“Il tempo è una faccia sull’acqua”
Stephen King, La sfera del buio
Tag: la torre nera
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Citazioni di Stephen King: Il tempo è una faccia sull’acqua
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La casa del buio
La casa del buio è un romanzo scritto a quattro mani da Stephen King e Peter Straub, pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer nel 2001, ed è una sorta di seguito de “Il talismano“, scritto da loro due nel 1983.
Informazioni su ‘La casa del buio’
A French Landing, nel Wisconsin, un serial killer, un mostro, rapisce i bambini e li restituisce morti e cannibalizzati. La cittadina è in preda al panico e al furore, sembra riversarla tutta sul capo della polizia Dale, che è ormai disperato e sull’orlo del licenziamento. Nella campagna vicino al paese risiede Jack Sawyer, amico del capo della polizia ed ex tenente della polizia di Los Angeles, dove ha lasciato una brillantissima carriera a soli trent’anni per ritirarsi a vita privata senza alcun apparente motivo. Jack è l’adulto che è diventato il ragazzino che ha attraversato gli Stati Uniti per ritrovare il talismano che avrebbe salvato sua madre dal cancro, a metà tra il nostro mondo e uno parallelo che chiamava “I Territori”.
Ma Jack Sawyer poliziotto ha dimenticato quell’altro mondo. Lo dovrà ricordare a forza per risolvere il mistero del serial killer chiamato dai media “Il Pescatore”Un libro interessante, scorrevole e pieno di colpi di scena, anche se a mio avviso la seconda metà del libro perde qualcosa, mentre la prima è praticamente perfetta. E poi ovviamente… Il mondo della Torre Nera. Perché non sono proprio i Territori di quando era bambino. Incredibilmente, Jack approda nell’Entro Mondo nella tenda ospedale del racconto “Le piccole sorelle di Eluria” contenuta nella raccolta “Tutto è fatidico“. E questo, per chi è appassionato della saga, è piacevolmente conturbante.
Citazioni da “La casa del buio”
“Qui ci troviamo di fronte a un uomo spettacolarmente solo. La solitudine gli è talmente familiare che non ci fa neppure caso, come spesso avviene con le cose cui non riesci a porre rimedio. C’è ben peggio della solitudine, come la sindrome di Lou Gehrig o la paralisi cerebrale, tanto per nominarne due. La solitudine rientra solo nel programma, ecco tutto.”
“Non appena inizia, il disfacimento non ha tregua.”
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Cuori in Atlantide
Pubblicato nel 2000, Cuori in Atlantide è una raccolta di racconti che messi insieme formano una sorta di romanzo lungo 40 anni.
Informazioni su ‘Cuori in Atlantide’
Infatti i cinque racconti sono slegati l’uno dall’altro, hanno protagonisti differenti, ma alla fine, sullo sfondo c’è sempre uno dei personaggi (principali o meno) del primo, “Uomini bassi in soprabito giallo“.Per chi ha letto la saga della torre nera, leggere “uomo basso” dovrebbe fare strabuzzare gli occhi. Il primo racconto parla dell’infanzia di tre bambini di undici anni: Bobby Garfield, Carol Gerber e John Sullivan, e della loro amicizia. Parla anche del complesso rapporto tra Bobby Garfield con un anziano signore che si trasferisce sopra l’appartamento dove vive con la madre. Ted Brautigan. Quel Ted Brautigan? Proprio lui. Questo racconto e l’”avventura nel Connecticut” di cui parlano i Taheen ad Algul Siento (e se non capite di cosa sto parlando… Beh, leggetevi “La Torre Nera”, no?).
Il secondo racconto, che da il titolo alla raccolta, “Cuori in Atlantide“, parla del primo semestre di università di alcuni ragazzi, che invece di studiare intavolano interminate partite a Cuori. Sullo sfondo comincia ad intravedersi la Guerra in Vietnam e le contestazioni dei pacifisti e dei figli dei fiori.
Il terzo, “Willie il Cieco“, salta già temporalmente a dopo la fine del conflitto, dove un reduce si finge cieco chiedendo l’elemosina ai bordi delle strade di Manhattan. Anche se la storia non è nemmeno lontanamente così semplice.
Il quarto, intitolato “Perchè siamo finiti in Vietnam” parla dell’incontro tra due reduci in occasione del funerale di un loro ex-commilitone. L’incontro è l’occasione per muovere una dura critica al conflitto, ma più che sulle motivazioni ideologiche (la lotta al comunismo, la guerra come business, ecc.) King si concentra su quello che ha lasciato a questi ragazzi ventenni deportati nella giungla a combattere una guerra assurda. A quello che ha lasciato quasi trent’anni dopo, alle soglie della vecchiaia.
Il quinto, “Scendono le lunghe ombre della notte“, è un brevissimo epilogo, dove ritroviamo un Bobby Garfield cinquantenne al funerale del vecchio amico John Sullivan.
Sarà la nostalgia e la malinconia che pervadono le pagine di questa raccolta, praticamente dall’inizio alla fine (per l’infanzia perduta, per l’amore perduto, per le occasioni di riscatto perdute, per l’innocenza perduta…), ma a mio avviso questo resta uno dei migliori lavori di questo autore.
Cuori in Atlantide (nel titolo della raccolta i “Cuori” sono da intendere come anime, persone, esseri, mentre nell’omonimo racconto ci riferisce al celebre gioco di carte “Hearts”) e molto più di un’analisi della società ai tempi della guerra in Vietnam. Atlantide è il continente dell’utopia, del sogno, della perfezione; quel continente dove la vita scorre piena e felice, in pace. Questa raccolta è la storia della sua caduta. Del suo inabissarsi nell’oceano, che lascia dietro di se, in superficie, soltanto gli echi della sua leggenda.
Citazioni da “Cuori in Atlantide”
“Era il bacio con il quale sarebbero stati confrontati tutti gli altri della sua vita, per risultare puntalmente inferiore”
“Nessuno sa fare una sega come una ragazza cattolica”
“Scommetto che ai tempi dell’altro ieri, quando erano intrepidi i cavalieri, più un giullare di corte fosse finito appeso per le palle”
“I cuori sono duri, Pete. Il più delle volte non si spezzano. Il più delle volte si piegano soltanto”
“Così io accesi la radio e la baciai, e c’era un punto, un certo punto, le sue dita mi guidarono lì e ci fu un momento in cui fui lo stesso vecchio posto di prima e poi ci fu un posto nuovo dove essere. Lei era calda li dentro. Molto calda e molto stretta. Mi sussurrò all’orecchio, facendomi il solletico con le labbra.
-Piano. Finisci bene bene gli spinaci e forse avrai il dolce-.
Jackie Wilson cantò Lonely Teardrops e io andai piano. Roy Orbison cantò Only the lonely e io andai piano. Wanda Jackson cantò Let’s have a Party e io andai piano. Mighty John fece pubblicità al Brannigan’s, l’abbeveratoio più alla modadi Derry, e io andai piano. Poi lei cominciò a mugolare e non furono le sue dita sul mio collo ma le sue unghie che vi scavavano dentro e quando cominciò a muovere i fianchi contro di me in piccoli colpi bruschi non potei andare piano e allora alla radio cantarono i Platters. Twilight Time cantarono, e lei cominciò a mugolare che non sapeva, non aveva mai immaginato, oh Dio, oh Pete, oh mamma mia, oh Gesù, Gesù Cristo, Pete, e avevo le sue labbra dappertutto, sulla bocca e sul mento e sulle guance, una frenesia di baci. Sentivo cigolare il sedile, sentivo l’odore di fumo di sigaretta e l’aroma del pino del deodorante appeso allo specchietto retrovisore e ormai mugolavo anch’io, non so che cosa, i Platters cantavano: ogni giorno prego di essere con te la sera, e poi cominciò ad accadere. L’andirivieni si trasformò in estasi. Chiusi gli occhi, la tenni fra le braccia con gli occhi chiusi e mi sciolsi dentro di lei in quel modo, come sempre succede, tremando dalla testa ai piedi, sentendo la suola della mia scarpa martellare contro lo sportello in uno spasmodico tam-tam, pensando di poterlo fare anche se stavo morendo, anche se stavo morendo, anche se stavo morendo”.“L’incidenza dei suicidi tra i sopravvissuti dell’Atlantide è stata piuttosto alta. E non fa meraviglia, credo: quando il tuo continente ti s’inabissa sotto i piedi, ti crea complicazioni in testa”
“Uccidere in nome della pace è come scopare in nome della castità”
“Noi siamo la generazione che ha inventato i Super Mario Brothers, gli ATV, i sistemi di guida laser per i missili e il crack. Noi abbiamo scoperto Richard Simmons, Scott Peck e il Martha Stewart Living. Noi abbiamo mollato Eldridge Cleaver per Eddie Murphy. Il nostro concetto di clamoroso mutamento nello stile di vita è l’acquisto di un cane. Le ragazze che bruciavano il reggiseno ora comprano lingerie Victoria’s Secret e i ragazzi che scopavano impavidi per la pace sono ora dei grassoni seduti a notte fonda davanti allo schermo dei loro computer a menarsi il pistolino mentre guardano foto di diciottenni nude via internet. Così siamo noi, fratello, a noi piace guardare. Film, videogame, spezzoni di inseguimenti di automobili dal vivo, scazzottate al Jerry Spinger Show, Mar McGwire, World Federation Wrestling, udienze per l’impeachment, a noi non importa, a noi piace solo guardare. Ma c’è stato un tempo… Non ridere, ma c’è stato un tempo in cui avevamo davvero tutto nelle nostre mani”
“Abbiamo avuto l’occasione di cambiare tutto. Un’occasione concreta. Invece ci siamo accontentati di jeans firmati, due biglietti per Mariah Carey alla Radio Music City Hall, sconti delle compagnie aeree per clienti abituali, il Titanic di James Cameron e programmi di accantonamento previdenziale. La sola generazione che si sia mai avvicinata a noi in pura, egoistica autoindulgenza è la cosiddetta Generazione Perduta degli Anni Venti e almeno la gran parte di loro aveva la decenza di restarsene ubriachi. Noi non siamo stati capaci di fare nemmeno quello. Dio, se siamo scarsi”
“Era così che finivano davvero le guerre […], non ai tavoli della pace ma nelle corsie degli istituti dei tumori e nelle mense degli uffici e negli ingorghi stradali. Le guerre morivano un pezzettino per volta, ciascun pezzettino come un ricordo che si perde, ciascun ricordo perso come un’eco che svanisce sui saliscendi sinuosi delle colline. Alla fine anche la guerra alzava bandiera bianca. O così sperava. Sperava che alla fine anche la guerra si arrendesse”
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La Torre Nera
La Torre Nera è un romanzo di Stephen King pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2004, ultimo volume dell’omonima saga.
Informazioni su ‘La Torre Nera’
Ho scritto questa recensione per la prima versione online (anno domini 2004) di una bozza di rivista all’indirizzo nellagabbiadelmerlo.com (ora chiuso). Era il giorno stesso in cui il libro era uscito in Italia. L’ho letto di seguito, in circa 27 ore.Ho passato tutta la notte stringendo tra le mani un libro che aspettavo da dieci anni. Finalmente ho concluso la saga che per ambientazioni e personaggi (e perché no, genialità) supera anche “Il signore degli anelli” di Tolkien. Ora so chi si cela nell’ultima stanza della Torre Nera, sopra il re rosso prigioniero sul balcone al secondo piano… Chi… O che cosa…
…Si ricomincia dal Dixie Pig, dove Jake e Padre Callahan stanno per affrontare la delegazione di uomini bassi e vampiri di tipo uno che presidiano la porta di accesso a Fedic, dove Susannah, insieme a Mia (figlia di nessuno, madre di uno), sta partorendo il figlio di Roland e del Re Rosso…
…Si ricomincia con Eddie Dean e Roland in viaggio per raggiungere Turtleback Lane, il centro del fenomeno dei walk-in, l’unico modo per ritornare al quando di Jake e Susannah, nel 1999 del mondo cardine o di approdare a Rombo di Tuono, nel Fine-Mondo…
…Si ricomincia con Mordred, partorito da due donne e due uomini, la creatura destinata dalla profezia a sterminare la stirpe dell’Eld di cui Roland Deschain di Gilead è l’ultimo discendente…
…Si ricomincia con un bambino, Patrick Danville, salvato in un altro libro di King da due vecchi che soffrivano di insonnia…
…Si ricomincia con i frangitori guidati da Ted Brautigan, che stanno infrangendo il vettore di Shardik e di Maturin, dal Devar–Toi, la prigione-paradiso in cui le guardie nutrono i loro ospiti con la materia cerebrale prelevata dai gemelli del Callah…
…Si ricomincia con Flagg, o Walter, o Marten, o l’uomo che cammina, pronto alla resa dei conti con il suo nemico di sempre, l’ultimo pistolero…
Si finisce nel Can’-Ka No Rey, il campo di rose dove al centro, imperiosa, si erge la Torre.
“L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì”.
Approfondimento1: Stephen King
Stephen King è conosciuto dalla critica e dal pubblico internazionale per le sue storie a carattere horror, ma è una fama che non gli fa giustizia. Autore di capolavori del brivido come Carrie, Le notti di Salem, Christine – La macchina infernale e tanti altri, King ha scritto anche molti altri capolavori che con l’horror hanno ben poco a che fare, come del resto è la saga de “La Torre Nera”. Per alcuni anni scrive sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, dove, non ingabbiato dall’obbligo di dover vendere a tutti i costi, scrive quattro libri, uno più bello dell’altro, che decuplicano le vendite quando il pubblico scopre chi si cela dietro l’identità di Bachman. Dello stesso autore consiglio L’incendiaria, Quattro dopo mezzanotte, Cose preziose, Mucchio d’ossa e La lunga marcia (Richard Bachman).
Approfondimento2: La mente nella Torre
Non sono sette i libri che fanno riferimento alla saga del pistolero di Gilead. Oltre ai sette già citati ci sono infatti un romanzo e due racconti in cui si accenna ai fatti del ka-tet del diciannove, che integrano la storia con dettagli che forse erano trascurabili prima di questo volume, ma che ora non lo sono più, dimostrando ancora una volta che tutta la produzione artistica di King è rivolta alla torre. Per i Torredipendenti che non sono Kingdipendenti come me, invito ad approfondire la loro conoscenza della strada per la torre con il romanzo Insomnia (la storia di Patrick Danville), Uomini bassi in soprabito giallo (il primo racconto di Cuori in Atlantide, nonché l’avventura di Ted Brautigan nel Connecticut) e uno dei racconti di Incubi & deliri (appena prima, in ordine di tempo, del deserto di Mohave) oltre alla storia di Padre Callahan, Le notti di Salem.
Citazioni da “La Torre Nera”
“Quante cose hai fatto, pensò rimirando il volto che finiva di polverizzarsi. Quante cose hai fatto e quante ancora avresti fatto, aye, e tutto senza controllo o scrupolo, e così il mondo sarebbe finito, credo, vittima dell’amore più che dell’odio. Perché l’amore è da sempre la più distruttiva delle armi.”
“Tutto era scappato di mano, scendeva a rotta di collo senza freni, e non restava altro da fare che godersi la corsa”
“La parola “mai” è quella a cui tende l’orecchio Dio quando ha voglia di farsi una risata”
“Non ci furono parole nel grido né potevano esserci. I nostri più esaltanti momenti di trionfo sono sempre inarticolati.”
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La canzone di Susannah
La canzone di Susannah è un romanzo di Stephen King pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2004, sesto volume della saga de La Torre Nera.
Informazioni su ‘La canzone di Susannah’
Pubblicato nel 2004, “La canzone di Susannah” è il sesto libro della saga de “La Torre Nera” scritta da Stephen King.E’ un libro che fa da tramite tra la storia quasi estranea alla ricerca della Torre, quella dei contadini di Calla Byrn Sturgis che chiedono il loro aiuto per difendersi dai Lupi, e il precipizio di eventi che condurranno alla fine della ricerca.
Dopo la vittoria sui Lupi del ka-tet di Roland di Gilead, Mia figlia di Nessuno, una personalità nella mente di Susannah Dean, la costringe ad abbandonare il Medio-Mondo per partorire il suo “tizio”, figlio biologico per mirabolanti circostanze della stessa Susannah e dell’ultimo pistolero, Roland di Gilead. Nel lasciare il Medio-Mondo porta con sè la Tredici Nera, la sfera magica in grado di aprire porte sui mondi e sul tempo, e in particolare la porta introvata sulle montagne intorno a Calla Byrn Sturgis.
Grazie all’aiuto dei Manni, viaggiatori nello spazio e nel tempo, Roland, Eddie, Jake e Padre Callahan vengono catapultati nelle ultime due aperture della porta: New York 1999, dove Susannah e Mia devono incontrare i servi del Re Rosso che le aiuteranno a partorire il bambino, e East Stoneham 1976, dove devono convincere Calvin Torre, proprietario di un lotto di terreno abbandonato dove si erge una rosa selvatica solitaria che è la manifestazione della Torre Nera, a vendere alla Tet-Corporation.
Compare anche un altro personaggio. Stephen King.
Citazioni da “La canzone di Susannah”
“Il mondo è morto, i mondi, la Torre sta cadendo, un trilione di universi si fondono, e tutto è Discordia, tutto è rovina, tutto è finito.”
“Questo è un posto fra i tempi […]; un posto dove le ombre vengono cancellate e il tempo trattiene il fiato”
“Nel Paese della Memoria il tempo è sempre Ora.
Nel Regno dell’Allora gli orologi ticchettano… ma le loro lancette non si muovono mai.
C’è una porta introvata
(O perduta)
e la memoria è la chiave che la apre.” -

I lupi del Calla
I lupi del Calla è il quinto libro della saga di Stephen King “La Torre Nera”. Pubblicato nel 2003, 5 anni dopo “La sfera del buio” è il primo libro scritto dopo l’incidente quasi mortale occorso allo scrittore statunitense.
Informazioni su ‘I lupi del Calla’
Dopo questo libro i restanti 2 uscirono ad un anno di distanza. Forse King temeva la maledizione dei milioni di lettori della saga che non ne avrebbero letto il finale.Il romanzo si rifà, per la stessa ammissione dell’autore, al film “I sette samurai” di Akira Kurosawa (e il suo rifacimento americano, “I magnifici sette”). Roland e i suoi compagni arrivano a Calla Byrn Sturgis, un paese di contadini che hanno la caratteristica di avere figli gemelli, e vengono assoldati dai suoi abitanti per proteggerli dall’avvento dei Lupi, razziatori invincibili dotati di armi fantascientifiche che rapiscono un gemello su due per portarlo nelle lande desolate di Rombo di tuono.
Questo romanzo ha molte curiosità e moltissimi riferimenti a letteratura e cinema.
A Calla Byrn Sturgis troviamo anche Padre Callahan, il prete protagonista de “Le notti di Salem” dello stesso King.
Le armi dei Lupi sembrano le spade laser di Guerre Stellari, quando non sono le “Bocce Harry Potter” (come il boccino del Quidditch nei romanzi della Rowling), e gli stessi lupi si rifanno ai robot del Dottor Destino dei fumetti della Marvel.
Troviamo Eddie che disattiva il robot Andy, in un palese omaggio a 2001: Odissea nello spazio.Citazioni da “I lupi del Calla”
“Il tempo […] era in larga parte creato da eventi esterni. Quando si succedevano un buon numero di stronzate interessanti, sembrava che corresse più veloce. Se si finiva arenati nella noiosa merda di sempre, diventava più lento. E quando tutto smetteva di succedere, era come se il tempo si assentasse completamente. Come se facesse i bagagli e se ne andasse a Coney Island. Strambo ma vero”
“Nessuno vive mai per sempre felice e contento, ma lasceremo che i bambini lo scoprano da sé, giusto?”
“Non avevo speranza di salvezza. Non l’avevo mai pensato. Ma l’espiazione non c’entra con la salvezza in ogni caso. Non c’entra con il paradiso”
“Io sono quello che han fatto di me i ka e i Re e la Torre. Tutti noi lo siamo. Siamo prigionieri”
“-Mi sembra che il tuo Uomo-Gesù sia un pò figlio di puttana quando si tratta di donne. Si è mai sposato?
-No, ma la sua ragazza era una prostituta.
-Beh, è già un inizio” -

La sfera del buio
La sfera del buio è un romanzo di Stephen King pubblicato nel 1998 da Sperling & Kupfer, quarto volume della saga della Torre Nera.
Informazioni su ‘La sfera del buio’
Siamo nel 1998. In Italia arriva “La sfera del buio”, pubblicato l’anno prima negli USA. Sono passati 28 anni dalla stesura de “L’ultimo cavaliere”, il primo libro della saga. Per me ne sono passati 5, da quando ho letto il primo libro della saga (per me è stato “Terre desolate“).Allora non c’era internet, una mattina in cui dovevo andare a scuola me lo sono trovato davanti sullo scaffale della libreria. Grande la gioia. Vorace la lettura.
Si, perché dopo 28 anni e migliaia di pagine, del protagonista della Torre Nera non si sa ancora nulla. Qualche episodio del suo passato (come l’adulterio di sua madre, o la sua prova di maturità), subito liquidato da “Il mondo è andato avanti”, che troviamo spesso nella saga. Sembra la risposta a tutto. Ma per molti lettori, me compreso, non lo è.
In questo libro ci si siede accanto al fuoco da bivacco, in una notte infinita e senza tempo sotto le stelle, tra le macchine abbandonate dell’autostrada che lascia Topeka (Kansas), l’estate dopo la superinfluenza che ha distrutto l’umanità de “L’ombra dello Scorpione”.
Ci si siede e si ascolta Roland di Gilead, quest’uomo senza età, questo straniero senza nome alla Sergio Leone che ci racconta di alcuni mesi della sua adolescenza, a Meijs (che suona come Messico, e l’ambientazione è proprio simile).
Ci racconta del suo primo amore, Susan ragazza alla finestra, e della sua prima impresa come pistolero.
E noi restiamo rapiti ad ascoltarlo, a leggerlo. Per noi è necessario ascoltare, per capire quest’eroe romantico, contraddittorio.
Citazioni da “La sfera del buio”
“Prima che il mondo andasse avanti, la luna piena di Finedanno su chiamava Luna Demone e guardarla direttamente era ritenuto principio di sventure.
Ora però aveva poca importanza. Ora c’erano demoni dappertutto”“Chi ricorda le pene e la dolcezza di quegli anni? Rammentiamo il nostro primo vero amore non più chiaramente delle allucinazioni che ci fanno delirare per una febbre alta”
“Così gli amanti si congiunsero nella Baronia di Mejis, sul finire dell’ultima grande era, e il verde del muschio nel punto dove si congiungevano le cosce di lei si tinse del rosso vermiglio della sua verginità perduta; così si congiunsero e così furono perduti loro stessi”
“L’amore vero, come tutte le droghe forti e che danno dipendenza è noioso. Svelato il mistero del primo incontro e della scoperta, i baci diventano presto insipidi e le carezze tediose… Salvo naturalmente per coloro che si scambiano carezze mentre intorno a loro tutti i suoni e i colori del mondo diventano più vivi e intensi. Come tutte le droghe forti, il vero primo amore è interessante solo per coloro che ne sono prigionieri. E, come per tutte le droghe forti e che danno assuefazione, il primo vero amore è pericoloso”
“Erano drogati, ottenebrati dall’amore, e per loro ogni cicatrice sulla faccia del mondo era un elemento ornamentale”
“Così incrociamo i fantasmi che ci perseguiteranno negli anni futuri; siedono insignificanti ai bordi della strada come poveri mendicanti e, dovessimo accorgerci di loro, li scorgiamo solo con la coda dell’occhio. La possibilità che fossero lì ad aspettare proprio noi raramente ci attraversa i pensieri. Invece aspettano e quando siamo passati raccolgono i loro fagotti di ricordi e si incamminano sulle nostre orme e piano piano, metro dopo metro, guadagnano terreno”
“I despoti avevano la tendenza molto opportunistica di dimenticarsi le proprie promesse”
“Il tempo è una faccia sull’acqua”
“Spesso le voci che più somigliano alla tua, quando ti parlano nella mente, sono quelle degli estranei più terribili, dei più pericolosi intrusi”
“Questo è Rombo di Tuono, dove le lancette degli orologi girano al contrario e le tombe vomitano i loro morti”
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Terre desolate
Terre desolate è un romanzo di Stephen King, terzo volume della saga de La Torre Nera pubblicato da Sperling & Kupfer nel 1991.
Informazioni su ‘Terre desolate’
Le avventure di Roland il pistolero e dei suoi compagni Eddie e Susannah Dean continuano nel Medio-Mondo, la vera genesi della saga del Re del Brivido.Il Medio-Mondo, zona centrale del mondo di Roland, è cinto da 12 portali, collegati da 6 vettori di forza (elettromagnetica? magica?), come i diametri di un cerchio. All’intersezione dei sei diametri… La Torre Nera, l’entità, la forza, la costruzione in grado di reggere tutti gli universi.
Dal Portale dell’Orso, dove si trovano i tre compagni, comincia il vero e proprio cammino verso la Torre Nera.
Citazioni da “Terre Desolate”
“Io non miro con la mano; colui che mira con la mano ha dimenticato il volto di suo padre. Io miro con l’occhio. Io non sparo con la mano; colui che spara con la mano ha dimenticato il volto di suo padre. Io sparo con la mente. Io non uccido con la pistola; colei che uccide con la pistola ha dimenticato il volto di suo padre. Io uccido col cuore.”
“Il mondo è andato avanti di nuovo e questa volta, vecchio amico mio, sei rimasto indietro tu”
“Vi sia di felicità finché vi è possibile, pensò, perché la morte ci aspetta ancora. Siamo giunti a un torrente di sangue. Esso ci porterà a un fiume di uguale fattura, non ne dubito. E più avanti ancora, ad un oceano. In questo mondo le tombe sono spalancate e nessuno dei morti riposa in pace”.
“Il sistema più veloce per conoscere un posto nuovo è sapere cosa sogna”
“Tutto è dimenticato nelle sale di pietra dei defunti. Guarda le scale erette nelle tenebre; guarda le stanze della rovina. Queste sono le sale dei defunti dove i ragni tessono e i grandi circuiti si ammutoliscono a uno a uno”
“Sono sicuro che un Dio esiste ma non credo che di questi tempi si occupi molto di noi. Io credo che dopo che abbiamo ucciso suo figlio, si sia definitivamente convinto che non c’era niente da fare con i figli di Adamo o le figlie di Eva e da allora si è lavato le mani di noi. Dando dimostrazione di grande saggezza”
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La chiamata dei tre
La chiamata dei tre è un romanzo di Stephen King pubblicato da Sperling & Kupfer nel 1987. É il secondo volume della saga de La Torre Nera.
Informazioni su ‘La chiamata dei tre’
Nel 1987 Stephen King pubblica La chiamata dei tre, secondo volume di quella saga che sta prendendo forma che è La Torre Nera.Stupito dal successo del primo volume che ha aspettato più di un decennio per venire alla luce e costretto dalle migliaia di lettere dei fan che vogliono leggere il seguito, questo romanzo è un romanzo di passaggio.
Il pistolero Roland di Gilead è sulla spiaggia del Mare Occidentale dopo la lunga marcia nel deserto, e le sue mani letali vengono mutilate dalle aramostre, mostri simili ad enormi aragoste che salgono dalla marea per cibarsi. Ovviamente velenose.
Comincia un’altra lunga marcia sulla sabbia, che porterà il pistolero a conoscere i suoi nuovi compagni: il prigioniero e la signora delle ombre.
Citazioni da “La chiamata dei tre”
“La colpa è sempre allo stesso posto: […] in chi sia abbastanza debole da incolpare”
“In un mondo diventato ormai una polveriera nucleare sotto i piedi di quasi un miliardo di persone, era un errore, forse suicida, pensare che vi fosse una differenza tra pistoleri buoni e pistoleri cattivi. Troppe erano le mani tremanti che reggevano fiammiferi accesi troppo vicino a troppe micce. Non era un mondo per pistoleri, quello. Se mai c’era stata un’epoca che poteva giustificarli, era passata.”
“Se uccidi ciò che ami, sei dannato per sempre”
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L’ultimo cavaliere
L’ultimo cavaliere è il primo dei sette libri della saga della Torre nera di Stephen King, la sua opera magna. Scritto nel 1970 e poi abbandonato in un baule nella cantina della sua casa di Lovell, il libro viene poi “riesumato” e pubblicato in sei parti tra il 1978 e il 1981 sulla rivista specializzata in racconti fantasy e di fantascienza “The Magazine of Fantasy and Science Fiction”.
Informazioni su ‘L’ultimo cavaliere’
Viene poi raccolto in un volume unico nel 1982 in edizione limitata dalla piccola casa editrice Donald Grant Publisher e nel 1988 dalla casa editrice Plume.Nel 2003 è uscita una edizione riveduta e corretta per accordarla ai contenuti e allo stile del resto dei romanzi della Torre Nera, scritti in un arco di più di vent’anni.
Il protagonista Roland di Gilead, ispirato al poema di Robert Browning “Child Roland alla Torre Nera giunse”, è un pistolero come quelli dei film western di Sergio Leone, uno straniero senza età come Clint Eastwood (a cui Stephen King ha ammesso di essersi ispirato), che vaga in un deserto infinito alla ricerca di un fantomatico uomo in nero che si chiama Walter.
Non sappiamo chi è, non sappiamo perché lo stia cercando né perché lo voglia raggiungere.
Sappiamo però che cominciando a leggere questo romanzo si scende sulla sabbia rovente di questo deserto che è l’apoteosi di tutti i deserti. Ci si accosta a questo strano uomo, metà arte e metà mestiere, metà praticità e metà romanticismo. Già dalle prime pagine, siamo anche noi pistoleri, cavalieri erranti alla ricerca di questa fantomatica e misteriosa Torre Nera.
Citazioni da “L’ultimo cavaliere”
“-Credi in una vita dopo la morte?- gli domandò il pistolero, mentre Brown gli faceva cadere nel piatto tre pannocchie calde.
Brown annuì. -Penso che sia questa.-”“Quando i traditori vengono proclamati eroi (o gli eroi traditori, ipotizzò nella sua grave cadenza meditativa), dev’essere segno di tempi bui”
“Ci sono imprese e missioni e strade che portano sempre più avanti, e tutte finiscono nello stesso luogo, là dove ci sarà chi uccide e chi sarà ucciso”
“Fra la sensualità e una monta intercorre la più tenue delle cuginanze”
“Mondi interi tremavano quasi a portata delle sue dita”
“La trama e l’ordito che avevano sorretto l’ultimo gioiello sul seno del mondo si andavano disfacendo. Più niente stava insieme. La terra traeva il suo respiro nell’estate dell’imminente eclisse”
“Solo i nemici dicono la verità. Amici e amanti mentono in continuazione, presi nella rete dei loro obblighi”

A French Landing, nel Wisconsin, un serial killer, un mostro, rapisce i bambini e li restituisce morti e cannibalizzati. La cittadina è in preda al panico e al furore, sembra riversarla tutta sul capo della polizia Dale, che è ormai disperato e sull’orlo del licenziamento. Nella campagna vicino al paese risiede Jack Sawyer, amico del capo della polizia ed ex tenente della polizia di Los Angeles, dove ha lasciato una brillantissima carriera a soli trent’anni per ritirarsi a vita privata senza alcun apparente motivo. Jack è l’adulto che è diventato il ragazzino che ha attraversato gli Stati Uniti per ritrovare il talismano che avrebbe salvato sua madre dal cancro, a metà tra il nostro mondo e uno parallelo che chiamava “I Territori”.
Infatti i cinque racconti sono slegati l’uno dall’altro, hanno protagonisti differenti, ma alla fine, sullo sfondo c’è sempre uno dei personaggi (principali o meno) del primo, “Uomini bassi in soprabito giallo“.








Le avventure di Roland il pistolero e dei suoi compagni Eddie e Susannah Dean continuano nel Medio-Mondo, la vera genesi della saga del Re del Brivido.


