando l’uomo mangiò il frutto della conoscenza voleva trovare una scorciatoia per arrivare alla Divinità. Tentò di derubare il Creatore del divino segreto, che per lui significava il potere. Quale ne fu il risultato? Il peccato, la malattia, la morte. Guerra eterna, eterna inquietudine. Del poco che sappiamo, ce ne serviamo per la nostra propria distruzione. Non sappiamo sfuggire alla tirannia dei comodi mostri creati da noi. Ci illudiamo di credere che, per mezzo loro, un giorno godremo ozio e beatitudine, ma a dir la verità, non facciamo altro che cercare maggior lavoro per noi, maggiore angoscia, più inimicizie, più malattia, più morte. Con le nostre ingegnose invenzioni e scoperte, trasformiamo progressivamente la faccia della terra: fino al momento in cui l’avremo ridotta irriconoscibile nella sua laidezza.”

    “Parlate dell’ingiustizia e ne restate freddi, solo un saggio ne è capace”

    “L’uomo giusto è duro, spietato, disumano. L’uomo giusto metterà fuoco al mondo, lo distruggerà con le proprie mani, se può, piuttosto che di veder perpetuare l’ingiustizia. John Brown era di quella specie di uomini. La storia lo ha dimenticato. Uomini meno grandi sono venuti alla ribalta, hanno sommerso il mondo, l’hanno gettato nel terrore e per cose che non si avvicinano sia pur vagamente a quella che noi chiamiamo giustizia. Gli si dia ancora un po’ di tempo, e l’uomo bianco distruggerà se stesso distruggendo il pernicioso mondo da lui creato. Non possiede rimedi ai mali che ha imposto al mondo. Nulla. E’ vuoto, disilluso, senza un filo di speranza. Sospira la propria miseranda fine.”

    “Non è l’età che ci da saggezza. E nemmeno l’esperienza, come la gente finge di credere. E’ la prontezza spirituale”

    “Noi dobbiamo essere santi senza santità. Dobbiamo essere interi: completi. Essere santo significa questo. Qualunque altra forma di santità è falsa, è una trappola e un’illusione…”

    “Mi sento come disceso dal monte Sinai col paracadute. Tutto intorno a me stanno i miei fratelli, l’umanità, come dicono, che cammina ancora a quattro gambe.”

    “Avere il proprio mondo e vivere in esso, non significa necessariamente essere ciechi per ciò che si chiama il mondo reale. Se uno scrittore non conoscesse il mondo di tutti i giorni, se non ci fosse immerso tanto da ribellarcisi, non avrebbe ciò che tu chiami il suo mondo. Un artista porta tutti i mondi in sé.”

    “Io sono di quelli il cui scopo non è di insegnare una lezione al mondo ma di spiegare che la scuola è finita.”

    “La sofferenza è inutile. Però bisogna soffrire prima di rendersene conto”

  • Ipocrisia razzista e antirazzista

    Ipocrisia razzista e antirazzista

    I morti di Lampedusa, certo. Il lutto nazionale. Assolutamente. A chi non fa incazzare. A chi non riempie di rabbia tutto questo?

    In realtà ad un sacco di gente, ho scoperto. Dai razzisti (si riconoscono subito: sono quelli che cominciano una frase sull’argomento con: “Io non sono razzista, però…”), ai beceri idioti senz’anima che dicono “Gli sta bene, stavano a casa loro”, ma soprattutto gli antirazzisti dell’ultima ora. Quelli che non hanno mai preso la minima posizione sull’argomento, che adesso parlano di lutto nazionale, di minuti di silenzio; si riempiono la bocca con una parola come antirazzismo, che c’è gente che a questo ideale dedica ogni istante della sua vita, mica dieci minuti su facebook o su twitter, per poi dimenticarsi di tutto la mattina dopo. Fino alla prossima strage di anime.

    Sicuramente anche i figli di puttana che organizzano i barconi con cui rubano anche le ultime gocce di sangue alla gente disperata del Mediterraneo stanno pubblicando qualcosa di strappalacrime su questa gente che hanno condannato a morte.

    Anche le due teste di cazzo che hanno dato forma a questa legge sull’immigrazione (si, Bossi e Fini) parteciperanno al lutto nazionale, magari per trarne il loro bel vantaggio politico.

    Che fine hanno fatto gli Italiani? Henry Miller scriveva che in tutta Italia aveva trovato povertà e poche opportunità (tra la prima e la seconda guerra mondiale) ma anche gente disponibile, solidale e ospitale. Felice. Che cazzo ci è successo?

    Siamo chiusi, idioti, ignoranti, ipocriti.

    Ma, peggio di tutto, siamo superficiali e indifferenti a qualsiasi cosa.

    “Andate tutti a fanculo: razzisti inutili, antirazzisti senza motivazioni, demagogisti e retorici coglioni, gucciniani ignoranti che si danno un tono riempiendosi la bocca di schiuma bavosa, freakettoni pacifisti e duri e puri con il cane borchiato, donne con il cervello grosso come una noce che imparano a fare le intelligenti nel limite in cui va di moda esserlo. Andate tutti a fanculo.”

    Stefania DePoulardis tramite Facebook

  • Sexus

    Sexus

    Se è vero che Henry Miller o lo ami o lo odi, questo è ancora più vero per Sexus, l’estremizzazione della sua scrittura.

    Informazioni su ‘Sexus’
    Titolo: Sexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN: 9788807880049
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2013-02-20
    Formato: Paperback
    Pagine: 544
    Goodreads
    Anobii

    sexusPubblicato nel 1949 da Longanesi, è il racconto autobiografico della sua vita a New York prima di trasferirsi a Parigi. Primo dei tre libri che andranno a comporre la triologia della Crocifissione in Rosa, che Miller avrebbe voluto raccolti in un solo romanzo (gli altri due sono Plexus, del 1952 e Nexus del 1960), questo racconto autobiografico è la perfetta rappresentazione della poetica dello scrittore statiunitense: racconti banali di vita quotidiana, descrizioni dettagliate di rapporti sessuali e… Illuminazioni di vita.

    Henry è sposato con Maude, una donna tranquilla e noiosa, dalla quale ha una bambina. Si innamora però di Mara (che poi verso la fine del libro cambierà nome in Mona), una taxi girl (una compagna di ballo nelle sale da ballo newyorkesi) passionale e misteriosa. Intorno a loro ruotano i personaggi più disparati, amici di Henry e icone di una New York che cerca di riprendersi dalla Grande Guerra.

    Tutto qui, la trama non si sviluppa in nessun altro modo. Quello che è incredibile di questo libro non è quello che succede, ma Henry stesso. La sua visione del mondo, i suoi pensieri, le sue considerazioni… Su tutto: amore, amicizia, sesso, arte…

    Citazioni da “Sexus”

    “Arrendersi nel modo più assoluto e incondizionato alla donna che si ama significa spezzare ogni legame tranne il desiderio di non perderla, ed è quello il legame più terribile di ogni altro.”

    “Per trent’anni, ormai, ho portato la croce di ferro di una schiavitù ignominiosa, servendo ma non credendo, lavorando ma non ritirando la paga, riposando ma non conoscendo pace. Perché dovrei credere che tutto cambierà a un tratto, soltanto perché avrò lei, soltanto amando ed essendo amato?”

    “Scrivere, meditai, deve essere un atto privo di volontà. La parola, come una corrente profonda dell’oceano, deve emergere alla superficie per un proprio impulso. Un bambino non ha alcuna necessità di scrivere, è innocente. L’uomo scrive per liberarsi del veleno che ha accumulato con il suo modo falso di vivere. Cerca di riconquistare la propria innocenza, eppure (scrivendo) riesce soltanto a inoculare nel mondo il virus della sua delusione. Nessuno metterebbe una sola parola sulla carta se avesse il coraggio di vivere ciò in cui crede.”

    “Volevo liberare l’immaginazione di tutti gli uomini contemporaneamente perché, senza l’appoggio del mondo intero, senza un mondo immaginosamente unificato, la libertà dell’immaginazione diviene un vizio.”

    “Parole, frasi, idee, non importa quanto sottili o ingegnose, i voli più folli della poesia, i sogni più profondi, le visioni più allucinanti, non sono altro che rozzi geroglifici cesellati nella sofferenza e nel dolore per commemorare un evento non comunicabile.”

    “Ogni giorno massacriamo i nostri impulsi più belli”

    “Le lacrime sono più facili a sopportarsi della gioia. La gioia è distruttiva: fa sentire gli altri a disagio.”

    “Essere felice significa impazzire in un mondo di malinconici spettri.”

    “La gente ne ha avuto abbastanza di intrecci e di personaggi. Gli intrecci e i personaggi non fanno la vita.”

    “Avere una donna, avere qualsiasi cosa, in effetti, non significa nulla; conta soltanto vivere con una persona, o vivere con quanto si possiede.”

    “Amare o essere amati non è un reato. È davvero criminoso, invece, far credere a una persona, si tratti di un lui o di una lei, che è la sola di cui ci si possa mai innamorare.”

    “Sagome andavano e venivano davanti alle finestre, vestite in tutti i modi. Si stavano accingendo a rientrare in casa per prepararsi all’insignificante monotonia del domani. Uno su centomila avrebbe potuto sottrarsi alla condanna generale; in quanto agli altri, sarebbe stato un atto di misericordia se qualcuno fosse venuto nella notte a tagliar loro la gola mentre dormivano. Credere che quelle misere vittime avessero in sé la capacità di creare un mondo nuovo era pura follia.”

    “Nonostante tutte le prove esteriori che dimostrano come siamo strettamente uniti, interdipendenti, socievoli, di buon umore, disposti ad aiutarci a vicenda, comprensivi, quasi fraterni, siamo un popolo solitario, un gregge morboso e impazzito che si precipita qua e là con fanatica frenesia, cercando di dimenticare che non siamo come crediamo di essere, e cioè non realmente uniti, non realmente devoti gli uni agli altri, non realmente capaci di ascoltare, non un bel niente, in realtà, ma soltanto numeri spostati qua e là da una mano invisibile per un calcolo che non ci riguarda.”

    “Nessuno può sentirsi meglio dell’uomo che si lascia ingannare completamente. Essere intelligenti può costituire un vantaggio; ma essere completamente fiduciosi, creduloni fino all’idiozia, arrendersi senza riserve, è una delle gioie supreme della vita.”

    “Si basava sull’ipotesi che ognuno fosse in cuor suo un bastardo figlio di puttana, perfido, insensibile, egoista, una realtà dimostrata dal numero miracolosamente limitato di delitti che venivano a conoscenza del pubblico nei tribunali. Se tutti fossero stati spiati, pedinati, seguiti, sorvegliati, controinterrogati, inchiodati alla verità, costretti a confessare, be’ allora, secondo il suo sincero parere, ci saremmo trovati tutti in carcere.”

    “A me sembra che, il più delle volte, chi si trova ai posti d’onore risulti essere tra i meno meritevoli. I meritevoli, spesso, occupano i posti in ultima fila, o per modestia, o per rispetto di se stessi.”

    “Tutto, ormai, è organizzato in modo che le cose ti vengano offerte su un vassoio; devi sapere soltanto come fare le piccole fesserie passabilmente bene; ti iscrivi a un sindacato, lavori il meno possibile, e vai in pensione una volta arrivato al limite d’eta. Possedendo tendenze estetiche, non riusciresti a sobbarcarti alla stupida routine, un anno dopo l’altro; l’arte ti rende irrequieto, insoddisfatto. Il nostro sistema industriale non può consentire che questo accada… e pertanto ti offrono piccoli surrogati tranquillanti, per farti dimenticare che sei un essere umano. Ben presto l’arte non esisterà più affatto, ve lo dico io; bisognerà pagare la gente perché entri in un museo o ascolti un concerto. Non dico che le cose continueranno in questo modo in eterno; no, proprio quando saranno riusciti appieno nel loro scopo, quando tutto scorrerà liscio come un fischio, nessuno protesterà più, e nessuno sarà irrequieto o insoddisfatto, l’intera struttura si sfascerà. L’uomo non è stato creato per essere una macchina. Il lato buffo di tutti questi sistemi di governo utopistici è che continuano a promettere di liberare l’uomo… ma anzitutto cercano di farlo funzionare come un orologio caricato per otto giorni. Chiedono all’individuo di diventare schiavo per rendere possibile la libertà del genere umano.”

    ” Non credo che ci occorrano altri diritti… credo che ci occorrano idee più vaste.”

    “Bisogna fingere che tutto abbia un senso; bisogna lasciar credere alla gente che si sa quel che si fa. Ma nessuno sa quello che fa! Non è che ogni mattina ci alziamo e pensiamo a quanto stiamo facendo. Nossignore! Ci alziamo nella nebbia e trasciniamo i passi in una buia galleria con l’emicrania da sbornia.”

    “Ovunque si levavano le tetre, monotone mura; dietro ad esse abitavano famiglie la cui intera esistenza era imperniata intorno a un impiego. Schiavi industriosi, pazienti, ambiziosi, il cui unico scopo era l’emancipazione. E nel frattempo sopportavano tutto; ignari dei disagi, immuni alle brutture. Piccole anime eroiche la cui stessa ossessione di liberarsi dalla schiavitù del lavoro serviva soltanto a ingrandire lo squallore e l’infelicità della loro vita.”

    “È completamente mia, quasi come una schiava, ma io non la possiedo. Sono io ad essere posseduto.”

    “Adolescente, diciamo. Storie! Questo è il germe della futura vita, il seme che nascondiamo, che seppelliamo profondamente in noi, che reprimiamo e soffochiamo e facciamo tutto il possibile per distruggere mentre passiamo da un’esperienza all’altra e palpitiamo e ci dibattiamo, smarrendo in ultimo la strada.”

    “L’uomo eternamente turbato dai problemi dell’umanità, o non ha problemi suoi o si è rifiutato di affrontarli.”

    ” Lo Stato, la nazione, le nazioni unite del mondo, altro non erano che un grande aggregato di individui i quali ripetevano gli errori dei loro padri. Venivano afferrati dalla ruota sin dalla nascita e continuavano a girare con essa fino alla morte… e questa macina tentavano di nobilitarla chiamandola «vita».”

    “Gli uomini i quali erano più nella vita, i quali stavano modellando la vita, ed erano la vita stessa, mangiassero poco, dormissero poco, possedessero poco o niente. Non si facevano illusioni sul dovere, o sulla perpetuazione della specie, o sulla conservazione dello Stato. Si interessavano alla verità, e soltanto alla verità.”

    “Lo scopo della disciplina è quello di promuovere la libertà. Ma la libertà conduce all’infinità, e l’infinità è terrificante.”

    “Gli uomini convinti che il lavoro e l’intelligenza riusciranno a compiere ogni cosa, saranno sempre delusi dalla piega degli eventi stravagante e imprevista.”

    “È curioso che un corpo, per quanto familiare possa essere alla vista e al tatto, diventa eloquentemente misterioso non appena sentiamo che chi ne è il proprietario è divenuto elusivo o evasivo.”

    “Nessuna donna sa fottere selvaggiamente quanto l’isterica che ha reso frigida la propria mente.”

    “L’uomo che riconosce con se stesso di essere un vile, ha fatto un passo avanti nel dominare la propria paura; ma l’uomo che lo riconosce francamente con tutti, che chiede di riconoscere in lui la viltà e di tenerne conto quando si ha a che fare con lui, è sulla strada per divenire un eroe.”

    “Il possesso non significa niente se non ci si sa concedere”

    “Anche la voce, quella voce così potente, così annientatrice, così completamente personale… Anche quella ha un suo modo di svanire, di perdersi tra tutte le altre voci. Ma il corpo continua a vivere, e gli occhi, e le dita degli occhi, ricordano.”

    “Per alcuni momenti senza tempo ci eravamo trovati sulla porta del Paradiso; poi venimmo trascinati avanti e lo stellato fulgore andò in pezzi. Come lingue di lampi svanì in mille direzioni diverse.”

    “Proprio quando i tuoi impulsi sono stati lucidati, sono passati alla manicure e hanno avuto un vestito su misura, ti mettono in mano un fucile e con sei lezioni tu dovresti imparare l’arte di conficcare la baionetta in un sacco di grano. È sconcertante, a dir poco. E in mancanza di panico, di guerra, di rivoluzione, continui a salire da una posizione vantaggiosa di pompinaro all’altra, finché non diventi la Gran Minchia in persona e non ti fai saltare le cervella.”

    “Sono prigioniero nella casa dell’amore mal posto. Sono August Angst che si fa crescere una malinconica barba. Sono un fuco la cui sola funzione è quella di iniettare spermatozoi nella sputacchiera dell’angoscia. Sparo orgasmi con zigomatica furia. Mordo la barba che copre la bocca di lei come muschio. Mastico grossi pezzi della mia malinconia e li sputo come lische.”

    “La conoscenza dissociata dall’azione conduce alla sterilità”

    “Sull’ultima trincea, incomincia a penetrare nei nostri spessi crani l’idea che facciamo tutti parte della stessa carne.”

    “Ad ogni cima conquistata, nuovi e più sconcertanti pericoli ci minacciano. Il vigliacco rimane spesso sepolto sotto quello stesso muro contro il quale si è rannicchiato in preda alla paura e all’angoscia. La più bella cotta di maglia può essere penetrata da un’abile stoccata. Le più grandi flotte finiscono con l’affondare; le linee Maginot vengono sempre aggirate. Il cavallo di Troia aspetta sempre di essere trascinato fuori. Dove si trova la sicurezza? Quale protezione si può inventare che non sia già stata escogitata? È un’impresa disperata pensare alla sicurezza; non ne esiste alcuna.”

    “Siamo tutti colpevoli di un grande delitto, il delitto di non vivere appieno la vita; ma siamo anche, tutti, potenzialmente liberi. Possiamo smettere di pensare a ciò che non siamo riusciti a compiere e fare tutto ciò che è in nostro potere. Che cosa possano essere i poteri esistenti in noi, nessuno ha realmente osato immaginarlo. Che siano infiniti ce ne renderemo conto il giorno in cui ammetteremo con noi stessi che l’immaginazione è tutto. L’immaginazione è la voce dell’audacia. Se esiste qualcosa di divino in Dio, si tratta di questo. Egli ha osato immaginare ogni cosa.”

    “Se potessimo ancora credere in Dio, faremmo di lui un Dio della vendetta; affideremmo a lui, con tutto il cuore, il compito di fare piazza pulita. È troppo tardi perché possiamo pretendere di rimediare al disastro; ci siamo dentro fino al collo. Non vogliamo un nuovo mondo… vogliamo la fine del disastro che abbiamo combinato. A sedici anni si può credere in un mondo nuovo… si può credere a tutto, in effetti… ma a venti si è condannati, e lo si sa. A vent’anni si è bene imbrigliati, e il massimo in cui si possa sperare è di cavarsela con le gambe e le braccia intatte. Non è una questione di speranza che si dilegua… la speranza è un indizio pernicioso: significa impotenza. Anche il coraggio non serve: tutti possono trovare il coraggio… di fare la cosa sbagliata.”

    “A me sembra che gli artisti, gli scienziati, i filosofi, siano come lenti da molare; è tutto un gran prepararsi per qualcosa che non accade mai. Un giorno le lenti saranno perfette, e allora vedremo tutti con chiarezza, vedremo che mondo sbalorditivo, meraviglioso, bellissimo è il nostro. Ma nel frattempo siamo senza occhiali, per così dire; annaspiamo qua e là come idioti miopi e ammiccanti. Non vediamo quel che abbiamo sotto il naso perché siamo così intenti a vedere le stelle, o quel che si trova al di là delle stelle. Stiamo cercando di vedere con la mente, ma la mente vede soltanto ciò che le si dice di vedere. La mente non può spalancare gli occhi e guardare soltanto per il piacere di guardare.”

    “Il sesso è una delle nove ragioni della reincarnazione. Le altre otto sono prive di importanza”

    “Fuori, nel mondo, la gente non se la passava affatto meglio. La sola differenza tra loro e me stava nel fatto che essi andavano a procurarsi ciò di cui avevano bisogno; per ottenerlo sudavano, si ingannavano a vicenda, si battevano con le unghie e con i denti. Io non avevo problemi di questo genere. Il mio unico problema era come vivere con me stesso un giorno dopo l’altro.”

  • Signore e signori buonanotte

    Signore e signori buonanotte

    Signore e signori buonanotte è un film satirico del 1976 diretto e sceneggiato dalla Cooperativa 15 Maggio, un insieme di registi e sceneggiatori tra i più celebri dell’epoca: Age, Leo Benvenuti, Luigi Comencini, Piero De Bernardi, Nanni Loy, Ruggero Maccari, Luigi Magni, Mario Monicelli, Ugo Pirro, Furio Scarpelli e Ettore Scola.

    E’ ovviamente un film a episodi, collegati dalla trama: una giornata qualsiasi di una fittizia televisione di Stato, i cui programmi (gli episodi) sono collegati dal TG3, telegiornale condotto da Paolo T.Fiume (Marcello Mastroianni).

    Una lingua per tutti / La lezione di inglese

    L’idea di una sorta di televisione didattica, con qualche grossa particolarità: l’insegnate mostra le parti del corpo nominandole con il loro nome in inglese, comprese seno e sedere. La stessa “insegnante” poi si sposta in una sorta di situazione con un alunno… Che si trasforma in un attentato della CIA davanti ad un’ambasciata…

    La bomba

    Diretto da Mario Monicelli, è un telefilm. Un commissariato di polizia viene fatto evacuare (dopo numerosi minuti dalla scoperta della bomba) con il forte sospetto di un attentato dinamitardo; quando l’artificiere scopre che la bomba non è altro che una sveglia dimenticata da un’anziana in una borsetta, la polizia non si lascia sfuggire l’occasione: per fomentare l’opinione pubblica a lottare contro gli estremismi (chiaro riferimento alle Brigate Rosse) una bomba autentica viene messa nella stazione…

    Trittico napoletano

    Sinite parvuolos: una sorta di film inchiesta ambientato a Napoli: dopo un’omelia del vescovo che premia le famiglie numerose condannando l’aborto ed esaltando la sacralità della vita, un bambino, costretto a lavorare per mantenere gli otto fratelli e la madre inferma, attraversa Napoli tra i suoi mille problemi e torna a casa per trovare ancora da fare a badare alla casa finendo per suicidarsi

    Mangiamo i bambini: dopo il documentario viene interpellato il famoso sociologo Schmidt, che per risolvere il problema della sovrappopolazione propone di rendere reale la feroce satira di Jonathan Swift (Una modesta proposta) facendo mangiare ai ricchi i bambini poveri.

    Paolo T. Fiume conduce un talk show con gli ultimi amministratori della città partenopea, curiosamente tutti con lo stesso cognome (Lo Bove). Di fronte alle accuse mosse dai telespettatori i quattro si insultano a vicenda e difendono il loro operato in toni sempre più accesi, finendo a mangiarsi la ricostruzione della città di Napoli che stava sul tavolo che li divideva.

    Il generale in ritirata

    Durante una parata militare non si trova più un generale che deve guidare la sfilata: il generale (Ugo Tognazzi) è seduto sulla tazza di un water ad espletare impegnativi bisogni fisici: il malfunzionamento dello sciacquone provoca una serie di disavventure che culmineranno con il suicidio del militare con la sua pistola d’ordinanza, seduto sul cesso e sporco di merda.

    L’ispettore Tuttumpezzo

    Dovrebbe essere la televisione per ragazzi, ma l’Ispettore Tuttumpezzo non mi piego e non mi spezzo (Vittorio Gassman), in missione per arrestare un commendatore accusato di corruzione, si piega pian piano al potere non solo fino al fallimento del suo mandato, ma anche all’umiliazione di vedere sostuita la sua duivisa con quella del cameriere.

    Il personaggio del giorno – Poco per vivere, troppo per morire

    Un reportage giornalistico sulla vita di tutti i giorni di un pensionato, Menelao Guardabassi (un Ugo Tognazzi da oscar), che spiega la sua sopravvivenza quotidiana vivendo con £ 32.000 al mese. Sempre in bilico tra il divertente e la tristezza più profonda (emblematica la scala espressiva di Tognazzi al sentire la parola “filetto”, dalla gioia alla disperazione in 15 secondi attraversando tutti gli stadi intermedi), con la rabbia sempre sul fondo che però, come spesso succede alla maggior parte degli Italiani,  non riesce mai ad affiorare del tutto. (“Io non mi lamento… Però qualche volta mi incazzo”)

    Il Disgraziometro

    E’ un quiz a premi che fa il verso al Rischiatutto di Mike Bongiorno, in cui il presentatore (Paolo Villaggio) invita il pubblico al grido di “Malinconia!” e in cui a vincere è chi riesce a provare di aver avuto le peggiori disgrazie. Sembra quasi un anticipo della televisione di oggi, in cui solo il dolore e la tristezza (sempre degli altri…) riescono a fare audience.

    Il Santo Soglio

    Sceneggiato che si rifà storicamente alla vicenda di Papa Sisto V, in cui uno dei cardinali per 10 anni di finge moribondo per essere eletto come Papa di transizione nel duro conflitto tra altri due candidati, il Piazza-Colonna e il Canareggio. Una storia interessante, con un buon Nino Manfredi e una storia conturbante tra Chiesa e Potere.

    La cerimonia delle cariatidi / Il salone delle cariatidi.

    All’inaugurazione dell’”Anno Pregiudiziario” i massimi rappresentanti dello Stato e della Chiesa (tra cui il presidente Giovanni Leone e il papa Paolo VI) si scatenano nella tarantella, sulle note di Funiculì funiculà.

    Se poi ci aggiungete che nella colonna sonora del film viene ripresa anche la parte strumentale de “Lo stambecco ferito” di Antonello Venditti e Lucio Dalla…

    Un film altalenante che, nonostante sia stato bistrattato più volte dalla critica (un Gassman e un Mastroianni sottotono) è secondo me uno dei film più significativi sulla politica italiana… Di oggi. Perchè se allora poteva essere troppo gonfiato, troppo forzato… Adesso, quasi quarant’anni dopo, è semplicemente perfetto. Tipo che se il presidente fosse ancora lui ci sarebbero state un sacco di persone cacciate con l’editto di Sofia.

    L’Italia ha bisogno di film come questo. Soprattutto adesso, così pericolosamente sull’orlo del baratro. Ma chi rimane? Non lamentiamoci. Qualche volta… Almeno qualche volta… Incazziamoci. O siamo già oltre il baratro. Signore e signori, buonanotte.

     

  • La casa del buio

    La casa del buio

    La casa del buio è un romanzo scritto a quattro mani da Stephen King e Peter Straub, pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer nel 2001, ed è una sorta di seguito de “Il talismano“, scritto da loro due nel 1983.

    Informazioni su ‘La casa del buio’
    Titolo: La casa del buio
    Autore: Stephen King & Peter Straub
    ISBN: 9788820032890
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 2002-01-01
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 714
    Goodreads
    Anobii

    la casa del buioA French Landing, nel Wisconsin, un serial killer, un mostro, rapisce i bambini e li restituisce morti e cannibalizzati. La cittadina è in preda al panico e al furore, sembra riversarla tutta sul capo della polizia Dale, che è ormai disperato e sull’orlo del licenziamento. Nella campagna vicino al paese risiede Jack Sawyer, amico del capo della polizia ed ex tenente della polizia di Los Angeles, dove ha lasciato una brillantissima carriera a soli trent’anni per ritirarsi a vita privata senza alcun apparente motivo. Jack è l’adulto che è diventato il ragazzino che ha attraversato gli Stati Uniti per ritrovare il talismano che avrebbe salvato sua madre dal cancro, a metà tra il nostro mondo e uno parallelo che chiamava “I Territori”.
    Ma Jack Sawyer poliziotto ha dimenticato quell’altro mondo. Lo dovrà ricordare a forza per risolvere il mistero del serial killer chiamato dai media “Il Pescatore”

    Un libro interessante, scorrevole e pieno di colpi di scena, anche se a mio avviso la seconda metà del libro perde qualcosa, mentre la prima è praticamente perfetta. E poi ovviamente… Il mondo della Torre Nera. Perché non sono proprio i Territori di quando era bambino. Incredibilmente, Jack approda nell’Entro Mondo nella tenda ospedale del racconto “Le piccole sorelle di Eluria” contenuta nella raccolta “Tutto è fatidico“. E questo, per chi è appassionato della saga, è piacevolmente conturbante.

    Citazioni da “La casa del buio”

    “Qui ci troviamo di fronte a un uomo spettacolarmente solo. La solitudine gli è talmente familiare che non ci fa neppure caso, come spesso avviene con le cose cui non riesci a porre rimedio. C’è ben peggio della solitudine, come la sindrome di Lou Gehrig o la paralisi cerebrale, tanto per nominarne due. La solitudine rientra solo nel programma, ecco tutto.”

    “Non appena inizia, il disfacimento non ha tregua.”

  • Recensione di Uomo nel buio di Paul Auster

    Recensione di Uomo nel buio di Paul Auster

    Uomo nel buio (Titolo originale Man in the Dark) è un romanzo di Paul Auster pubblicato da Einaudi nel 2008.

    Informazioni su ‘Uomo nel buio’
    Titolo: Uomo nel buio
    Autore: Paul Auster
    ISBN: 9788806194741
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 2008-10-06
    Formato: Paperback
    Pagine: 152
    Goodreads
    Anobii

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    Uomo nel buioAugust Brill è un settantenne critico letterario premiato anche da un Premio Pulitzer. Vive con la figlia, divorziata da poco, e con la nipote, il cui ragazzo è appena morto giustiziato dai ribelli in Iraq dove era andato come volontario.
    In casa c’è un atmosfera pesante, il vecchio sempre più spesso fatica a prendere sonno. Per addormentarsi ultimamente ha preso l’abitudine di raccontarsi una storia, di una sanguinosa seconda guerra civile americana dopo la prima elezione di George W. Bush, che ogni notte continua…

    Citazioni da “Uomo nel buio”

    “Fuggire in un film non è come fuggire in un libro. I libri ti costringono a contraccambiarli con qualcosa, a esercitare l’intelligenza e la fantasia, mentre un film si può vedere – e anche godere in uno stato di passività inerte.”

    “Le azioni abiette che gli esseri umani perpetrano gli uni contro gli altri non sono solo aberrazioni, ma una parte essenziale di quello che noi siamo.”

    “Questa fu la mia guerra. Non una vera guerra, forse, ma quando hai assistito a una violenza su quella scala, non fatichi a immaginare qualcosa di peggio; e quando la tua mente è in grado di far questo, capisci che le peggiori possibilità della fantasia sono incarnate dal paese in cui vivi.”

    “Che vita è? Così tranquilla, cazzo, così monotona. Non la sopporto più. lo non so niente, August. lo non ho fatto niente. Per questo vado via. Per sperimentare qualcosa che non riguarda me stesso. Per ritrovarmi fuori, nel grande e marcio mondo, e scoprire cosa si sente a essere parte della storia.”

  • Dannazione

    Dannazione

    Dannazione è un romanzo dello scrittore statiunitense Chuck Palahniuk, pubblicato da Mondadori nel 2011.

    Informazioni su ‘Dannazione’
    Titolo: Dannazione
    Autore: Chuck Palahniuk
    ISBN: 9788804612865
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori Strade Blu
    Data di pubblicazione: 2011-10-11
    Formato: Paperback
    Pagine: 252
    Goodreads
    Anobii

    dannazioneMadison Spencer è una ragazzina tredicenne figlia di un’attrice e di un miliardario. E’ una ragazza problematica, vive in un collegio svizzero dove tutte la odiano perché grassottella e un po’ sfigata; la madre la vuole una bambina di 8 anni in eterno perché non vuole far sapere al mondo di essere invecchiata; i suoi genitori adottano continuamente bambini disagiati da ogni parte del mondo che diventano suoi fratellastri per qualche giorno (giusto il tempo per i servizi fotografici dei media) e poi vengono rispediti in qualche altra scuola o collegio.
    Ma poco importano i problemi di Madison: muore (a suo dire per un’overdose di Marijuana) e si ritrova inspiegabilmente all’inferno. Conosce così alcuni personaggi che sembrano essere usciti pari pari da Breakfast Club, film cult di John Huges del 1985, che diventeranno i suoi nuovi amici.

    La trama sembra molto banale, vero? Il problema è che stiamo parlando di Palahniuk. Quell’uomo strano e vagamente inquietante che ha scritto Fight Club, Soffocare, Diary, Gang Bang… Non di uno qualunque. E quando si parla di lui non esiste il banale.

    Citazioni da “Dannazione”

    “Detestiamo i rinnegati. Morire, ancora più dell’alcolismo o della dipendenza da eroina, sembra il peggiore dei vizi, e in un mondo dove ti accusano di essere pigra se non ti depili le gambe essere morta sembra la più grave delle mancanze”

    “La verità è che, quando sarete morti, nemmeno i senzatetto e i ritardati vorranno essere nei vostri panni”

    “Se la Terra ci sembra un inferno è soltanto perché siamo convinti che debba essere un paradiso”

    “Prima che facciate lo sforzo di smettere di fumare, tenete a mente che fumare sigarette e sigari è un ottimo allenamento per l’inferno”

    “Ogni volta che un dio succedeva al precedente quest’ultimo cadeva nell’oblio e nel disprezzo. […] Se la civiltà durerà abbastanza a lungo, in futuro anche Gesù potrebbe ritrovarsi a vagare per l’oltretomba, scartato e messo al bando”

    “Non è giusto, no, ma a quanto pare l’unico essere immortale autorizzato a flirtare con gli esseri umani è Dio stesso”

    “La maggior parte della gente fa figli non appena l’entusiasmo per la vita comincia a scemare. Un figlio ti permette di rispolverare l’eccitazione che un tempo provavi per… be’, per tutto. Una generazione dopo, saranno i tuoi nipoti a restituirti una bottarella di entusiasmo. Riprodursi è una specie di richiamino di amore per la vita.”

    “Per quanto la morte possa sembrare spiacevole, di buono c’è che soffri una volta sola. Dopo, il dolore scompare. Il ricordo può essere enormemente traumatico, ma è appunto solo quello: un ricordo. Nessuno ti chiede di fare il bis. A meno che tu non sia induista, forse.”

    “Non è giusto, no, ma se la vita ci sembra un inferno è soltanto perché siamo convinti che debba durare per sempre. La vita è breve. La morte è per sempre. Ma presto lo scoprirete da voi. E agitarsi non serve a niente”

    “«La morte è un processo lungo» dice Archer. «Il corpo è soltanto la prima delle cose che schiattano.» E il senso è: poi devono morire i sogni. E poi le aspettative. E la rabbia per aver dedicato una vita intera a imparare cose e amare persone e guadagnare soldi, per poi scoprire che di tutte quelle cagate alla fine non ti resta niente. È vero, la morte del corpo è la parte più semplice. Poi devono morire i ricordi. E l’ego. L’orgoglio e la vergogna e l’ambizione e la speranza, tutte quelle stronzate dell’identità possono metterci secoli a scomparire.»”

  • Terrorista

    terrorista

    Mi sconvolge il fatto che i media e questo cosiddetto Stato chiamino terrorista il movimento NoTav, ma non posso dire che non me lo aspettassi. In fondo era solo il punto più basso della parabola che questo cosiddetto Stato e i suddetti media hanno costruito tanto tempo fa, quando i progetti del treno ad alta velocità (poi diventato treno ad alta capacità) hanno cominciato a farsi più solidi.

    Ma chiediamoci veramente che cosa significa essere terrorista. Cos’è il terrorismo?

    Il terrorismo è una forma di lotta politica che consiste in una successione di azioni criminali violente, premeditate ed atte a suscitare clamore come attentati, omicidi, stragi, sequestri, sabotaggi, ai danni di enti quali istituzioni statali e/o pubbliche, governi, esponenti politici o pubblici, gruppi politici, etnici o religiosi.
    L’individuo che si dedica a tale pratica viene definito come terrorista.

    da Wikipedia.it

    Ora continuiamo a farci delle domande: che cos’è lo Stato? Perchè se lo Stato sono le banche e i soliti furbetti del quartierino insieme a esponenti di partiti politici che ci stanno mangiando sopra, allora sì: il movimento NoTav sto cercando di sovvertire l’ordine dello Stato.

    Se invece lo Stato sono i cittadini che pagano le tasse, i lavoratori i disoccupati, se sono quelli che si battono per la difesa del proprio territorio, quelli che lottano per arrivare a fine mese e per mantenere la loro famiglia alla faccia di tutte le difficoltà di ogni giorno allora il movimento NoTav non sta cercando di sovvertire un bel nulla.  Sta difendendo lo Stato.

    Lo Stato è un ordinamento giuridico politico che a fini generali esercita il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti. Esso comanda anche mediante l’uso della forza armata, della quale detiene il monopolio legale.

    da Wikipedia.it

    “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

    Articolo 1 della Costituzione

    Il problema è sempre quello: l’uso la parola per sopprimere la dissidenza, per trasformare fratelli in terroristi assetati di sangue.

    A San Marino per un aumento delle tasse del 6% (sono 3 volte inferiori alla media europea, in Italia una volta e mezza) scendono in 5000 (un sesto della popolazione totale, da noi sarebbe una manifestazione con 10 milioni di persone).

    Da noi il Movimento NoTav ha provato tutto. La strada politica. La strada della scienza. La strada della contestazione pacifica. La strada del buonsenso. Eppure il cantiere è li. Un’opera che ci costa quasi come una finanziaria senza darci nulla in cambio.

    Quello del Movimento NoTav non è terrorismo, cazzo. Il NoTav assalta i cantieri per legittima difesa. Checcazzo, l’avete riconosciuta pure a quel burattino di Placanica. Invece gli attivisti vengono processaticondannatiperquisiti dalle forze armate di questa repubblica delle banane e sputtanati ogni giorno sulle pagine dei giornali e sull’etere delle televisioni.

    “They’re calling me a terrorist
    Like they don’t know who the terror is
    When they put it on me, I tell them this
    I’m all about peace and love
    They calling me a terrorist
    Like they don’t know who the terror is
    Insulting my intelligence
    Oh how these people judge..”

    Lo sanno, quei figli di puttana. Ci chiamano terroristi come se non sapessimo cos’è il Terrore. Noi Italiani, poi, che il terrore ce lo siamo presi insieme al latte materno. Quando ci manganellano glielo diciamo che vogliamo solo pace e amore. E loro continuano a chiamarci Terroristi. Come se non lo sapessero, cos’è il terrore. Questo Stato che ha organizzato o chiuso un occhio su Piazza Fontana, su Brescia, sull’Italicus, su Moro… Eccetera, eccetera, eccetera… per dirla con Gaber.

    Insultano le nostre intelligenze. Questo è il punto da dove partire. Incazzatevi, fratelli. Vi stanno prendendo per il culo.

    You think that we don’t know, but I know, I know, I know…

    It’s like the definition didn’t ever exist
    I guess it’s all just depending who your nemesis is
    Irrelevant how eloquent the rhetoric peddler is
    They’re telling fibs, now tell us who the terrorist is

    Aprite gli occhi fratelli. Sarà sempre più forte l’ideale della nostra speranza, che l’ideale dei loro segreti di merda.

    Terrorist?
    Lowkey