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  • Plexus

    Plexus

    Plexus è un romanzo di Henry Miller, pubblicato da Longanesi nel 1956 e secondo volume di The Rosy Crucifixion.

    Informazioni su ‘Plexus’
    Titolo: Plexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN:9788807881732
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2013-05-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 608
    Goodreads
    Anobii

    plexusMentre è appena uscito Sexus, Lawrence Durell, critico e amico da sempre di Miller, gli scrive una lunga lettera in cui esprime il suo orrrore nel leggere quello che, a mio avviso, è il capolavoro dello scrittore Statiunitense. Sexus, appunto.

    Devo confessarti d’esserne rimasto amaramente deluso, nonostante il fatto che esso contenga alcune delle pagine più belle che tu abbia scritto fino ad adesso.

    Forse questa dura critica al primo volume della Crocifissione Rosea (che Miller avrebbe voluto raccolti in un unico volume da quasi 2000 pagine), altera la scrittura e lo stile di questo secondo “Plexus”.

    Manca quella passione, quella voglia di vivere, quell’allegria disinteressata grati solo di essere vivi che si trova in Sexus. La narrazione zoppica, le situazioni sono banali e ripetitive, sono solo delle scuse per intermezzare le grandi pagine di analisi che Miller scrive sulla vita e sull’umanità.

    Manca equilibrio, tra la filosofia appassionata di un uomo ai margini per scelta e una vita piatta e monotona, dentro gli schemi, grigia come il calcestruzzo di Brooklyn che fa da sfondo alla storia.

    Manca quella vita straordinaria che giustifica la sua straordinaria visione della vita. Mancano gli amplessi e le situazioni incredibili di Sexus.

    Ma forse non è solo per seguire i consigli di Durell che lo accusava di volgarità morale; forse è solo che la sua vita si era incastrata, fermata, sospesa. Forse non è una revisione della sua forza, ma una descrizione di un periodo nero, che lo porterà ad attraversare l’oceano e a stabilirsi a Parigi, dove finalmente si consacrerà uno dei più grandi e innovativi scrittori del Novecento.

    Non storcete il naso. Senza Miller non ci sarebbe stata la Beat Generation. O Bukowski. E tante vite, senza leggerlo, si sarebbero spente in penombra invece di accendersi ed illuminare a loro volta il loro mondo intorno.

    Citazioni da “Plexus”

    “E’ facile andare a lavorare tutti i giorni. Il difficile è restare liberi”

    “Strano, non c’è oscurità e paralisi se non nello spirito dell’uomo. Un po’ troppa luce, un po’ troppa energia (quaggiù) e non si è più adatti a vivere nella società umana. Compenso del visionario è il manicomio o la croce.”

    “Sapeva che il male era più profondo. Nel suo giudizio semplice e ingenuo, concluse che l’unico modo per cambiare i fatti stava nel cambiare scena.”

    “Per lui, il sole è spento da molto tempo. Lui è il desperado della sua razza, maledetto da se stesso e assolto da se stesso. Rifare il mondo? Piuttosto lo trascinerebbe in fondo all’abisso.”

    “Siamo noi che manteniamo in vita questi libri che minacciano continuamente di ricadere nell’oblio. Come bestie da preda, stiamo all’agguato degli istanti di realtà che non soltanto eguaglieranno quelle stravaganze letterarie, ma le confermeranno e corroboreranno. Diveniamo simili a cavatappi, storpi, guerci, balbettanti nel vano sforzo di adattare il nostro mondo al mondo esistente. In noi l’angelo dorme d’un sonno leggero, pronto, al più lieve fremito, ad assumere il comando. Soltanto le veglie solitarie ci ridanno le forze. Soltanto quando siamo crudelmente separati comunichiamo veramente gli uni con gli altri.”

    “Mangiare è delizioso, ma essere mangiato è una festa che supera ogni descrizione. Forse è un’altra, più stravagante forma di unione col mondo esteriore. Una specie di comunione a rovescio.”

    “Una cosa mi sembra sommamente palese, ed è che la condanna e la distruzione, che figurano tanto spiccatamente in tutte le profezie, vengono dalla conoscenza certa che l’elemento storico o cosmico nella vita dell’uomo è soltanto transitorio. Il veggente sa come, perché e dove abbiamo smarrito la strada. Sa pure che non c’è molto da fare per quanto riguarda la grande massa dell’umanità. La storia deve seguire il suo corso, diciamo. E’ vero, ma perché? Perché la storia è il mito, il vero mito, della caduta dell’uomo reso manifesto nel tempo. La discesa dell’uomo nel dominio illusorio della materia deve continuare finché non rimanga più altro da fare se non risalire alla superficie della realtà”

    “L’evoluzione non spiega nulla. Eravamo tutti insieme, sin dall’inizio del tempo, e resteremo insieme sino all’eternità. Le stelle e le costellazioni vanno alla deriva, i continenti vanno alla deriva, l’uomo va alla deriva coi suoi compagni dei tempi di prima del diluvio: l’armadillo, l’uccello dodo, il dinosauro, la machairodus, il cavallo nano della Mongolia superiore. Tutto, nel cosmo, va alla deriva verso un punto che va alla deriva nello spazio. E Dio onnipotente va probabilmente alla deriva anche Lui, insieme con la sua creazione.”

    “Dietro al nostro desiderio profondamente radicato di sfuggire al peso della fatica, c’è la nostalgia del Paradiso. Per l’uomo di oggi, il paradiso significa non soltanto liberazione dal peccato ma anche liberazione dal lavoro, infatti il lavoro è diventato odioso e degradante. Quando l’uomo mangiò il frutto della conoscenza voleva trovare una scorciatoia per arrivare alla Divinità. Tentò di derubare il Creatore del divino segreto, che per lui significava il potere. Quale ne fu il risultato? Il peccato, la malattia, la morte. Guerra eterna, eterna inquietudine. Del poco che sappiamo, ce ne serviamo per la nostra propria distruzione. Non sappiamo sfuggire alla tirannia dei comodi mostri creati da noi. Ci illudiamo di credere che, per mezzo loro, un giorno godremo ozio e beatitudine, ma a dir la verità, non facciamo altro che cercare maggior lavoro per noi, maggiore angoscia, più inimicizie, più malattia, più morte. Con le nostre ingegnose invenzioni e scoperte, trasformiamo progressivamente la faccia della terra: fino al momento in cui l’avremo ridotta irriconoscibile nella sua laidezza.”

    “Parlate dell’ingiustizia e ne restate freddi, solo un saggio ne è capace”

    “L’uomo giusto è duro, spietato, disumano. L’uomo giusto metterà fuoco al mondo, lo distruggerà con le proprie mani, se può, piuttosto che di veder perpetuare l’ingiustizia. John Brown era di quella specie di uomini. La storia lo ha dimenticato. Uomini meno grandi sono venuti alla ribalta, hanno sommerso il mondo, l’hanno gettato nel terrore e per cose che non si avvicinano sia pur vagamente a quella che noi chiamiamo giustizia. Gli si dia ancora un po’ di tempo, e l’uomo bianco distruggerà se stesso distruggendo il pernicioso mondo da lui creato. Non possiede rimedi ai mali che ha imposto al mondo. Nulla. E’ vuoto, disilluso, senza un filo di speranza. Sospira la propria miseranda fine.”

    “Non è l’età che ci da saggezza. E nemmeno l’esperienza, come la gente finge di credere. E’ la prontezza spirituale”

    “Noi dobbiamo essere santi senza santità. Dobbiamo essere interi: completi. Essere santo significa questo. Qualunque altra forma di santità è falsa, è una trappola e un’illusione…”

    “Mi sento come disceso dal monte Sinai col paracadute. Tutto intorno a me stanno i miei fratelli, l’umanità, come dicono, che cammina ancora a quattro gambe.”

    “Avere il proprio mondo e vivere in esso, non significa necessariamente essere ciechi per ciò che si chiama il mondo reale. Se uno scrittore non conoscesse il mondo di tutti i giorni, se non ci fosse immerso tanto da ribellarcisi, non avrebbe ciò che tu chiami il suo mondo. Un artista porta tutti i mondi in sé.”

    “Io sono di quelli il cui scopo non è di insegnare una lezione al mondo ma di spiegare che la scuola è finita.”

    “La sofferenza è inutile. Però bisogna soffrire prima di rendersene conto”

  • Sexus

    Sexus

    Se è vero che Henry Miller o lo ami o lo odi, questo è ancora più vero per Sexus, l’estremizzazione della sua scrittura.

    Informazioni su ‘Sexus’
    Titolo: Sexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN: 9788807880049
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2013-02-20
    Formato: Paperback
    Pagine: 544
    Goodreads
    Anobii

    sexusPubblicato nel 1949 da Longanesi, è il racconto autobiografico della sua vita a New York prima di trasferirsi a Parigi. Primo dei tre libri che andranno a comporre la triologia della Crocifissione in Rosa, che Miller avrebbe voluto raccolti in un solo romanzo (gli altri due sono Plexus, del 1952 e Nexus del 1960), questo racconto autobiografico è la perfetta rappresentazione della poetica dello scrittore statiunitense: racconti banali di vita quotidiana, descrizioni dettagliate di rapporti sessuali e… Illuminazioni di vita.

    Henry è sposato con Maude, una donna tranquilla e noiosa, dalla quale ha una bambina. Si innamora però di Mara (che poi verso la fine del libro cambierà nome in Mona), una taxi girl (una compagna di ballo nelle sale da ballo newyorkesi) passionale e misteriosa. Intorno a loro ruotano i personaggi più disparati, amici di Henry e icone di una New York che cerca di riprendersi dalla Grande Guerra.

    Tutto qui, la trama non si sviluppa in nessun altro modo. Quello che è incredibile di questo libro non è quello che succede, ma Henry stesso. La sua visione del mondo, i suoi pensieri, le sue considerazioni… Su tutto: amore, amicizia, sesso, arte…

    Citazioni da “Sexus”

    “Arrendersi nel modo più assoluto e incondizionato alla donna che si ama significa spezzare ogni legame tranne il desiderio di non perderla, ed è quello il legame più terribile di ogni altro.”

    “Per trent’anni, ormai, ho portato la croce di ferro di una schiavitù ignominiosa, servendo ma non credendo, lavorando ma non ritirando la paga, riposando ma non conoscendo pace. Perché dovrei credere che tutto cambierà a un tratto, soltanto perché avrò lei, soltanto amando ed essendo amato?”

    “Scrivere, meditai, deve essere un atto privo di volontà. La parola, come una corrente profonda dell’oceano, deve emergere alla superficie per un proprio impulso. Un bambino non ha alcuna necessità di scrivere, è innocente. L’uomo scrive per liberarsi del veleno che ha accumulato con il suo modo falso di vivere. Cerca di riconquistare la propria innocenza, eppure (scrivendo) riesce soltanto a inoculare nel mondo il virus della sua delusione. Nessuno metterebbe una sola parola sulla carta se avesse il coraggio di vivere ciò in cui crede.”

    “Volevo liberare l’immaginazione di tutti gli uomini contemporaneamente perché, senza l’appoggio del mondo intero, senza un mondo immaginosamente unificato, la libertà dell’immaginazione diviene un vizio.”

    “Parole, frasi, idee, non importa quanto sottili o ingegnose, i voli più folli della poesia, i sogni più profondi, le visioni più allucinanti, non sono altro che rozzi geroglifici cesellati nella sofferenza e nel dolore per commemorare un evento non comunicabile.”

    “Ogni giorno massacriamo i nostri impulsi più belli”

    “Le lacrime sono più facili a sopportarsi della gioia. La gioia è distruttiva: fa sentire gli altri a disagio.”

    “Essere felice significa impazzire in un mondo di malinconici spettri.”

    “La gente ne ha avuto abbastanza di intrecci e di personaggi. Gli intrecci e i personaggi non fanno la vita.”

    “Avere una donna, avere qualsiasi cosa, in effetti, non significa nulla; conta soltanto vivere con una persona, o vivere con quanto si possiede.”

    “Amare o essere amati non è un reato. È davvero criminoso, invece, far credere a una persona, si tratti di un lui o di una lei, che è la sola di cui ci si possa mai innamorare.”

    “Sagome andavano e venivano davanti alle finestre, vestite in tutti i modi. Si stavano accingendo a rientrare in casa per prepararsi all’insignificante monotonia del domani. Uno su centomila avrebbe potuto sottrarsi alla condanna generale; in quanto agli altri, sarebbe stato un atto di misericordia se qualcuno fosse venuto nella notte a tagliar loro la gola mentre dormivano. Credere che quelle misere vittime avessero in sé la capacità di creare un mondo nuovo era pura follia.”

    “Nonostante tutte le prove esteriori che dimostrano come siamo strettamente uniti, interdipendenti, socievoli, di buon umore, disposti ad aiutarci a vicenda, comprensivi, quasi fraterni, siamo un popolo solitario, un gregge morboso e impazzito che si precipita qua e là con fanatica frenesia, cercando di dimenticare che non siamo come crediamo di essere, e cioè non realmente uniti, non realmente devoti gli uni agli altri, non realmente capaci di ascoltare, non un bel niente, in realtà, ma soltanto numeri spostati qua e là da una mano invisibile per un calcolo che non ci riguarda.”

    “Nessuno può sentirsi meglio dell’uomo che si lascia ingannare completamente. Essere intelligenti può costituire un vantaggio; ma essere completamente fiduciosi, creduloni fino all’idiozia, arrendersi senza riserve, è una delle gioie supreme della vita.”

    “Si basava sull’ipotesi che ognuno fosse in cuor suo un bastardo figlio di puttana, perfido, insensibile, egoista, una realtà dimostrata dal numero miracolosamente limitato di delitti che venivano a conoscenza del pubblico nei tribunali. Se tutti fossero stati spiati, pedinati, seguiti, sorvegliati, controinterrogati, inchiodati alla verità, costretti a confessare, be’ allora, secondo il suo sincero parere, ci saremmo trovati tutti in carcere.”

    “A me sembra che, il più delle volte, chi si trova ai posti d’onore risulti essere tra i meno meritevoli. I meritevoli, spesso, occupano i posti in ultima fila, o per modestia, o per rispetto di se stessi.”

    “Tutto, ormai, è organizzato in modo che le cose ti vengano offerte su un vassoio; devi sapere soltanto come fare le piccole fesserie passabilmente bene; ti iscrivi a un sindacato, lavori il meno possibile, e vai in pensione una volta arrivato al limite d’eta. Possedendo tendenze estetiche, non riusciresti a sobbarcarti alla stupida routine, un anno dopo l’altro; l’arte ti rende irrequieto, insoddisfatto. Il nostro sistema industriale non può consentire che questo accada… e pertanto ti offrono piccoli surrogati tranquillanti, per farti dimenticare che sei un essere umano. Ben presto l’arte non esisterà più affatto, ve lo dico io; bisognerà pagare la gente perché entri in un museo o ascolti un concerto. Non dico che le cose continueranno in questo modo in eterno; no, proprio quando saranno riusciti appieno nel loro scopo, quando tutto scorrerà liscio come un fischio, nessuno protesterà più, e nessuno sarà irrequieto o insoddisfatto, l’intera struttura si sfascerà. L’uomo non è stato creato per essere una macchina. Il lato buffo di tutti questi sistemi di governo utopistici è che continuano a promettere di liberare l’uomo… ma anzitutto cercano di farlo funzionare come un orologio caricato per otto giorni. Chiedono all’individuo di diventare schiavo per rendere possibile la libertà del genere umano.”

    ” Non credo che ci occorrano altri diritti… credo che ci occorrano idee più vaste.”

    “Bisogna fingere che tutto abbia un senso; bisogna lasciar credere alla gente che si sa quel che si fa. Ma nessuno sa quello che fa! Non è che ogni mattina ci alziamo e pensiamo a quanto stiamo facendo. Nossignore! Ci alziamo nella nebbia e trasciniamo i passi in una buia galleria con l’emicrania da sbornia.”

    “Ovunque si levavano le tetre, monotone mura; dietro ad esse abitavano famiglie la cui intera esistenza era imperniata intorno a un impiego. Schiavi industriosi, pazienti, ambiziosi, il cui unico scopo era l’emancipazione. E nel frattempo sopportavano tutto; ignari dei disagi, immuni alle brutture. Piccole anime eroiche la cui stessa ossessione di liberarsi dalla schiavitù del lavoro serviva soltanto a ingrandire lo squallore e l’infelicità della loro vita.”

    “È completamente mia, quasi come una schiava, ma io non la possiedo. Sono io ad essere posseduto.”

    “Adolescente, diciamo. Storie! Questo è il germe della futura vita, il seme che nascondiamo, che seppelliamo profondamente in noi, che reprimiamo e soffochiamo e facciamo tutto il possibile per distruggere mentre passiamo da un’esperienza all’altra e palpitiamo e ci dibattiamo, smarrendo in ultimo la strada.”

    “L’uomo eternamente turbato dai problemi dell’umanità, o non ha problemi suoi o si è rifiutato di affrontarli.”

    ” Lo Stato, la nazione, le nazioni unite del mondo, altro non erano che un grande aggregato di individui i quali ripetevano gli errori dei loro padri. Venivano afferrati dalla ruota sin dalla nascita e continuavano a girare con essa fino alla morte… e questa macina tentavano di nobilitarla chiamandola «vita».”

    “Gli uomini i quali erano più nella vita, i quali stavano modellando la vita, ed erano la vita stessa, mangiassero poco, dormissero poco, possedessero poco o niente. Non si facevano illusioni sul dovere, o sulla perpetuazione della specie, o sulla conservazione dello Stato. Si interessavano alla verità, e soltanto alla verità.”

    “Lo scopo della disciplina è quello di promuovere la libertà. Ma la libertà conduce all’infinità, e l’infinità è terrificante.”

    “Gli uomini convinti che il lavoro e l’intelligenza riusciranno a compiere ogni cosa, saranno sempre delusi dalla piega degli eventi stravagante e imprevista.”

    “È curioso che un corpo, per quanto familiare possa essere alla vista e al tatto, diventa eloquentemente misterioso non appena sentiamo che chi ne è il proprietario è divenuto elusivo o evasivo.”

    “Nessuna donna sa fottere selvaggiamente quanto l’isterica che ha reso frigida la propria mente.”

    “L’uomo che riconosce con se stesso di essere un vile, ha fatto un passo avanti nel dominare la propria paura; ma l’uomo che lo riconosce francamente con tutti, che chiede di riconoscere in lui la viltà e di tenerne conto quando si ha a che fare con lui, è sulla strada per divenire un eroe.”

    “Il possesso non significa niente se non ci si sa concedere”

    “Anche la voce, quella voce così potente, così annientatrice, così completamente personale… Anche quella ha un suo modo di svanire, di perdersi tra tutte le altre voci. Ma il corpo continua a vivere, e gli occhi, e le dita degli occhi, ricordano.”

    “Per alcuni momenti senza tempo ci eravamo trovati sulla porta del Paradiso; poi venimmo trascinati avanti e lo stellato fulgore andò in pezzi. Come lingue di lampi svanì in mille direzioni diverse.”

    “Proprio quando i tuoi impulsi sono stati lucidati, sono passati alla manicure e hanno avuto un vestito su misura, ti mettono in mano un fucile e con sei lezioni tu dovresti imparare l’arte di conficcare la baionetta in un sacco di grano. È sconcertante, a dir poco. E in mancanza di panico, di guerra, di rivoluzione, continui a salire da una posizione vantaggiosa di pompinaro all’altra, finché non diventi la Gran Minchia in persona e non ti fai saltare le cervella.”

    “Sono prigioniero nella casa dell’amore mal posto. Sono August Angst che si fa crescere una malinconica barba. Sono un fuco la cui sola funzione è quella di iniettare spermatozoi nella sputacchiera dell’angoscia. Sparo orgasmi con zigomatica furia. Mordo la barba che copre la bocca di lei come muschio. Mastico grossi pezzi della mia malinconia e li sputo come lische.”

    “La conoscenza dissociata dall’azione conduce alla sterilità”

    “Sull’ultima trincea, incomincia a penetrare nei nostri spessi crani l’idea che facciamo tutti parte della stessa carne.”

    “Ad ogni cima conquistata, nuovi e più sconcertanti pericoli ci minacciano. Il vigliacco rimane spesso sepolto sotto quello stesso muro contro il quale si è rannicchiato in preda alla paura e all’angoscia. La più bella cotta di maglia può essere penetrata da un’abile stoccata. Le più grandi flotte finiscono con l’affondare; le linee Maginot vengono sempre aggirate. Il cavallo di Troia aspetta sempre di essere trascinato fuori. Dove si trova la sicurezza? Quale protezione si può inventare che non sia già stata escogitata? È un’impresa disperata pensare alla sicurezza; non ne esiste alcuna.”

    “Siamo tutti colpevoli di un grande delitto, il delitto di non vivere appieno la vita; ma siamo anche, tutti, potenzialmente liberi. Possiamo smettere di pensare a ciò che non siamo riusciti a compiere e fare tutto ciò che è in nostro potere. Che cosa possano essere i poteri esistenti in noi, nessuno ha realmente osato immaginarlo. Che siano infiniti ce ne renderemo conto il giorno in cui ammetteremo con noi stessi che l’immaginazione è tutto. L’immaginazione è la voce dell’audacia. Se esiste qualcosa di divino in Dio, si tratta di questo. Egli ha osato immaginare ogni cosa.”

    “Se potessimo ancora credere in Dio, faremmo di lui un Dio della vendetta; affideremmo a lui, con tutto il cuore, il compito di fare piazza pulita. È troppo tardi perché possiamo pretendere di rimediare al disastro; ci siamo dentro fino al collo. Non vogliamo un nuovo mondo… vogliamo la fine del disastro che abbiamo combinato. A sedici anni si può credere in un mondo nuovo… si può credere a tutto, in effetti… ma a venti si è condannati, e lo si sa. A vent’anni si è bene imbrigliati, e il massimo in cui si possa sperare è di cavarsela con le gambe e le braccia intatte. Non è una questione di speranza che si dilegua… la speranza è un indizio pernicioso: significa impotenza. Anche il coraggio non serve: tutti possono trovare il coraggio… di fare la cosa sbagliata.”

    “A me sembra che gli artisti, gli scienziati, i filosofi, siano come lenti da molare; è tutto un gran prepararsi per qualcosa che non accade mai. Un giorno le lenti saranno perfette, e allora vedremo tutti con chiarezza, vedremo che mondo sbalorditivo, meraviglioso, bellissimo è il nostro. Ma nel frattempo siamo senza occhiali, per così dire; annaspiamo qua e là come idioti miopi e ammiccanti. Non vediamo quel che abbiamo sotto il naso perché siamo così intenti a vedere le stelle, o quel che si trova al di là delle stelle. Stiamo cercando di vedere con la mente, ma la mente vede soltanto ciò che le si dice di vedere. La mente non può spalancare gli occhi e guardare soltanto per il piacere di guardare.”

    “Il sesso è una delle nove ragioni della reincarnazione. Le altre otto sono prive di importanza”

    “Fuori, nel mondo, la gente non se la passava affatto meglio. La sola differenza tra loro e me stava nel fatto che essi andavano a procurarsi ciò di cui avevano bisogno; per ottenerlo sudavano, si ingannavano a vicenda, si battevano con le unghie e con i denti. Io non avevo problemi di questo genere. Il mio unico problema era come vivere con me stesso un giorno dopo l’altro.”

  • Il peso della farfalla

    Il peso della farfalla

    Il peso della farfalla è un racconto di Erri De Luca, pubblicato nel 2007 da Feltrinelli.

    Informazioni su ‘Il peso della farfalla’
    Titolo: Il peso della farfalla
    Autore: Erri De Luca
    ISBN: 9788807017933
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2009-11-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 70
    Goodreads
    Anobii

    il peso della farfallaE’ un racconto breve di 70 pagine, che si legge in non più di un paio d’ore, e tutto sommato piacevole, anche se non mi sembra quel capolavoro per cui viene spacciato.

    Ambientato in montagna (uno dei posti che lo scrittore predilige), è la storia del Re dei Camosci, ormai vecchio, che deve affrontare per un altro anno la lotta dei giovani. “Forse è tempo che le sue corna si arrendano a un figlio più deciso”. Dall’altra parte c’è un cacciatore di frodo, schivo e senza particolari talenti se non quello di avere ucciso più camosci di qualsiasi altro, tanto da essere definito anche lui il “Re dei Camosci”. La storia si basa su questo incontro / scontro che vede di fronte due esseri completamente diversi eppure così simili nella loro reciproca devastante solitudine.

  • Cuore di tenebra

    Cuore di tenebra

    Cuore di Tenebra è un romanzo breve scritto dal britannico Joseph Conrad pubblicato nel 1902.

    Informazioni su ‘Cuore di tenebra’
    Titolo: Cuore di tenebra
    Autore: Joseph Conrad
    ISBN: 9788807900167
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2013-06-05
    Formato: Copertina flessibile
    Pagine: 121
    Goodreads
    Anobii

    cuore di tenebraUn battello è in attesa dell’alba per salpare da un porto sul Tamigi. Marlow, uno dei marinai più anziani, comincia a sussurrare una storia del suo passato animando le ombre di una fredda notte londinese.
    Parla di quando si era imbarcato con una Compagnia Francese alla volta dell’Africa Nera, per commerciare (razziare) avorio alle popolazioni indigene. Viene tratteggiato un mondo ancora tremendamente selvaggio, una giungla incontaminata, con uomini duri in un ambiente ancora più duro…

    Nonostante sia uno dei più celebrati romanzi del XX secolo, io ne sono rimasto molto deluso. Vero che le descrizioni dei luoghi sono stimolanti ed accurate (figlie di un vero viaggio che Joseph Conrad ha fatto risalendo il fiume Congo), ma la tanta decantata descrizione della pazzia di Kurtz, un agente incaricato di reperire avorio, dalla sua genesi al suo apice che ne decreta la morte, a me è sembrata smorta e banale.

    Unici temi che condivido, anche se troppo nascosti e quasi mai sviscerati, sono la critica al colonialismo Europeo e al bisogno di potere di Kurtz.

    Citazioni da “Cuore di tenebra”

    “Gli bastano una passeggiata o una bisboccia a terra, di tanto in tanto, al termine del lavoro, per scoprire il segreto di un intero continente e per capire, di solito, che non valeva la pena di conoscerlo”

    “Straordinario che le donne siano così lontane dalla verità. Vivono in un mondo che si costruiscono loro stesse, che non c’è mai stato e non ci sarà mai. Troppo perfetto nel suo insieme e tale che, se dovessero realizzarlo, non vedrebbe neanche un tramonto, crollerebbe prima. A buttar giù tutto salterebbe fuori uno di quei maledetti fatti a cui noi uomini siamo rassegnati sin dal giorno della creazione.”

    “È come se stessi cercando di raccontarvi un sogno, e non ci riuscissi, perché non c’è resoconto di un sogno che possa rendere la sensazione del sogno, quel miscuglio di assurdità, di sorpresa e di sconcerto nello spasimo di un’affannata ribellione, quella sensazione di essere prigionieri dell’incredibile che è l’essenza stessa dei sogni…”

    “È impossibile comunicare la sensazione della vita di un qualsiasi momento della propria esistenza, ciò che rende la sua verità, il suo significato, la sua essenza sottile e penetrante. È impossibile. Viviamo come sognamo: soli.”

    “Non mi piace lavorare, a nessuno piace, ma mi piace ciò che c’è nel lavoro: la possibilità di scoprire se stessi, la propria realtà, valida per noi, non per gli altri, quello che nessun altro potrà mai sapere.”

    “Potrei scommetterlo: uno sciocco non ha mai fatto un patto col diavolo per vendergli l’anima. O lo sciocco è troppo sciocco, o il diavolo è troppo diavolo: una delle due.”

    “Mi sono spinto un po’ più avanti […] e poi ancora un po’ di più, e un bel giorno mi sono trovato tanto lontano che non so come farò a tornare sui miei passi.”

    “Era pur sempre qualcosa avere almeno la scelta dei propri incubi”.

    “Ho lottato con la morte. È il combattimento meno eccitante che si possa immaginare. Si svolge in un grigiore impalpabile, con niente sotto i piedi, niente intorno, senza testimoni, senza clamore, senza gloria, senza il gran desiderio di vincere, senza il gran timore della sconfitta, in una insalubre atmosfera di tiepido scetticismo, senza una ferma convinzione nel proprio diritto, e meno ancora in quello dell’avversario. Se è questa la forma suprema della saggezza, allora la vita è un enigma più grande di quanto alcuni di noi pensano che sia.”

    “Mi ritrovai nella città sepolcrale pieno di risentimento alla vista di quella gente che si affrettava per le strade per rubarsi reciprocamente un po’ di soldi, per divorare quel loro cibo infame, per ingoiare quella pessima birra, per sognare i loro stupidi sogni insignificanti.”

  • Cara cara Brenda

    Cara cara Brenda

    Cara cara Brenda è una raccolta di lettere che Henry Miller ha mandato all’attrice e modella Brenda Venus, pubblicato da Feltrinelli nel 1986.

    Informazioni su ‘Cara cara Brenda’
    Titolo: Cara cara Brenda
    Autore: Henry Miller
    ISBN: 9788807070167
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 1986-10-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 159
    Goodreads
    Anobii

    cara cara BrendaPrendete un uomo di 85 anni. Una persona intelligente, unica, creativa. Un artista. Che però è ormai sul viale del tramonto. A dire la verità ne sta percorrendo gli ultimi passi.

    Poi prendete una donna di 25 anni, un’attrice alle sue prime uscite, una bellissima donna con un seno prosperoso che sparge voluttuosità in ogni movimento.

    Immaginate che si scrivano delle lettere.

    Come potrebbero essere? Di cosa parlerebbero? Forse l’artista anziano consiglierebbe come vivere alla ragazza giovane. Oppure la raccomanderebbe ai molti produttori di Hollywood che conosce.

    Forse sarebbe così.

    Se non fosse che i due personaggi in questione sono Brenda Venus… E Henry Miller. E allora si parla del sesso tra due persone con 60 anni di differenza. Si parla di amore. Di bellezza. Di sensualità.

    Citazioni da “Cara cara Brenda”

    “Amo le donne e le considero superiori agli uomini. Sono gli uomini che fanno la guerra e altre cose orribili”

    “Non è molto importante quando cominci a scopare, ma come lo fai. Col cuore, con l’anima o solo con la fica”

    “Il mondo è nato ieri. Sparirà domani”

    “Ho bisogno di te come del peccato”

    “Una delle tragedie della vecchiaia è che si può essere molto infoiati e nello stesso tempo non avere erezioni. Ma immagino che succeda qualcosa di simile alle donne di tutte le età, no?”

    “La ragione migliore è sempre nessuna ragione”

    “Non ci occorrono più conoscenze, ma più saggezza.”

    “Secondo me non bisogna leggere per istruirsi, ma dare una possibilità di deliziarsi alla nostra anima”

    “Ho sempre sostenuto che se la vita è bella deve esserlo anche la morte. Sono misteri, non catastrofi”

    “Tollero anche una canaglia, se ha il senso dell’umorismo”

    “Oggi il mondo sembra impazzito per il sesso, ma ha dimenticato l’amore. Ed è l’amore che governa il mondo e quelli che hanno tutto il sesso che vogliono preferiscono l’amore”

    “L’immaginazione è sempre impura, e a volte anche folle”

    “Per me il sesso è sempre stato qualcosa di naturale, di semplice. Ho vissuto una vita piena di sesso. E ora, nella vecchiaia, mi vedo trattato come un amabile guru e un anacoreta. Non s’immagina che io abbia un paio di palle e ciò che le accompagna”

  • Ultimi scritti

    Ultimi scritti

    Ultimi scritti è una raccolta degli appunti di Charles Baudelaire uscita postuma e pubblicata in Italia da Feltrinelli nel 1995.

    Informazioni su ‘Ultimi scritti’
    Titolo: Ultimi scritti
    Autore: Charles Baudelaire
    ISBN: 9788807821172
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 1995-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 140
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    ultimi scrittiTutti questi appunti erano contenuti in un baule conservato dalla madre del poeta; questi fogli passarono nelle mani di Asselineau e quindi in quelle di Poulet-Malassis, che le classificò numerandole progressivamente. Furono quindi pubblicate nel 1887 con il titolo di Jornaux Intimes (Diari Intimi) nel volume Oeuvres posthumes da E.Crépet.
    Il figlio J.Crépet ne pubblicò un’altra edizione nel 1908 inserendo anche tutto il materiale tagliato nella prima edizione.

    Ultimi scritti è un titolo globale per quelle che in realtà avrebbero dovuto essere tre opere distinte: Razzi, Il mio cuore messo a nudo e Povero Belgio.

    Razzi

    Razzi non ha riscontri nella letteratura francese. Non sono aforismi, ma veri e propri appunti, abbastanza casuali, su riflessioni del poeta (molte delle quali sfoceranno nello Spleen di Parigi dei Fiori del Male) o su abbozzi di opere da comporre in futuro; esempi di questo tipo di materiale letterario si trovano invece tra i romantici tedeschi, come Schlegel o Novalis, anche se non esistono prove che Baudelaire conoscesse i loro lavori.

    Il mio cuore messo a nudo

    La seconda parte prende il titolo da una provocazione di Edgar Allan Poe in “Marginalia“:

    Se qualche ambizioso accarezza l’idea di rivoluzionare con un colpo solo l’universo del pensiero, delle opinioni e del sentimento umano […] non deve far altro che scrivere e pubblicare un librettino. Il titolo sarà semplice, poche parole di uso corrente: “Il mio cuore messo a nudo”. Ma poi il libretto dovrà tener fede al titolo. […] Nessuno ha il coraggio di scriverlo. Nessuno avrà mai il coraggio di scriverlo. Nessuno saprebbe scriverlo, se pure avesse il coraggio.

    L’idea di questo libro, come già in quella di Poe, non è tanto un libro di confessioni autobiografiche dell’autore: il cuore di cui parla è una sorta di pathos, o forse meglio una pietas; una condivisione del cuore, come se fosse il senso comune dell’umanità, come nei Fiori del Male quando Baudelaire chiama fratello il lettore e sorella l’amante. Il cuore dell’umanità che si mette a nudo, che si descrive, che parla. Un “libretto” che parla di pietà, ma anche di odio, di odio come forza in grado di rompere le barriere erette da chi si pone al di là del bene e del male in modo da restarsene tranquillo e appagato (non a caso Nietzsche, dopo aver letto questi appunti definirà Baudelaire il primo grande uomo moderno).

    Povero Belgio

    Baudelaire va in Belgio nel 1864 per due motivi: tenere una serie di conferenze e per incontrare gli editori de “I miserabili” di Victor Hugo nella speranza di strappargli un contratto vantaggioso che possa sollevarlo dalla sua miseria economica. Le conferenze sono un fallimento e gli editori non vogliono in nessun modo pubblicare la sua opera.
    E’ con questo stato d’animo che il poeta visita il Belgio. Un Belgio borghese, dove germogliano i primi germi della massificazione, della decadenza della religione e della morale in funzione del denaro. Ne diventa anche dipendente, di questa sua “Passione per la stupidità”

    Citazioni da “Ultimi scritti”

    “Dio è l’unico essere che, per regnare, non ha neppure bisogno di esistere”

    “La voluttà unica, suprema dell’amore sta nella certezza di fare il male. – L’uomo e la donna sanno fin dalla nascita che nel male si trova ogni piacere”

    “Ci sono epidermidi da crostaceo per le quali il disprezzo non è più una vendetta”

    “Ciò che non è leggermente difforme ha l’aria insensibile; – ne consegue che l’irregolarità, vale a dire l’inatteso, la sorpresa, la stupefazione sono una parte essenziale e caratteristica della bellezza”

    “Dio è scandalo, uno scandalo che da profitto”

    “Creare un luogo comune è genio”

    “Una malizia o una satira della provvidenza contro l’amore, e, nella modalità della generazione, un segno del peccato originale. Di fatto noi non possiamo fare all’amore che con organi escrementizi. Non potendo sopprimere l’amore, la chiesa ha voluto almeno disinfettarlo, e ha creato il matrimonio”

    “Davanti alla storia e al popolo francese, la grande gloria di Napoleone III sarà quella di aver provato che il primo venuto può, impadronendosi del telegrafo e della tipografia nazionale, governare una grande nazione.
    Imbecille è chi crede che simili cose possano compiersi senza il consenso del popolo. – e chi crede che la gloria non può trovare altro sostegno che nella virtù.
    I dittatori sono i servi del popolo, – nient’altro – ruolo schifoso, per altro – e la gloria non è che il risultato dell’adattamento di uno spirito con la stupidità nazionale”

    “Avviso ai non comunisti: tutto è comune, perfino Dio.”

    “Si può castigare chi si ama. […] Ma questo implica il dolore di disprezzare ciò che si ama”

    “Il dolore del cornuto.
    Nasce dal suo orgoglio, da un falso ragionamento sull’onore e sulla felicità, e da un amore scioccamente sviato da Dio per essere attribuito alle creature.
    E’ sempre l’animale in adorazione che sbaglia l’idolo”

  • Recensione di Il capitano è fuori a pranzo (e i marinai prendono il comando)

    Recensione di Il capitano è fuori a pranzo (e i marinai prendono il comando)

    Il capitano è fuori a pranzo (e i marinai prendono il comando) è un romanzo di Charles Bukowski pubblicato da Feltrinelli nel 1998.

    Informazioni su ‘Il capitano è fuori a pranzo’
    Titolo: Il capitano è fuori a pranzo
    Autore: Charles Bukowski
    ISBN: 9788807817076
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2000-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 140
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    Il capitano è fuori a pranzoQuesto diario di Charles Bukowski raccoglie i suoi scritti negli ultimi 3 anni della sua vita prima che una leucemia fulminante lo stronchi a San Pedro, in questo libro illustrato da Robert Crumb.
    Pubblicato postumo nel 1998, ha una narrazione ripetitiva e noiosa: Bukowski si sveglia, va alle corse dei cavalli; ci sta tutto il giorno; torna a casa, qualche volta sta con sua moglie Linda o guarda i suoi gatti; altrimenti va al suo word processor e scrive fino a tarda sera.
    Qualcuno va a trovarlo, nonostante accada di rado.
    Ma la trama non è mai stata la forza di questo scrittore. La sua potenza sono le parole, le riflessioni fuori dal coro, le considerazioni sulla vita e su quell’umanità in cui non ripone più alcuna speranza: quando è così le parole di Bukowski sono diamanti grezzi persi nello scarico di un water, ancora più luminosi e splendenti perchè ancora sporchi di merda.

    Citazioni da “Il capitano è fuori a pranzo”

    “Nella morte non c’è niente di triste, non più di quanto ce ne sia nello sbocciare di un fiore. La cosa terribile non è la morte, ma le vite che la gente vive o non vive fino alla morte. Non fanno onore alla propria vita, la pisciano via. La cagano fuori. Muti idioti. Troppo presi a scopare, film, soldi, famiglia, scopare. Hanno la testa piena di ovatta. Mandano giù Dio senza pensare, mandano giù la patria senza pensare. Dopo un po’ dimenticano anche come si fa a pensare, lasciano che siano gli altri a pensare per loro. Hanno il cervello imbottito di ovatta. Sono brutti, parlano male, camminano male. Gli suoni la grande musica dei secoli ma loro non la sentono. Per molti la morte è una formalità. C’è rimasto ben poco che possa morire”

    “Uno scrittore non ha niente da dare se non quello che scrive. Al lettore non deve nient’altro che la disponibilità della pagina stampata”.

    “La folla di un ippodromo è il mondo in scala ridotta, la vita che si affanna contro la morte e perde. Alla fine non vince nessuno, si cerca soltanto una tregua, qualche momento fuori dalla luce”.

    “La conclusione è che il computer nuoce allo spirito. Be’, come molte altre cose. Ma io sono per le cose utili, se posso scrivere due volte tanto e la qualità rimane la stessa, allora scelgo il computer. Per me scrivere è volare, è accendere un fuoco. Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo”.

    “Trovo che chi tiene un diario e ci scriva i suoi pensieri sia una testa di cazzo”

    “Nella nostra vita, tutti finiamo per farci prendere e dilaniare da varie trappole. Nessuno sfugge. Alcuni addirittura ci convivono. Il trucco è rendersi conto che una trappola è una trappola. Se ci caschi dentro e non te ne accorgi sei finito”.

    “Morirai guerriero, sarai onorato all’inferno”

    “Chi ha inventato la scala mobile? Gradini che si muovono. Poi si parla di pazzi. Gente che va su e giù per le scale mobili, negli ascensori, che guida automobili, le porte dei garage che si aprono schiacciando un pulsante. Poi vanno in palestra per smaltire il grasso. Fra quattromila anni non avremo più le gambe, strisceremo direttamente sul culo, o forse rotoleremo come matasse di rovi. Tutte le specie si autodistruggono. A uccidere i dinosauri fu il fatto che si mangiarono tutto quello che avevano intorno, poi si mangiarono fra di loro e quando ne restò uno solo quel figlio di puttana semplicemente morì di fame”

    “Il capitalismo è sopravvissuto al comunismo. Bene, ora si divora da solo”.

    “Hemingway non sapeva ridere. Uno che scrive alzandosi alle sei del mattino non può avere alcun senso dell’umorismo. Vuole sconfìggere qualche cosa”.

    “L’autostrada ti ricorda sempre un po’ com’è la gente. È una società competitiva. Vogliono che tu perda così possono vincere loro. E una questione innata e in autostrada viene fuori. Quelli che vanno piano vogliono bloccarti, quelli che vanno forte vogliono superarti. Io mi tengo sui centodieci, così sorpasso e vengo sorpassato. Quelli che vanno forte non sono un problema. Gli faccio strada e li lascio andare. Sono quelli lenti che mi irritano, quelli che si piantano a novanta all’ora sulla corsia di sorpasso. E a volte non c’è verso di passare. Quel poco che vedi della testa e della nuca del guidatore basta già a farti un’idea. L’idea che quella persona ha l’anima addormentata ma è anche incattivita, volgare, crudele e stupida”.

    “Che cosa fanno gli scrittori quando non scrivono? Personalmente, io vado alle corse. Oppure, i primi tempi, morivo di fame o facevo lavori di merda”.

    “Penso che vivere con donne pazze faccia bene alla spina dorsale”

    “I miei eroi sono scomparsi da un pezzo e ora mi tocca vivere con gli altri”

    “Azione o inazione, non c’è via d’uscita. Dobbiamo rassegnarci ad annoverarci fra le perdite: qualsiasi mossa sulla scacchiera porta allo scacco matto”

    “Nella vita ci sono migliaia di trappole, e in molte ci cadono quasi tutti. L’idea, però, è di evitarne il più possibile. Serve a restare il più possibile vivi finché non si muore”

    “Con le donne, ogni volta era una nuova speranza, ma quello succedeva i primi tempi. Lo capii subito, smisi di cercare la “ragazza dei sogni”; me ne bastava una che non fosse un incubo”.

  • Circolo Chiuso

    Circolo Chiuso

    Circolo chiuso è un romanzo di Jonathan Coe pubblicato da Feltrinelli nel 2005.

    Informazioni su ‘Circolo chiuso’
    Titolo: Circolo chiuso
    Autore: Jonathan Coe
    ISBN: 9788807016707
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2005-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 403
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    Circolo chiusoLa banda dei brocchi di Jonathan Coe si legge tutto d’un fiato.
    Ci si appassiona alle vicende, si vuole sapere ad ogni costo come finiranno le storie di questi adolescenti che sono la scusa di un affresco preciso dell’Inghilterra degli anni Settanta.

    Grande è la gioia quando alla fine una nota dell’autore preannuncia che ci sarà un seguito intitolato “Circolo chiuso”.

    Purtroppo devo dire che questo seguito non è all’altezza delle aspettative.

    Benjamin Trotter nonostante sia sposato non ha dimenticato la sua vecchia fiamma Cicely, fa il commercialista e il suo vecchio romanzo sembra chiuso a chiave per sempre in un cassetto, mentre il fratello Paul è sempre più egoista e sempre più assetato di potere.

    Su questo sfondo si muove l’Inghilterra degli anni Novanta, tra Londra e Birmingham, e nonostante le pennellate di Coe non perdano vigore, non riusciamo più ad affezionarci ai personaggi, che ci rimettono forza, sogni e compassione.

    Intendiamoci, il libro non è scritto male. Anzi, tutto il contrario. Ma i colpi di scena ci fanno precipitare in un baratro di tristezza e di delusione, dopo averli seguiti, incoraggiati ed ammirati nel libro precente.

    Come se quegli adolescenti, una volta cresciuti, fossero diventati degli odiosi burattini del sistema, privi di speranze; come se si fossero accontentati delle vite che gli sono crollate addosso invece di cercarsi la grande vita, il grande amore, la realizzazione dei loro desideri. Come se si fossero accontentati.

    Ma forse è proprio questa la forza di questo romanzo: spesso le premesse di grandi esistenze che vediamo in molti adolescenti, magari anche in noi stessi alla magnifica età di 18-19 anni, crollano con il tempo… Si scende a patti con la vita, e la vita vuole sempre un prezzo, più o meno salato a seconda di quello che si chiede.

  • La banda dei brocchi

    La banda dei brocchi

    La banda dei brocchi è un romanzo di Jonathan Coe pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 2004.

    Informazioni su ‘La banda dei brocchi’
    Titolo: La banda dei brocchi
    Autore: Jonathan Coe
    ISBN: 9788807817748
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2004-01-29
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 381
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    La banda dei brocchiHo scoperto tardi Jonathan Coe. E’ un ottimo scrittore inglese, con una prosa fluida e piacevole nonostante le trame non originali e quasi del tutto prive di suspence.

    Ne “La banda dei brocchi” Benjamin e il suo gruppo di amici frequentano un liceo esclusivo a Birmingham, il King William: al suo interno, come in “Contessa”, stringono amicizia ragazzi provenienti dalle più diverse estrazioni sociali, senza avere idea dei lavori così differenti dei genitori.Sullo sfondo di questo racconto di liceali coi loro problemi, con le loro musiche, con i loro sogni, con i loro grandi amori adolescenziali, si disegnano gli attentati alla dinamite dei ribelli dell’IRA, la nascita del punk e i grandi movimenti sindacali nelle fabbriche durante la crisi inglese degli anni settanta.

    Citazioni da “La banda dei brocchi”

    “Non era più tanto convinto di quello che gli dicevano i suoi genitori, o i professori a scuola. Era il mondo, il mondo in quanto tale, che era fuori dalla sua portata, tutta quella costruzione assurdamente grande, complicata, casuale, incommensurabile, quella marea incessante di relazioni umane, politiche, culture, storie… Come sperare di riuscire a padroneggiare tutte quelle cose? Non era come la musica. La musica aveva sempre un senso, una logica. La musica che sentì quella sera era chiara, accessibile, piena di intelligenza e umorismo, malinconia ed energia, e speranza…”

    “Eppure ci sono momenti nella vita che varrebbe la pena spendere mondi interi per acquistarli”

  • Bollito misto con mostarda

    Bollito misto con mostarda

    Bollito misto con mostarda è un libro di Daniele Luttazzi pubblicato da Feltrinelli nel 2005.

    Informazioni su ‘Bollito misto con mostarda’
    Titolo: Bollito misto con mostarda
    Autore: Daniele Luttazzi
    ISBN: 9788807840548
    Genere: Satira
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2005-05-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 376
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    Bollito misto con mostarda | Daniele LuttazziDaniele Luttazzi è stato declassato dopo che qualche suo fan deluso ha fatto girare su youtube una serie di video in cui risulta evidente che Daniele copiava le battute da famosi comici americani semplicemente traducendole. Un fatto inequivocabile, che lo ha denigrato agli occhi di molti (me compreso), soprattutto a causa della sua insistenza nel rivendicare il ruolo del comico come autore di battute inedite.

    Però questo libro mi incuriosiva, avendo visto lo spettacolo teatrale che era il terzo atto della satira su Berlusconi (il primo era Satyricon, il secondo Adenoidi) e precisamente la fase della “decadenza dell’impero” (che tra l’altro pare non essere ancora arrivata al suo nadir…).

    Questo libro non è la semplice trascrizione del romanzo, arricchito delle sue battute d’attualità (quando viene eletto Ratzinger papa aggiunge una decina di minuti con battute come: “Ratzinger ha invitato i giovani a praticare la castità. Se funziona con loro poi proverà coi preti”), ma una vera e propria nuova produzione divisa in tre parti: nella prima Daniele si immagina di condurre un tour in Iraq per sollevare il morale delle truppe insieme a Raul Bova, Manuela Arcuri, Alena Seredova e Giannini, alla maniera di Bob Hope; la seconda è il monologo arricchito da temi d’attualità e un’espansione dello stesso, mentre nella terza parte si immagina i dialoghi di alcuni VIP come George Clooney, Courtney Love, Donatella Versace invitati al matrimonio di Madonna.

    Nonostante la prima e la terza parte siano leggere e non molto divertenti, trovo che la parte centrale sia notevole, una critica politica, morale e sociale lucida e divertente, sugli standard ai quali Luttazzi ci aveva abituati.

    Citazioni da “Bollito misto con mostarda”

    “Non esiste il latte di soia. Lo so. Perché la soia non ha tette. E’ succo di soia. Ma nessuno berrebbe succo di soia. Psicologia del marketing”.

    “Il nuovo papa ha detto: – La risposta alla modernità è Cristo. Io ho quarantaquattro anni, nella mia vita ho imparato una cosa: se la risposta è Cristo, la domanda è sbagliata”

    “E’ sempre una cosa facile trascinare la gente. Tutto quello che devi fare è dir loro che sono vittime di un attacco, e accusare i pacifisti di non essere patriottici e di esporre il Paese al pericolo. Funziona sempre”

    “La gente adesso gioca a Monopoli con euro veri perché i soldi del Monopoli in Italia valgono di più”