Tag: Berlusconi

  • Quello che non si doveva dire

    Quello che non si doveva dire

    Quello che non si doveva dire è l’ultimo saggio scritto dal giornalista Enzo Biagi e pubblicato da Rizzoli nel 2006, meno di un anno prima della sua morte.

    Informazioni su ‘Quello che non si doveva dire’
    Titolo: Quello che non si doveva dire
    Autore: Enzo Biagi
    ISBN: 9788817013109
    Genere: Saggistica
    Casa Editrice: Rizzoli
    Data di pubblicazione: 2006-10-01
    Formato: Copertina rigida
    Pagine: 317
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    quello che non si doveva direNon lascia nessun dubbio già dal titolo e dalla copertina: il titolo del libro infatti attraversa come un cerotto bianco la bocca del giornalista. Quello che non si doveva dire è il motivo per cui il giornalista Biagi è stato allontanato dalla RAI nel 2002 con l’Editto di Sofia del dittatore morbido (parole di Montanelli) Silvio Berlusconi. Un giornalista, che oltre ad aver raccontato 50 anni di storia d’Italia dalla RAI e da numerosi giornali nazionali (Resto del Carlino, Corriere della Sera, Il Giornale…) aveva dato il 25 Aprile 1945 l’annuncio via radio della liberazione dal nazifascismo. Un personaggio così.

    Biagi non fa altro che raccontarci le trasmissioni de Il Fatto che avrebbe ancora voluto fare se non fosse stato allontanato: ci parla di RAI, dei ragazzi di Locri che in Calabra combattono l’ ‘ndrangheta, di Auditel, dell’informazione nei nuovi teatri di guerra, di fascismo… Sempre con il suo stile sobrio ma tagliente, condito da un’amarezza lasciatagli dall’essere licenziato da un’azienda a cui aveva dato quasi tutta la sua vita (e con raccomandata con ricevuta di ritorno) e dal fatto che ad essergli costato il posto fosse il desiderio dittatoriale di Silvio Berlusconi.

    Giusto per rinfrescarvi la memoria, che non fa mai male, il retrocopertina del libro recita questa scritta:

    Costituzione della Repubblica Italiana
    ART.3

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali.

    E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

    Ridateci Biagi. Al suo posto ci hanno messo Giuliano Ferrara. Per dire quanto abbiamo perso.

  • Questo paese non è reale

    Questo paese non è reale

    Ieri Silvio Berlusconi è stato a Brescia, nella mia città.

    Molte associazioni e partiti si sono dati un appuntamento spontaneo intorno a Piazza del Duomo per impedire che le televisioni potessero dire che la mia città lo accoglieva a braccia aperte, come se i Bresciani fossero totalmente elettori del PdL.

    Ho riflettuto molto prima di partecipare. Sono solitamente tranquillo, anche nelle manifestazioni con molta tensione, ma il pensiero di vedere da vicino quest’uomo di plastica che ha distrutto il mio paese con vent’anni di governo ad personam, mafioso e corrotto poteva rompere gli argini della mia rabbia.

    Il fascismo morbido di Silvio ha distrutto tutto, lasciando soltanto terra bruciata: la Costituzione, la cultura (distrutta da 40 anni di televisione becera e immatura), il bilancio dello Stato sono stati consegnati all’interesse personale della Casta e della Mafia.

    Non volevo che una Piazza che ho calcato lo acclamasse, e allora sono andato. E ne sono molto contento.

    Foto di Davide Codenotti e Daniela Longinotti

     

    I contestatori hanno prima assediato la piazza, insultando gli schiavi del regime che hanno dormito all’Hotel Vittoria (chi ha pagato la loro notte in uno degli hotel più costoso di Brescia?!?!). C’è stata tensione, certo. Come non urlare contro Gasparri, la Santanché, Brunetta? Contro quei sostenitori ridicoli con le loro bandiere e le loro insegne pagate dai rimborsi elettorali di tutti?

    Gli scontri non ci sono stati per la responsabilità di noi contestatori. Come al solito le forze del (dis)ordine sono state mandate allo sbaraglio, organizzate male e sempre nel posto sbagliato. Come al solito sarebbe bastato nulla per scatenare la violenza dei manganelli.

    Poi Silvio arriva, tra le urla dei manifestanti, quelli veri. Sale sul palco. A quel punto ci siamo spostati da Via X Giornate, e guardando nei vicoli che accedevano a Piazza del Duomo mi sono sentito distrutto, tante bandiere azzurre, come se davvero Brescia fosse tutta a sostegno del delinquente più famoso d’Italia.

    Sono entrato in Piazza dal fondo, e allora ho sorriso. La piazza della mia città mi ha reso felice. Più della metà erano contestatori e non gli “Anarcocosi” dei Centri Sociali, ma persone di ogni età e assolutamente variegata. Cittadini che come me non volevano far vedere all’Italia che Berlusconi fosse ancora forte.
    Striscioni bellissimi: “Occhio gente, Silvio mente!”, oppure “A Brescia siamo donne in verticale”. E la sua voce, pompata da un impianto audio con il volume al massimo, soffocata da un boato di fischi e “Buffone”.

    Quando Silvio se ne va ho un sorriso ebete in faccia. Un successo al di là di ogni previsione. Poi, a casa, guardo i TG.

    Questo paese non è reale, è quello che ho pensato.

    I telegiornali RAI descrivono una piazza piena di sostenitori PdL, contestata da manifestanti violenti provenienti dai centri sociali. Fanno vedere le inquadrature della piazza sempre da vicino, senza mai inquadrarne il fondo; con i microfoni sempre tra le labbra di chi urla di piacere alle cazzate dell’ex Presidente del Consiglio pluri-processato. Quelli che acclamano alla descrizione dello stupro della nostra Costituzione. Mostrano l’unico manifestante del PdL ferito da un pugno a uno zigomo.

    I TG mediaset negano l’esistenza delle contestazioni.

    Brunetta, intervistato dal Fatto Quotidiano mentre si allontana dalla piazza scortato da 10 carabinieri in assetto antisommossa, sorride e mostra il segno della vittoria.
    Dice: “Piazza straordinaria, nessun fischio”
    Il giornalista del FQ: “Si aspettava i fischi?”
    Brunetta: “Piazza straordinaria, nessun fischio”
    Giornalista: “Le danno del mafioso”
    Brunetta (accelerando): “Bellissima piazza, niente fischi. Viva la democrazia, abbasso i fascisti.”
    Fonte: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/contestazioni-al-comizio-pdl-brunetta-scortato-quali-fischi-abbasso-fascisti/232052/

    Questo paese non è reale. Se le televisioni di regime mostrano il falso, non c’è possibilità di realtà, abbiamo un elettorato deviato come il cervello di Brunetta.

    Questo paese non è reale, ma è l’unico possibile. Dobbiamo fare in modo che la finzione delle loro immagini televisive venga demolita finalmente dal nostro dissenso.

  • Dammi il nome

    Dammi il nome

    Tu, elettore del PdL… Dammi il nome… Dammi il nome…

    La mia condizione di “non-votante consapevole” mi mette in una condizione privilegiata all’alba di queste elezioni 2013.
    Posso guardare ai risultati delle elezioni con occhio quasi obiettivo (magari usando un pò più quello di sinistra..), non essendo deluso per i singoli risultati… Non deluso? Scherziamo?!?!?

    Il PD è riuscito a perdere anche queste elezioni. Era praticamente impossibile. Ma questo centro-sinistra è fallace e fallito da vent’anni, ed è uno dei principali motivi della permanenza di Silvio Berlusconi. Bersani, l’eterno secondo, non si smentisce.

    Il MOVIMENTO 5 STELLE è il vincitore di queste elezioni. Personalmente ne sono quasi contento, nonostante l’elettorato che li ha votati mi somiglia sempre meno (ex PD, ex Leghisti, ex ex ex). La speranza è che lavorino davvero con serietà e competenza per dare un nuovo volto, una nuova anima a questo paese.

    La LISTA CIVICA di Monti ha deluso. Del resto l’hanno votato solo i consigli di amministrazione delle banche italiane. Casini resta per un pelo, Fini se ne va, ed è la prima vittima illustre.

    Mi dispiace per la RIVOLUZIONE CIVILE. Come tutte le rivoluzioni, in Italia, è fallita. Se ne va Antonio Di Pietro, altra vittima illustre.

    E fin qui vado bene. Obiettivo. Distaccato.

    Poi arriva il delirio.
    Questo paese ha perso. E continuerà a perdere a qualsiasi tornata elettorale. Se ogni volta che devono scegliere, 7.332.121 di persone scelgono questo nano di gomma, becero, viscido, unto, plasticoso, patetico… Non c’è speranza.

    Io voglio i loro nomi. Voglio guardarli negli occhi. Capire chi sono. Cos’hanno in testa. Quanto conoscono il mondo che li circonda. Quanti anni hanno, che fanno nella vita. Voglio capire. E poi combatterli. Con le armi, all’ultimo sangue. Non è detto che io vinca. Anzi. Ma almeno una volta che avranno vinto loro saranno felici…

    Dammi il nome, elettore che vedi Berlusconi come il cugino simpatico che le spara sempre più grosse, come Aldo Baglio nella canzone di Elio e le Storie Tese.

    Dammi il nome, elettrice che non prova ribrezzo a guardare questo 76enne tristemente arrapato in overdose di Viagra. Non meriti nemmeno l’appellativo di donna, sei totalmente schiava di questo sistema del cazzo. Saresti stata una moglie perfetta nella civiltà contadina del 1850.

    Datemi i vostri nomi.

    Solo ora capisco cosa vuol dire che avete votato con la pancia. Perché, si sa… La pancia è piena di merda…

    Dammi il nome
    Litfiba

  • Libertà di repressione

    Libertà di repressione

    libertà di repressione

    Dopo stamattina tutti conoscete la storia. Tre attiviste di Femen, due ucraine e una francese si mettono in divisa (la loro, a seno nudo) per contestare l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al momento del voto.

    Non discuto le loro motivazioni, né l’efficacia della loro protesta (andare a contestare Berlusconi in topless è come fargli un regalo di compleanno), né l’ipocrisia della legge italiana che le accusa per oltraggio alla pubblica decenza quando le televisioni italiane ci hanno già temprato sul limite che possiamo definire come decenza.

    Quello che mi ha spaventato nelle immagini che ho visto è stata ancora una volta la brutale reazione delle forze di polizia. Vedere queste ragazze trascinate fuori con rabbia (erano armate? I capezzoli inturgiditi per il freddo sono stati scambiati per armi improprie?) mi ha fatto salire come sempre la rabbia.

    libertà di repressione

     

    Schiacciate sulla sede stradale, prese per i capelli, spinte a forza a terra, la pelle nuda vestita solo di una scritta “Basta Silvio” affondata nel nevischio sporco, mi chiedo qual’era la minaccia. Mi chiedo perché i giornalisti assiepati a fotografare le attiviste non siano intervenuti. Solo un timido “Così la soffochi, oh!”; e poi un altro scatto. Vedo braccia stortate dietro la schiena e mi chiedo chi crede più al Commissario Montalbano o al Maresciallo Rocca.

    Voglio i nomi degli agenti in evidenza, voglio un codice, una sigla, che li renda responsabili delle loro azioni. Vorrei violenza dove serve. Altrimenti controllo, cortesia e gentilezza. Decisione, certo. Ma non vorrete farmi credere che in tre per ragazza non si riusciva a scortarle fuori, a metterle qualcosa addosso e finire il tutto?

    Perché si è scelto ancora una volta di reprimere? E chi ha dato l’ordine?
    Non voglio una polizia violenta, quando qualcuno cerca di rovinare lo spot elettorale di uno dei candidati. Candidato che per altro ha molti più carichi pendenti con la giustizia delle attiviste di Femen.

    Altrimenti sono solo servi… Dei servi… Dei servi…

    I veri criminali
    Lord Bean

  • Fahrenheit 451

    Fahrenheit 451

    Fahrenheit 451 è un romanzo di Ray Bradbury pubblicato in Italia da Mondadori nel 1953.

    Informazioni su ‘Fahrenheit 451’
    Titolo: Fahrenheit 451
    Autore: Ray Bradbury
    ISBN: 9788804487715
    Genere: Distopico
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1989-03-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 195
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    Fahrenheit 451Noto in Italia anche come “Gli anni della fenice”, questo romanzo di Ray Bradbury è stato pubblicato nel 1953 come ampliamento del racconto “The fireman” (“Gli anni del rogo”) e fa parte dei romanzi distopici della seconda metà del Novecento, sulla linea del lavoro di Huxley e di Orwell.

    Il titolo che poi lo ha reso famoso deriva dalla temperatura (in gradi Fahrenheit) a cui brucia la carta (451, appunto). Va detto che non è stato voluto dall’autore, ma preso soltanto dal numero stampigliato sull’elmetto del protagonista, Guy Montag, vigile del fuoco, visto che la carta brucia a diverse temperature a seconda della tipologia e dello spessore.

    Nella società descritta nel romanzo il controllo delle informazioni è centrale: l’unico mezzo di diffusione è la televisione, sempre più grande, tanto che in ogni casa ormai ci sono 3 o 4 pareti televisive in una sola stanza, mentre i libri sono stati messi fuori legge: il protagonista è un vigile del fuoco, che invece che spegnere gli incendi fa parte di una sorta di polizia incaricata di bruciare la cultura non standardizzata delle immagini subite.

    Molto diverso da “Il mondo nuovo” e da “1984″ è molto meno veloce, c’è molta meno azione. E’ più psicologico, più introspettivo, si concentra completamente sul dilemma interiore di un vigile del fuoco che si sta facendo troppe domande, che ha troppi dubbi, che si rende conto della sua infelicità. Un vigile del fuoco che da schiavo di un sistema dittatoriale ed oppressivo, diventa ribelle, reietto, diverso.

    Citazioni da “Fahrenheit 451”

    “Era una gioia appiccare il fuoco”

    “il termine “intellettuale” divenne la parolaccia che meritava di diventare. Si teme sempre ciò che non ci è familiare. Chi di noi non ha avuto in classe, da ragazzini, il solito primo della classe, il ragazzo dalla intelligenza superiore, che sapeva sempre rispondere alle domande più astruse mentre gli altri restavano seduti come tanti idoli di legno, odiandolo con tutta l’anima? Non era sempre questo ragazzino superiore che sceglievi per le scazzottature e i tormenti del doposcuola? Per forza! Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno vien fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito? Cosicché, quando le case cominciarono a essere costruite a prova di fuoco, non c’è più stato bisogno di vigili del fuoco, dei pompieri, che spegnevano gli incendi coi loro getti d’acqua. Furono assegnati loro i nuovi compiti, li si designò custodi della nostra pace spirituale, il fulcro della nostra comprensibile e giustissima paura di apparire inferiori; censori, giudici, esecutori”

    “Voglio un po’ di felicità, dice la gente. Ebbene, non l’hanno forse? Non li teniamo in continuo movimento, non diamo loro ininterrottamente svago? Non è per questo che in fondo viviamo? per il piacere e i più svariati titillamenti? E tu non potrai negare che la nostra forma di civiltà non ne abbia in abbondanza, di titillamenti”

    “Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’anno passato. Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia onde possano pescar con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza”

    “Il mondo era pieno di bruciature di ogni tipo e grandezza”

  • La fine del dominio Mediaset (.com)

    La fine del dominio Mediaset (.com)

    La fine del dominio Mediaset.
    Oggi l’hanno ripetuto tutti i giornali italiani. Leggendo il titolo mi ero quasi illuso. Come se la popolazione potesse cominciare a pensare di nuovo con la propria testa. Come se fosse stato tutto un brutto sogno. Come se fosse stata una febbre alta che ci annebbiava la mente e ci faceva delirare.

    Invece la notizia è meno rivoluzionaria ma per lo meno curiosa.
    Ad Agosto del 2011 la società Fenicius Llc, con sede nello stato del Delaware (U.S.A.) registra il dominio www.mediaset.com dopo aver vinto un’asta online.
    Com’è possibile? La Mediaset italiana, quella nata dalla mente del nostro ex presidente del consiglio, aveva dimenticato di rinnovare il dominio.

    Dopo una lunga battaglia legale la WIPO, l’Organizzazzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale, non ha accolto il ricorso della società del Gruppo Fininvest, quindi la società Americana potrà utilizzare il dominio come vorrà. Nello specifico per vendere “Media Sets”, cioè hard disks, servers e sistemi operativi.

    Nel mondo il dominio di Mediaset non è mai esistito; anzi, tutti prendevano per il culo il Governo Italiano quando a capo c’era Silvio.
    Noi? Quando rialzeramo la testa? Quando ci ribelleremo a quest’omologazione verso il basso fatta di grandifratelliamicibuonedomenichetgridicolitetteculisoubrettinesoftporno?

    Auspichiamo a gran voce la fine del dominio mediaset.italia.
    Anzi lo gridiamo a gran voce. Come ci ha dimostrato una piccola società del Delaware e come ci ha insegnato John Lennon, “It’s easy, if you try“…

  • Marty, scappa! I Libici!

    Marty, scappa! I Libici!

    Siamo un paese dalla memoria corta, e dalla fedeltà discutibile.

    La memoria è labile, non ci ricordiamo nemmeno quello che è successo l’altro ieri: ci indigniamo cinque minuti, poi si passa a vergognarsi di qualcos’altro. Non più di un anno fa abbiamo accolto il generale Gheddafi come un grande amico (o come un imperatore in visita alla colonia, forse) con il suo harem e il suo circo. Gli abbiamo offerto 100 vergini con il sorriso sulle labbra, le 100 escort di Arcore, forse, di cui ancora non si sapeva molto.

    Ci siamo abbassati nella tipica posizione di sottomissione, quella in cui si offre l’ano al dominatore, come un cagnolino si sdraia con le zampe all’insù a offrire la carotide e il ventre al padrone o al capo-branco.
    Aveva mani in pasta dappertutto (Unicredit, Juventus e Fiat solo per citarne alcuni), ci faceva sconti su gas e petrolio, avevamo accordi per fare l’ennesimo gasdotto attraverso mediterraneo e limitrofi. Dipendevamo da lui insomma. Gli vendevamo le armi.

    Gli abbiamo preso il figlio a giocare nel Perugia di Gaucci. Abbiamo sempre ignorato che era un cazzo di dittatore e che in Libia la democrazia non esisteva.

    Poi all’improvviso ci siamo accorti che il generale è una persona cattiva. Che va combattuto, che è pericoloso (e armato dalle nostre armi, non dimentichiamolo!), che va destituito. Che dobbiamo fare la parte degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale ed aiutare i “partigiani” Libici.

    Come mai adesso? Sarà che c’è l’occasione per cancellare un qualche “debito” occulto? Per smettere di farci ricattare da un pericolo per l’umanità?

    Come al solito il Governo Italiano si allea con le persone sbagliate, salvo poi cambiar bandiera e aggregarsi al più forte (vedi prima e seconda guerra mondiale). Forse si allea per paura o convenienza o mancanza di alternative, ma questo non cambia la sostanza delle cose: ci aggreghiamo sempre alle più merde. E poi per cambiare le cose serve un’infinità di sudore, di sangue. Ovviamente innocente.

    Abbiamo basi NATO e Americane sul suolo italiano. Quella di Vicenza è quella più grande in Europa. Gheddafi non ha speranza di vincere contro USA, Gran Bretagna, Francia, Italia, Canada (Canada?), ecc.

    Ma magari qualche soddisfazione prima della sua morte se la vuole togliere… Se c’è un’opportunità, secondo voi, da quale nazione comincierà a colpire? Se avete risposto:”Da quella che prima gli era amica e che adesso è la più ostile di tutte!” avete risposto giusto.

    Ascoltiamo Doc Brown: “MARTY, SCAPPA! I LIBICI!

    ps “Ritorno al futuro” è un film profetico. Sulla tuta di Doc Brown il simbolo delle radiazioni, perchè per far andare la macchina del tempo serviva una reazione nucleare. Bisognerebbe chiedere a Zemeckis se già allora ne sapesse qualcosa…

  • Casa Chiusa Italia

    Casa Chiusa Italia

    Quest’Italia è diventata strana. Io cerco di capirla, mi impegno, prendo le giuste distanze, eppure crollo e isso bandiera bianca.

    C’è un Italia a pezzi di gente che impazzisce per trovare un modo di arrivare a fine mese. Gente che nonostante abbia un lavoro nel tempo libero ne trova un altro, possibilmente in nero, per pagare la casa, la macchina, da mangiare. Gli extra non esistono più.

    Poi c’è un Italia che vive una vita diversa, quasi extra-terrestre. Fatta di festini, droga e sesso. Soprattutto sesso.
    Questi ministri, condutturi, opinionisti, faccendieri, imprenditori, “agenti” sembrano adolescenti in piena tempesta ormonale.
    Si comprano diciottenni-ventenni per serate di sesso spinto, con cui possono fare ciò che vogliono, con cui possono dimostrare di avere il potere. E ce l’hanno, se possono farlo. Perchè non è nemmeno una questione di soldi.

    Almeno le care vecchie puttane facevano sesso sorridendo, perchè in fondo il loro lavoro gli piaceva. Perchè era un modo per arrivare a fine mese, per mangiare, per vivere (quando non era in mano alla malavita organizzata, perlomeno). E nelle case chiuse, udite udite, pagavano pure le tasse al buon vecchio Stato Italiano. Che era democristiano fino al midollo, ma mica stupido.

    E questi settantenni arzilli imbottiti di Viagra, col loro arnese in mano e una bellezza mozzafiato davanti, con la loro pelle rugosa, il loro odore di vecchiezza, senza ormoni se non quelli artificiali?

    Che tristezza, questa classe politica. Più gratti via la patina che ci pompano le televisioni e più scopri il vomitevole che vi si nasconde sotto.
    E che tristezza questo popolo italiano. Che non fa nulla, che non si indigna, che non si interessa. Che anzi sorride, perchè il nostro Grande ed Eminente Premier riesce ancora a farselo venire duro per dare una botta alla escort di turno.

    Chi gliele paga le telefonate da Palazzo Chigi, fratelli? Sicuramente noi. Chi gliele paga a quella gente le notti di sesso che noi poveri mortali non riusciamo nemmeno a sognarci nei nostri sogni più spinti. Magari non noi. Ne hanno a pacchi di soldi, quelli. Ma le escort non vanno per soldi. Vanno per potere, per opportunità politica (D’Addario & C. candidate vi dice nulla?!??!), per interesse.

    E quel potere, quelle opportunità politiche, quegli interessi vengono da noi, dalle nostre mani, dal nostro voto.

    E se per avere la Carfagna avessero escluso un nuovo Moro o un nuovo Berlinguer?

    Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior; ma queste merde sono merde vecchie, e le merde vecchie sono sterili. Nonostante il Viagra.

    Via del Campo
    Fabrizio De Andrè

  • Lo strappo

    Lo strappo

    Sono sempre il solito pazzo che si è autoesilato da un mondo che è un insulto per se stesso e per un dio che o si è suicidato oppure non vuole essere coinvolto. In nessun modo. L’ottimismo è il delirio di credere che questo dio sorrida e ami i bambini, che sia una divinità buona e giusta, anzichè un dio con l’hobby dell’omicidio di massa e con il gusto per il sangue sacrificale. Sogno una folla in tumulto, una folla ribelle, in grado di compiere la prima vera rivoluzione della storia: una rivoluzione per disperazione. Cerchiamo la verità, ma non la troveremo mai. Cerchiamo una rivelazione, qualcosa di complesso e articolato in grado di spiegarci tutto. Ma la verità è un’essenza, un’idea, non una campagna pubblicitaria da chiudere in una brochure. Io sono il critico perfetto, un cuore perennemente infranto che cerca la consolazione in un karma perennemente scontento. Combattiamo tutta la vita, moriamo con le armi in pugno, Almeno ci siamo dati la pena di combattere.

    Che senso ha?

    Sono un’estremista sempre e comunque perchè ho letto Gibran e so che chi non è estremista nei confronti della verità vede solo mezza verità. Mentre la mia folla che doveva essere rivoluzionaria vive la vita come se fosse un turista sfaccendato che deve occupare il tempo. Io sono il cronista di un mondo in rovina e prossimo all’autodistruzione, in equilibrio sulla fune della mia sanità mentale. Prima o poi si spezzerà, io cadrò pesantemente al suolo. E io sono un comico satirico che ride della mia e della nostra disfatta. Poi sarei pessimista? Si, forse bevo più del necessario. Forse ho iniziato a fumare ganja perchè volevo provare e continuo perchè non ho ancora capito se mi piace o no. Sono un fatalista masochista che si crede di poter essere libero di dire qualsiasi cosa, con l’arroganza tipica di chi crede di avere tutte le risposte e invece non ha ancora capito un cazzo. Ma la giusta via è quella della speranza, dell’ottimismo, perchè, io ne sono convinto, prima o poi Berlusconi sfilerà accanto a me in una manifestazione cantando “Contessa”. Speranza… L’unica speranza è l’amore. Sono un sofista, è chiaro. Sophia è l’unica risposta possibile. Sophia e l’amore oppure una Beretta PX4 Storm. Tanto sappiamo come andrà finire, sono un regista da oscar quando si tratta di girare la scena che odio di più: quella in cui il protagonista si fuma la sua ultima sigaretta disperata ad un’ora imprecisata della notte.

    Che senso ha?

    La libertà non è fatta per noi, diceva Marat. Aveva tutte le ragioni del mondo, non siamo assolutamente capaci di gestirla. Di caprila. Di mantenerla. Lo diceva uno che era uno dei fautori della rivoluzione più liberale della storia: quella francese. Non cambia il senso. Scriviamo bibbie, eleggiamo profeti. Ma abbandoniamo testi sacri in mezzo alla nebbia, e crocifiggiamo i nostri profeti perchè non li capiamo e ne abbiamo paura. Non è catechismo, cazzo, è una metafisica selvatica. Qualche frase di un pazzo… Un quasi uomo perso, depresso… Lacerato indelebilmente da uno strappo

    Che senso ha?

    Lo strappo
    Zorba + Miriam

  • La destra, la sinistra e la zona d’ombra

    La destra, la sinistra e la zona d’ombra

    In Italia c’è la destra e c’è la sinistra. Da sempre. O meglio, da quando c’è l’Italia. E’ sempre questo dualismo serrato, preso per posizione, al di là anche del dibattito ideologico, al di là del “sono d’accordo” o “sono contrario”. La questione è sempre e solo essere di destra e di sinistra. Non stiamo parlando di Berlusconi. Berlusconi non è un politico, forse è giunto il momento di risvegliarsi, abbiamo passato questa lunga notte della Repubblica Italiana, le luci sono già in vista all’orizzonte. Forse adesso ricomincerà un dibattito politico. Forse no. Perchè la destra e la sinistra non esistono più. Che dualismo c’è? Nessuno. Insulti, dibattiti quasi al limite della violenza. Idee? Nessuna. La destra. Marco Travaglio è di destra. E’ un allievo di Montanelli, forse il più grande giornalista italiano. Versa una parte del suo stipendio alla Casa delle libertà, ma non per sostegno elettorale. Ha perso il processo di una querela. D’Alema è di sinistra. E’ questo è immensamente più triste di un Berlusconi presidente del Consiglio. Chi non è d’accordo con la destra è di sinistra, sembra essere l’assioma di massima. Schierati? Ma dove. Burattini come tanti. I burattini non si schierano. Si spostano tirati dai fili. Destra. Sinistra. Se sei contro sei comunista. No, chico. Non sono comunista. Il sogno di Marx è morto, l’hanno assassinato i russi e i cinesi. Adesso ci fa troppo paura per essere una minaccia per il potere. Io non sono comunista. Io sono nella zona d’ombra. Quella zona che avete cancellato dai telegiornali, quella zona che chiamate del nemico, quella zona che vi si ribella sempre contro. Sono quelli che distruggevano a Milano, perchè la rabbia spesso fa cose immensamente stupide. Sono Alfredo Pieroni (redazione del Corriere della Sera, un uomo di quasi ottant’anni, che ha visto nascere la democrazia di questo paese), che piange all’assemblea per il nuovo direttore del suo giornale, quando parla del licenziamento di Biagi e di Santoro. Sono la furia cieca di un ragazzo che cresce in un paese semi-libero . Sono il triste futuro del nostro mondo, figlio di un capitalismo acrobatico, sempre in bilico su una fune ormai troppo sfilacciata per reggermi…
    Destra, Sinistra. Cazzate. E’ solo chi comanda e chi subisce, come dai secoli dei secoli. Amen.

    Destra Sinistra
    Giorgio Gaber